domenica 23 novembre 2008

Caro compagno Sandro: così lontano, così vicino



La battaglia politica e sociale di Sandro Curzi cominciò presto, prestissimo. Aveva appena tredici anni quando al liceo romano "Tasso" impattò con quel gruppo di studenti raccolti attorno a Alfredo Reichlin, che presto si gettarono nella Resistenza romana e- ancora agri -iniziarono a militare nel Partito Comunista. Come siamo stati avari di memorie e di riconoscimenti di fronte a quell'evento singolare che nella Capitale stretta nella tenaglia nazista vide quasi miracolosamente scendere in campo una leva nuova di cospiratori poco più che adolescenti. Venivano per gran parte da un mondo borghese, e nelle periferie romane (Torpignattara, Ponte Milvio, Ostiense ...) si mischiavano a un proletariato poverissimo attanagliato dalla fame e dalla prepotenza nazi-fascista.
Così anche a Roma iniziava a formarsi quel cemento nazionale che fu base della grande ribellione antifascista, e patì quei massacri che rimasero amara leggenda: i morti delle Ardeatine…
Tali furono le vicende e il ceppo a cui si cibò Sandro. 
Secondo me non bisogna assolutamente lasciare in ombra quell'inizio, per poter cogliere le fonti lontane di quella vocazione di combattente, quella passione dello stare in campo che poi segnarono tutta la vita di Sandro, e anche la voglia sorridente, il mero gusto del cercare e del dibattere: il suo gusto della battaglia civile, della iniziativa polemica, della parola e dell'immagine che si facevano frusta, domanda, gusto della scoperta. È così dura la sua morte anche perché ci strappa non solo il suo agire sociale, ma quella sua irrequietezza. E in queste ore sento l'angoscia per quel fervore umano che ci viene tolto: proprio quando l'arroganza volgare del berlusconismo ci fa torcere il muso. 
E non si tratta solo dell'oggi. Ben più lunga è la vicenda. Qui ora noi diamo il nostro solenne saluto a un militante (e dirigente) di una battaglia che ha attraversato tutto un secolo e che ha visto milioni di morti, e ci ha fatto fremere nel midollo: quella tempesta che tu hai attraversato combattendo, Sandro. Come tremammo di fronte ad Auschwitz! E ancora oggi leggiamo con un nodo alla gola quelle pagine di Primo Levi, quella sua domanda amarissima: "se questo è un uomo…".
Sandro Compagno che hai chiuso gli occhi, noi salutiamo in te nei tanti che sono stati in campo in questa battaglia globale di salvezza. Essa è mutata oggi: nelle forme e nei livelli, e tuttavia è ancora interminata. Sentite come è lontana ancora oggi dalla vita del mondo quella parola ardita: "pace". E proprio in queste ore tornano a suonare nei continenti quelle minacce tristi: crisi, disoccupazione, fabbriche che serrano i cancelli…
E tuttavia, Sandro, anche nei momenti più duri, io non ti vidi mai disperato. Quanto bisogno sento ancora oggi della tua fede, e anche del tuo sorriso ironico di fronte all'avversario. 
Perciò ti chiameremo ancora. Ti chiederemo ancora una mano. Frugheremo ancora ansiosamente fra le tue carte... 
Caro compagno Sandro: così lontano, così vicino.
Pietro Ingrao

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