venerdì 31 ottobre 2008

Uribe "finalmente" ha trovato il capro espiatorio


Il presidente Uribe costretto ad accusare e sospendere 27 militari per salvare la faccia a governo ed esercito

"Alcune persone sono coinvolte in crimini risultato di una confabulazione tra delinquenti e appartenenti all'esercito, che hanno come interesse assassinare innocenti per dare la sensazione che si stiano combattendo i criminali in quelle regioni, quando i veri criminali sono associati all'esercito per commettere quei crimini". Questa sorprendente dichiarazione non arriva da qualche sparuto attivista per i diritti umani che grida controvento, ma dal presidente della Repubblica Colombiana Álvaro Uribe Vélez, che in termini costituzionali è anche il comandante in capo dell'esercito. La frase è stata accompagnata dall'allontanamento dal servizio di 27 tra ufficiali e sottoufficiali, inclusi tre importanti generali, fatto inaudito in Colombia.

Gravi colpe. Secondo il presidente, che si è rivolto alla nazione all'alba di mercoledì scorso, accompagnato dal ministro della Difesa Juan Manuel Santos e dal generale Padilla, al comando dell'esercito, le colpe dei militari sarebbero gravissime. Una commissione interna alle forze armate avrebbe provato la negligenza, quando non l'implicazione dei soldati in questione, nello scandalo dei "falsos positivos", un modo politicamente corretto di chiamare alcuni giovani della periferia di Bogotá sequestrati e poi fatti risultare morti in un combattimento con l'esercito.

L'altra verità. "Come spesso accade per il governo Uribe, una volta che lo scandalo ha raggiunto i mezzi di comunicazione il problema comincia ad esistere" come dichiarano a PR alcuni difensori dei diritti umani colombiani. 
Poche ore dopo la conferenza stampa presidenziale si è svolta un'altra conferenza stampa, quella che accompagnava la presentazione di un rapporto redatto dalla Cceeu (Coordinazione Colombia Europa Stati Uniti) che riunisce varie Ong che indagano sulle violazioni dei diritti umani. Il rapporto intitolato: "Esecuzioni extragiudiziarie: realtà innegabile" presenta dati che fanno rabbrividire su questo problema a lungo ignorato e figlio della stessa politica di
Seguridad democratica del governo. Secondo la Cceeu, dall'inizio dellaSeguridad democratica nel giugno del 2002 fino a giugno del 2007, si contano 955 casi di esecuzioni extragiudiziarie imputabili ad agenti dello stato a cui si sommano 235 desaparecidos. Un incremento di quasi il 68 percento comparato con i 5 anni precedenti.

E non finisce qui. Il rapporto si sofferma anche su altri dati interessanti. Il primo è un cambio delle modalità con cui si verificano i falsi positivi. Mentre prima si facevano passare per guerriglieri i contadini, meglio se attivisti sociali, ora si sequestrano persone ai margini delle grande città, i più poveri tra i poveri, si trasportano in aree rurali e lì si simula uno scontro a fuoco con bande di criminalità comune o bande emergenti. I corpi sono poi sepolti in fosse comuni comme "NN". Questo genera meno attenzione dei mezzi di comunicazione e ha favorito una impunità diffusa.

Chi più uccide più vince. Alla base di questi omicidi si nasconde il sistema dei premi che il governo ha implementato. Ogni guerrigliero o criminale morto è pagato profumatamente ai soldati in termini economici e di licenze. Si è quindi creato un mercato di carcasse umane pagate a peso dal governo.

Il rapporto analizza a fondo il sistema di occultamento che coinvolge anche la giustizia che, violando elementari norme lascia, le indagini nelle mani di giudici militari. In alcuni casi si è potuto provare anche che la procura locale si trova all'interno delle stesse guarnigioni militari imputate e che con queste operano in maniera congiunta.

Il rapporto sarà presentato alla Corte Penale Internazionale e all'Alto commissario dell' Onu per i diritti umani che proprio lo stesso giorno comincia la sua visita al paese. 
L'opposizione ha chiesto le dimissioni del generale Padilla, del ministro degli interni con aspirazioni presidenziali, Juan Manuel Santos, diretto responsabile dell'applicazione delle politiche militari della 
Seguridad democratica e del presidente Uribe, come comandante ultimo dell'esercito.

355 morti in più. Echeggiano le parole pronunciate dallo stesso presidente Uribe nel giugno del 2007 contro alcuni difensori dei diritti umani: "Adesso la strategia della guerriglia è un' altra. Ogni volta che si uccide un guerrigliero immediatamente si mobilitano i suoi portavoce nazionali e internazionali per dire che si è trattato di una esecuzione extragiudiziaria, però le forze armate hanno posto tutta l'attenzione necessaria per non dar luogo a queste accuse". Se il presidente avesse dato retta a quei portavoce della guerriglia forse si sarebbero potute risparmiare almeno le 355 vittime che dal gennaio 2007 al luglio 2008 ha contabilizzato Cceeu.

Simone Bruno

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/12560/Capro+espiatorio

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