domenica 9 novembre 2008

La situazione della ricerca di base nella Russia post-sovietica e il sindacalismo dei lavoratori scientifici



Correndo il rischio di discostarmi dal tema che spero di riuscire a trattare, mi piacerebbe cominciare con un riferimento che riflette una visione del mondo ancora attuale. Vorrei, in questa sede, citare due brevi passaggi dagli appunti che Bento de Jesus Caraça, figura di spicco della nostra cultura, ha inserito nella conferenza del 1933 intitolata "La cultura integrale dell'individuo – Un problema centrale del nostro tempo". Nel primo, scritto nel maggio del 1939, ancor prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, riferendosi alla politica europea, diceva:
 
" (…) è più necessario e urgente che mai, per porre fine a questa cosa sordida, irrazionale che è la politica europea attuale, risvegliare l'anima collettiva dei popoli".
 
Nel secondo passaggio, del settembre del 1939, scriveva:
 
" (…). Oggi l'Europa è di nuovo in guerra (…), ora che stiamo per essere trascinati nel vortice, gli avvenimenti ci trapassano con una rapidità che non ci lascia il tempo di fissare i cambiamenti di prospettiva momentanei".
 
E continua: "Una cosa mi sembra certa: questa Europa è entrata nella fase centrale della corsa pazza della morte; ha cominciato la sua discesa agli inferi.Deve sorgere una nuova Europa (ma quando?) riscaldata dal sole dell'est, quel lontano oriente dove si stanno giocando i reali destini del mondo".
 
Caraça si riferiva senza dubbio, anche senza nominarla, all'URSS. In ogni modo, attualmente, di nuovo trascinati nel vortice, si mantiene viva la necessità di risvegliare l'anima collettiva dei popoli.
 
La nascita della Federazione Mondiale dei lavoratori scientifici
 
La consapevolezza dell'avvicinarsi della tragedia del 39-45, risultato mostruoso generato dalle viscere del capitalismo predatore, ha avuto un effetto straordinario di mobilitazione sugli intellettuali progressisti, tra i quali si trovano anche dei membri della comunità scientifica. Questa, per formazione e esperienza professionale, disponeva delle conoscenza che hanno permesso di stimare con sicurezza, la natura e la dimensione dei rischi che il mondo stava correndo.(1)
 
Uno dei frutti (ma non l'unico) di questa mobilitazione è stata la creazione, subito dopo la fine della guerra, nel 1946, della Federazione Mondiale dei Lavoratori Scientifici (FMTC), della quale Frédéric Joliot-Curie, premio Nobel della chimica per la scoperta della radioattività artificiale (1935), è stato uno dei promotori nonché il primo Presidente.
 
Gli scienziati, uomini e donne, che negli anni hanno sviluppato la FM hanno contribuito a dare corpo al pensiero di Paul Langevin, che diceva: "Se noi non abbiamo condotto per tempo il nostro lavoro scientifico, altri lo faranno, ma se trascuriamo la nostra attività politica, a breve assisteremo alla morte della scienza".
 
È doveroso dire che pochi ebbero così tanta consapevolezza della loro responsabilità sociale.
 
Joliot-Curie, físico nucleare, era anch'egli un pacifista. Deciso oppositore dell'utilizzo dell'energia nucleare per scopi militari, è stato, tra il 1949 e il 1958 (anno nel quale è morto), il Presidente del Consiglio Mondiale della Pace. Nel pieno del conflitto Est-Ovest, comunemente conosciuto come "Guerra Fredda", la FMTC ha tentato, con successo, di proporsi come punto di incontro degli scienziati dell'uno e dell'altro blocco della "cortina di ferro", costituendosi come luogo di dibattito e conciliazione tra le diverse posizioni, mantenendo sempre come obiettivo primario la difesa della Pace, principio iscritto anche nel suo statuto.
 
La scomparsa dell'URSS e le trasformazioni politiche e sociali sviluppatesi all'interno degli stati dell'Unione, come nei paesi socialisti dell'est europeo (in particolare la scomparsa della RDT come entità politica indipendente), hanno avuto serie ripercussioni nella vita della FMTC, che non verranno approfondite in questa sede.
 
La FMTC è una associazione libera, non governativa – una ONG, come si usa dire adesso – formata da associazioni sindacali e professionali di lavoratori scientifici, tra i quali si includono i ricercatori, i docenti-ricercatori e i tecnici di ricerca.
 
Per molti anni – dalla fondazione della Federazione Mondiale nel 1946 alla prima decade degli anno Novanta del secolo scorso – i lavoratori scientifici della Russia erano rappresentati nella FMTC attraverso la Federazione dei Sindacati dei Lavoratori dell'Istruzione Nazionale e della Scienza dell'URSS, nella quale si integravano i ricercatori e il resto del personale degli istituti e centri appartenenti all'allora esistente Accademia delle Scienze dell'URSS (2). Il suddetto Sindacato è stato, in quanto membro della FMTC, uno dei principali pilastri dell'attività della Federazione, partecipando attivamente nei suoi organi direttivi (il Consiglio Esecutivo e la Vice-presidenza).
 
Il contributo dei colleghi russi alla Federazione Mondiale, a parte alcuni contatti personali sporadici, è terminato nel 1991 in conseguenza allo smantellamento dell'URSS e quindi al venir meno delle condizioni oggettive e soggettive che questa partecipazione presupponeva. Nel maggio del 2008, la partecipazione è ripresa per iniziativa della direzione del Sindacato dei Lavoratori dell'Accademia delle Scienze russa. Il ritorno dei colleghi russi nella Federazione Mondiale deve essere concepito come un avvenimento di eccezionale importanza e rilevanza per il movimento organizzato dei lavoratori scientifici. Dedicheremo più avanti alcune righe alla motivazione che ha condotto a questo ritorno.
 
Un passato glorioso
 
Con l'educazione del popolo, lo sviluppo di un sistema scientifico e tecnico di grandi dimensioni e di alta qualità è sempre stato un obiettivo prioritario dell'Unione Sovietica.
 
Il lavoro scientifico portato avanti in Russia e nelle altre repubbliche socialiste è stato fonte di sviluppo economico e sociale che raggiunse risultati di importanza decisiva nei campi della scienza pura e della ricerca di base, ma anche nell'ingegneria e nella tecnologia in generale, superando in molti settori il mondo capitalista.
 
Questa realtà acquista particolare rilevanza se ricordiamo la tremenda devastazione umana e materiale subita dalla Russia durante la Seconda Guerra Mondiale e la necessità di proseguire, una volta ristabilita la pace, lo sforzo di mantenere l'equilibrio sul piano militare. Quest'ultimo aspetto ha costretto a sottrarre importanti risorse alle ricerche scientifiche e tecnologiche e ad altre attività innovative le quali avrebbero avuto un impatto diretto nel migliorare le condizioni di vita della popolazione civile.
 
Nei paesi socialisti l'organizzazione del lavoro scientifico e tecnico possedeva un tratto distintivo che si mantiene ancora oggi, nonostante i cambiamenti intercorsi, e che si traduce nell'assegnazione del lavoro di ricerca scientifica ad entità nominate dall'Accademia delle Scienze, ognuna delle quali ha al suo interno istituti e centri con differenti specializzazioni, geograficamente dispersi nei territori delle rispettive repubbliche. Uno sguardo retrospettivo mostra che la forma dell'organizzazione è compatibile non solo con l'ottenimento di risultati di eccellenza nella ricerca di base, ma anche in vari rami dell'economia e della società in generale, e, inoltre, ha reso possibile l'ottenimento di importanti progressi tecnologici in settori di punta quali la robotica, l'aeronautica, l'astronautica e l'ingegneria nucleare.
 
È importante riferire che se nell'URSS la ricerca applicata e l'innovazione tecnologica erano condotte e realizzate da un numeroso gruppo di laboratori e centri specializzati, finanziati e gestiti da differenti Ministeri settoriali, questa divisione di funzioni si realizzava in un contesto di cooperazione efficace che ha dato buoni risultati.
 
La Scienza e la Tecnica nell'URSS hanno un passato glorioso, i cui successi hanno indotto anche la principale tra le potenze capitaliste – gli USA – ad accelerare il passo per affiancare l'evoluzione sovietica nella sfera scientifica e competere con essa, soprattutto nel campo tecnologico.
 
Le riforme liberali e le conseguenze per la comunità scientifica
 
Il periodo delle riforme chiamate "liberali" che ha seguito lo smantellamento dello Stato Sovietico, iniziato nel 1991 e che si è sviluppato con particolare intensità fino alla fine del secolo, è stato marcato dall'impoverimento massiccio dei lavoratori; dal degrado sociale, il cui segnale rivelatore è la riduzione della speranza di vita; dallo sviluppo di un capitalismo selvaggio accompagnato dalla privatizzazione delle infrastrutture e dei beni sociali, in condizioni tali che un osservatore esterno lo ha descritto come "assalto o hold-up del secolo". (3)
 
Il Presidente del Consiglio del Sindacato dei Lavoratori dell'Accademia delle Scienze della Russia, una persona che parla con cognizione di causa, ha detto: (4)
 
"Il modello delle riforme liberali in corso in Russia e in uso nell'Occidente, anche nei paesi dell'Unione Europea, non è adeguato. Quelli che lo utilizzano, che lo vogliano o no, cambiano la realtà degli anni 90. Un'analisi scientifica rigorosa della situazione porta a concludere che l'obiettivo prioritario dei promotori del liberismo, che si impossessarono del potere nella Russia post-sovietica, era la demolizione del sistema sovietico, di tutte le sue istituzioni politiche, sociali, economiche e culturali, inclusa l'Accademia delle Scienze dell'URSS, che era uno dei suoi pilastri".
 
Nei primi anni del periodo post-sovietico, quando Boris Ieltsin (5) era capo di stato, la stragrande maggioranza dei lavoratori russi intellettuali e manuali ha provato disappunto e disillusione nel vedere sostituita la penuria dell'epoca sovietica con, certo, un'abbondanza nell'offerta di prodotti, ma anche un'inflazione galoppante, prima di allora sconosciuta, e un repentino svuotamento dei portafogli e delle tasche delle persone. I lavoratori e i pensionati capirono subito che l'impoverimento era il risultato delle politiche governative, degli abusi e delle strade sbagliate percorse dal nuovo governo. (6)
 
I lavoratori manuali e quelli intellettuali, operai e ingegneri, personale docente e ricercatore, centinaia di migliaia di persone, lasciarono le fabbriche, i laboratori, le scuole, per rifugiarsi in impieghi precari della nuova economia informale di mercato; alcuni emigrarono. Questo fenomeno di mobilità verso il basso della mano d'opera, ha portato ad una riduzione del 30-40% degli iscritti ai sindacati russi. (7)
 
All'Accademia delle Scienze dell'URSS è succeduta, nel territorio della Russia post-sovietica, l'Accademia delle Scienze della Russia.Già nel passato si trattava dell'Accademia afferente alla Russia, poiché tutte le repubbliche sovietiche possedevano le loro proprie accademie. Nella turbolenza degli anni 90, l'Accademia delle Scienze della Russia (questo è il suo nome a tutt'oggi) si é salvata grazie alla resistenza e alla determinazione di eminenti scienziati russi che godono di grande prestigio sia in patria che nella comunità scientifica internazionale.
 
L'Accademia delle Scienze della Russia venne così riportata in seno alla Russia all'inizio degli anni Novanta, appoggiandosi a circa mezzo migliaio di istituti di ricerca situati nel territorio nazionale. Lavoravano in quel periodo nell'Accademia più di duecentomila salariati, tra i quali ricercatori, personale tecnico e amministrativo, medici, operai e altro personale ausiliario.
 
Gli anni che seguirono furono dolorosi per l'Accademia e per i suoi lavoratori, come del resto lo furono per la gran parte della popolazione. Il finanziamento pubblico era stato drasticamente ridotto, tanto per la ricerca di base realizzata negli istituti dell'Accademia delle Scienze, quanto per la ricerca applicata e l'innovazione, delle quali si occupavano i numerosi laboratori e centri dei differenti ministeri settoriali.
 
Questa politica ha condotto a perdite drammatiche nell'ammontare dei salari dei lavoratori dell'Accademia (in quel periodo i salari medi mensili erano di 10 dollari americani).
 
La reazione dei ricercatori e degli altri collaboratori degli istituti dell'Accademia a questa "innovazione liberale" si tradusse in un abbandono massiccio e ad una conseguente riduzione dei membri effettivi della comunità scientifica russa. (8)
 
Nel contempo, l'immagine dell'Accademia era stata danneggiata dai mezzi di comunicazione sociale "liberali" che si sono impegnati nello svalutare il suo operato.
 
La situazione dei lavoratori scientifici russi si è evoluta in modo da rendere indispensabile la nascita di una organizzazione sindacale capace di articolare, discutere e esprimere gli interessi e i problemi della comunità scientifica, creando condizioni che permettano ai lavoratori di agire collettivamente, con efficacia, sia per la difesa dei loro interessi materiali più pressanti e dei diritti lavorativi, quanto per la difesa degli istituti e centri di ricerca.
 
In questo senso è chiara la necessità di costruire un Sindacato dei Lavoratori dell'Accademia delle Scienze russa, autonomo e indipendente, per l'organizzazione di circa 5 milioni di membri, per la maggior parte docenti e lavoratori del Ministero dell'Educazione Nazionale e della Scienza nella quale, fino ad ora, erano integrati i lavoratori dell'Accademia delle Scienze. Questa decisione venne presa nel Giugno del 1992.
 
L'Unione dei lavoratori dell'Accademia delle Scienze russa contava, al momento della sua creazione, 175mila membri. La riduzione dei membri effettivi fece calare questo numero almeno della metà. Attualmente il numero dei lavoratori affiliati al Sindacato è di 97mila, dei quali circa 3.000 s'apprestano al pensionamento. In questo contesto è essenziale segnalare che il tasso di sindacalizzazione dei lavoratori dell'Accademia si mantiene praticamente inalterato, nonostante tutti gli avvenimenti di questi anni difficili, attestandosi addirittura al 90%.
 
Una forte crisi del finanziamento pubblico della ricerca di base ha colpito in particolar modo i centri e gli istituti dell'Accademia delle Scienze e ha avuto come conseguenza diretta la drastica diminuzione del livello di vita della maggior parte dei ricercatori e del resto del personale di questi centri ed istituti. Decine di migliaia di lavoratori scientifici sono stati così obbligati a lasciare i loro laboratori e, come si dice in Russia, "ad adattarsi alle trasformazioni". Così sono spuntati, per opera e grazie alle decantate "riforme liberali", numerosi "venditori ambulanti, autisti, portieri, cassieri, ecc", altamente qualificati – mi si perdoni l'ironia.
 
Gli scienziati più attivi che hanno mantenuto buone relazioni con i colleghi degli altri paesi, ne approfittarono per emigrare in un paese straniero, principalmente negli USA, nei paesi europei, nel Canada e nella Corea del Sud. Alcuni cambiarono la professione per trasformarsi in commercianti o impresari o recuperarono qualche incarico nel settore statale.
 
Quelli che sono rimasti, resistendo a tutte le difficoltà, sono stati obbligati a intraprendere contemporaneamente due o tre lavori per sopravvivere. Non più di un ricercatore su quattro o cinque raggiungeva il guadagno necessario per continuare a portare avanti normalmente la sua attività professionale. Chi ci riuscì, fu grazie ai finanziamenti elargiti dalle fondazioni pubbliche o private, russe o straniere. (9)
 
É curioso notare che già alla fine degli anni Ottanta si è verificata una crisi nelle aree delle scienze sociali e umane che ha anticipato l'esodo dei lavoratori scientifici, verificatosi soprattutto nella prima metà degli anni Novanta. Esso ha avuto sicuramente altre cause: i sociologi, gli economisti e i filosofi più attivi sono stati quasi tutti assunti come consulenti e esperti da partiti politici, fondazioni straniere, ONG o centri di ricerca privati. Quando è stato creato il Sindacato dei Lavoratori dell'Accademia delle Scienze della Russia, i fisici, chimici e biologi che erano presenti all'origine lo portarono avanti. (10)
 
I problemi attuali della comunità scientifica e l'atteggiamento del potere in Russia
 
Negli anni che seguirono la sua creazione, il nuovo Sindacato, ha vissuto tempi molto difficili essendo stato costretto a lottare simultaneamente su più fronti, per cause che – è importante dirlo – sono ancora oggi attuali: l'aumento dei bassissimi livelli salariali dei lavoratori scientifici; il finanziamento adeguato alle attività di ricerca; la lotta dell'Accademia delle Scienze in difesa della ricerca di base russa contro i tentativi dei commercianti senza scrupoli che, con la complicità di funzionari corrotti, cercavano di impossessarsi dei beni dell'Accademia, soprattutto degli immobili e dei terreni appartenenti ad alcuni dei suoi istituti.
 
I guadagni in quei tempi difficili (anche se un po' migliorati) erano così bassi che spettava al Sindacato aiutare i suoi iscritti a sopravvivere in condizioni di miseria estrema. Questo è stato fatto. È stato importante che delle sezioni sindacali di alcuni istituti dell'Accademia abbiano mantenuto relazioni informali con l'economia parallela che hanno permesso loro di ottenere prodotti alimentari direttamente dai produttori senza passare dagli intermediari, risparmiando parecchio rispetto ai prezzi dei negozi del commercio privato. Dove non esisteva questo vantaggio si è formata una rete di solidarietà tra colleghi di diversi istituti. (11)
 
In questo quadro di desolazione, ha portato qualche speranza, l'annuncio fatto nel 2002 dell'allora presidente Russo Vladimir Putin, e dal Consiglio di Stato: l'economia della conoscenza e l'innovazione tecnologica furono riportati tra gli obiettivi strategici della Russia. In quell'anno è stato deciso di destinare il 4% del PIL alla spesa per la ricerca e sviluppo (R&S), percentuale tra le più alte del mondo. (12)
 
Nel 2005 il governo russo si impegnò ad aumentare gradualmente il salario minimo del personale ricercatore dell'Accademia delle Scienze russa in modo da raggiungere, nel 2008, i 30mila rubli mensili (circa €850). Nel 2006 i salari dei ricercatori subirono un aumento significativo anche se giudicato insufficiente dalle nostre fonti. L'aumento dei salari degli ingegneri e dei tecnici (che rappresentano il 40-50% della mano d'opera degli Istituti dell'Accademia), che rimane tra le preoccupazioni principali del Sindacato, non si è verificato. Questa situazione potrebbe portare ad un nuovo esodo di personale specializzato, molto qualificato, che pregiudicherebbe le attività di ricerca di base nella Russia. (13)
 
L'invecchiamento del personale negli istituti e nei centri dell'ACR rappresenta un altro problema serio da considerare; ciò è accaduto perché i lavoratori scientifici dei centri hanno cercato di mantenere il loro lavoro finché possibile per evitare pensioni da miseria (generalmente di circa 5-6mila rubli mensili, corrispondenti a €150). La fascia d'età tra i 35 e i 40 anni è poco rappresentata poiché e proprio questo gruppo ad essere stato protagonista dell'esodo degli anni Novanta. Inoltre è improbabile che ritornino gli emigrati, poiché nei paesi stranieri riescono a guadagnare anche quattro o cinque volte tanto.
 
Questo scenario sembra difficilmente compatibile con l'obiettivo annunciato di sviluppare un'economia della conoscenza e l'innovazione. L'accademia delle Scienze si è vista obbligata a cedere alle pressioni del governo russo e ridurre del 20% in tre anni il numero dei posti di lavoro destinati al personale di ricerca. In altre parole: gli obiettivi proclamati da Putin nel 2002 non hanno trovato riscontro in misure concrete.
 
Nella Russia capitalista di oggi il sindacato dei Lavoratori scientifici, sviluppa, in condizioni ancora difficili, una lotta coerente al fine di ottenere un miglioramento delle condizioni di lavoro per i suoi 100mila (quasi) iscritti, ma anche una difesa degli interessi più generali della comunità scientifica e della scienza russe.
 
Si delinea un quadro di collaborazione tra i sindacati dell'Accademia delle Scienze della Russia, dell'Ucraina e della Bielorussia attraverso un'associazione recentemente istituita.
 
La ripresa dei rapporti del Sindacato dell'Accademia delle Scienze russa con le organizzazioni dei lavoratori scientifici dei vari continenti, attraverso la FMTC, permetterà di mettere in evidenza gli interessi e risolvere i problemi che sono comuni alla maggior parte di queste organizzazioni, cercando le strade per una unità nell'azione basata sulla conoscenza reciproca.
 
Note 
1- Allora come oggi la conoscenza specializzata, l'esperienza e il dominio del metodo scientifico, attribuiscono agli scienziati e agli altri lavoratori scientifici una forte responsabilità sociale: quella di dialogare con i loro concittadini, avvertendo sulle possibili conseguenze a cui stanno oggi andando incontro e proponendo soluzioni per il futuro socialmente accettabili e globalmente favorevoli. 
2- si considerano in questo gruppo anche gli ospedali, le cliniche, i centri ricreativi, le biblioteche, i luoghi turistici e gli spazi di riposo ecc. 
3- François Roche, Le hold-up du siècle 1999. 
4- Intervento di Viaceslav Vdovine, Presidente del Consiglio del Sindacato dei Lavoratori dell'Accademia delle Scienze nel Consiglio Esecutivo della FMTC, Parigi, 31 Maggio 2008. 
5- il colpo di stato del gruppo di Boris Ieltsin, giunto al potere nel 1991, ha avuto luogo nel Settembre-Ottobre del 1993 e ha portato la dissoluzione del Soviet Supremo e la carcerazione di diversi deputati. 
6- Cf. Evgheni Novosselov, assessore del Sindacato Nazionale dei Lavoratori dell'Accademia delle Scienze. Documento restituito alla direzione della FMTC nel Marzo 2007. 
7- Idem, ibidem 
8- Idem Nota 4 
9- Idem Nota 4 
10- Idem Nota 6 
11- Idem Nota 4 
12- alcuni collegano questo orientamento al fatto che l'aumento del prezzo del petrolio esportato dalla Russia ha icrementato sensibilmente le entrate dello Stato. (Cf. Nota 4) 
13- Idem Nota 4. Oltre alle differenze salariali tra i ricercatori e tecnici esistono anche differenze importanti tra gli Istituti delle ACR.
di Frederico Carvalho [*]
 
[*] Fisico,ricercatore. Conferenza pubblica del 17 ottobre 2008 nella Associazione Portoghese di Amicizia e cooperazione Iúri Gagárin (prima denominata Associazione Portogallo-URSS).
Traduzione dal portoghese per www.resistenze.org a cura di C

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