
Dopo le sanzioni che furono imposte a Cuba dagli Stati Uniti nei primi anni sessanta, per decenni l\'economia cubana si era appoggiata all\'Unione Sovietica che, oltre ad acquistare a prezzi superiori a quelli di mercato le materie prime cubane, forniva all\'isola caraibica aiuti economici anche sotto forma di prodotti a prezzo agevolato.
Secondo alcuni analisti politici la rivoluzione che abbatté il regime di Batista, nata come semplice guerra di liberazione da un tiranno, prese poi le caratteristiche di "socialista" per necessità, in pieno periodo di guerra fredda, per rispondere alla chiusura americana e per avere un partner potente.
I legami tra i due paesi erano così forti che nelle scuole si studiava anche la lingua russa e gli scambi culturali erano all\'ordine del giorno.
Il crollo dell\'impero sovietico aveva poi portato all\'improvvisa interruzione delle politiche di aiuti, almeno nel significato precedente.
Ma dopo l\'incontro avvenuto nei giorni scorsi all\'Havana, tra Raoul Castro ed il presidente russo Dimitri Medvédev, ci sarà un ritorno alla vecchia collaborazione, certamente diversa dalla precedente, ma sicuramente importante, a partire dal campo economico cui seguiranno altri settori strategici.
Non è un caso che l\'incontro avvenga dopo che, da qualche tempo, le relazioni Russia-Usa si sono raffreddate e dopo la visita dello stesso Medvédev a Caracas (primo presidente russo della storia a farlo) a suggello di una strettissima collaborazione con il paese guidato da Chavez in campo economico, nucleare e militare.
In sostanza la Russia vuole entrare in America Latina e per farlo ha scelto il suo vecchio partner ed il paese più attivo del continente nella politica antiamericana. Forse ci sbagliamo ma è probabile che la Bolivia possa essere la prossima nazione con la quale potranno concludersi altri accordi.
di Paolo Menchi
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