sabato 8 novembre 2008

Traffico di organi nel Kosovo indipendente



La polizia del Kosovo arresta un urologo di Pristina, Lutvij Dervisi, accusato di aver effettuato degli espianti illegali di reni. Insieme con Lutvij Dervisi, è stato arrestato anche il fratello Arban Dervisi - amministratore della clinica privata “Medikus” in cui venivano effettuare gli espianti - e l'urologo Tun Perforaj, accusati di aver organizzato il traffico e l'espianto di reni. Il fermo è avvenuto nella piena flagranza di reato, mentre espiantavano un rene ad uomo di origine turche, per essere impiantato ad cittadino israeliano. La vittima si trova ora nell'ospedale della prigione di Pristina, mentre il cittadino israeliano e i dottori sono sotto la custodia della polizia, presso la clinica le gravi condizioni del cittadino israeliano. La clinica è stata scoperta grazie alle ricerche su di un cittadino turco scomparso, giunto in Kosovo per essere sottoposto a varie cure.

E`arrivato a Pristina il 31 ottobre con una prescrizione medica di cure per problemi cardiovascolari. Grazie ad un controllo presso l'aeroporto Slatina, abbiamo scoperto che l’uomo era giunto senza portare con sé soldi, cosa che ha insospettito notevolmente gli agenti. Lo abbiamo aspettato per giorni, fin quando non è stato trovato di nuovo presso l'aeroporto dove cercava di imbarcarsi per fare ritorno a casa, in condizioni però molto deboli”, ha confermato il portavoce della polizia kosovara. Da un primo interrogatorio della vittima, è stato scoperto che l’uomo era stato operato presso la clinica Medikus, e solo dopo è stato rilevato che era un donatore di reni per un cittadino israeliano presso la stessa clinica. Nel corso delle perquisizioni sono stati poi ritrovati anche dei medicinali scaduti e sacche di sangue senza l’indicazione della provenienza. La polizia kosovara sta ora aspettando l’intervento delle strutture della polizia internazionale, che potrebbero confermare forse l’esistenza di un traffico d’organi in cui sarebbero coinvolti alcuni albanesi kosovari. 

Infatti, il nome di Lutvij Dervisi sembra che figuri in una delle testimonianze dell’inchiesta della Procura serba sul traffico d’organi dei prigionieri serbi e di altre etnie in Kosovo. Secondo la testimonianza, il dottore Lutvij Dervisi è stato visto nei luoghi individuati come scene dei delitti, dove avveniva l’espianto degli organi dei civili deportati. 
“Il Dottor Dervisi è stato visto proprio con i bisturi in mano, mentre continuava un lavoro che evidentemente ha cominciato nel 1998”, conferma il testimone. Sulla base di tali rilievi, la procura serba cerca dei collegamenti tra questo fatto di cronaca e il passato oscuro dei crimini in Kosovo. Per questo bisognerà però interrogare anche l’Unmik, che doveva vigilare sulle vite dei civili del Kosovo, ed erano a conoscenza del traffico dei documenti e dei beni dei serbi uccisi. Più volte Aleksandar Vucic, Vice Presidente del Partito dell'Alleanza popolare serba, ha dimostrato che molti dei documenti serbi trafugati erano stati controfirmati dall'UNMIK. Un caso eclatante fu quello di Ljubomir Mikic, nato il 9 agosto 1894 a Pec e morto il 27 settembre 1959, da cui documenti viene autorizzato il trasferimento delle sue proprietà immobiliari a favore di Alimusaj Tafil, il 19.7.2005. Un’operazione effettuata con il benestare dell’UNMIK, che ha approvato l’atto. Molte persone sono così scomparse nel nulla, lasciando scomparire documenti, beni e proprietà, per portare a termine sporchi traffici.

Nel tentativo, dunque, di far luce su tali eventi, anche Florence Hartmann viene in qualche modo coinvolta, in maniera tale di darle la possibilità di esporre dinanzi ad un tribunale quello che ha scritto nel suo libro. “Non ho ancora pensato di collaborare con gli avvocati serbi, ma neanche escludo questa possibilità”, afferma Florence Hartmann, attualmente accusata dal Tribunale Internazionale dell’Aja per oltraggio alla Corte, in seguito alla pubblicazione di dati e documenti riservati. Afferma tuttavia di non aver mai confermato che le informazioni sul traffico degli organi dei serbi del Kosovo sono frutto di manipolazione. “I media hanno riportato le mie dichiarazione in maniera sbagliata - dichiara la Hartmann - io non ho mai detto che il traffico di organi fosse una mera manipolazione - sottolineando inoltre - non posso neanche confermare che questo non sia vero. Grazia a false interpretazioni, hanno dipinto un’immagine di me stessa, secondo cui i sarei contro i serbi. Questo non è vero. Io non odio i serbi e non ho nulla contro di loro. Bisognerebbe, invece, effettuare un’indagine completa in Albania, e così potremo affermare con certezza se si tratta di manipolazioni o meno”, conclude la Hartmann. 

Riteniamo che le sue parole continuino ad essere contraddittorie, perché tende sempre a precisare che "non ha nulla contro i serbi", come se volesse scappare da una psicosi, ripetendo a sé stessa delle parole che vuole negare. Il suo amore nei confronti del popolo serbo non abbiamo già visto, e non deve certo scusarsi con le sue recitazioni melodrammatiche. Da parte sua, il popolo serbo si mostra sempre superiore a questi dettagli di forma, tale che uno degli avvocati di Radovan Karadzic, 
Svetozar Vujacic, ha offerto alla Hartmann di difenderla davanti alla Corte dell’Aja senza alcun pagamento. Un'offerta che giunge spontanea dopo che la Hartmann ha affermato di non poter pagare le stese legali per la difesa. Vujacic ha precisato che sarà ben disposto a difenderla, non il qualità di ex portavoce di Carla del Ponte, ma come libera cittadina che ha dichiarato pubblicamente che la morte di Slobodan Milosevic era stata provocata da un avvelenamento da Rinfolicin. Da questo punto di vista, "le verità delle donne dell’Aja" devono ancora uscire allo scoperto, per far giustizia al traffico d'organi, alle manipolazioni e alla sofferenza de familiari delle vittime, che ancora non sanno cosa sia veramente accaduto ai propri cari.

di Biljana Vukicevic

Link: http://www.rinascitabalcanica.com/?read=14975


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