martedì 11 novembre 2008

Il disastro di Chiaiano




Sono sette mesi che i comitati anti discarica  sostengono che la cava di Chiaiano non è il luogo idoneo dove collocare le settecentomila tonnellate di rifiuti così come vorrebbero il sottosegretario Guido Bertolaso e l’intero Esecutivo  guidato da Silvio Berlusconi che da qualche mese, in controtendenza di quanto accade proprio in Parlamento, lavora in piena sintonia anche con il sindaco di Napoli Jervolino ed il Presidente della regione Campania Antonio Bassolino.

Durante l’ennesima manifestazione, che ha visto sfilare in corteo sabato pomeriggio all’incirca cinquecento persone tra le strade del comune di Marano, è stato più volte ribadito come “ci si trovi dinanzi ad un vero e proprio disastro ambientale” perché nella cava che tra qualche settimana dovrebbe ospitare i rifiuti napoletani, così come annunciato dal braccio destro di Bertolaso, il generale Giannini, sono state ritrovate diecimila tonnellate di amianto, eternit e sacchi, recanti il marchio Enel, contenenti rifiuti pericolosi.
Il corteo, con il quale i Comitati hanno soprattutto informato la cittadinanza illustrando come “adesso nell’aria si iniziano a respirare polveri d’amianto perché li, nella cava, le ruspe governative per ultimare i lavori nei tempi stabiliti non stanno recuperando il materiale ritrovato con i mezzi adeguati ma solo con semplici ruspe che, ovviamente, ne causano la rottura e la conseguente dispersione nell’aria”, ha visto la partecipazione di studenti delle università, gente comune che “non ha nulla da spartire con la politica o la camorra che insieme, anche qui, hanno fatto  più di un affare”.  
“Sin dal primo giorno in cui la lotta ha avuto inizio –hanno ribadito gli organizzatori- facciamo informazione dal basso difendendoci anche dalla disinformazione di regime che nelle ultime settimane ha sostituito il termine emergenza con quello di questione”.
A questa gente proprio non vanno giù le accuse del generale Giannini che “li ha ritenuti responsabili di mancata vigilanza del territorio”, alle quali risponderanno ufficialmente nei prossimi giorni quando chiederanno alla Procura di Napoli, “perché adesso ci sono le prove”, di inquisire per disastro ambientale lo stesso Giannini, Guido Bertolaso e Silvio Berlusconi oltre che chiedere, sempre alla super Procura guidata da Giandomenico Lepore, il fermo immediato dei lavori ed il sequestro dell’area che la procura ha solamente “ispezionato”.
Silenzio incomprensibile su questa vicenda anche da parte dell’Ente Parco delle Coline, presieduto dall’architetto Agostino Di Lorenzo, che a dire il vero dovrebbe essere il primo Soggetto a doversi sentire defraudato da questa scoperta. “Ma noi –proseguono i rappresentanti dei Comitati- siamo abituati all’assenza in questa battaglia del Parco e del suo presidente perché loro non sono mai stati veramente contro questa discarica”.
Eppure era stato lo stesso Guido Bertolaso, proprio in occasione dello “Jatevenne Day”, con un intervento sulle colonne napoletane di Repubblica a confermare che la cava di Chiaiano, dopo i carotaggi ed i controlli dell’Arpac, era il luogo giusto dove stipare i rifiuti. A questo punto più di qualche dubbio sorge sull’eventuale regolarità dei risultati diffusi e non sarebbe la prima volta che questo accade in Campania.
Le strade di Napoli in queste settimane sono tappezzate di manifesti pubblicitari che annunciano l’inizio della raccolta differenziata, “ci facciamo in quattro” lo slogan che ha raggiunto anche il quartiere di Chiaiano. Ma proprio nei giorni in cui è entrato in vigore il decreto legge che prevede l’arresto per coloro che abbandonano in strada rifiuti ingombranti o pericolosi, le cronache evidenziano i primi sei arresti proprio nella città Capoluogo, nel rione di Chiaiano sono stati ritirati i vecchi bidoni utilizzati per la raccolta di rifiuti mentre  nella zona adiacente l’area della discarica alla popolazione non sono stati consegnati, così come annunciato, i sacchetti ed i nuovi bidoni con i quali dar luogo alla raccolta differenziata. I rifiuti, indifferenziati, giacciono per le strade diventando oggetto di conquista per animali randagi o ronde di ratti. Sarebbe opportuno arrestare anche questi cittadini non rispettosi delle leggi.

di Pietro Nardiello

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