domenica 14 dicembre 2008

...e i diritti dei palestinesi?


In occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, Karen AbuZayd, Commissario Generale dell’UNRWA, l’agenzia dell’ONU per i profughi palestinesi, ha richiamato l’attenzione sui diritti dimenticati dei palestinesi e sulla drammatica situazione umanitaria in cui versa Gaza. Questo articolo è apparso l’11 dicembre sul sito dell’agenzia di notizie Ma’an News. Per avere una panoramica più ampia della situazione di Gaza si può prendere visione della puntata di questa settimana de “Il Chiosco – sguardo sulla stampa euro-araba”

La giornata di oggi segna il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, un documento fondamentale del nostro tempo, nel quale la comunità mondiale ha riconosciuto che “l’intrinseca dignità e gli uguali ed inalienabili diritti di tutti i membri della famiglia umana” sono “il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”.

Fedele alla sua nobiltà di spirito, tale documento dichiara che “l’avvento di un mondo nel quale gli essere umani saranno liberi dalla paura e dal bisogno” è “la massima aspirazione dei popoli”.

Sessant’anni dopo, il divario fra la retorica e la realtà, soprattutto nel caso del popolo palestinese, dovrebbe essere motivo di un esame di coscienza globale. La necessità di cancellare questo divario e di dare un significato sostanziale alla tutela dei palestinesi non è mai stata più grande.

L’ex Alto Commissario per i Diritti Umani, Mary Robinson, ha dichiarato che quella che si sta distruggendo a Gaza è un’intera civiltà. Desmond Tutu ha definito questa distruzione “un abominio” (Desmond Tutu fu il primo arcivescovo anglicano di colore di Città del Capo; acquisì fama mondiale come oppositore dell’apartheid; nel 1984 gli fu assegnato il premio Nobel per la pace; egli fece la dichiarazione citata in questo articolo al termine di una visita a Gaza in qualità di inviato dell’ONU, alla fine del maggio 2008 (N.d.T.) ).

Il Coordinatore Umanitario per i territori palestinesi occupati, Maxwell Gaylard, ha affermato che a Gaza si sta verificando “una massiccia aggressione” contro i diritti umani.

Più di recente, il Commissario Europeo Louis Michel ha definito il blocco di Gaza come “una forma di punizione collettiva contro i civili palestinesi, che è una violazione della Legge Umanitaria Internazionale”.

Le statistiche sulle uccisioni avvenute nei territori palestinesi occupati debbono certamente spingerci ad interrogarci sul nostro impegno a difendere il diritto alla vita, il più fondamentale di tutti i diritti, protetto da un ampio spettro di strumenti giuridici internazionali. Più di 500 palestinesi sono stati uccisi soltanto quest’anno, fra cui 73 bambini, in conseguenza del conflitto. Più del doppio rispetto alle statistiche del 2005. Sull’altro fronte, 11 israeliani hanno perso la vita quest’anno.

Il cessate il fuoco non ufficiale a Gaza è stato accolto favorevolmente sia dagli israeliani che dai palestinesi. A difesa dell’inviolabilità della vita umana, noi speriamo che esso continui sostanzialmente a resistere, malgrado le recenti violazioni.

Il diritto alla libertà di movimento sancito dall’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo rimane anch’esso soltanto una lontana speranza per molti palestinesi. Il disumano blocco di Gaza che, come hanno affermato molti alti responsabili dell’ONU, punisce in maniera collettiva un milione e mezzo di persone, e gli oltre 600 posti di blocco che costituiscono un ostacolo fisico al movimento in Cisgiordania, ci ricordano tristemente l’incapacità della comunità mondiale di difendere questo articolo.

Con circa 10.000 palestinesi nelle prigioni israeliane, fra cui 325 bambini, la dichiarazione che “ognuno ha il diritto alla libertà ed alla sicurezza della persona”, e che nessuno dovrebbe essere sottoposto a trattamenti crudeli, disumani o degradanti, oggi risuona tristemente. Ad aggravare questi abusi vi sono statistiche che attestano l’assenza di tutela riguardo ad un’ampia fascia di diritti sociali ed economici. Un numero straordinariamente alto di abitanti di Gaza – più di metà della popolazione – vive attualmente al di sotto della soglia di povertà.

Questa è una crisi umanitaria. Ma si tratta di una crisi che è deliberatamente imposta da alcuni attori politici e dalle scelte che essi hanno compiuto. E’ il risultato di politiche che sono state imposte al popolo palestinese. Non è forse ora di riconsiderare queste politiche e di cercare un nuovo approccio? Non è ora di interrogarci nuovamente sul nostro impegno a difesa dei nobili principi della Dichiarazione Universale?

D’importanza centrale, fra tutti questi diritti, è il diritto all’autodeterminazione, il diritto ad uno Stato, del quale i palestinesi sono stati privati attraverso 60 anni di esilio e di espropri. I diritti sono protetti al meglio nel contesto di uno Stato, e noi dell’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East), incaricati di portare assistenza fino a quando la questione dei profughi non sarà risolta nel contesto di un accordo di pace definitivo, siamo consapevoli di questo come qualsiasi altro operatore umanitario che lavora oggi in Medio Oriente.

L’abisso che separa le parole dalle azioni desta incredulità in molti palestinesi. Rinchiusi all’interno di Gaza, o in attesa davanti ai checkpoint della Cisgiordania, essi sono in prima linea fra quelle aree in cui l’assenza di protezione è avvertita più acutamente. Il risultato è stato un crudele isolamento dalla comunità mondiale, alimentato dall’inazione del sistema internazionale. Un isolamento che conduce ad un senso di disperazione e di abbandono. In simili circostanze, il radicalismo e l’estremismo prendono piede facilmente.

Ma tutto questo può essere cambiato, e la tutela dei diritti è il punto da cui partire. Facciamo in modo che la protezione dei diritti dei palestinesi sia il denominatore comune di tutti i nostri interventi. Traduciamo in realtà la visione di coloro che firmarono la Dichiarazione Universale. La prolungata incapacità di farlo va a universale vergogna di tutti noi.

di Karen AbuZayd

Karen AbuZayd è Commissario Generale dell’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency); in precedenza la AbuZayd aveva lavorato per l’Ufficio dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati (UNHCR)

Titolo originale:

Protecting Palestinian rights is a universal obligation

Traduzione: arabnews

Link: http://www.arabnews.it/2008/12/13/i-diritti-dimenticati-dei-palestinesi/

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