domenica 28 settembre 2008

Vendola convoca "i cantieri della sinistra"


Rifondazione per la sinistra si fa associazione
Vendola lancia il «tesseramento oltre il Prc»
Ma non è scissione. Ieri l'assemblea nazionale a Roma. Il leader: «Dialogo con tutte le piazze di opposizione a Berlusconi»

Angela Mauro
«Qui e ora i cantieri della nuova sinistra». Prima assemblea nazionale per l'area Rifondazione per la sinistra, nata al congresso di Chianciano e guidata da Nichi Vendola, candidato sconfitto nella corsa alla segreteria del partito. Confronto a tutto campo ieri sotto il tendone allestito al parco Brin della Garbatella, che in questi giorni ospita la festa romana dell'area vendoliana. Centinaia di persone, tra militanti del Prc, Sd, gli anti-dilibertiani del Pdci, comuni cittadini di sinistra, hanno discusso per un'intera giornata su come «ricostruire il senso della sinistra» sconfitta alle urne di aprile, sconfitta dal capitalismo, smarrita in una società bombardata dalla propaganda su sicurezza e paura del diverso. Da subito i cantieri della sinistra, dice Vendola, il quale al parco Brin lancia il «tesseramento» di Rifondazione per la sinistra che si costituirà in associazione. Nessuna scissione dal Prc. Parola d'ordine adesso è lavorare per comporre il pensiero della sinistra del XXI secolo, dialogare con tutte le opposizioni al governo Berlusconi e con le loro piazze: ieri quelle della Cgil, l'11 quella della sinistra, il 25 quella del Pd.«Scissione, scissione...». Il coretto a un certo punto parte, timido, dal centro della platea. E' solo sussurrato, quanto basta per farsi sentire. E' un'ora che Nichi Vendola parla sul palco della festa della sua area nel Prc, Rifondazione per la sinistra (Rps) che a Roma in questi giorni si è data appuntamento per dibattiti ed eventi vari al Parco Brin della Garbatella, storico quartiere della capitale. Parole, dal governatore della Puglia che insiste sul «problema di ricerca di vocabolario per la sinistra», sconfitta dalla «mafia delle parole della tv». Parole, ma il pubblico (almeno una parte delle centinaia di persone raccolte sotto il tendone allestito al parco Brin) attende quella fatidica che indicherebbe la separazione definitiva dalla maggioranza di Rifondazione che ha vinto il congresso di Chianciano. Scissione. Ma Nichi non la pronuncerà.

Lo sente dal palco il suggerimento, l'attesa della platea. Non glissa. «Dentro o fuori il partito? Ritengo più urgente rispondere ad altre domande: cosa facciamo, quali sono i pezzi di nuova sinistra che vogliamo mettere insieme...». Insomma, pazienta il leader di Rps, «non c'è un'ora X per la costituente di sinistra», ma «bisogna mettersi in cammino per trovare quelle "belle bandiere" capaci di raccogliere gente, perchè io non mi impicco ad una bandiera, ad un simbolo, ad una nostalgia: voglio una sinistra che trasformi il mondo». La critica ai coinquilini nel partito, a «chi fa politica come se fosse una seduta spiritica per rievocare spettri da idolatrare», c'è tutta. Ma per il momento il passo più concreto che Rps è decisa a compiere è, spiega Vendola, «costituirsi in associazione e avviare un proprio tesseramento oltre i confini del Prc». Il resto è «costruire ponti, dire tutta la verità anche sul Pd che è troppo governista, che esce da destra dalla crisi della sinistra, basta con il tempo delle menzogne a fin di bene (leggi Pci, ndr.), ma non bisogna rinunciare ad una cosa più larga che si opponga alle destre». In sala c'è Vincenzo Vita di "A sinistra", associazione nel Pd. Annuisce: «Il punto è favorire il «dialogo tra le opposizioni, tra le diverse piazze delle opposizioni a Berlusconi». Ieri, quelle organizzate dalla Cgil: al tendone del parco Brin parla anche Guglielmo Epifani, sullo schermo, in differita da piazza Farnese. L'11 ottobre, la piazza della sinistra: «Dipende da noi farne un appuntamento non residuale, non identitario», indica Vendola. E poi quella del 25 ottobre, promossa dal Pd. «L'Italia - osserva il governatore pugliese - non ha bisogno di piazze contrapposte». Dialogo, come quello che l'europarlamentare Roberto Musacchio tenta in Europa con il Pse contro la direttiva sull'allungamento dell'orario di lavoro. Anche in questo caso si invoca la piazza comune: «Manifestazione unica delle opposizioni, facciamo a Bruxelles quello che non è riuscito in Italia», dice Musacchio.
Più che un appuntamento di Rifondazione per la sinistra, questa prima assemblea nazionale dell'area Vendola sembra già un evento/esperimento della "sinistra" in senso largo. C'è gente di Sd, del Pdci (mozione Belillo), militanti sparsi. Non serve fare l'elenco dei big. Come dice la moderatrice dell'assemblea, Patrizia Sentinelli, «qui sono tutte persone autorevoli». Si sa che bisogna uscire dal tendone. «Farsi attraversare dalla pioggia» (incita Vendola) di una società inondata da un «analfabetismo che non è dovuto al non accesso alle informazioni, ma ad un eccesso di informazioni senza profondità»,spiega Scipione Semeraro. La pioggia, a un tratto, arriva davvero, scrosciante sul tendone. E la realtà bussa ai capannelli raccolti vicino all'irriverente bar allestito per la festa, che addirittura trasforma i big in cocktail (un "Bertinotti" è whisky più amaretto, un "Vendola" è whisky più martini rosso, e così via, tutto a 2 euro). «A Foggia hanno sparato ancora...», si dicono due. Altri si scambiano i contatti per future mobilitazioni sulla scuola, contro la ministra Gelmini. Dal palco Filippo Miraglia dell'Arci, Claudio Fava e non solo loro parlano di Castelvolturno, quell'esperimento malridotto di convivenza tra immigrati e nativi colpito dalla strage di Camorra dieci giorni fa. «Lì l'unica opposizione alla criminalità sono gli immigrati e i preti della Caritas», dice il leader di Sd che ci è appena stato nel casertano. «Ma quale guerra tra bande o guerra civile - urlerà poi Vendola - Nè Maroni, nè La Russa: la Camorra vive grazie alla connivenza con le istituzioni e con certa politica». E preme anche la realtà dei tagli all'editoria voluti da Tremonti: è solidarietà indiscriminata ai più colpiti, Liberazione , il manifesto .
Sembrerebbe chiaro a tutti, al tendone, che la logica da Transatlantico per il momento va accantonata. «Ago e filo, squadra e compasso: dobbiamo ragionare sui motivi di una sconfitta che viene da lontano», dice Vendola, particolarmente colpito, forse "sopraffatto", dalle domande della femminista storica Maria Luisa Boccia: «Come si fa a inserire nel pensiero della sinistra del XXI secolo le parole del femminile e i silenzi del maschile?». Ricerca al via. «Qui e ora i cantieri della nuova sinistra», esorta Vendola. «E se nel mio partito prevarrà la voglia di unità dei comunisti (Prc più Pdci) la contrasteremo». Le parole volano sulle europee, sapendo che «il problema non è solo lo sbarramento elettorale, che va comunque contrastato, ma quanto lo sbarramento sociale», continua Vendola. E poi le preferenze: «No all'abolizione, ma se il disegno del governo dovesse passare, chiederemo al Prc di comporre le liste con una consultazione democratica sul territorio».

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