martedì 25 novembre 2008

La lotta che mette sete



La battaglia contro la privatizzazione dell'acqua, in Italia, non è ancora finita. Questo è bilancio del Secondo Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua, tenutosi ad Aprilia lo scorso fine settimana. Aprilia non è stata scelta a caso degli organizzatori come sede dell'incontro, in quanto la cittadina laziale è diventata, non solo in Italia, simbolo della lotta contro la privatizzazione dell'oro blu. Attorno a un tavolo. Una conferenza introduttiva, seguita da una serie di laboratori tematici e infine l'assemblea pubblica per tracciare il resoconto dei lavori. Un programma stringato, ma intenso, che però non è stato premiato da una grande partecipazione di pubblico, soprattutto dei cittadini di Aprilia, in prima linea nella resistenza civile alla 

Acqualatina, la spa che gestisce le forniture di acqua per l'Ato 2 (Ambito territoriali ottimale) del Basso Lazio. I cittadini hanno cominciato a non pagare le bollette e l'azienda ha reagito inviando i vigilantes nelle case della gente. Una piccola storia, fatta dalla gente comune, che ha visto lievitare le proprie bollette del 300 percento e che ora, sta pagando tariffe comunali direttamente agli sportelli del Comune. Una situazione, che sempre più, riguarda tutta l'Italia. Paolo Carsetti del Movimento italiano dell'acqua, ha ricostruito la storia della mobilitazione civile in difesa di un bene fondamentale, che deve rimanere un diritto inalienabile e non divenire mai una merce.

Un lungo cammino. Roma, marzo 2006: nasce il forum dei movimenti dell'acqua. Il dibattito ruota intorno "alla ripubblicizzazione dell'acqua". La privatizzazione dell'oro blu parte da lontano con la legge Galli del 1994. Le prime forme di attuazione della stessa si cominciano a vedere alla fine degli anni '90, Carsetti sottolinea come non si sia registrata alcuna differenza nell'approccio al tema tra governi di centro destra e centro sinistra in Italia. Dal decreto legge Lanzillotta, al famigerato art. 23 bis della legge 133/2008 il messaggio è lo stesso: saranno i privati a gestire le reti idriche italiane. Contro tutto questo nasce in Italia un movimento di opposizione finalizzato all'elaborazione culturale di un nuovo concetto di pubblico. Nessuno rimpiange i carrozzoni burocratici del passato, ma non sempre privato è sinonimo di efficienza. Il movimento ha partorito una proposta di legge in 13 punti, che ora giace in Parlamento. Il modello delineato dalla proposta di legge prevede un orizzonte diverso, dove a gestire i servizi vi sia una compartecipazione di cittadini, privato e stato. Dove il servizio non divenga meramente fonte di speculazione, ma mantenga la sua caratteristica essenziale di diritto e bene comune. La proposta di legge ha raccolto 400mila firme e l'anno scorso migliaia di persone sono scese in piazza a Roma a sostegno della lotta contro la privatizzazione. Il risultato più importante, incassato dai movimenti, è stato l'ottenimento della moratoria di un anno che ha bloccato tutti i processi di privatizzazione in corso, ma il prossimo primo dicembre si riapre il tavolo del confronto tra comunità locali e stato. Una battaglia, in primo luogo culturale, come ha sottolineato Padre Alex Zanotelli, secondo cui fino a quando non recupereremo la spiritualità del rapporto tra comunità e risorse non riusciremo a invertire la tendenza alla mercificazione della vita stessa. Zanotelli chiama tutti noi a impegnarci nella difesa dei diritti fondamentali, sotto attacco non solo in Italia.

Non è finita. Il problema infatti non riguarda solo il Belpaese, in uno dei workshop del pomeriggio si è analizzato lo scenario internazionale rispetto la privatizzazione dell'acqua. Alcune esperienze sono state raccontate da testimoni diretti. Boris Rios, dellaFundacion Abril - Coordinadora de defensa del agua y la vida de Cochabamba in Bolivia, ha raccontato la vittoriosa battaglia del 2000, quando operai, contadini e indigeni sono scesi in piazza per impedire la privatizzazione della risorsa che garantisce loro la vita. Rios, ricordando anche chi ha perso la vita nella lotta, ha sottolineato come la gente comune ha ritrovato una dimensione politica nella lotta contro i partiti e le multinazionali. Lotta che promette anche Bassem Saleh, rappresentante della comunità palestinese in Italia, mentre racconta il conflitto arabo israeliano per quello che è, al di là delle strumentalizzazioni religiose: una guerra per il controllo delle risorse idriche. Tema comune alla lotta tra il governo turco e la minoranza curda per la diga di Ilisu, che sommergerà località millenarie dell'identità curda, sulla pelle anche degli iracheni interessati dal corso del Tigri e dell'Eufrate. Ma non bisogna andare così lontano, visto che anche in Spagna la lotta contro la privatizzazione dell'acqua è al centro dell'attenzione, come racconta Jaime Delcos di Reclaim pubblic water. Il caso di Madrid, con la lotta tra i cittadini e il sindaco rispetto alla privatizzazione di Canal Isabel II, la società che gestisce il servizio idrico madrileno. Oppure il caso di Barcellona, dove anni fa i cittadini, come ad Aprilia, hanno smesso di pagare le bollette per protesta.

Tutti a Istanbul. Il movimento italiano, tra i primi, ha accolto il respiro internazionale di questa lotta. Come ha raccontato Renato Di Nicola, uno dei rappresentanti dell'Italia nella rete Europea Acqua in movimento, nell'ultimo forum sociale europeo di Malmoe il movimento contro la privatizzazione dell'acqua si è dato una struttura continentale che sta già lavorando al prossimo grande appuntamento: V forum mondiale dell'acqua a Istanbul del marzo 2009. Il contro forum in verità, quello organizzato dai movimenti in opposizione a quello dei potenti della terra. Perché l'acqua è un bene dei popoli, da Cochabamba ad Aprilia.

di Sara Dellabella e Christian Elia

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/12883/Un+sorso+di+libert%26agrave;

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