martedì 28 ottobre 2008

La vendita dell'usato americano





La Russia potrebbe ricomprarsi l’Alaska o forse il Canada potrebbe raccattare la solare Florida

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale l’Impero britannico ancora dominava quasi un quarto del pianeta. Ma la guerra ha mandato la Gran Bretagna in bancarotta. Il suo potente impero di una volta è rapidamente crollato e gli Stati Uniti hanno ereditato la maggior parte dell’Impero Britannico.

Sessant’anni dopo, gli Stati Uniti sono vicini alla bancarotta grazie all’orgia nazionale dei prestiti, la sostituzione delle industrie manifatturiere con la manipolazione finanziaria, costose guerre in altri paesi e un governo la cui sbalorditiva incompetenza e colossale stupidità sono state superate solo dalla sua spericolata arroganza imperialista.

Il panico finanziario che sta attraversando il pianeta in questo momento, e il vergognoso crollo di Wall Street, hanno mostrato che il colosso statunitense ha i piedi di argilla. Lo stampare forsennato da parte di Washington di incalcolabili miliardi di nuovi dollari per tenere in piedi la loro naufragante economia, finanziare il deficit di un trilione di dollari e pagare i debiti potrebbe scatenare una pericolosa burrasca inflazionistica.

L’equilibrio del potere globale si sta già spostando. Per esempio, il nuovo presidente del Pakistan, Asif Zardari, è umilmente andato in Cina questa settimana cercando fino a 6 miliardi di dollari statunitensi in prestiti di emergenza. Il Pakistan è sull’orlo della bancarotta e potrebbe non onorare il suo debito in breve tempo.

Ma il padrone del Pakistan, gli Stati Uniti, che affitta i politici e l’esercito del paese per 1.2 miliardi di dollari all’anno per sostenere l’occupazione dell’Afghanistan, non può prestare niente al Pakistan. Così il Pakistan si rivolge alla Cina, che ha 19 miliardi di dollari in valute estere di riserva – la più grande al mondo. È probabile che l’occupazione dell’Afghanistan condotta dagli Stati Uniti sarà sfavorevolmente colpita dalla recente indigente condizione di Washington.

Popolazioni, compagnie e nazioni in bancarotta devono vendere beni per rispettare gli impegni dei debiti. La Cina e il Giappone da soli detengono più di 1.5 trilioni di dollari di titoli del governo statunitense (IOU [un tipo di contratto vincolante tra chi presta e chi prende in prestito n.d.t.]).

I loro nervosi banchieri centrali adesso vogliono beni reali piuttosto che altra carta.

Quindi c’è la discussione dei creditori degli Stati Uniti in Asia che convertono i loro “IOU” in azioni nelle società e proprietà statunitensi.

Fondi di patrimonio sovrano dagli stati petroliferi arabi e Singapore potrebbero presto pretendere buona parte di questo tipo di beni.

Nel diciannovesimo secolo le potenze imperiali obbligavano la Cina e i governatori locali in Medio Oriente e in America Latina a indebitarsi. Quando i locali non riuscivano a estinguere i loro debiti, parti del loro territorio venivano sequestrate. La Russia è stata costretta a vendere l’Alaska agli Stati Uniti per quasi niente quando non è riuscita a pagare i suoi debiti.

La costa della Cina è stata suddivisa dagli Inglesi, Francesi, Tedeschi, Russi, Statunitensi e Giapponesi. Questi pignoramenti imperialisti hanno creato le “concessioni” commerciali di Hong Kong, Shanghai, Tsingtao, Tianjin e Port Arthur.

Adesso è arrivata l’ora di riscuotere per la Cina. Che ironico che i comunisti cinesi siano finiti con un sistema finanziario finora solido mentre i briganti capitalisti di Wall Street hanno fatto fallimento.

Per aiutarli a pagare i loro debiti mostruosi, propongo che Washington consideri di rivendere la Louisiana alla Francia. Il Canada, il cui sistema bancario rimane solido grazie al loro essere quello che gli Statunitensi chiamano “noiosi e pesanti”, potrebbe raccattare la Florida per quattro soldi. I Canadesi hanno un destino manifesto per la luce del sole.

Il Messico vorrà comprare il Texas, l’Arizona e il Nuovo Messico. La Russia, ovviamente, ricomprerà l’Alaska e lo stato di Washington. La Cina acquisterà la California; San Francisco diventerà “Nuova Pechino”.

Il Giappone si accaparrerà lo stato di Washington, l’Oregon, il Montana e le Hawaii. L’Olanda tornerà in possesso dello stato di New York e la Germania comprerà la Pennsylvania e il Minnesota.

PROPRIO COME LA GRAN BRETAGNA

Lo spostamento del Pakistan verso le braccia della finanza cinese è un segnale di quello che deve succedere. A meno che gli Stati Uniti aggiustino velocemente la loro situazione economica, la loro potenza mondiale potrebbe scivolare via come l’Inghilterra del dopoguerra, lasciando Cina, Giappone, Russia, l’Unione Europea e l’India come le nuove superpotenze mondiali.

Questo potrebbe non essere così terribile. Come recita il celebre detto di Lord Acton, "tutto il potere corrompe; e il potere assoluto corrompe in modo assoluto". Da unica superpotenza mondiale, gli Stati Uniti sotto l’amministrazione Bush sono diventati totalmente corrotti da arroganza imperialista, frode finanziaria, sete di risorse e ingordigia.

Un mondo con un potere più equilibrato e meglio distribuito sarebbe preferibile. E se la Cina ricca di contanti calpesta gli interessi imperialisti statunitensi molto prima di quanto tutti si aspettino?

Titolo originale: "Maybe U.S. Needs Yard Sale"

Fonte: http://www.torontosun.com

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori