giovedì 6 novembre 2008

Alitalia, siamo alle solite minacce: «Niente cig a chi non accetta l'offerta di Cai»





La più marcia delle privatizzazioni all'italiana fa segnare ormai un'escalation quotidiana. Di toni forzuti e distruzione di regole consolidate; forse anche di leggi. Di sicuro sono morte tutte le promesse («abbiamo salvato Alitalia», gioiva pochi giorni fa Berlusconi e tutta la sua corte) fatte in campagna elettorale e anche dopo.
Il giorno dopo l'assemblea dei lavoratori di Fiumicino, in cui oltre duemila dipendenti Alitalia hanno dato mandato ai sindacati - quelli non firmatari dell'aborto contrattuale siglato a palazzo Chigi il 31 ottobre, ossia Anpac, Sdl, Up, Anpav e Avia - di riaprire il negoziato sia con Colaninno che con il governo, azienda acquirente e ministri hanno chiuso loro la porta in faccia. «Non c'è nessuna convocazione degli autonomi; il problema è finito, chiuso» ha sancito Colaninno addirittura dal lontano Vietnam. Per poi annunciare che procederà a convocazioni individuali, «chi non accetta, finirà fuori. I piloti li prenderemo da Ryanair» (solo per curiosità: Ryanair ieri s'è detta interessata ad assumere piloti Alitalia, ritenuti più capaci). A stretto giro di posta gli è arrivata la risposta del presidente dell'Up, Massimo Notaro: «i piloti di Ryanair non volano con nessuno dei modelli di aerei attualmente in forza ad Alitalia». Insomma: non hanno la patente giusta. Ma Colaninno non lo sa (e anche questo la dice lunga sul know how specifico del vertice Cai).
A calare la mannaia sui lavoratori è poi intervenuto il governo, nelle persone dei ministri Sacconi (per il welfare, se così si può dire) e Matteoli (alle infrastrutture). Il primo ha promesso che la cassa integrazione non verrà erogata a chi rifiuterà il contratto Cai, in base al principio che «chi rifiuta un lavoro equipollente perde il diritto agli ammortizzatori sociali». Il secondo, «ringraziando Cai» per il rifiuto a riaprire la trattativa con il cosiddetto « fronte del no», s'è detto pronto ad esaminare la possibilità di decretare la precettazione dei dipendenti in caso di sciopero. Insomma, una «nobile» gara a chi immobilizza meglio il lavoratore per consegnarlo bello docile al neoacquirente.
Nel frattempo, proprio ieri, sono partite le lettere di «apertura delle procedure» per 597 dipendenti di Alitalia Express. Messa in mobilità e licenziamento collettivo, in attesa che il nuovo padrone faccia la grazia di chiamarli per verificare se hanno intenzione di lavorare alle sue condizioni. 
Quale sia la situazione l'ha spiegato con la consueta chiarezza lo stesso Colaninno: «Noi siamo una nuova azienda, che ha fatto un'offerta, che ha bisogno di 12.628 persone; Alitalia è fallita, non è che stiamo cercando di portarla via o ricattare qualcuno». Dal suo punto di vista, quindi, non esiste alcun obbligo di assumere i «nuovi» dipendenti di Cai attingendo al bacino occupazionale di Alitalia e AirOne. «Magari ci sarà qualcuno che non è di Alitalia e farà la sua domanda», ci ha tenuto a precisare. Viene da chiedersi cosa abbiano contrattato e firmato i quattro sindacati confederali a palazzo Chigi, se proprio nulla viene garantito ai lavoratori che vengono licenziati da Alitalia.
C'è pur sempre l'ipotesi che in realtà Colaninno getti consapevolmente benzina sul fuoco, in modo da provocare una reazione scomposta e poter poi abbandonare la partita (sarebbe la terza volta, mica la prima), come gli chiedono numerosi compagni di cordata. Ma devono pesare - e molto - le concessioni e gli appalti che interessano i soci più «resistenti». 
Intanto il commissario Augusto Fantozzi sta esaminando l'«offerta vincolante» presentata da Cai. Nessuna cifra viene indicata per l'acquisto, in attesa che l'advisor Banca Leonardo (nominata da Cai) esprima la sua valutazione sul valore di mercato di Alitalia. Forse è il caso di sapere, come ricostruisce IlSole24Ore, che ben due consiglieri di amministrazione di Cai - Carlo D'Urso e Fausto Marchionni - ricoprono lo stesso incarico anche in Banca Leonardo. Il «perito», insomma, coincide con l'acquirente. Prudentemente Fantozzi si è scelto un altro perito - Rothschild - che non a caso sembra orientato a «consigliare» un prezzo di vendita assai più alto. La partita industriale è lontana dall'esser chiusa. Quella sindacale, si vedrà.
di FRANCESCO PICCIONI

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