venerdì 21 novembre 2008

Balcani, quando l'odio non conosce fine



La Corte di Giustizia Internazionale si dichiara competente a esaminare il caso 'Croazia contro Serbia'. Da Belgrado: 'Quando si comincerà a guardare al futuro?'

"Senza fine" era il titolo di una famosa canzone cantata da Gino Paoli negli Anni '60. Senza fine è anche la storia nei Balcani. La guerra conclusa sul campo tredici anni fa continua, irrimediabilmente, nelle aule dei tribunali. Stato contro Stato, Croazia contro Serbia, la battaglia continua alla Corte Internazionale di Giustizia.

L'eredità di Belgrado. Quando nel corso della sessione a porte aperte della Corte dell'Aja, il presidente Rosalyn Higgins ha letto il verdetto del Tribunale che si è dichiarato competente a esaminare l'azione legale presentata dalla Croazia contro la Serbia per genocidio, a Zagabria hanno esultato. Milorad Pupovac, il leader dei serbi in Croazia, no. Ha scosso la testa. Secondo lui il verdetto della Corte, raggiunto con dieci voti a favore e sette contrari, non è altro che la continuazione, con mezzi legali certo, di una guerra che non è mai finita, "una guerra che ancora si aggira nelle nostre teste". Anche a Belgrado il verdetto è sembrato alquanto infelice: il ministro degli Esteri Vuk Jeremic ritiene che il proseguimento dell'azione legale vorrebbe dire non voler lasciare il passato alle spalle, rifiutare una mano tesa da una Serbia intenzionata a guardare avanti, a guardare all'Europa. I fatti contestati dalla Croazia alla Serbia risalgono agli anni compresi tra il 1991 e 1995, gli anni della guerra dei Balcani. Zagabria aveva depositato le su l'azione già nel 1999, chiedendo che Belgrado venisse condannata per "successione" per i crimini commessi dall'allora Jugoslavia: per successione, in quanto la Serbia viene considerata l'erede naturale delle spoglie jugoslave. Secondo il collegio dei legali croati la Serbia, avendo il comando dell'esercito, dei servizi segreti e dei paramilitari, avrebbe partecipato attivamente alla pulizia etnica dei croati nella Krajina nei primi Anni '90, sostenendo la formazione della Repubblica Serba di Krajina - in territorio croato - e costringendo migliaia di croati ad abbandonare le proprie case.

Operacija Oluja. La Serbia ha adesso un anno di tempo per presentare le sue memorie difensive e, come già annunciato dallo stesso Jeremic, a sua volta un'azione contro la Croazia, "che dovrà rispondere davanti alla Corte Internazionale e alla Storia dellaOperacija Oluja, Operazione Tempesta". Nell'arco di 36 ore, tra il 4 e il 5 agosto del 1995, i croati, con una massiccia operazione militare supportata anche dagli Stati Uniti e dall'inerzia delle forze Onu, costrinsero circa 250mila civili serbi a lasciare la Krajina. Il numero di civili morti, serbi, oscilla tra i 677 - secondo le fonti croate - e 1196, secondo quelle serbe. Il 7 agosto del 1995 la Repubblica Serba di Krajina non esisteva più. Franjo Tudjman, l'allora presidente della Croazia, dichiarò il 5 agosto, giorno della presa della capitale Knin, festa nazionale, "Giorno del Ringraziamento". Il 15 aprile scorso è cominciato all'Aja il processo contro generali croati Ante Gotovina, Ivan Cermak e Mladen Markac accusati di crimini contro l'umanità e di violazione delle leggi o delle manovre di guerra durante l'operazione.

Le contestazioni. Belgrado contesta, da nove anni a questa parte, la legittimità della Corte a esaminare il caso per due ordini di motivi. Il primo: nel 1999, quando la Croazia iscrisse a ruolo l'azione contro Belgrado, l'allora Repubblica Federale di Yugoslavia - composta da Serbia e Montenegro -, non faceva parte delle Nazioni Unite; il secondo: la Serbia ha ratificato la "Convenzione Onu per il Crimine di Genocidio" solo il 12 marzo del 2001, per cui non può essere accusata di aver violato un trattato che all'epoca dei fatti non aveva firmato (diversamente da Croazia e Bosnia che lo hanno fatto nel 1992).
Presumibilmente il processo non comincerà prima di due anni. Bisogna tenere in conto che il verdetto pronunciato non segna irrimediabilmente il processo, considerando il fatto che in passato la Corte si era dichiarata "competente a conoscere" della causa avviata, sempre per genocidio, dalla Bosnia Erzegovina contro la Serbia, ma che poi, l'anno scorso, ne ha dichiarato l'infondatezza.

di Nicola Sessa

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/12840/Serbia+e+Croazia,+l'odio+senza+fine

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