sabato 22 novembre 2008

Lo Stato protettore degli squadristi




Le denunce depositate presso la Procura dalla Questura di Roma per i fatti di Piazza Navona del 29 ottobre trascinano molti interrogativi. I principali, o meglio quelli immediati, sono gli stessi che abbiamo riassunto ieri nel dare la notizia delle notifiche, giunte giovedì sera: ossia, come si giustificano le ipotesi di reato attribuite ai 15 indagati fra gli esponenti e i sostenitori dell'Onda studentesca, ipotesi uguali a quelle contestate ai 21 di Blocco Studentesco? E' la stessa serie di interrogativi posta in primo piano ieri dalla conferenza stampa dell'Onda medesima, nell'aula XIII di Scienze Politiche alla Sapienza di Roma.
Ripartiamo dunque da questi primi, spontanei dubbi: cosa vogliono dire le ipotesi di «lesioni», di «rissa», di «adunata sediziosa»? Soprattutto, cosa restituiscono della realtà di quella giornata del 29 ottobre, a Piazza Navona? Il movimento ha risposto: nulla. Anzi, il contrario della realtà. Difficile confutare questa replica, se si considerano una per una le corrispondenze ai fatti. Le lesioni, infatti, sono nel caso delle denunce ai giovani dell'Onda quelle lamentate proprio da esponenti di Blocco Studentesco. Cioè gli stessi che hanno, quel giorno, perpetrato per l'intero arco della tarda mattinata un'aggressione continuata e indiscriminata agli studenti medi riuniti in Piazza Navona nel secondo giorno di "assedio" simbolico al Senato mentre a Palazzo Madama si discuteva il decreto 137. Un'aggressione testimoniata da decine di immagini e filmati e di testimonianze di operatori dell'informazione, a partire da Curzio Maltese de la Repubblica - che per primo, tra l'altro, ha denunciato sulla grande stampa l'inerzia delle "forze dell'ordine", malgrado i funzionari della polizia politica si fossero vistosamente recati a parlare con i medesimi esponenti del Blocco, quando già diversi adolescenti dei licei e degli istituti romani in mobilitazione contavano le ferite e le contusioni subite. Com'è possibile, dunque, porre sullo stesso piano quest'evidenza nota con il vittimismo sfacciato dei neofascisti, avallando persino la loro pretesa di aver subito un'«assalto» dagli universitari sopraggiunti solo dopo l'irruzione squadristica sul presidio davanti al Senato? E' esattamente lo stesso motivo - e lo stesso sospetto di convergenza dell'azione repressiva nell'apologia degli estremisti di destra - che fa rigettare contestualmente la definizione di «rissa», irricevibile a fronte di quella dinamica reale.
Ma poi: non è persino incredibile la contestazione del reato di «adunata sediziosa»? Ancora una volta, al pari del comportamento degli squadrisi del Blocco. Quando invece la sedizione, ben materiale, sfociata nelle vere e proprie cariche scatenate da quei figuri nei confronti degli "altri" in piazza, cioè della massa degli studenti del movimento, è stata evidentemente esercitata da loro. E soprattutto esercitata irrompendo in una manifestazione invece autorizzata: quella appunto convocata dall'Onda. Con la piazza richiesta formalmente dai Cobas della scuola, che lì avevano collocato dal giorno prima un camion con amplificazione, dotato di certificatissima autorizzazione dell'autorità pubblica. Precisamente la presenza che invece è stata oggetto dell'attacco dei neofascisti, mirato a "prendere le prime file" del presidio facendosi largo a suon di cinghiate e di bastonate nel tentativo di giungere al "fronte" della manifestazione, davanti a Palazzo Madama: proprio come prima avevano fatto nel corteo degli studenti medi, allo stesso modo dei giorni immediatamente precedenti al 29 ottobre.
Di qui, gli interrogativi che discendono e che inquietano ancor di più. Perché chiamano in causa il ruolo della "pubblica sicurezza": non solo e non tanto nello spiccare queste denunce così geometricamente "bipartisan", ma in quella stessa giornata, in quella piazza. Alcuni di questi interrogativi sono già stati messi in risalto dalle fonti più avvertite dell'informazione, ad esempio dallo stesso Maltese, con la sua testimonianza pubblicata il giorno dopo. Ad esempio: come mai, a fronte di un solo camion autorizzato, quello dei Cobas titolari dell'autorizzazione della piazza per la manifestazione, in Piazza Navona è giunto un solo altro veicolo, invece privo di ogni autorizzazione, ossia il furgone di Blocco Studentesco? E come mai anonime fonti della Questura hanno avuto modo di replicare, senza smentita, che sarebbe stata «naturale» la presenza di quel veicolo, in quel luogo, senza alcuna autorizzazione?
Ancora: com'è possibile nelle immagini del manipolo di Blocco Studentesco, fieramente in quadrato armato di mazze avvolte nel tricolore, sul fondo della piazza al momento dell'arrivo del successivo corteo universitario, spicchi riconoscibilissimo il "capo storico" del Blocco stesso? Ossia: com'è possibile che nessuno l'abbia fermato in quella piazza e prima, nel corteo degli studenti medi, dal momento che trattasi di individuo indagato per tentato omicidio in seguito ad un episodio sanguinoso avvenuto l'anno passato in Sardegna?
Di più: com'è possibile che funzionari della Digos, parlando con il consueto "gruppo di contatto" del corteo universitario, si siano affrettati ad avvertire gli esponenti dell'Onda che per l'ingresso in Piazza Navona c'era «via libera», precisando che da quella piazza i neofascisti del Blocco erano stati «fatti andar via», quando invece non era affato vero, come ieri gli esponenti dell'Onda hanno testimoniato? E' in grado la Questura di Roma di smentire questa versione? E come spiega, in questo caso, che il cordone di celere inizialmente posto a bloccare il cammino del corteo universitario verso la piazza è stato improvvisamente rimosso, mentre invece camion e squadra armata di bastoni del Blocco si stavano già riposizionando sul fondo della piazza medesima, in evidente formazione militare?
Infine: cosa in verità si nasconde dietro Blocco Studentesco? Si dice che la destra di governo non abbia con esso alcuna convivenza, dal momento che la formazione corrisponderebbe alla porzione dell'area di Casa Pound che non ha seguito il transfuga Iannone nel percorso suo e dell'Area Identitaria Romana nelle file del Pdl. Ebbene: come mai proprio Iannone ha presenziato alla conferenza stampa del Blocco l'indomani dei fatti? E come mai è stato alla testa dell'irruzione in Rai, dopo la trasmissione dedicata di "Chi l'ha visto"?

di Anubi D'Avossa Lussurgiu

Link: http://www.liberazione.it/

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