mercoledì 12 novembre 2008

Il codice militare per il popolo palestinese


Se non si considera la striscia di Gaza dove e’ tutt’ora in corso una vera e propria guerra  tra Hamas e l’esercito israeliano, il grado di liberta’ di un palestinese medio in Cisgiordania e’ commensurabile in base al sistema legale che Israele ha imposto a partire dal 2002. Se un israeliano gode di diritti e doveri elaborati in una costituzione civile, per il popolo palestinese vige un unico codice legislativo, quello militare.
Inviati da Tel Aviv, sono tre gli organi repressivi liberi di agire indisturbati nei territori occupati : la polizia, l’esercito e la border-police, una sorta di corpo speciale specializzato in misure coercitive particolarmente aggressive. I poliziotti vestono una divisa blu scura, hanno un distintivo individuale e sono gli unici autorizzati ad arrestare i sospetti: ma se per un cittadino straniero il fermo anche immotivato non puo’ superare le ventiquattro ore, un palestinese puo’ essere trattenuto fino a otto giorni. Con una sostanziale differenza, lo straniero finisce di fronte a una corte civile, per il palestinese si prospetta un giudice mlitare e la possibilita’ di finire in una sorta di detenzione amministrativa di sei mesi prorogabile a discrezione dei comandi. L’esercito, invece, indossa una divisa di color verdone tendente al chiaro, e’ armato non solo di pistola ma di fucili di ultima generazione. In teoria dovrebbe essere predisposto a fermi senza possibilita’ di arresto al massimo di tre ore, ma, come dimostrato da centinaia di video amatoriali, ci ha abituato ad ogni forma di violenza gratuita e incontrollata. Sono stanziati un po’ ovunque nei territori occupati, dai checkpoint alle zone adiacenti alle colonie sparse a centinaia sulle alture di montagne e colline.
Il governo israeliano impiega per ultimo la border-police dotato di un completo verdone scuro. Nonostante non ne abbiano alcun diritto, intervengono durante le manifestazioni piu’ violente o in particolari operazioni militari. Ricorrono con estrema facilita’ a metodi violenti, arrestano senza alcuna autorizzazione, infiltrano i movimenti e in piu’ di un’occasione e’ stato verificato l’impiego di tecniche di tortura. Pagati da Tel Aviv con remunerazioni molto consistenti, essendo arabi conoscono oltre la lingua madre l’ebraico e l’inglese e possono sopravvivere quindi in situazioni il piu’ ostili possibili.
Esiste un’altra sostanziale differenza tra gli arrestati. Se ad essere fermati sono internazionali – non sempre i consolati intervengono con rapidita’ – il fermato gode di una visibilita’ mediatica che il palestinese non avra’ mai. Girare infatti per le strade in Cisgiordania e fare domande significa molto spesso avere a che fare con persone che sono state imprigionate almeno una volta. E se non loro almeno un loro parente.
Un altro elemento cardine dell’occupazione volta alla sospensione di ogni diritto elementare per i palestinesi e’ il rilascio delle identita’ e dei documenti personali. Israele non ha concesso alcun diritto all’Autorita’ Palestinese nel rilascio di qualsiasi forma legale di identificazione anagrafica. E’ Tel Aviv a rilasciare carte d’identita’ e permessi individualizzati. Dal momento che e’ stato predisposto una regolamentazione speciale a seconda delle condizioni personali, Israele attraverso il potere di concessione della documentazione identificativa di fatto blocca ogni forma elementare di libera circolazione. A godere di diritti basilari sono i palestinesi che possono permettersi il costo della vita in territorio israeliano: hanno un documento di identita’ di colore blu. A chi vive, nella Gerusalemme est araba e in Cisgiordania, il passaporto e’ giordano. Fondamentale conseguenza e’ quella di avere grosse difficolta’ nel poter esprimere il proprio diritto al voto e di essere ancora piu’ gravosamente di fatto senza patria, anche se i rapporti tra palestinesi e giordani sono comunque di ottima collaborazione. La terza categoria e’ riconducibile esclusivamente a chi vive nella striscia di Gaza: questi sono impossibilitati di ogni minimo spostamento. Per ultimi, gli ottomila palestinesi che, facendo parte di un nucleo familiare legato all’attivita’ di sicurezza dell’Autorita’ palestinese, non hanno ottenuto in concessione nessun documento identificativo. Una metafora in carne ed ossa di un popolo e una nazione senza patria e senza stato.
di Alessio Marri

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori