lunedì 10 novembre 2008

La gabbia per migranti di Elmas


L'impressione che si ha passando accanto all'ex caserma degli avieri nella base dell'aeronautica militare di Elmas, è quella di una galera per migranti. Le ringhiere alte tre metri, le sbarre alle finestre, le telecamere di video sorveglianza ai cancelli circondati da militari, non rappresentano un immagine di accoglienza. L'ospitalità offerta dal Cpa, per i cittadini stranieri sprovvisti di regolare titolo di soggiorno, si è tradotta con quattro casi di tubercolosi che aprono la strada ad un rischioso pericolo di malattie infettive, una rivolta degli stessi migranti e continue proteste dei sindacati di polizia Coisp e Siulp, che denunciano costanti violazioni delle norme sulla sicurezza.

Il Cpa di Elmas è stato inaugurato in assenza di trasparenza. Dovrebbe essere funzionale al primo soccorso e a un'accoglienza limitata al tempo necessario per l'identificazione dei migranti sbarcati e il successivo trasferimento nei Cara ( Centri di accoglienza per richiedenti asilo) o nei Cie ( Centri di identificazione e espulsione) . Ad oggi, non si conosce la sua reale natura organizzativa, riguardante sopratutto il rispetto gli standard richiesti e previsti negli ordinari Cpa. A detta dei sindacati, il Cpa, è un ambiente fatiscente e privo delle più elementari norme igieniche, di conseguenza, ne dovremmo dedurre che anche le condizioni di vivibilità della struttura da parte dei migranti siano precarie e difficili.

Che si tratti di Cpt o di Cpa, la detenzione dei migranti in Italia è un costante teatro di trattamenti inumani. L'avvocato Gianluca Vitale ha definito queste strutture detentive come “non-luoghi”, dove i diritti e le regole cessano di esistere e gli internati sono alla mercé di torture fisiche e psichiche, privati della libertà personale e sottoposti a un regime coercitivo che impedisce loro di ricevere visite e beneficiare di un'adeguata difesa legale. Un opinione condivisa anche da diverse organizzazioni non governative, agenzie internazionali, delegazioni parlamentari e giornalisti in occasione della loro visita in queste strutture.

Dai dati degli ultimi venti anni tratti dagli annuali dossier statistici della Caritas, basati sulle fonti del Ministero degli Interni , il nostro sistema di contrasto all'immigrazione clandestina ha “individuato” ogni anno meno di un quarto dei migranti irregolari presenti in Italia, e ne ha allontanati circa il 15%. In pratica, dall'analisi di questi dati fatta da Sergio Bontempelli del dipartimento immigrazione del Prc, si è cercato di svuotare l'oceano con un cucchiaino. L'espulsione è uno strumento rigido, costoso e spesso inapplicabile, quanto la stessa detenzione dei migranti. I Cpt costano infatti circa 30 milioni di euro l'anno, che sommati ai 30 milioni della gestione, e ad altri 30 milioni della sorveglianza esterna, che dipende dal ministero dell'Interno, arriviamo a spendere 90 milioni l'anno. Da considerare, inoltre, che nel periodo successivo al varo della legge Bossi-Fini, il governo italiano ha investito, nel contrasto all'immigrazione clandestina, circa l'80% delle risorse pubbliche destinate alle politiche migratorie.

Una proposta politica di accoglienza concreta e umana per i migranti è stata elaborata dal Il gruppo Gue/Ngl del parlamento europeo. Una proposta che chiede all'Unione Europea di ripensare interamente la propria politica di immigrazione, partendo dal rispetto della dignità dei migranti. Il gruppo, in linea con campagna europea per la chiusura dei Cpt, ritiene che le procedure di identificazione dovrebbero durare solo pochi giorni e non dovrebbero essere effettuate negli stessi Cpt. Ogni Stato membro dovrebbe attuare la legislazione nazionale in materia di asilo in conformità alle convenzioni internazionali e nel rispetto degli standard in materia di diritti umani. L'apertura di nuovi canali per l'immigrazione legale dovrebbe attuarsi con l'istituzione di un permesso di soggiorno-lavoro, che limiterebbe il fenomeno dell'immigrazione illegale, poiché è nell'interesse del migrante essere identificato dalle autorità per ottenere un permesso di lavoro.

Finché gli immigrati saranno considerati “illegali”, sarà impossibile instaurare le condizioni per una reale integrazione sociale, poiché la vera accoglienza passa attraverso il riconoscimento dei diritti sociali e civili dei migranti. Finché i governi saranno trascinati dalla cultura razzista e xenofoba dei provvedimenti punitivi nei confronti dei naturali fenomeni migratori, e dagli istinti più violenti e barbari della società, la gabbia per migranti di Elmas continuerà ad esistere, e noi, non potremmo mai definirci un paese civile.

di Roberto Loddo

Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8269

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