domenica 16 novembre 2008

L'UOMO SENZA FILTRI: si chiama Maurizio Gasparri e svela a tutti il vero disegno berlusconiano




"Veltroni mi sembra in evidente crisi, contestato nel suo partito perche', in effetti, e' una persona incapace. La violenza verbale di cui anche io sono stato vittima nei giorni scorsi dimostra l'arroganza, la stupidita' e l'incapacita' di quest'uomo". Sono dichiarazioni di un ex ministro della Repubblòica e attualmente Capogruppo del Pdl al Senato. Si chiama Maurizio Gasparri. C'è da aggiungere poco altro se non che la questione della Vigilanza e dell'elezione da parte della maggioranza di un membro della minoranza sono davvero l'inizio di uno deriva pericolosa che vuole annullare le opposizioni.
Per liquidarlo basterebbe la dichiarazione immediata data alle sue dichiarazioni dal nostro portavoce, Giuseppe Giulietti, che con la consueta ironia ha affermato "Maurizio Gasparri ha definito Walter Veltroni arrogante, stupido, incapace. Piu` che un attacco a Veltroni ci sembra un interessante contributo per la stesura di una biografia dello stesso Gasparri, per usare un`espressione carina come direbbe il suo principale".
Ma la dichiarazione di Gasparri, che verrà ricordato dai posteri forse per il nome prestato ad una legge scritta dal suo comandante in capo, o addirittura più probabilmente e quasi esclusivamente per la stupenda caricatura di lui fatta da Neri Marcoré, dovrebbe sollecitare le opposizioni a fare un ragionamento comune. Provo ad esemplificarlo con un de-ja-vu.
 Quando Berlusconi cacciò Biagi e Santoro dalla Rai e noi di Articolo 21 li difendemmo gridando al golpe televisivo e all'inizio delle epurazioni dei giornalisti e dei comici scomodi, qualcuno anche politicamente vicino alle nostre idee ci disse: "state esagerando. Che significa difendere sempre chi sa proteggersi da solo". Noi replicammo dicendo: "Santoro, Biagi, Luttazzi vanno difesi perchè se siriesce a togliere l'informazione di grandi giornalisti e la satira di importanti comici, figuratevi quello che potrebbe accadere per i giornalisti minori, per i precari.  La storia dette ragione alle nostre idee.
Il ragionamento oggi prosegue nella continua delegittimazione delle opposizioni, partendo dal "pesce" più grosso - mi perdoni Veltroni per questa definizione -, ovvero dal leader del partito più rappresentativo delle opposizioni. Per questo sarebbe davvero pericoloso non dire nulla di fronte a queste randellate mediatiche, a questo tentativo di dittatura della maggioranza. Oggi tocca a Veltroni, e le opposizioni tutte o alcune componenti interne alle singole forze politiche non possono crogiuolarsi di fronte a questi attacchi, pensando in qualche modo di trarne qualche giovamento o beneficio.
Anche il silenzio, in questa fase, o la frammentazione delle opposizioni gioca contro tutti loro. Oggi è la volta di Veltroni e del Pd; domani toccherà agli altri. E quando le opposizioni saranno espulse dall'agire democratico, toccherà anche a quelli che, all'interno del Pdl, proveranno a fare qualche distinguo.
Già il randello mediatico colpì, in passato, personaggi come Fini e Casini, quando provarono a distinguersi da Silvio Berlusconi. E, per tornare al parallelo precedente, dopo Biagi, Santoro e Luttazzi, non toccò solo a Sabina Guzzanti ma anche a Massimo Fini o, nel mondo del teatro, a Giorgio Albertazzi che certamente non sono militanti comunisti.
La Vigilanza non è un aspetto secondario, quel che è accaduto in quella Commisione con la maggioranza che in spregio a qualsiasi correttezza istituzionale decide chi eleggere tra le fila dell'opposizione, è solo il primo atto di un progetto molto più vasto: proprio quello della dittatura dela maggioranza che passa attraverso il pieno controllo dei mezzi di comunicazione.
Per questo è importante che da lunedì le opposizioni ritrovino piena unità e voce comune di fronte a questa delegittimazione che solo apparentemente coinvolge Walter Veltroni ma che interessa ognuno di loro.
Ritrovare piena unità e forza significa, per esempio, aderire anche alla proposta fatta da Rosy Bindi che prevede il ritiro di tutti i membri di opposizione dalla Commissione di Vigilanza. Serve un segnale forte. Solo dopo quel segnale è possibile sperare, almeno, di ripristinare qualche regola democratica e impedire la piena applicazione della dittatura della maggioranza.
di Giorgio Santelli

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