mercoledì 29 ottobre 2008

Veltroni, la sinistra della Confindustria


Al Circo Massimo il raduno popolare è stato grande e bello. Un po' meno il discorso di Veltroni, sebbene il leader si sia molto sforzato, tanto da descrivere un paese senza padroni né capitalisti che ti sfruttano e ti considerano (come un semilavorato) una variante dipendente dell'impresa. Insomma, un'Italia da sogno che non c'è, i cui guai dipendono esclusivamente dalla mente perversa di Berlusconi-Diabolik, che nelle cucine di palazzo Chigi mette in cottura i peggiori intingoli da farci ingurgitare. La Confindustria e Marcegaglia, cioè le due principali figure recitanti intorno alle quali ruota tutta la sceneggiatura del governo, in un'ora di discorso non sono mai state nominate, come se non fossero parte in causa nel dramma della crisi. Eppure la loro presenza nel paese reale è ben corposa, e le loro richieste molto nette e ancora più corpose, senza tema di apparire molto rozze: money (da incamerare con la nuova contrattazione al ribasso di un sindacato “complice”), money (da ottenere dalle banche e dallo Stato che poi si dovrà ritirare una volta messi i conti a posto), ancora money (da guadagnare distruggendo il pianeta con le alte emissioni di CO2). I sacrifici li faranno gli altri, come è successo negli anni delle vacche grasse e dei profitti record, senza curarsi egli effetti devastanti di una simile politica. Ma come farà Veltroni a promuovere, anche dall'opposizione, “gli interessi generali del Paese” – come lui dice – senza nominare e mettere nel mirino la politica cieca della Confindustria, che appartiene al secolo passato? Il mistero è intrigante, seppure poco glorioso: perché – sostengono ormai in molti – nel sistema bipartitico di uno Stato barelliere del capitale, Veltroni aspira sì ad essere sinistra, ma della Confindustria.
di Paolo Ciofi - Megachip

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