venerdì 21 novembre 2008

Un'economia che garantisca i diritti sociali


Non so se riusciranno a non pagare la crisi i milioni e milioni di persone sparse in tutti gli angoli del pianeta, che non hanno la responsabilità di averla causata. Ne avrebbero la forza se riuscissero a imporre ai propri governi di rappresentarli sia nell'apprestare le misure per fronteggiare questa crisi, sia nel progettare le riforme del sistema finanziario nella nuova Bretton Woods. Potrebbe quindi emergere un progetto che non escluda il riconoscimento dei bisogni umani dalla considerazione del governo del mondo, che non sacrifichi aspirazioni, dignità, diritti, al dominio del capitale. Lo avremmo già, se fosse rimasto qualcosa del protagonismo della sinistra, non i frantumi drammaticamente dispersi di quella alternativa, non l'afasia di quella moderata che, per aver aderito al neoliberismo, non ha il coraggio di riscattarsi. 
E dire che non avrebbe comportato un enorme sforzo di progettazione la domanda possibile, fondata, credibile, che avrebbe potuto, potrebbe e dovrebbe partire dai milioni di vittime che il capitalismo diffonde con la crisi scoppiata con la globalizzazione della sua irrazionalità e della sua endemica immoralità. La lotta di classe, la storia del mondo, la civilizzazione, qualche risultato lo ha pur prodotto. Lo ha prodotto in Occidente con la lotta del movimento operaio nel secolo scorso e le sue conquiste. Disconoscerle equivale a rinnegarle, ad introitare l'ideologia del neoliberismo che ha inculcato la persuasione della improponibilità di quelle conquiste e mira a relegarle tra i rifiuti. Accettare tale mistificazione, significa arrendersi alle «compatibilità del sistema». 
Il riferimento è ai diritti sociali, il cui costo sottrae ai profitti quei margini che i detentori e i gestori di capitali non vogliono mollare. Quei diritti che la falsa raffigurazione della crisi degli stati nazionali avrebbe reso inesigibili in ciascuno di essi. Ebbene, se lo sono diventati negli ambiti degli stati, se soltanto i grandi spazi possono garantirli, è in tale dimensione che devono essere assicurati, a cominciare da quella europea. Lo devono essere su scala planetaria, quella stessa nella quale si vuole disciplinare il mercato, per aver constatato gli effetti catastrofici della sua autoregolazione. Gordon Brown ritiene che la nuova Bretton Woods debba conferire al Fmi il potere di sorveglianza preventiva sulla finanza mondiale e di accertare e garantire la compatibilità tra ciclo finanziario ed economia reale. Perché, allora, non attribuire al Fondo, disinfestato dai virus liberisti, anche la funzione di imporre che le politiche finanziarie e tributarie dei singoli stati riservino quote consistenti della spesa iscritta nei rispettivi bilanci alla garanzia dei diritti sociali? Non è la rivoluzione mondiale che sto proponendo, ma un po' di democrazia, quella comprensibile dai diseredati di tutti i Paesi.
di Gianni Ferrara

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