sabato 29 novembre 2008

Il GOVERNO (Gabriella Carlucci, e scusate se è poco) usa metodi mafiosi per imporre l'idea che "la cultura è un peso insostenibile"


Sale sempre più forte la protesta delle Associazioni per la tutela e dei sindacati dei Beni Culturali (Uil e Cgil) contro le intimidazioni rivolte dall'on. Gabriella Carlucci nei confronti del presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, Salvatore Settis, di cui ha reclamato le dimissioni, e ancor più nei confronti di soprintendenti e direttori di musei, cioè di dipendenti del Ministero, già sottoposti a pressioni di ogni genere ed ora invitati ad andarsene per aver alcuni di essi firmato, del tutto legittimamente, un appello delle associazioni. Essi hanno espresso così una forma motivata di dissenso che evidentemente non è più tollerata. L'unica "tolleranza zero" riguarda nel nostro Paese le idee e la libertà di professarle. 

Si vuole con ciò zittire e allineare il personale tecnico-scientifico all'idea che "la cultura è un peso insostenibile" (on.Carlucci, come la capiamo), che "i beni culturali devono rendere", che essi "sono il nostro petrolio". Idea vecchia, sballata e provinciale che fa ridere di noi il mondo internazionale della cultura e dell'arte il quale considera i musei istituti per la diffusione della cultura, per l'educazione di massa alla storia e all'arte, tant'è che, nel caso dei grandi musei britannici, li mantiene da secoli gratuiti. In realtà si vuole creare il clima giusto per nuove "epurazioni", dopo quelle già avvenute, del resto, durante i precedenti governi Berlusconi. Valga per tutti la rimozione di Giuseppe Chiarante dalla presidenza dell'allora Consiglio Nazionale e dal CN stesso, richiesta dal sottosegretario Sgarbi ed operata dal ministro Urbani. Avvenuta poco dopo la rielezione del sen. Chiarante, in pratica alla unanimità, in sede di Consiglio Nazionale. La "imputazione" era quella di aver pubblicamente plaudito, assieme al sottoscritto, all'appello lanciato dai direttori dei maggiori musei del mondo contro la privatizzazione dei musei italiani dei quali essi, a cominciare da Pierre Rosenberg, allora direttore del Louvre, sottolineavano bellezza e funzionalità. Venimmo entrambi estromessi, senza un rigo di spiegazione, dal CN dei Beni culturali. Che poi Urbani, di fatto, non convocò più.

Tale clima di "caccia alle streghe" viene creato, oggi come ieri, per poter poi allentare i vincoli e le regole della tutela, per fare di questo prezioso patrimonio ciò che si vuole a livello di partiti e di governo, con un ingresso pesante della politica, di personale estraneo ai Beni culturali (vedi il Supermanager ai Musei), in un ambito che richiede, al contrario, massima autonomia dalla politica e massima competenza specifica. Ci si prepara probabilmente a ripetere i provvedimenti di trasferimento, declassamento o rimozione già attuati fra 2001 e 2006 contro quanti non seguivano quelle direttive politiche.

Soprintendenti, direttori di musei e di scavi, ispettori non hanno le protezioni di cui godono i docenti universitari. Pochi di loro, troppo pochi si espongono. Per questo chiediamo alle massime istituzioni del Paese, alle confederazioni sindacali, alle forze politiche più illuminate di intervenire prontamente per sventare questo attacco gravissimo, ormai quotidiano, all'autonomia della cultura e della tutela dei beni storici e artistici e del paesaggio, per difendere una libertà costituzionale fondamentale: la libertà della cultura.

di Vittorio Emiliani

Link: http://www.articolo21.info/7740/notizia/allarme-beni-culturali.html

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