giovedì 13 novembre 2008

L'obiettivo di Silvio sulla RAI


Scrive “la Repubblica” in un riquadrato sotto il titolo d’apertura dedicato ad altro - il dramma di Eluana e di suo padre, la pesante ingerenza del Vaticano -  “Berlusconi: basta con le tv che mi attaccano ogni sera”. Nei Tg di ieri non avevano detto nulla, sui giornali già comprati non se ne parla. A quel punto, incuriosito, chiedo all’edicolante di farmi vedere la prima pagina del “Corriere della Sera”. Qui titolo e foto sono dedicati al premier, a Lula, ai campioni brasiliani del Milan usati in funzione pubblicitaria. Più in basso,  su una colonna, “Il premier. Nomine Rai. Pronti a decidere senza il Pd”. Due cose diverse – rispetto allo stesso tema -  sui due più diffusi quotidiani italiani: la prima, uno sfogo del “più amato d’Italia” che non sopporta che venga data voce a chi non lo osanna; la seconda, una dichiarazione di notevole importanza politico-istituzionale. Decido di acquistare anche questi due giornali, incuriosito dalla notevole differenza d’impostazione dei due titoli. In attesa di avere il tempo per leggere con attenzione i resoconti, mi torna alla mente la fondamentale differenza tra la comunicazione giornalistica e quella meccanico-ingegneristica, studiata e codificata – quest’ultima - negli anni ’40 da Shannon e Weaver. La preoccupazione principale dei due ricercatori era che il mezzo di trasmissione (il telefono, la radio) non distorcesse il messaggio della fonte in modo che il destinatario lo ricevesse nella sua correttezza e completezza. Una delle principali preoccupazioni della comunicazione giornalistica – l’attendibilità della fonte – in questo caso è dipesa soltanto dalla versione che hanno dato i cronisti al seguito di Berlusconi nell’incontro con Lula: c’è stato chi non ha sentito alcunché, chi ha colto solo una parte delle esternazioni, chi ne ha colte altre. C’è stato anche chi ha fatto finta di non sentire, per aspettare una dichiarazione ufficiale, magari di un “portavoce” In questo gioco della parti, diventa semplicissimo, per la “fonte”, smentire quel che fa comodo.
 Prendo per buono quanto scritto su entrambi i quotidiani ed esplicito qualche riflessione. Partiamo dallo sfogo, senza il collegamento con la parte politica delle affermazioni berlusconiane. Se ci si ferma alla lamentazione, sembra quasi far tenerezza questo popolarissimo leader che non viene capito, che non viene coccolato, che non ottiene totale, reverente condiscendenza. Come può permettersi un “peracottaro” di sinistra di mettere in dubbio la sua simpatia, la sua “presa”, il suo carisma, che si traduce nel 72% - dice lui – di gradimento da parte degli italiani? Che lo faccia tra i suoi, clandestinamente, ma che nessuno gli consenta di ottenere una ribalta televisiva. Chi lo dice questo? Un leader politico “puro”? Neanche per idea. E’ il proprietario del principale network televisivo italiano privato – network che, per inciso, continua a mietere utili nonostante la crisi di tanti altri settori – e che può quindi permettersi di scegliere gli analisti politici, i giornalisti, i portavoce che più gli vanno a genio per amplificare ogni momento il suo successo. Quando si passa da questa dimensione – diciamo così – privatistica alla preoccupazione, per i cittadini,  che tutto questo non influisca invece sui livelli di democrazia del Paese? Quando – è il titolo del “Corriere” – sulle nomine Rai Berlusconi si dichiara pronto a decidere senza alcuna consultazione del Pd, quindi dell’opposizione. La Rai è il servizio pubblico voluto dalla Repubblica italiana che per regolarne il funzionamento pensò bene di istituire addirittura una Commissione Parlamentare di vigilanza, la cui presidenza, nell’ambito del delicato gioco di equilibri incrociati sanciti dalla Carta Costituzionale, viene per prassi affidata ad un esponente dell’opposizione. Il Centrosinistra, all’epoca del primo governo Prodi, non fece barricate neppure contro uno come Storace. Berlusconi non ci sta. Non vuole Leoluca Orlando, ma forse, come fa intuire l’abile titolo del “Corriere”, intende anche andarci giù pesante sulle “Nomine Rai”. Ora proviamo ad unire questa informazione data dal “Corriere” con lo sfogo di cui parla “Repubblica” e si capisce quale vuole essere il suo obiettivo: un controllo tale che gli consenta, questa volta senza editti bulgari, ma con provvedimenti interni, di cacciare tutti gli sgraditi, i non allineati o quelli ritenuti “pericolosi”.
 L’allarme è dato. Il sindacato dei giornalisti Rai, che ha sempre vigilato con grande rigore, farà bene ad attrezzarsi efficacemente a difesa dei colleghi a rischio  (evidentemente da oggi  non più soltanto quelli direttamente minacciati dai fascisti, come la Sciarelli e la sua redazione, o Santo Della Volpe). Si preannuncia una stagione dura e lunga in cui sarà fondamentale evitare qualunque isolamento, per privilegiare una grande apertura verso l’associazionismo, le forze democratiche, il mondo dell’arte e della cultura che continuano a credere nella funzione decisiva dell’esistenza e del rafforzamento del servizio pubblico nel sistema italiano delle telecomunicazioni.

di Ottavio Olita

Link: http://www.articolo21.info/7665/notizia/rai-quale-lobiettivo-dello-sfogo.html


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