lunedì 6 ottobre 2008

Razzismo italiano


Gli strumenti esistono. Chi si domanda se c’è un’ondata di razzismo in questi giorni, chi risponde che non si può parlare di razzismo, chi semplicemente non sa come valutare i fenomeni di questi giorni può dare un’occhiata al rapporto RAXEN curato dall’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Ue e che esiste dal 2002.

Ebbene nel periodo dell’ultimo studio, tra il settembre 2005 e il settembre 2006 gli episodi comprovati di razzismo commessi da cittadini italiani verso cittadini extracomunitari sono stati 203, uno ogni 43 ore. In almeno 13 casi la discriminazione razziale è stata in tutto o in parte causa della morte dell’immigrato.

Forse, anzi sicuramente, la situazione nel frattempo è peggiorata, ma chi scrive o afferma che l’Italia non è razzista o che degli episodi gravi di questi giorni non vi fossero le avvisaglie o non sa di cosa parla (e allora dovrebbe stare zitto) o sta mentendo.

Dei 203 episodi di razzismo studiati dal rapporto, in ben 94 casi si è trattata di violenza fisica. Nel periodo studiato si sono registrati 39 casi di maltrattamenti o aggressioni, uno ogni nove giorni e in sei casi di abusi o violenze da parte della polizia.

In 15 casi la xenofobia è stata rilevata in sentenze di tribunali dove si è ravvisata la discriminazione razziale, 36 sono stati i casi di antisemitismo (e c’è chi in malafede da sinistra sostiene che non sia un problema) e 28 quelli di islamofobia, 22 i casi contro i Rom ma oltre un terzo dei casi di razzismo è denunciato da immigrati africani che certa pubblicistica dipinge come trattati con più condiscendenza.

Gli autori dei crimini razzisti sono stati in 85 casi singoli o gruppi, in 19 casi forze dell’ordine, in 40 casi in istituzioni (soprattutto CPT), in 27 casi esponenti dell’estrema destra e in 23 casi esponenti della Lega Nord, un partito che oggi è al governo (per lo scorno di tutti gli italiani), mentre nove sono stati i casi di razzismo da parte di tifoserie calcistiche.

I luoghi di massima discriminazione razzista sono il lavoro (28% dei casi) e l’alloggio (20%). Sul lavoro vengono imposte condizioni vessatorie e gli immigrati sono esposti a condizioni di maggior insicurezza rispetto agli italiani e in agricoltura il 95% degli stagionali è in nero mentre per le donne la discriminazione domestica è generalizzata. Per l’alloggio viene percepito come normale e legittimo esporre cartelli o annunci dove si specifica che non si affitta a stranieri. E invece tale pratica è anormale e illegittimo. Ma questo si ritorce contro i razzisti. Per combattere alla discriminazione di agenzie immobiliari e locatari molti immigrati (+12.6%) fanno il grande passo e comprano una casa.

Infine ben il 16% dei casi di razzismo è stato perpetrato da Enti pubblici e ci vorrebbe il licenziamento in tronco per quell’impiegato pubblico e il dirigente dal quale dipende del quale fosse provato il trattamento vessatorio per motivi razziali. Ma il fatto più interessante è che il criterio con il quale il rapporto ha selezionato gli episodi è estremamente rigoroso. Le denunce all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali nel periodo trattato sono state infatti ben 3.500, circa 10 al giorno, una ogni due ore e mezzo. E poi c’è il sottobosco del microrazzismo, la battuta che ferisce, la scortesia, la prevaricazione, l’insulto, l’essere vittima del pregiudizio costante che rende la vita invivibile.

Insomma, complimenti a chi sostiene che in Italia non c’è razzismo.

Fonte: Gennaro Carotenuto

Link: http://www.gennarocarotenuto.it/3750-italia-razzista-nel-rapporto-raxen-un-caso-ogni-43-ore-13-morti-in-un-anno/#more-3750

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