giovedì 31 luglio 2014

Le mani italiane sporche di sangue nella Striscia di Gaza

Intervenendo alla Camera sulla «crisi a Gaza», la ministra degli esteri Federica Mogherini ha invitato il parlamento e l’opinione pubblica italiana a «non cedere alla logica della partigianeria, all’idea che ci si debba dividere tra amici di Israele e amici della Palestina, che si debba scegliere da che parte stare nel conflitto».
In realtà l’Italia ha da tempo già scelto, istituzionalizzando sotto forma di legge (con larga intesa bipartisan) la cooperazione militare con Israele.
Il memorandum d’intesa sulla cooperazione militare italo-israeliana, ratificato nel 2005 dal Senato (in particolare grazie ai voti del gruppo Democratici di sinistra-Ulivo schieratosi con il centro-destra) e dalla Camera, è divenuto Legge 17 maggio 2005 n. 94. La cooperazione tra i ministeri della difesa e le forze armate di Italia e Israele riguarda «l’importazione, esportazione e transito di materiali militari», «l’organizzazione delle forze armate», la «formazione/addestramento».
Sono inoltre previste a tale scopo «riunioni dei ministri della difesa e dei comandanti in capo» dei due paesi, «scambio di esperienze fra gli esperti», «organizzazione delle attività di addestramento e delle esercitazioni», «partecipazione di osservatori alle esercitazioni militari».
La legge prevede anche la «cooperazione nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione» di tecnologie militari tramite «lo scambio di dati tecnici, informazioni e hardware». Vengono inoltre incoraggiate «le rispettive industrie nella ricerca di progetti e materiali» di interesse comune.
Con questa legge, le forze armate e l’industria militare del nostro paese sono state coinvolte in molte attività di cui nessuno (neppure in parlamento) viene messo a conoscenza. La legge stabilisce infatti che esse sono «soggette all’accordo sulla sicurezza» e quindi segrete.

sabato 6 ottobre 2012

Appunti sul tema "LAVORO"



Sono andato anch’io a leggere il dibattito aperto sulle pagine di ”Valori“ [1] dopo la segnalazione diRomano Calvo. Intervengo qui, nella nostra discussione interna sul lavoro perché emerge bene, da quel dibattito, che un discorso serio sul problema lavoro non può essere fatto, a mio avviso, senza tenere ben chiare le relazioni tra esso e i due temi della decrescita e della transizione. I quali sono, a loro volta, strettamente interconnessi.
Bisogna dire subito che l’editoriale, intitolato “La teoria del prozac sociale“, è quanto di peggio potesse essere pensato per chiarire le idee. La frase cruciale, secondo cui la “riduzione del welfare e decrescita del PIL sono due elementi base della teoria della decrescita“, definisce subito il livello, e non mi soffermerò oltre su quell’articolo.
Pierluigi Fagan, in una nota del nostro dibattito, ha giustamente rilevato lo stato confusionale in cui la discussione sulla decrescita si trova. Stato che è confermato da molti degli interventi letti fino ad ora, specificamente da tutti quelli degli economisti intervenuti. Se non si definisce di cosa stiamo parlando, è assai difficile poter raggiungere qualsiasi conclusione.

martedì 10 luglio 2012

L'incubo dei 54 più uno nel canale della morte



L'unico superstite la Guardia Costiera tunisina l'ha trovato di notte aggrappato ad una tanica. Era rimasto solo, tutti i suoi compagni di fuga - 55 persone in tutto - erano morti disidradati dopo un viaggio-incubo in mezzo al mare, su un gommone sgonfio, durato 15 giorni. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati 2 (UNHCR) ha fatto sapere la notizia, riportata, appunto, da questo unico superstite che, assieme a tutti gli altri aveva tentato di approdare in Italia dalla Libia. Secondo quanto da lui riportato - si tratta di un cittadino eritreo - 55 persone si sarebbero imbarcate dalla Libia e tutti gli altri passeggeri sarebbero morti di disidratazione dopo un calvario durato 15 giorni. "E' una vera tragedia," ha dichiarato T. Alexander Aleinikoff, vice Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, "54 persone sono morte."

domenica 27 maggio 2012

Messi volutamente in ginocchio



La luna di miele è decisamente finita. Dopo il generoso abbraccio delle prime settimane e dopo il raffreddamento del consenso con l’aumento delle tasse, per Mario Monti arrivano i fischi. L’altro giorno nelle zone terremotate dell’Emilia, ieri a Bergamo, dove lo attendevano alcuni leghisti ai quali si sono associati imprenditori e cittadini «stanchi di uno Stato che ci è avversario».
 Sono bastati pochi mesi dunque perché il nodo politico del governo Monti arrivasse al pettine italiano. Monti sta governando a prescindere dagli interessi veri dei cittadini. Monti sta governando da tecnico vicino alle lobbies, da professore agganciato ai meccanismi della grande finanza come dimostra l’assoluto distacco dal confronto.

sabato 19 maggio 2012

I giovani del Prc stanno organizzando manifestazioni e sit-in in tutta Italia per protestare contro l'attentato criminale di Brindisi




Non ce l'ha fatta la seconda ragazza rimasta ferita gravemente nell'esplosione. Tre le deflagrazioni, avvenute poco prima delle otto di fronte all'istituto professionale Morvillo Falcone, nei pressi del tribunale. Gli ordigni - collegati a bombole di gas - erano su un muretto. Tra le ipotesi spunta la Sacra corona unita. Oggi a Brindisi era previsto l'arrivo della Carovana della legalità.






ORE 11.40 - GIOVANI PRC, MOBILITAZIONI IN TUTTA ITALIA
I giovani del Prc stanno organizzando manifestazioni e sit-in in tutta Italia per protestare contro l'attentato criminale di Brindisi. "Non aspetteremo la sentenza della Cassazione per reagire", dichiarano in una nota. "Tre bombe - scrivono in un comunicato - hanno ucciso questa mattina davanti ad un Istituto professionale di Brindisi due ragazze di 16 anni e ne hanno ferite altre sei. Forse è presto per affermare con certezza i nomi dei responsabili. Ma certo non aspetteremo le sentenze della Cassazione per esprimere la nostra indignazione e per dire che la Storia di questo nostro Paese la conosciamo fin troppo bene".

venerdì 18 maggio 2012

Chiediamo al Parlamento di approvare subito una legge che introduca il crimine di tortura nel nostro codice penale



In Italia la tortura non è reato. In assenza del crimine di tortura non resta che l’impunità.
La violenza di un pubblico ufficiale nei confronti di un cittadino non è una violenza privata. Riguarda tutti noi, poiché è messa in atto da colui che dovrebbe invece tutelarci, da liberi e da detenuti.

Sono venticinque anni che l’Italia è inadempiente rispetto a quanto richiesto dalla Convezione contro la tortura delle Nazioni Unite, che il nostro Paese ha ratificato: prevedere il crimine di tortura all’interno degli ordinamenti dei singoli Paesi.
Quanto accaduto nel 2001 alla scuola Diaz ha ricordato a tutti che la tortura non riguarda solo luoghi lontani ma anche le nostre grandi democrazie. Il caso di Stefano Cucchi, la recente sentenza di un giudice di Asti e tanti altri episodi dimostrano che riguarda anche l’Italia.

Per questo chiediamo al Parlamento di approvare subito una legge che introduca il crimine di tortura nel nostro codice penale, riproducendo la stessa definizione presente nel Trattato Onu. Una sola norma già scritta in un atto internazionale. Per approvarla ci vuole molto poco.

giovedì 17 maggio 2012

E l'ospedale d'Isernia dimenticò l'ascensore



All'ospedale di Isernia hanno in progetto i miracoli. Perfino dopo un trapianto di cuore, infatti, il paziente dovrebbe alzarsi e far le scale per raggiungere a piedi i reparti: spesi 2 milioni per le sale operatorie, hanno scordato l'ascensore. Difficile, al contrario, scordarsi chi comanda in zona: il governatore Michele Iorio. Che ha deciso di piazzare sulla poltrona di sindaco sua sorella Rosa. L'operazione (politica) pareva facilissima. 

Cinque anni fa il candidato della destra aveva trionfato al primo turno col 69,1% dei voti staccando l'avversario di 50 punti. E dopo essere diventato presidente regionale la prima volta nel '98, l'azzurro Iorio governa da allora (salvo una breve parentesi) dopo essere stato rieletto tre volte consecutive. Non bastasse, la signora Rosa scelta dal fratello, occupa una poltrona pesante, «elettoralmente». Quella di direttore del distretto sanitario. Poltrona che, in attesa del trasloco nell'ufficio del sindaco, si è ben guardata dal mollare. Anzi, accusano le sinistre, mentre si avvicinava il voto, l'Asrem (l'azienda sanitaria regionale molisana) ha chiesto a chi aspira a un'assunzione di iscriversi in una «long list». Una coincidenza davvero curiosa. L'ospedale di Isernia Macché, quella che pareva dovesse essere una passeggiata si è rivelata in realtà più complicata del previsto.

domenica 13 maggio 2012

Le case dello Stato al popolo



Il patrimonio immobiliare pubblico vale 400 miliardi. E si potrebbe usare per una nuova e diversa politica delle abitazioni e degli spazi di lavoro, che risponda a un bisogno sociale ampiamente diffuso, riqualifichi i territori e attivi risorse per lo sviluppo. Ecco come

Il ricorso alla dismissione del patrimonio immobiliare pubblico per contenere la crescita dello stock del debito pubblico è un’ipotesi ricorrente nella strategia degli ultimi governi; lo abbiamo visto ultimamente nella manovra di luglio, nelle esternazioni di Tremonti in vista della successiva manovra abortita e in quelli di esponenti del governo Monti. È un progetto che rivela la visione finanziaria della gestione pubblica che confida di realizzare - attraverso il ricorso a fondi immobiliari, vendite all’asta, cartolarizzazioni - un consistente abbattimento del debito, aspettativa peraltro non avvalorata dai risultati dei due Scip (Società Cartolarizzazione Immobili Pubblici s.r.l.), in particolare del secondo non privo di pesanti strascichi (qualche conto qui). Colpisce che nessuno ricordi tale pesante bagaglio nel curriculum dell'ex ministro dell'economia, nel momento in cui, dall'attuale posizione libera da responsabilità governative, tuona contro il predominio della finanza sull'economia reale e sulla politica (si veda l’intervista di Tremonti al Corriere della sera).

giovedì 10 maggio 2012

Il parroco di Cinisi nega una messa per ricordare Peppino Impastato



Ci si riempie tanto la bocca a parlare di democrazia, ma poi viene negata una messa per ricordare Peppino Impastato nel giorno del trentaquattresimo anniversario della sua uccisione. Il parroco di Cinisi, don Pietro D’Aleo, ha ritenuto che “i tempi” non fossero “maturi”. Eppure sono passati più di tre decenni dal delitto di Peppino, che tutti oggi si affannano a ricordare in ogni modo possibile.
Da cittadina siciliana e da familiare di una vittima di mafia, che dal comunismo era lontana anni luce, mi chiedo se una decisione del genere possa essere giustificata con le parole utilizzate da Caterina Palazzolo, responsabile dell’azione cattolica della parrocchia: “La messa sarebbe stata vista male soprattutto all’interno del mondo comunista, più che dentro la Chiesa”. Mi rispondo, anche. No, non c’è alcuna giustificazione per questo rifiuto. Il no della Chiesa alla famiglia Impastato è una mancanza di rispetto, un insulto alla memoria, una negazione di dignità, un tradimento dei valori cristiani.

mercoledì 9 maggio 2012

Il Trota si laureò prima della maturità....UN RAGAZZO PRODIGIO!



Nuovi svluppi sugli studi del 'Trota' in Albania. L'iscrizione richiesta nonostante mancasse il diploma.
Un anno fa chiese il riconoscimento della laurea in Italia, ma ci ripensò dopo le inchieste su Belsito.




Fino a poco tempo fa Renzo Bossi ha cercato di ottenere, salvo poi fare dietrofront, l'attestazione di validità in Italia della laurea la laurea ottenuta il 29 settembre 2010, non si sa come, in Albania: la Procura di Tirana ha accertato che il Trota mai ha messo piede sull'altra sponda dell'Adriatico. E' un mistero su come il figlio del leader della Lega, pluribocciato alla maturità, in un solo anno e con una media da fare invidia a un premio Nobel, sia riuscito a diventare 'dottore' in economia, management and business all'Università privata Kristal di Tirana, città in cui, come risulta agli inquirenti albanesi, non è mai stato. Una laurea, seppur di primo livello, che come ha certificato Skender Kercuku, il decano della facoltà, è stata rilasciata il 29 settembre 2010, 14 mesi dopo la maturità, e che Bossi jr ha cercato di far valere anche in Italia: fino al 19 marzo scorso ha più volte inoltrato all'ambasciata italiana a Tirana la richiesta di "dichiarazione di valore" del diploma, salvo poi ritirare la domanda all'indomani delle perquisizioni disposte dalle Procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria e la bufera sulla Lega e sul suo ex tesoriere Francesco Belsito.

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