lunedì 1 dicembre 2008

Due miliardi in ostaggio di 25 terroristi


Mentre gli scontri a fuoco nella capitale economica e finanziaria dell’India erano ancora in corso, già si profilavano le prime gravi ripercussioni: un inasprimento delle tensioni fra i due vicini antagonisti – India e Pakistan – e la possibilità che i musulmani di tutto il mondo si ritrovino nuovamente, come all’indomani dell’11 settembre, ad essere accomunati ad un’esigua minoranza violenta

Mentre scrivo, il 27 novembre 2008, la grottesca resa dei conti a Mumbai è ancora in atto. Un gruppo di terroristi è entrato nella megalopoli indiana dal mare, il 26 novembre 2008. Una volta giunti all’interno della città, essi hanno scatenato un’ondata di terrore senza precedenti in una delle più grandi città del mondo.

Nelle ore successive, gli spari, le esplosioni, la cattura di ostaggi, hanno fatto sì che centinaia di persone rimanessero intrappolate negli scontri a fuoco. Oltre cento morti sono già stati accertati, insieme a diverse centinaia di feriti. Il capo della squadra antiterrorismo di Mumbai, Hemant Karkare, e diversi alti ufficiali sono stati uccisi. Il Taj, un elemento costante nel cangiante panorama urbano della città, ha continuato a bruciare per due giorni.

Se la responsabilità degli attacchi non è stata ancora attribuita ad un gruppo preciso, le voci e le supposizioni si moltiplicano: alcuni accusano una diramazione locale dei Mujahideen Indiani, identificata con il nome di ‘Mujahideen del Deccan’, altri invece puntano il dito contro il gruppo Lashkar-e Taiba, che ha le proprie basi in Pakistan.

Secondo una valutazione di intelligence emessa da StratFor (Strategic Forecasting, meglio nota come StratFor, è una agenzia di intelligence privata, fondata nel Texas nel 1996 (N.d.T.) ), il governo indiano, che si appresta ad affrontare le imminenti elezioni, sarebbe propenso ad attribuire la responsabilità a questo secondo gruppo, cosa che permetterebbe a Nuova Delhi di assumere una posizione più dura nei confronti del Pakistan. Il discorso alla nazione del primo ministro Manmohan Singh, che si è concentrato sui “legami esterni” di coloro che hanno compiuto questi attacchi, rende più concreto il timore che gli eventi di questi giorni inaspriranno ulteriormente i rapporti fra l’India ed il Pakistan. Questo deterioramento dei rapporti lascerebbe Islamabad in una debolezza strategica, con due grandi paesi come gli Stati Uniti e l’India determinati a punire lo stato pakistano per le azioni di gruppi non-statuali che si suppone abbiano legami con esso.

Tuttavia, gli aspetti strategici del conflitto rappresentano solo uno fra i possibili livelli di analisi della macabra saga; un altro livello è rappresentato dall’incredibile fardello che l’ennesimo attacco terroristico di alto profilo scarica sulle spalle dei due miliardi di musulmani nel mondo. Le minoranze musulmane in diversi paesi, già punite attraverso l’imposizione di stereotipi negativi, e diffamate come intrinsecamente violente, dovranno ora contrastare un carico di pregiudizi ancora maggiore. Ancora una volta il mondo è stato stordito da terroristi “islamici”, la cui spietatezza e disumanità ha ottenuto l’attenzione mondiale, attirando ancora una volta i riflettori su una religione presa in ostaggio.

Mentre la tragica saga di Mumbai continua, e gli slogan corali sul “terrorismo islamico” vengono diffusi da mezzi di informazione mondiali interamente devoti all’inveterato modello dello scontro di civiltà, in pochi si soffermeranno a considerare il fatto che nel vicino Pakistan, un paese musulmano, circa 500 musulmani hanno perso la vita a causa di attacchi suicidi, solo quest’anno.

Secondo il Christian Science Monitor, oltre 33 attacchi suicidi hanno avuto luogo quest’anno in Pakistan, facendo sì che questo paese superi l’Iraq per il numero di attacchi suicidi compiuti in un anno. Negozianti innocenti, bambini, uomini della sicurezza, donne, sono stati tutti vittime dell’ira di gruppi che cercano di rovesciare il governo pakistano e di distruggere ogni brandello di normalità nella regione. Nel più noto di questi attacchi, meno di un anno fa, il Pakistan ha perso il suo leader politico più importante, Benazir Bhutto, lasciando il paese stordito dalla barbarie degli attentatori.

Come ha detto Salman Masood, che ha trattato molti di questi attentati per il New York Times, “forse ora gli indiani comprenderanno come si sentono i comuni pakistani – impotenti, assediati, e pessimisti per il futuro”.

Tuttavia, questa possibilità di reciproca comprensione facilitata dalla comune esperienza di dover subire la disumanità del terrorismo è uno scenario improbabile. Piuttosto, le tensioni religiose probabilmente cresceranno, sia all’interno dell’India che fra l’India e il Pakistan. I musulmani indiani, già emarginati e privati dei loro diritti, probabilmente dovranno fronteggiare l’urto della collera indiana. Discriminati economicamente, circa il 33% di essi vive al di sotto della soglia di povertà. Circa metà delle donne musulmane è analfabeta, ed oltre un quarto dei bambini musulmani tra i 6 ed i 14 anni non ha mai frequentato la scuola.

Coloro che appartengono a questa minoranza già di per sé assediata, dotati di una limitata possibilità di influenzare la politica o di rivendicare i propri diritti all’interno dello stato indiano, probabilmente saranno ulteriormente discriminati: facili vittime su cui sfogare la collera di una nazione desiderosa di vendicare l’orrore scatenato a Mumbai.

Gli attacchi di Mumbai rappresentano ancora un altro episodio nella crudele ed apparentemente infinita saga del terrore che sembra tenere il mondo prigioniero nella sua morsa. Siccome l’ultimo attacco è rivolto contro dei non musulmani, i musulmani nel mondo dovranno di nuovo affrontare sguardi indagatori e domande riguardanti il rapporto fra la loro fede ed il terrorismo. Ancora una volta, i comuni musulmani saranno messi sotto esame, ed accomunati a quella minoranza che ha preso in ostaggio la loro religione.

In sostanza, come i diciannove che fecero crollare il World Trade Center sette anni fa, i venticinque terroristi che hanno compiuto questa distruzione a Mumbai sono riusciti ancora una volta a prendere in ostaggio due miliardi di musulmani nel mondo. Poche persone nel mondo si soffermeranno a riflettere sul fatto che i comuni musulmani sono altrettanto indifesi di fronte alla scellerata agenda del terrore di quanto lo sono cristiani, ebrei, o indù. Per quanto siano sinceri gli sforzi dei musulmani di condannare il terrorismo, per quanto persistenti siano le loro denunce, è improbabile che essi otterranno l’attenzione di un mondo furioso che rifiuta di vedere il terrorismo come un progetto contro l’umanità, invece che come una campagna portata avanti dai musulmani del mondo contro tutti coloro che vi si oppongono.

La sfida che il mondo ha di fronte è immensa. Il terrore genera paura, e la paura è una forza che acceca. Questo attacco terroristico permetterà all’India ed al mondo di andare al di là delle apparenze e di riconoscere che la guerra non è fra musulmani e non musulmani, ma contro una minoranza determinata e spietata che odia e distrugge musulmani, ebrei, cristiani, ed indù impunemente?

Oppure il mondo, barcollante sotto il peso senza precedenti della crudeltà del terrorismo, ancora una volta punterà il dito dell’accusa contro 2 miliardi di musulmani?

Oggi tutto il mondo è schierato con la nazione indiana, come era schierato con l’America nei giorni successivi all’11 settembre. L’India sfrutterà questa solidarietà internazionale per costruire quel vasto consenso contro il terrorismo che l’America non riuscì a costruire? Essa deve trascendere l’avido desiderio di vendetta e rispondere, invece, con la prudenza di un leader mondiale che riconosce l’urgente necessità di ridefinire la guerra al terrore in modo che questa guerra unisca, invece di dividere.

di Rafia Zakaria

Rafia Zakaria è un’avvocatessa di origini pakistane che vive negli Stati Uniti; è ‘John Edwards Fellow’ presso l’Indiana University, dove insegna Diritto Costituzionale e Filosofia Politica; scrive regolarmente sul quotidiano pakistano Daily Times, dove questo articolo è stato pubblicato il 28/11/2008

Titolo originale:

25 terrorists, 2 billion hostages


Traduzione: arabnews

Link: http://www.arabnews.it/2008/11/30/gli-attacchi-di-mumbai-25-terroristi-2-miliardi-di-ostaggi/


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