giovedì 23 ottobre 2008

Trucchi e intimidazioni per eliminare i neri e gli ispanici dalle liste elettorali


Quanti americani andranno a votare? A giudicare dalle code ai seggi della Florida, parecchi. Già, in questi giorni si può già votare e i segnali sono incoraggianti per la democrazia. 
Negli States è possibile votare a distanza e in anticipo per chi non si trova nel luogo di residenzao per altri motivi. Le regole cambiano in ogni Stato.
Quest'anno i democratici hanno incoraggiato l'idea di portare molta gente ai seggi nelle settimane precedenti il 4 novembre. Con i disastri elettorali del 2000 e del 2004, che furono determinati anche dal malfunzionamento del sistema, prevenire è meglio che curare. Andando prima a votare, il cittadino può scoprire se è stato cancellato dalle liste, se il suo nome è uguale a quello di un carcerato che ha perso i diritti di voto, se il modulo riporta un cognome trascritto male. Le possibilità che ci siano errori sono molte. Per un Paese che va in giro per il mondo a monitorare le elezioni e a esportare democrazia è un bel paradosso.
Trucchi o meno, gli americani che hanno già votato sono molto più numerosi che in passato. In diversi Stati cruciali per la vittoria, hanno già superato il 10 per cento del totale. Gli afroamericani hanno votato come non mai in Virginia e North Carolina.
Meglio per loro, perché le notizie di questi giorni sui rischi per l' election day si moltiplicano. Un rapporto pubblicato dal Pew research center parla del giorno delle elezioni come di una possibile "tempesta perfetta" ed elenca tutti i guai che potrebbero capitare. Il titolo è esplicativo: «E se il giorno in cui convochiamo le elezioni si presentassero tutti?». 
A dire il vero i malfunzionamenti ci sono già, a prescindere da una temuta superaffluenza: in Michigan i repubblicani hanno provato ad impedire il voto a coloro che hanno perso la casa con la crisi dei subprime - non sarebbero più residenti nello Stato. Inutile dire che per la maggior parte sono afroamericani. Un tribunale ha fermato questo scempio. 
In Ohio la battaglia legale sarà durissima: il numero di nuovi registrati al voto è molto alto e i repubblicani contestano l'amministrazione democratica in carica, sostenendo che ha fatto registrare anche chi non poteva. McCain e Palin parlano spesso di furto del voto. Mettono le mani avanti e preparano qualche scherzo del giorno dopo (solo nel caso la vittoria dell'avversario dovesse essere risicata). 
Il rapporto del Pew spiega che problemi ci potrebbero essere in diversi Stati: Georgia, Florida, Ohio, Missouri, Pennsylvania, Wisconsin, New Mexico, Nevada, Colorado, Virginia e nel distretto di Washington DC. Cinque o sei tra questi sono stati chiave per aggiudicarsi la vittoria.
I problemi nascono dalla differenziazione del sistema: ci sono Stati (o contee) che usano la scheda cartacea, altri che usano le macchine elettorali elettroniche, altri macchine elettroniche con supporto cartaceo. Negli ultimi anni le macchine sono state cambiate diverse volte: dopo il disastro della Florida nel 2000 (c'è un bel film televisivo con Kevin Spacey sulla faccenda, si chiama Recount ), tutti sono corsi ai ripari. A volte peggiorando o complicando la situazione. 
Un altro guaio? Alcuni Stati hanno introdotto l'obbligo di presentare un documento di identità con foto. La cosa stupirà, ma gli States sono un Paese dove ci si fida, e dunque il documento di identità non esiste. Esiste la patente o la tessera del welfare. Ma non tutti ne hanno una. Guarda un po', ad averne di meno sono ancora una volta gli afroamericani.
E poi ci sono le intimidazioni: a volte lo sceriffo locale indaga sul tuo cognome spagnolo (e tu la volta dopo eviti di andare a votare), oppure c'è più polizia nelle strade il giorno del voto (e tu, giovane afroamericano, non esci di casa), in alcuni Stati gli studenti non vengono fatti votare nonostante risiedano nel luogo dove studiano. Le due campagne, specie quella democratica, hanno uno stuolo di avvocati e volontari pronti ai seggi negli Stati chiave. 
La speranza è che il risultato sia talmente netto da far dimenticare quanto funziona male il sistema elettorale della prima democrazia del mondo.


di Martino Mazzonis

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