lunedì 17 novembre 2008

L'ordine pubblico dell'occupazione militare israeliana

Lacrimogeni sparati ad altezza uomo. Oppure fatti rimbalzare al suolo per renderne imprevedibile ogni perversa traiettoria. O ancora esplosi a decine, contemporaneamente, in modo da creare una fitta pioggia di pesanti bossoli di ferro lunghi un palmo, pericolosissimi per il capo.
La consueta manifestazione che si svolge ogni venerdì a Bill'in per protestare contro la costruzione del muro è appena cominciata. Si dice che la partecipazione vada a intermittenza: una settimana si registra una forte presenza, quella successiva meno. 
E quest'oggi ci sono all'incirca duecentocinquanta persone, l'onda bassa. Ma quanto basta per ottenere nell'immediato una risposta repressiva assolutamente fuori luogo: un semplice tentativo pacifico di superamento della barriera di filo spinato che in punto offre un piccolo varco a terra si tramuta in pretesto per aprire il fuoco. Lacrimogeni ovunque. Fortunatamente la direzione del vento ne allontana i fumi aiutando i manifestanti a divincolarsi dalla presa impietosa dei gas, che qui oltre a irritare gli occhi, se respirati, causano violente tossi e bruciori alla gola. L'esercito israeliano ne dispone di due tipi: quello canonico che necessita il fucile e un altro invece da lanciarsi a mano per raggiungere distanze più corte. Alcuni ragazzini rispondono con le tipiche fionde palestinesi: lunghe fila da far roteare a tutto braccio che raggiungono sì distanze lontane ma con precisione difficilmente calcolabile.
La folla in gran parte si disperde. In prima linea rimangono giovani adolescenti tra i dieci e i quindici anni. Sono per loro i proiettili di gomma (o rubben bullet) che i soldati israeliani cominciano con estrema costanza a far partire. Mirano, sparano, ricaricano e riprendono a puntare in un circolo vizioso che fortunatamente quest'oggi non colpirà nessuno. Altre invece le notizie che giungono dall'altra manifestazione, quella di Nill'in. Una giovane attivista europea è stata colpita all'altezza dell'avambraccio da una cartuccia di lacrimogeno. Perde molto sangue, serviranno diversi punti di sutura. 
A Bill'in il fronte intanto si sposta su di un lato. Un gruppo sparuto di circa trenta tra palestinesi e internazionali continua tenacemente la sua protesta di fronte a una camionetta di cinque o sei militari. Di mezzo sempre le recinzioni. Ostacoli sempre molto semplici da superare per chi è fornito di armi di ultima generazione. Un uomo viene sfiorato alla testa da un lacrimogeno, ma la fortuna ha voluto che non ci siano conseguenze. La protesta pacifica però incomincia a risentire delle notizie che giungono da Nill'in, laggiù la repressione si è fatta più violenta, servono rinforzi. Pian piano la manifestazione cominca il suo deflusso. Non sono state perciò rispolverate le procedure militari che solitamente prendono piede nei contesti più difficili. Quelle per le quali, a totale discrezione dell'esercito israeliano, da un megafono viene dichiarata la chiusura dell'area con la frase canonica “This is military zone”. La manifestazione diventa agli occhi dei militari totalmente illegale e non autorizzata. Ogni mezzo, se quelli precedenti non vi erano sembrati di per sé antidemocratici, viene impiegato per disperdere i dimostranti. Si sparano proiettili di gomma a distanze ravvicinate, si ricorre ai manganelli, oppure ancora alle cosiddette sound bomb, piccole bombe di color nero o arancione che emettono frastuoni talmente potenti da indurre nei malcapitati forti emicranie e perdita di equilibrio. Soprattutto se, come ampiamente appurato, vengono lanciati appositamente tra le gambe dei manifestanti. E' in questa occasione che per tutti coloro che non riescono a fuggire in tempo partono i pestaggi e i fermi più violenti. Immagini sconcertanti come quelle di un soldato israeliano che spara da un metro e mezzo di distanza un proiettile di gomma ad una gamba di un palestinese appena arrestato durante una manifestazione. Il video agghiacciante è solo una delle innumerevoli testimonianze sull'arbitrarietà e le crudeltà che il popolo palestinese vive giorno per giorno sotto l'occupazione militare israeliana.

di Alessio Marri 

Link: http://www.youtube.com/watch?v=vaqIgIzJkKE

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