giovedì 25 settembre 2008

Napoli:Per Chiaiano e Marano San Gennaro non si è ancora svegliato

San Gennà quand te scit?
Angela Mauro
Per Chiaiano e Marano San Gennaro non si è ancora svegliato.
Eppure le hanno provate tutte i residenti di questi due centri del napoletano, il primo frazione di Napoli, il secondo municipio a sè, quasi contigui tra loro, entrambi colpiti da quella che definiscono l'«ennesima maledizione di un territorio già messo male...». 
Le hanno provate tutte per opporsi alla realizzazione della discarica voluta dal governo Berlusconi quale soluzione dell'emergenza rifiuti a Napoli: cava Lallero, ex poligono militare, nel bel mezzo del Parco regionale delle colline, in territorio di Chiaiano, può contenere 700mila tonnellate di rifiuti. La filastrocca per San Gennaro se l'è inventata Matilde Cusano, insegnante e madre, che, come tanti altri suoi concittadini, ogni giorno, ormai da mesi, trova il tempo per darsi da fare nel comitato per il "no alla discarica". I versi per il Santo Patrono partenopeo li ha scritti in occasione della visita del comitato dal Cardinale Crescenzio Sepe. Un buco nell'acqua (sia la visita che la preghiera, evidentemente) visto che proprio l'arcivescovo di Napoli ha messo a disposizione del governo l'ex cava di tufo che dovrebbe ospitare la discarica. Il sito è infatti di proprietà dell'Arciconfraternita dei pellegrini, i frati francescani che ogni mattina all'alba portano la colazione agli immigrati che si raccolgono in strada, vicino alla chiesa dedicata al patrono locale San Castrise, nella speranza di trovare un lavoro occasionale. 
Storia complicatissima, «soprattutto quando la Chiesa non è dalla tua», ti dicono a Marano. Al presidio permanente, allestito sotto un gazebo alla rotonda Titanic, luogo dal nome sinistro tra Marano e Chiaiano, si riflette sul fatto che da quando, prima dell'estate, Sepe ha dato l'ok al governo, molti parroci non sono più in prima linea nelle iniziative anti-discarica. «In risposta, nel mio quartiere molta gente non ci va più a messa», ti racconta Francesco, signore sui 60, repubblicano doc che per le politiche non vota da tempo, residente a Poggio Vallesana, uno dei quartieri più vicini alla cava (futura discarica) dei francescani. Chi non va più a messa, chi invece ha scelto di rintanarsi con i preti, chi è ancora offeso per le parole di don Luigi Merola, parroco di Forcella, che questa primavera associò i manifestanti alla camorra. Ad ogni modo, il presidio resta vivo. Pur perdendo pezzi, gli irriducibili anti-discarica continuano a provarle tutte. Se San Gennaro non vuole sentire, si prova con San Pietro: sabato scorso un bus di circa 50 persone è partito alla volta del Vaticano per esporre striscioni e distribuire volantini. In questi mesi hanno cercato di "disturbare" ogni visita di Berlusconi a Napoli. Questa settimana, sono andati anche alla "Mostra d'oltre mare", nella città partenopea, con l'ennesimo cartello: «Il Parco delle colline tra menzogne e intrallazzo lo fanno diventà il parco della monnezza». Non si danno pace, anche se i militari dell'esercito inviato da Berlusconi ormai presidiano la cava che le autorità vorrebbero funzionante già dai primi di ottobre. «Non ce la faranno, a meno che non facciano una finta bonifica, cosa che temiamo...», scommettono al presidio mentre preparano la manifestazione di sabato prossimo. Corteo dalla metro di Chiaiano fino a Marano, conclusione in via Cupa dei cani, a qualche centinaio di metri dall'ingresso della cava, poco prima del posto di blocco di polizia. La presentano come la prima mobilitazione di una certa portata dopo le vacanze estive. «Ci puntiamo molto - dice Matilde - a giugno in piazza eravamo 15mila, speriamo di superare quella cifra».
«Dai francescani ci siamo andati - raccontano a Marano - Ma come? Fratello sole, sorella luna e poi proprio voi dite sì alla discarica? Così gli abbiamo detto. Non ci hanno risposto granchè, pensiamo abbiano avuto ordini superiori... Ah l'obbedienza dei frati...». Ma, se la chiesa latita, gli anti-discarica possono ancora contare sul sindaco di Marano. Certo, non è moltissimo visto che Salvatore Perrotta, eletto con il Pd ed ex diessino, si trova a dover gestire il ricatto politico quotidiano dei consiglieri della ex Margherita costituitosi in gruppo indipendente, 11 persone che se votassero con l'opposizione (7 consiglieri) metterebbero l'amministrazione in minoranza. Il consiglio ha già votato all'unanimità per il no alla discarica, ma adesso Perrotta sta resistendo all'offerta di compensazione avanzata, per il governo, dal sottosegretario all'emergenza rifiuti Guido Bertolaso. Oltre 500 milioni di euro per i 37 comuni campani interessati agli impianti di trattamento dei rifiuti. Molti hanno accettato (a Savignano e Sant'Arcangelo Trimonte le discariche sono già attive). Perrotta ha detto no, ma è dura. «Mi sento isolato - lamenta - spero che anche Mugnano (comune limitrofo, ndr.) resti dell'idea di non accettare, che non si pieghi alle pressioni...».
Del sindaco tutti dicono bene. Dei partiti, meno. Compresi quelli della sinistra. «Da un po' di tempo non li vediamo al presidio. Di Rifondazione ci è rimasto l'appoggio di alcuni compagni di base, i dirigenti non si fanno più sentire...». E allora? Si fa da soli. Il comitato si auto-tassa pure per portare avanti la battaglia. Circa 6.500 euro sono stati spesi per il solo ricorso al Tar (che si pronuncerà l'8 ottobre), per non parlare delle altre spese: assistenza legale e medica quando ce n'è stato bisogno (nelle manifestazioni più "movimentate" di alcuni mesi fa), costo dei viaggi. Ci si auto-tassa e auto-organizza anche per dare lezioni sulla gestione dei rifiuti. Il patrimonio di conoscenza accumulato in questi mesi di protesta è immane. Al presidio non ce n'è uno che non sappia parlarti con cognizione di causa di raccolta differenziata, compostaggio, inceneritori. 
Strumenti informativi strappati con i denti, contesi alle istituzioni. E ora sono patrimonio collettivo tanto che un gruppo di giovani volontari, quasi tutti studenti universitari, è riuscito a mettere su un piccolo circuito di raccolta differenziata a Marano. Niente che riesca a coprire il fabbisogno della cittadina (60mila abitanti), ma efficace per dimostrare che riciclare si può. «La gente risponde bene - dice uno dei volontari, Alessio, 24 anni - Al centro di raccolta, allestito su un sito del comune (il luogo è evocativo: via Che Guevara, ndr.), separiamo carta, plastica e alluminio che poi vengono trasportate in aziende dei dintorni per il riciclaggio». Il trasporto è gestito da aziende convenzionate con il comune. Loro, Alessio e gli altri ragazzi, non prendono un euro e non ci pensano nemmeno a trasformare il loro sforzo in lavoro vero e proprio. «No, perchè nel momento in cui cominciano a girare soldi arrivano anche infiltrazioni criminali», osserva Alessio. La speranza è di lasciare tutto al comune, a fine esperimento. Perrotta sta cercando di mettere su un'altra gara d'appalto per la differenziata: la prima, tempo fa, andò deserta. «Il governo prima mi ha detto che il consorzio unico di Napoli e Caserta avrebbe gestito la raccolta differenziata in ogni comune», racconta il sindaco. A Napoli il servizio è partito, ma solo nella zona dei Colli Aminei e per soli 10mila abitanti, su una popolazione di un milione e 300mila napoletani. «Dopo - continua il sindaco - hanno ritrattato, mi hanno detto che Marano può provvedere da sè, stiamo organizzando la gara. Certo, lasciarci così da soli, senza risorse, non è un bel gesto. Per noi non è facile...».
La raccolta differenziata è la punta di diamante delle proposte alternative avanzate dal comitato anti-discarica, insieme a: "riduzione degli imballaggi a monte" (per tagliare del 50 per cento la massa dei rifiuti), recupero della materia e riciclaggio, ricerca di sistemi alternativi agli inceneritori perchè, si legge in uno dei numerosi dossier tecnici, «i rifiuti campani spediti in Germania non vengono inceneriti ma differenziati e riciclati». «Non serve continuare a costruire inceneritori: ingoiano tutto quello che gli si dà da bruciare, rilasciando scorie pericolose», si sgolano a Marano pensando anche al termovalorizzatore di Acerra - che il governo vorrebbe mettere in funzione a inizio 2009 - e a quello di Napoli - che il governo vorrebbe realizzare, come se non bastassero i già attivi inceneritori di Santa Maria La Fossa e Salerno. Citano uno studio condotto nel 2004 dall'Istituto Superiore di Sanità: alta incidenza di tumori e malformazioni alla nascita nelle zone dove sorgono i cosiddetti "termovalorizzatori". Ne sanno di cose sulla sanità. Oltre che nel Parco delle Colline, Marano e Chiaiano sono immerse nella zona ospedaliera di Napoli: il Caldarelli, il Policlinico, il Monaldi e gli altri nosocomi presenti non sono evidentemente serviti per convincere le autorità che una discarica in zona non è una fantastica idea. E non è servito nemmeno il monito di numerosi medici, da sempre al fianco dei manifestanti. Servirà la voce degli agricoltori della zona? 
Raffaele Di Guida non sa più cosa aggiungere. Sa solo che da casa sua, masseria che nel Parco delle Colline produce ciliegie, la discarica si vede benissimo, è lì a poche centinaia di metri in linea d'aria. Negli anni la sua famiglia, ettari ed ettari di terreno coltivati da generazioni, ha resistito ai tentativi di speculazione edilizia della Camorra e non solo, racconta. «E ora che questa zona è parco (istituito nel 2003, copre un quinto del territorio comunale di Napoli, ndr.), ora che dovrebbe essere protetta dalla legge regionale, ci arriva la monnezza...», dice Raffaele che con la famiglia si è già rivolto a un avvocato, auto-tassandosi pure lui come il comitato. Gli hanno detto che sulle sue terre passeranno ogni giorno 139 tir carichi di rifiuti. Lo preoccupa il percolato che riverseranno sul suolo. Cosa che non sembra preoccupare il presidente dell'Ente Parco, Agostino Di Lorenzo, accusato dagli anti-discarica per non aver dato battaglia contro l'utilizzo di una delle 13 cave del parco per l'emergenza rifiuti (la cava del Poligono è dei francescani, come si diceva; le altre sono in parte private, alcune della Fibe; altre ancora sono dell'ente Parco). 
Sulle possibili perdite di percolato dagli autocompattatori si concentrano i timori della popolazione, anche fuori dal perimetro della masseria di Raffaele. Chi è stato nelle vie che da Napoli portano a Chiaiano e Marano sa quanto sono strette e trafficate. Corso Santa Maria a Cubito e poi via Cupa del cane: circa 7 km in una carreggiata larga al massimo sei metri. «Qui la zona è intasata a tutte le ore», fa notare Michele, marito di Matilde, cassintegrato dell'Olivetti che ora si dedica ai senzatetto di Napoli, oltre che alla battaglia anti-discarica. Tra le mani, i dossier collezionati dalla comunità, le relazioni dei tecnici, gli articoli, come quello in cui il professor Franco Ortolani, ordinario di Geologia all'università Federico II di Napoli, fa notare che i decreti varati a maggio dal governo individuano siti per discariche «senza una verifica di fattibilità geologica e ambientale preventiva». In particolare, il progetto di Chiaiano, continua il docente, si basa «su dati sbagliati, circa l'instabilità della cava». Leggi: pericolo di frane.
«Qui non sono malati di sindrome "Nimby", "not in my backyard", non nel mio giardino», dicono pure i ragazzi del centro sociale Insurgencia di Capodimonte, sempre presenti al presidio di Marano. Qui l'elenco delle ragioni per il "no" non termina mai e comprende tra le altre cose un timore che viene pronunciato a mezza bocca: il rischio che in discarica ci finiscano anche i rifiuti nocivi trafficati dalla Camorra. «Ma qui non la aprono la discarica», dice convinto un signore. La roccaforte Chiaiano-Marano, irriducibile nella protesta contro il piano del governo per l'emergenza rifiuti in Campania, non mollerà, fanno capire. L'idea è di bloccare gli autocompattatori? Si vedrà. Intanto, sabato, corteo.

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