lunedì 10 novembre 2008

Le Maldive sono destinate ad essere sommerse e il nuovo presidente propone una migrazione di massa



Gran parte delle 1.200 isole che compongono il paradisiaco arcipelago delle Maldive emergono dall'Oceano Indiano per solo un metro e mezzo. Quindi nel giro di alcuni decenni verranno sommerse dalle acque a causa dell'innalzamento degli oceani causato dal riscaldamento globale.

L'allarme fu lanciato 30 anni fa.L'allarme era stato lanciato più volte in passato dall'ex dittatore maldiviano Maumoon Abdul Gayoom, che già all'assemblea generale delle Nazioni Unite del 1987 - quando nessuno parlava ancora di 'effetto serra' - avvertì il mondo del rischio che la sua nazione stava correndo a causa del surriscaldamento del pianeta. Ma nessuno lo prese sul serio.
Ora il nuovo presidente democratico Mohamed Nasheed - salito al potere un mese fa con le prime elezioni libere tenutesi nel Paese dopo trent'anni - annuncia la creazione di un fondo statale per l'acquisto di terre su cui mettere in salvo i 350 mila abitanti delle Maldive in vista dell'inevitabile catastrofe.

Un'Arca di Noè per le Maldive. "Noi maldiviani non possiamo fare nulla da soli per fermare il cambiamento climatico - ha dichiarato Nasheed al quotidiano britannico Guardian - quindi non ci rimane che comprarci della terra altrove come polizza d'assicurazione sul nostro futuro. Noi non vorremmo mai abbandonare le Maldive, ma non vogliamo nemmeno ridurci vivere per decenni in tendopoli come rifugiati climatici". 
Questo 'fondo salvezza' verrà finanziato con i consistenti introiti del turismo, finora fagocitati dal corrotto regime di Gayoom. 
Ma dove la comprerebbero i maldiviani questa 'terra promessa'? "Pensiamo all'India e allo Sri Lanka per l'affinità culturale, e all'Australia per la grande disponibilità di territori liberi".

Intanto i problemi sono altri. La stravagante proposta del neopresidente Nasheed ha certamente il merito di rilanciare con concretezza l'allarme climatico, ma rischia di distogliere preziose risorse economiche che potrebbero invece essere destinate a risolvere i gravissimi problemi sociali ed economici di questo paradiso terrestre: povertà estrema, mancanza di alloggi, disoccupazione, criminalità e tossicodipendenza.

di Enrico Piovesana

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/12697/Il+paradiso+quasi+perduto

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