venerdì 21 novembre 2008

Una Croce Rossa profondamente malata



Commissariato, sfasciato, criticato: l'ente umanitario cerca un difficile riscatto

La situazione della Croce Rossa Italiana si fa di giorno in giorno più pesante. Conti in rosso, agitazione dei precari, commissariamento.

Dopo la presa in carico dell'ente pubblico da parte di un rappresentante dello Stato, l'avvocato Francesco Rocca, qualche giorno fa il presidente Massimo Barra ha scritto al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Oggetto della missiva la 'preoccupante questione relativa al personale precario' della Croce Rossa. La questione è una delle più urgenti, tra le molte che affliggono l'ente. I 1.900 precari a tempo determinato su un personale di quasi 5 mila lavoratori ne fanno l'unico ente del parastato con quasi la metà di precari in organico. L'appello di Barra a Letta dà l'idea di come la situazione stia precipitando. La Finanziaria 2008 prevedeva la stabilizzazione in favore del personale precario, che non è stata mai avviata. Le paure dei lavoratori sono più che giustificate, dato che a dicembre, allo scadere delle convenzione con i vari enti, scadrà anche il loro contratto, e potrebbero essere a rischio numerose attività svolte con il servizio sanitario nazionale, con i Comuni, le Regioni e le Prefetture. Attività fondamentali, come il trasporto infermi, il soccorso urgente, l'assistenza domiciliare e all'infanzia e via dicendo.
D'altro canto, però, la Croce Rossa Italiana vive una situazione anomala rispetto alle Società nazionali degli altri Stati. Almeno in Europa, infatti, è l'unica organizzazione che dipende economicamente e politicamente dallo Stato italiano, che versa nelle sue casse 400 milioni di euro all'anno e ha il potere di commissariarla se - ad esempio - il bilancio non è in regola. Il buco approfonditosi negli anni a causa di sperperi, distrazioni, consulenze esterne, appalti ed esternalizzazioni sarebbe di decine di milioni di euro. Stando alle parole del presidente uscente Barra (dettosi 'sconcertato' di non essere stato informato del commissariamento, avvenuto agli inizi di novembre), il giorno del suo insediamento, 28 dicembre 2005, "il deficit di cassa ammontava a 57 milioni di euro. Oggi è di quasi 19 milioni. Sfido chiunque a fare meglio", disse. Barra successe a Scelli, nominato nel 2003 dal governo Berlusconi. Con l'intervento in Iraq, l'emblema della Croce Rossa - che ha anche un corpo militare - accando alle divise dell'esercito italiano suscitò vive reazioni da parte del Movimento internazionale di Ginevra. Così, lo scorso anno, i presidenti della Federazione internazionale e del Comitato internazionale, scrissero a Prodi chiedendo di garantire 'l'indipendenza e la neutralità' della Croce Rossa Italiana come stabilito nello Statuto internazionale.

Lo Statuto italiano fu sottoposto a revisione, e il Sottosegretario Generale della Federazione internazionale Stephen Davey sottolineò, in una lettera a Barra, il suo interesse per la preparazione del nuovo documento. "Il processo di revisione deve andare a buon fine - scriveva Davey - perchè lo statuto della Cri non corrisponde alle esigenze minime del movimento. I membri della Cri devono essere sempre liberi di eleggere essi stessi i propri dirigenti, e non di vederseli imporre dalle autorità. La nomina di un commissario straordinario... non potrebbe che essere fortemente disapprovata dal movimento". Detto fatto. Il nuovo commissario avrà adesso il compito di sbrogliare la matassa che ha avviluppato l'ente durante gli anni di cattiva gestione. O quantomeno sciogliere i due nodi principali: stabilizzare i precari e farlo diventare davvero un'organizzazione corrispondente agli ideali del fondatore Henry Dunant: neutro, indipendente, imparziale.

di Luca Galassi

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/12843/Una+Croce+Rossa+malata

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