giovedì 20 novembre 2008

La Eaton, multinazionale americana, scappa dall'Italia. Sciopera tutta Massa


Forse è stata la più grande manifestazione mai vista a Massa. Certo la più drammatica. Erano almeno in diecimila, ieri mattina, a scioperare per non rassegnarsi al declino, per reclamare a istituzioni e imprese di fare la loro contro una crisi occupazionale che sta mettendo in ginocchio il territorio. Simbolo della crisi, la Eaton, una multinazionale Usa, e i suoi 350 operai in mobilità fino al 23 dicembre e poi senza lavoro visto il fallimento del tavolo romano. Da due mesi - giorno e notte - i lavoratori sono in presidio permanente per non trovarsi i cancelli sbarrati e i macchinari smontati. E' da quei cancelli che s'è mosso di buon mattino il corteo indetto nel giorno dello sciopero provinciale generale da Cgil, Cisl e Uil che fa seguito a una giornata analoga il 17 ottobre. 
In diecimila fino alla centralissima Piazza Aranci dove i comizi dei segretari toscani delle confederazioni hanno messo in risalto il valore di un lavoro dignitoso come collante comunitario. Massiccia anche l'adesione all'astensione dal lavoro, segno della gravità dell'arretramento produttivo. I sindacati chiedono che la centralità sia data al lavoro e all'economia reale. Interlocutori sono le istituzioni locali e il governo centrale. 
«Ma che fa il governo? - si domanda, tra la folla della manifestazione, Paolo Ferrero, il segretario nazionale di Rifondazione comunista - Perché non estende gli ammortizzatori sociali e la cassa integrazione a tutti i lavoratori che rischiano il posto? Perché non affronta susl serio la crisi investendo sul sostegno alle famiglie, ai lavoratori, ai pensionati invece che solo e soltanto a vantaggio di banche e bancarottieri, e imprenditori ottusi e incapaci?». I 350 lavoratori della multinazionale - nata nel 1985 da una joint venture con la Skf per produrre componenti elettriche per Ferrari, Maserati, Ford, Fiat, Rover, Mercedes, Audi - fanno lievitare a 1500 il numero di chi potrebbe arrivare al nuovo anno senza posto e reddito solo nella provincia toscana che ieri ha scioperato. Altro grande nome quello dei Nuovi cantieri Apuania, 200 occupati diretti e almeno 600 nell'indotto. 
Ma la chiusura definitiva della Eaton dovrebbe avvenire al termine di un periodo di mobilità di 75 giorni che scade a dicembre. All'incontro del giorno precedente al ministero dell'Industria, la delegazione dei lavoratori, che è potuta scendere a Roma grazie al pullman messo a disposizione dal comune di Massa, s'è sentita dire che il governo pensa a un accordo di programma, con l'intervento statale, per far sì che nell'area si insedino altre realtà produttive. Tutto ciò a condizione che la multinazionale statunitense metta l'area a disposizione. Da parte loro, Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto che venga ritirata la mobilità per avere più tempo a disposizione con il ricorso alle 13 settimane di cassa integrazione ordinaria prima concesse e poi ritirate dalla multinazionale. Il Comune avrebbe voluto spuntare l'impegno che sui 78mila metri quadrati Eaton (36mila coperti) non verranno permessi né "spezzatino" delle aree né speculazioni. Si vorrebbe puntare alla meccanica e sulla nautica, «a qualcosa che equivalga ciò che perdiamo». Anche la Regione, in più di un'occasione, ha voluto chiarire tre principi inderogabili: continuità produttiva, dei livelli occupazionali e responsabilità sociale delle imprese. Il management di Eaton accusa un calo delle commesse, in particolare di quelle della Fiat, uno dei suoi clienti più importanti. Alla Eaton, solo 8 anni fa erano in 570, poi sono scesi a 375 e ora a 345. Secondo il sindacato, la produzione ancora ha mercato per 26 milioni di fatturato annuo ma verrà spostata a Bielsko Biala, in Polonia, e negli Usa, «con buona pace dell'etica aziendale di cui Eaton parlava al personale massese». "Eaton Usa e getta", era scritto sullo striscione dei lavoratori. La Eaton, al tavolo nazionale, ha tenuto una sorta di stile dialogante accennando anche alla possibilità di ingaggiare delle società "scoutng", che esplorino le possibilità di una reindustrializzazione contattando imprese disponibili all'operazione. D'altra parte le sue aree diventerebbero piuttosto appetibili se le aziende vi si potessero insediare gratuitamente. lIl territorio dal punto di vista produttivo viene ancora reputato di pregio. Ma non sarebbe la prima volta se il colosso industriale si rimangiasse la parola: la Eaton non ha ancora detto sì; di soldi, vendite e acquisti non si è ancora parlato. E la mobilità dei 350 lavoratori non è ancora stata sciolta.

di Checchino Antonini

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