giovedì 11 dicembre 2008

Chiusa "Unmik", Al via la missione "Eulex" dell'Ue: alla prova la sua «neutralità»


Uno arriva in Kosovo per vedere e raccontare dello “storico” passaggio di consegne tra i tutori internazionali dell’Onu e quelli dell’Unione europea e scopre che di importante, qui, c’è soltanto la festa musulmana del “Bayram”, la memoria del sacrificio di Abramo e l’occasione di bisbocce familiari in nome di una fede vissuta soprattutto come bandiera d’identità nazionale.
In Kosovo non accade un cavolo, è la notizia d’apertura.
Sottotitolo: in compenso si stanno creando le occasioni per aumentare il bordello prossimo futuro.
In Kosovo serve sempre la traduzione. Dichiarato ufficialmente bilingue, a Pristina si parla soltanto albanese, a Mitrovica soltanto serbo, e ovunque si comanda soltanto in americano. Cede qualche briciola di potere Unmik, che è l’amministrazione civile sotto bandiera Onu e sotto comando reale statunitense e piano piano (molto piano), subentra Eulex che, sotto la sigla dell’Unione si prende in carico chi già comandava ieri cambiandogli soltanto il cappello. Trasferimento di costi da New York (Onu) a Bruxelles (Eu), mentre i problemi lasciati irrisolti da Unmik avranno tempo di marcire con l’ibrido Eulex.
La mattina del passaggio formale di consegne ho fatto avanti e indietro tra la Pristina albanese e la Mitrovica serba e il solo cambiamento visivo è il colore dei fuoristrada che intasano le strade ghiacciate: dal bianco con scritta UN al blu di Eu Lex, scritta separata. L’imperio della Legge garantito da ieri in Kosovo dall’Unione europea. Ma quale legge? Quella che valeva nei nove anni di governatorato Onu sul Kosovo post bellico, quella dei magistrati albanesi del nuovo Kosovo indipendente, o quella dei magistrati del Kosovo serbo che fanno ancora riferimento ai codici jugoslavi?
Giri e rigiri tra le parole ambigue della diplomazia e torni sempre alla questione di partenza: Kosovo autonomo ma parte nazionale della Serbia o Kosovo indipendente ed albanese? Il pasticcio delle origini. Unmik aveva vissuto stentatamente nella paralisi Onu tra gli Stati Uniti padrini del Kosovo albanese ed il veto della Russia tutrice ortodossa della Serbia. L’Europa dell’Unione eredita il pasticcio con l’handicap della sua poco credibile neutralità.
L’Europa che conta, Italia compresa, ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo.
L’Europa che vorrebbe fare da arbitro giura di non essersi già venduta il risultato della partita.
Lo ha promesso al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite il 26 novembre (neutralità sullo “Status”), lo ha promesso alla Serbia democratica ed europeista di Boris Tadic. Neutralità che dovrebbe garantire larga autonomia alle enclavi e alla roccaforte serba di Mitrovica Nord per amministrazione, polizia e giustizia. A non essere contenti, a questo punto, sono gli albanesi del governo di Pristina che temono la formalizzazione della separazione di fatto tra un grande Kosovo albanese ed un piccolo Kosovo serbo.
Quasi a sorpresa, senza che nessuno abbia spiegato cosa sia cambiato nel frattempo, Eulex arriva formalmente ovunque tra l’apparante indifferenza dei litiganti. A fare cosa, resta ancora tutto da vedere. Da non crederci.
Per cogliere una parte dell’inganno occorre tornare alla domanda di partenza. Quale è la legge che la missione europea garantirà per il Kosovo? Già con le sigle la cosa non convince. La giustizia era garantita sino a ieri dal “KSPO”, che devi tradurlo in Ufficio Speciale dei Procuratori (accusatori) per il Kosovo. Qualche cosa di simile ai nostri “Pubblici ministeri”. Eulex cambia sigla e sostanza scegliendo la sigla “SPOK”, dove lo Special Office dei cacciatori di criminali fa riferimento alla “Repubblica del Kosovo”. Per stare alla lettera, la sigla corretta dovrebbe essere "Spork", ma purtroppo c’è poco da scherzare. Patata bollente tutta italiana questa. Al vertice del settore giustizia di Eulex il magistrato Alberto Perduca, ex pretore d’assalto di Torino da anni ormai nell’impalpabile mondo delle missioni internazionali.
Nell’attesa di poterlo sentire, anticipiamo le domande.
Caro Signor Giudice, vale la garanzia di autonomia anche giudiziaria per le minoranze kosovare giurata al Consiglio di sicurezza Onu del segretario generale Ban Ki Moon, o vale quanto dichiarato alla stampa kosovara dal generale francese Yves de Kermabon, capo operativo di Eulex, secondo cui, dei sei punti dell’accordo Onu (l’autonomia per la minoranza serba) “proprio non se ne parla”? Così fosse, andare in giro con la sigla Eulex per Mitrovica nord potrebbe diventare estremamente pericoloso.
Le altre curiosità riguardano gli atti di competenza dei “Prosecutors” Unmik e destinati a quelli Eulex. Fascicoli di polizia da non perdersi per strada. Certamente nessuna archiviazione “politica”. Da attendersi anzi un rilancio delle inchieste sul migliaio di fascicoli per crimini di guerra avviate dai magistrati Unmik e in attesa di altre indagini.
Forse potremo contare su una collaborazione delle forze di polizia kosovaro-eulex con la magistratura inquirente che prima era stata zoppicante. Forse potrebbe venire alla luce, fosse solo per prendere la strada del tribunale internazionale dell’Aja sui crimini di guerra nella vecchia Jugoslavia, quel fascicolo in cui si parla dell’espianto di organi da prigionieri di guerra serbi e del loro commercio internazionale. Ne parla persino Carla Del Ponte nel suo libro.
Se serve un indirizzo, se ne sta interessando l’altro ex magistrato svizzero al tribunale internazionale, Dick Marty. Argomento di attualità. Notizia di fine novembre sulla stampa kosovara. L’arresto di un anziano e ricco israeliano giunto a Pristina accompagnato da un giovane e di un noto chirurgo specializzato in trapianti, ambedue di nazionalità turca. Una clinica iper efficiente sorta a Pristina dopo i fasti dell’indipendenza, un rene in meno per il povero ragazzo turco, un rene nuovo per il ricco beneficiario del trapianto. La fuga del noto chirurgo. Quesiti semplici, come vedete. Risposte decisamente difficili per il sovraccarico di responsabilità italiane che c’è piombato addosso attraverso il rappresentante personale del segretario generale Onu, l’ambasciatore Lamberto Vennier e il comandante di tutte le forze Nato qui, il generale Giuseppe E. Gai.
Atto di grande fiducia internazionale o l’antico gioco del cerino acceso?
Occhio ai polpastrelli nazionali.
di Ennio Remondino

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