sabato 15 novembre 2008

Riccardo Villari: un frammento della diaspora Dc


Ma chi è Riccardo Villari? Cerchiamo di capirlo. Iniziamo dai commenti degli amici. Clemente Mastella ad esempio, rivendica la paternità politica del personaggio: «L'ho cresciuto io». Don Clemente, il re di Ceppaloni, s'improvvisa pittore e abbozza un ritratto del nuovo (pro tempore?) presidente della vigilanza Rai: «Abile, ma sfaticato». Il dottor Villari, nato da nobile famiglia partenopea, è un pezzo, anzi un frammento, della diaspora Dc. Da Rocco Buttiglione a Clemente Mastella, fino a Francesco Rutelli naturalmente passando per Ciriaco De Mita. Sulla fine dell'idillio con Villari, Mastella racconta: «Andò come sempre, crescono con me, poi quando arrivano in alto mi abbandonano: così, passò con Rutelli».
L'opposizione parlamentare tutta - da Veltroni a Di Pietro - chiede di fare un passo indietro al presidente della vigilanza Rai del Pd scelto dal Pdl. Lui niente, per ora non si muove. Dice di voler incontrare i presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani. Se ne parla all'inizio della prossima settimana. Di più: Villari sostiene di voler svolgere un ruolo di garanzia. «Le mie dimissioni? Dopo l'intesa su un nome condiviso». Il Capo dello Stato Napolitano afferma in una nota di «non avere titolo per pronunciarsi». Ma torniamo ai vecchi amici di Villari. Uno è l'ineffabile Sergio De Gregorio, quello che due giorni dopo le elezioni del 2006 passò armi e bagagli dalla dipietrista Italia dei valori all'armata berlusconiana. Ora lui ci tiene a dire: Villari non mi assomiglia per niente. «Di sicuro, Villari non è De Gregorio, perchè nel peggiore dei casi sposta i suoi interessi politici dall'opposizione alla maggioranza e non viceversa, come nel mio caso - precisa De Gregorio - Lo conosco come uomo mite e mai avrebbe accettato i voti di una minoranza, convinto come io lo ero che l'Italia andava liberata dal governo Prodi e dalla sinistra radicale». De Gregorio si crede un eroe del popolo delle libertà, tutte queste attenzioni per Villari gli fanno salire pericolosamente la pressione. Di figliol prodigo ce n'è uno solo ed è lui, nessun banchetto per Villari. Tanto è il livore di De Gregorio da fargli azzardare una dichiarazione politicamente pesante: è un complotto. Dice proprio così il senatore De Gregorio: «L'odore di santità che si eleva dalle giaculatorie a sostegno del neo-eletto presidente omette di evidenziare un terribile sospetto: vuoi vedere che Villari non si dimetterà e che l'imbarazzo costituito dalle candidature mancate degli uomini di Di Pietro sia stato superato da un inconfessabile accordo sottostante?». Tradotto significa che Veltroni & c. si sarebbero messi d'accordo con Berlusconi per evitare il dipietrista Leoluca Orlando alla presidenza di una commissione strategica come quella della vigilanza Rai. Veleno puro, insomma. 
Il caso diventa un dramma politico fra i due teorici - molto teorici - dialoganti Pd e Pdl. Scrivono in una nota congiunta i capigruppo democratici di Camera e Senato, Antonello Soro e Anna Finocchiaro: «Consideriamo quello compiuto dal Pdl un gesto di grave arroganza, una rottura istituzionale ed una vera e propria ferita alla prassi parlamentare». Solo un accenno a Villari: «Si è impegnato a rassegnare le dimissioni». Ma certo, il protrarsi della situazione crea non pochi malumori nel Partito democratico. Il Pd piange, il Pdl ride, anche e soprattutto perché ha vinto le elezioni ed ha un ampio margine parlamentare. L'ex Casa delle libertà si schiera a difesa del senatore democratico: Maurizio Gasparri sposa la linea De Gregorio, afferma che Pd e Idv «sapevano benissimo come sarebbero andate le cose». Fabrizio Cicchitto aggiunge: «Sarebbe gravissimo se il senatore Villari, legittimamente e liberamente eletto da una Commissione parlamentare fosse costretto a dimettersi». Non per caso De Gregorio è geloso.
Nell'opposizione inizia a circolare l'ipotesi di dimissioni di tutti i componenti di minoranza della commissione di vigilanza Rai, anche se l'Udc frena. Ma è nel Pd che si evidenziano i primi scricchiolii. C'è chi come Rosy Bindi è categorica: «Attendiamo le dimissioni. Se non dovessero arrivare, credo si debbano dimettere tutti i componenti di opposizione della commissione di Vigilanza Rai». C'è chi, come Enzo Carra, è convinto del fatto che «l'impasse in cui siamo caduti è frutto della superficialità del Pd». Chiusura con un'altra magnifica sciarada democristiana. Sempre Carra assicura: «Non ho votato per Riccardo Villari. È una menzogna sostenerlo». Scudocrociati si nasce.

di Frida Nacinovich

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