venerdì 26 settembre 2008

Milano, si ferma il processo Mediaset


ROMA - Scuote la testa, il presidente dell'Anm 
Luca Palamara, e dal palco del congresso dell'Ucpi, dopo l'intervento durissimo del guardasigilli Angelino Alfano, afferma di sentire "un'aria di regolamento di conti" nei confronti delle toghe. 

Al presidente dell'Anm non sono affatto piaciute le dichiarazioni del Guardasigilli. E di fronte alla platea del congresso degli avvocati ma in assenza di Alfano che se ne è andato subito dopo il proprio discorso, Palamara cerca di replicare punto per punto, precisando a più riprese che "la magistratura è davvero arroccata" quando si tratta di "difendere la propria autonomia" e rilancia tirando in mezzo gli avvocati con i tempi e le modalità processuali. 

Alfano aveva attaccato frontalmente i magistrati: basta "veti" e "attacchi preventivi" da parte dell'Anm. Un vero e proprio "cartellino" giallo per l'associazione sindacale delle toghe con l'aggiunta dell'annuncio che il ministro non intende più firmare "al buio" gli incarichi al vertice della magistratura che, secondo il Guardasigilli "sono lottizzati". E Alfano, a titolo esemplificativo, lamenta anche l'"aggressione" ricevuta dall'Anm sul dl sulle sedi disagiate. Un provvedimento fatto "in ossequio al Csm", che aveva sollecitato incentivi per i magistrati che vanno negli uffici giudiziari di frontiera e per dare "la massima efficienza". Ma che è stato bocciato dall'Anm come una "risposta sbagliata". "Non è questo il modo di collaborare con la politica - lamenta il ministro - Noi non accettiamo attacchi preventivi. Noi vogliamo il dialogo ma non il chiacchiericcio che non porta a niente. Vogliamo decidere e non intendiamo fermarci davanti ai veti dei magistrati" ha aggiunto tra gli applausi. 

E il ministro della Giustizia ha assicurato: il pubblico ministero non verrà mai sottomesso al potere esecutivo. "Siccome nulla è eterno, e conoscendo i rapporti di alcuni dell'opposizione nel confrontarsi con i magistrati sul rapporto tra politica e giustizia, voi pensate davvero che potremmo consegnare ai futuri governi un pm sottomesso all'esecutivo?". E chiarisce: "Se non credete alla nostra virtù credete almeno al nostro pragmatismo".  "Non mi aspettavo l'attacco del ministro: così non lo avevo mai sentito. Al momento - conclude Palamara - non mi pare ci siano le condizioni per il dialogo". 

Fonte: Repubblica

I giornalisti di Liberazione scendono in sciopero immediato.

Liberazione in Sciopero

I giornalisti di Liberazione scendono in sciopero immediato. Il quotidiano di domani non sarà in edicola mentre i redattori organizzeranno a partire da mezzogiorno un presidio aperto alla stampa e a tutta la cittadinanza nella sede del giornale in viale del Policlinico 131 e davanti allo stesso edificio che ospita la direzione del Prc, azionista unico della società editrice Mrc.
Da mesi la redazione attende di conoscere, come è suo preciso diritto contrattuale, la reale situazione finanziaria del giornale mentre impazzano le voci più disparate e mai smentite sul deficit di bilancio e incombe lo spettro ulteriore del taglio pesantissimo dei finanziamenti pubblici ai giornali di partito e cooperativi.
Da mesi i lavoratori aspettano di conoscere le intenzioni dell'Editore sul futuro dell'impresa, sulla difesa di una voce quotidiana della sinistra e sulla sorte di sessanta posti di lavoro e dei molti collaboratori esterni non più retribuiti da diverso tempo. Nulla di tutto questo. E' continuato invece un disastroso rimpallo fra tutti i soggetti responsabili: proprietà, società editrice, direzione. Ancora nelle ultime ore l'Editore ci ha negato qualunque informazione. I giornalisti denunciano il grave comportamento antisindacale. Il partito proprietario ha rinviato sine die le decisioni rimarcando al contempo la "difficilissima" situazione in cui versa il giornale. Peraltro il Comitato di redazione lo ha dovuto apprendere dalle agenzie di stampa. Mentre altri quotidiani colpiti dal taglio dei contributi finanziari si battono per cambiare la legge, la Mrc minaccia la crisi e sembra ormai attendere passiva gli esiti nefasti del provvedimento. Di fronte alle difficoltà oggettive e alle conseguenze di gravi errori gestionali, l'Editore e la Proprietà lasciano che il giornale vada alla deriva e sembrano puntare alla sua liquidazione, fuori da qualsiasi contrattazione sindacale. Si può spiegare solo in questo modo il fatto che sia stata ostinatamente negata l'apertura di un tavolo di trattativa.
I giornalisti di Liberazione rinnovano l'appello a tutti i lettori, i colleghi, i sindacati, le associazioni e i movimenti per sostenere la duplice battaglia in difesa del pluralismo dell'informazione e dei posti di lavoro.
Link:
 http://www.liberazione.it/

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