mercoledì 8 ottobre 2008

50 miliardi di sterline per il salvataggio delle banche del Regno Unito


Londra lancia il piano salvabanche da 50 miliardi di sterline

Il primo ministro Brown e il cancelliere dello scacchiere Darling presentano il piano


    LONDRA - Il governo britannico ha lanciato oggi un piano da 50 miliardi di sterline (l'equivalente di 64 miliardi di euro) per il salvataggio delle banche del Regno Unito, in drammatica crisi di liquidità, invitando anche gli altri Paesi europei a fare altrettanto. Ma l'iniziativa non è bastata a riportare la fiducia alla City e a spingere in positivo la Borsa di Londra che anche stamattina ha aperto malissimo. A metà giornata l'Ftse100 perdeva il 3,5%. Ha tuttavia recuperato, tornando sopra la parità, dopo l'annuncio del taglio concertato di mezzo punto dei tassi d'interesse da parte della banche centrali. 

    Il piano - annunciato prima dell'apertura dei mercati dal cancelliere dello Scacchiere Alistair Darling, al termine di frenetiche consultazioni durate fino alle cinque di stamattina - prevede di fatto una semi-nazionalizzazione di otto banche di spicco che si ritroveranno lo stato come azionista di riferimento in forza di un investimento complessivo pari a 25 miliardi di sterline. 

    Altri 25 miliardi di sterline sono stati stanziati e messi a disposizione delle banche in caso di ulteriore necessità. E in aggiunta sono state aperte anche potenziali linee di credito fino a 250 miliardi di sterline. 
    L'ammontare riservato a ognuna delle otto banche coinvolte (Abbey, Barclays, Hbos, Hsbc, Lloyds TSB, Nationwide Building Society, Royal Bank of Scotland e Standard Chartered) varierà e dipenderà da vari fattori, tra cui la politica dei dividendi e gli stipendi dei dirigenti: per accedere al piano di salvataggio le banche dovranno impegnarsi a concedere prestiti alle piccole imprese e ai proprietari di case. "Il piano - ha sottolineato Darling - è un importante passo in avanti, ma non è il solo. Non escludo niente. Faremo tutto quello che serve". L'annuncio ha fatto subito salire le azioni delle banche beneficiate dal piano, che ieri avevano avuto ingenti perdite. 
    Fonte: La Repubblica

    Il revisionismo della mala fede italiana


    Leonardo Paggi storico e docente universitario
    studioso gramsciano nel Pci
    «Il revisionismo è una colpa italiana
    Spike Lee non c'entra niente»

    Quell'articolo sul Riformista di ieri non c'entra niente con Spike Lee. E se induce a stabilire qualche associazione tra la tesi sulle responsabilità indirette dei partigiani (questa è la tesi del Riformista ) e il film Il miracolo di Sant'Anna si sappi che la relazione è arbitraria e strumentale. Certo, a Spike Lee si può rimproverare l'imprecisione. E non è poco.Vero che al regista interessava soprattutto narrare la storia di un reparto di neri dell'esercito americano nell'Italia del '44. Però avrebbe dovuto informarsi sulle implicazioni politiche che qui da noi ha la memoria dell'antifascismo. Non avrebbe dovuto ignorare che l'Italia di oggi è un paese il cui senso comune si è intriso nel corso degli ultimi anni di un revisionismo politico mirato a delegittimare la Resistenza. Volenti o nolenti viviamo in un paese dove il semplice riportare i risultati della storiografia sulla lotta di Liberazione significa essere annoverato tra i cultori di figurine della memoria. Questo è il clima e, di conseguenza, non c'è da meravigliarsi se basta un film come quello di Spike Lee - un film mediocre, a detta di molti - per dare la stura alla vulgata antiresistenziale. Se cercate un esempio leggete appunto il Riformista di ieri. Pur di tirare in ballo i partigiani cattivi e comunisti delle Brigate Garibaldi l'articolista del taglio basso, Fabrizio d'Esposito, non esita a relativizzare le responsabilità dei nazisti che la strage compirono. Sotto un titolo agghiacciante, "Ecco il volantino che condannò Sant'Anna", si dà notizia di un volantino del Comando delle brigate d'assalto Garibaldi che invitava la popolazione di Sant'Anna a non lasciare il paese perché i partigiani sarebbero stati pronti a rispondere colpo su colpo ai tedeschi. Così la colpa sarebbe non dei nazisti che massacrarono donne, vecchi e bambini ma dei partigiani che convinsero gli abitanti a rimanere in paese!
    Tutto questo non c'entra niente con il film di Spike Lee. Però ci dimostra quanto sia pericoloso derogare dal dovere di raccontare per filo e per segno come si svolsero i fatti. Non a caso il succitato articolista scrive che «Spik Lee ha ragione quando dice che c'è voluta la sua fiction per aprire un dibattito». E sempre non a caso qualche giorno fa Peppino Caldarola sullo stesso giornale aveva scritto che «tutti e due», Spike Lee e Giampaolo Pansa, «sono stati accolti dal silenzio ostile o dall'ostracismo della sinistra. Entrambi hanno infranto la sacralità della "guerra giusta" dove i torti erano tutti da una parte, le ragioni dall'altra». Un commento l'abbiamo chiesto a Leonardo Paggi, docente di storia contemporanea all'università di Modena e Reggio Emilia. 

    Che c'entra il volantino con le responsabilità della strage?
    Niente. Non c'è nessuna relazione necessaria tra il mancato sfollamento del paese e la strage perpetrata dai nazisti. A parte il fatto che la gente non abbandonava i propri paesi perché non avrebbe saputo di che vivere, in nessun caso si può dire che il non aver sfollato sia stata la causa della strage. Tanti altri paesi non sono stati abbandonati senza che ci fosse un massacro. Tutto questo col film di Spike Lee non c'entra niente. Così come è una pura strumentalizzazione scrivere, come ha fatto Peppino Caldarola, che Spike Lee ha riabilitato Pansa.

    Appunto. Questo non fa pensare che Spike Lee ha avuto il torto di non documentarsi?
    Dico la verità. A me francamente non pare un film lesivo nei confronti della Resistenza. E' un'accusa ingiusta. C'è l'invenzione del partigiano traditore, sì, ma del resto i tradimenti ci sono stati anche tra i partigiani. Non possiamo dare una rappresentazione sacra e cercare dei santini.

    Ma qui il problema è che l'ipotesi del tradimento è stata smentita dalla storiografia. Altrove possono esserci stati tradimenti, fa parte della varietà dei casi umani. Ma a Sant'Anna non è stato così. Perché inventarselo?
    Ma Spike Lee ha fatto un film con un'ottica americana. La storia italiana fa solo da spalla. E' che quando si spettacolarizza la storia non si aiuta certo la memoria.

    Ma sono questi film che fanno opera di divulgazione nel grande pubblico. O no?
    Questo non lo credo. La questione vale per tutti i film ad ambientazione storica. Vale anche, ad esempio, per Schindler's List di Spielberg. La domanda è sempre la stessa: spettacolarizzando questi eventi si rafforza la memoria? Io credo di no. La memoria così si distrugge. E' questione del medium utilizzato.

    Ma la superficialità di Spike Lee su Sant'Anna, sia pure marginalmente accennata, non è inopportuna in questo clima di revisionismo politico?
    Ma una cosa è il film, un'altra è quella che siamo noi. Io distinguerei. Non si può fare carico a Spike Lee della pessima situazione in cui siamo noi. Lui ha solo fatto un film. Non è colpa sua se c'è una ipersensibilità politica dovuta alla grave situazione politica in cui si trova la sinistra in Italia. Il vero dramma è che i film hollywoodiani, la fiction televisiva e qualunque opera di spettacolarizzazione finiscono inevitabilmente per espropriare la memoria. Il problema non è il film di Spike Lee che, ripeto, non è un film antipartigiano. Anzi, devo dire che mi è piaciuto. Se l'Italia non fosse l'Italia di oggi e se non vivessimo in questo clima politico probabilmente le reazioni al film sarebbero state diverse e non ci sarebbe stato questo parapiglia...

    Ma noi viviamo in questa Italia e non si può ignorare la delicatezza della memoria resistenziale se ci si fa un film sopra. Qualcuno avrebbe dovuto quanto meno informare Spike Lee del revisionismo "politico"all'italiana. Non crede?
    Ma la colpa è del clima pessimo che c'è in Italia, non di Spike Lee. Mi sembra una persona in assoluta buonafede. Gli possiamo rimproverare una certa imprecisione. Ma del resto quante persone in Italia conoscono nei dettagli la vicenda di Sant'Anna di Stazzema?

    Ma chi fa un film con ambientazione storica non ha il dovere di documentarsi visto che influisce sulle opinioni del pubblico? 
    Il problema è a monte. Ogni film storico in stile hollywoodiano finisce per fare della memoria uno spettacolo. E la spettacolarizzazione finisce per uccidere la memoria, mai per favorirla. Semplicemente non si può fare divulgazione storica attraverso il cinema. Il mezzo ha una sua logica specifica ed è una vana speranza pensare di poterlo utilizzare a proprio piacimento. McLuhan diceva che il medium è il messaggio. Ma questo vale non solo per il cinema, vale anche per la letteratura. Tra l'altro, non dimentichiamo che il film di Spike Lee è tratto proprio da un libro di James McBride. Ogni opera della fantasia altera per propria natura la verità.
    Fonte: Tonino Bucci

    Adesso, difendono anche i Nazisti

    Piero Sansonetti
    "Perché difendete i nazisti sui giornali di sinistra?"
    Il film di Spike Lee, Miracolo a Sant'Anna , è molto brutto. Non perché sostiene la tesi improbabile secondo la quale l'eccidio nazista del 1944 (un intero paese sterminato, quasi seicento morti) sarebbe stato in qualche modo favorito dal tradimento di un partigiano. Tesi, priva di qualunque riscontro, ma che non mette in nessun modo in discussione la verità storica sulla lotta della Resistenza, sullo scontro tra i gruppi partigiani e l'esercito di invasione tedesco, appoggiato dai repubblichini. Che tra le decine e decine di migliaia di giovani che diedero vita alla Resistenza ci sia stato qualche traditore, francamente è del tutto naturale e privo di significato. Il film è brutto perché non si regge in piedi. La storia non tiene, è pasticciatissima, il lavoro degli sceneggiatori è pessimo e privo di rigore, la ricostruzione dei fatti e delle situazioni è incredibilmente goffa e naif . Bellissima invece la fotografia, ma non sufficiente a dare spessore a un'opera indubbiamente malriuscita e che mette insieme, senza nessun filo, il racconto sul razzismo dei bianchi americani, la riflessione sulla resistenza italiana, e un po' di lacrimose storie d'amore e di infanzia(con fatine azzurre e pinocchi in carne e ossa) da Collodi di sedicesima serie.
    Tutti hanno diritto a fare un brutto film, Lee ne ha fatti molti altri assai belli, è un gran regista. Non capisco perché si debba prendere spunto da un brutto film (che sta andando male anche al botteghino) per imbastire una speculazione storico-politica che tende a mettere i partigiani sul banco degli accusati e a rovesciare la storia nel modo più volgare, e cioè trasformando le vittime in carnefici.
    Vi cito un titolo del Riformista (giornale di sinistra, spesso stimolante, intelligente e anticonformista ) pubblicato ieri in prima pagina. Recita così: «Ecco il volantino che condannò Sant'Anna». Sotto il titolo un articolo nel quale si racconta che quel volantino fu distribuito dai partigiani e fu la causa della strage, perché suggeriva alla popolazione - tranne i maschi adulti - di chiudersi in casa e di non fuggire per i boschi.Questo volantino, secondo Il Riformista , dimostra che la responsabilità della strage di Sant'Anna di Stazzema è da attribuire ai partigiani (c'è poco da discutere; un titolo che dice che quel volantino condannò Sant'Anna non può avere nessun'altra interpretazione, né l'articolo smentisce in alcun modo il significato del titolo).
    Ora voi capirete bene che noi possiamo discutere di Resistenza finché volete, vederne i meriti e gli errori, ragionare con la mente più aperta del mondo su quegli anni e su quegli avvenimenti straordinari e dolorosi, ma quando uno ci dice che la strage più sanguinosa del 1944 (dopo Marzabotto) è di responsabilità partigiana, e in questo modo assolve i nazisti colpevoli di quell'abominio, beh, i casi sono due: o si è bevuto il cervello o si è bevuto il cervello. 
    In altri paesi europei, l'Austria per esempio, per tesi negazioniste di questo genere si finisce in carcere, come è capitato recentemente allo storico britannico David Irving, che si è beccato tre anni di galera per le idiozie che diceva sull'Olocausto. Qui in Italia, per nostra fortuna, i reati di opinione non esistono, ed è un bene. Ma la vergogna resta.
    La smania di demolire il mito della Resistenza sta dilagando, da destra a sinistra (con qualche lodevole eccezione che nelle settimane scorse abbiamo segnalato). Questo avviene per molti motivi, alcuni legati all'ossessione di gran parte del mondo politico e dei mass media di "virare a destra", di "spianare" cinquant'anni di civiltà politica costruita proprio sull'onda della guerra di Liberazione del '43-45, e sulle grandi idee di libertà, e democrazia, e uguaglianza che in quel periodo si affermarono.
    Questa smania porta a molti danni. Fino al danno estremo che è quello di assolvere il nazismo. Quest'estate sono stato a Sant'Anna, ho visitato il museo, ho letto le testimonianze dei pochissimi superstiti e vi assicuro che è stato difficile, difficilissimo, leggere e non scoppiare a piangere per la rabbia e la commozione. Poi ho letto, fuori dal museo, quella pagina di poesia partigiana, splendida e struggente, scritta da Piero Calamandrei e dedicata a Kesserling:
    «Lo avrai
    camerata Kesserling
    il monumento che pretendi da noi italiani
    ma con che pietra si costruirà
    a deciderlo tocca a noi...
    Non coi sassi affumicati
    dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
    non colla terra dei cimiteri
    dove i nostri compagni giovinetti
    riposano in serenità...
    Ma soltanto col silenzio del torturati
    più duro d'ogni macigno
    soltanto con la roccia di questo patto
    giurato fra uomini liberi
    che volontari si adunarono
    per dignità e non per odio...».
    Albert Kesserling era il capo delle truppe di occupazione naziste in Italia. E leggendo la poesia di Calamandrei ancora di più mi è salita la rabbia, pensando che Kesserling, il responsabile di queste atroci barbarie, scontò una pena di quattro anni e mezzo, poi fu graziato dalla regina Elisabetta e tornò in Germania a dirigere una associazione di reduci nazisti. 
    E allora ripenso a tutte queste cose e mi viene da mandare a quel paese anche Spike Lee, che pure è un regista che amo.

    L'occidente in balia della catastrofe

    DI PETER OBORNE
    Daily Mail

    Circa sette anni fa i terroristi di Al Qaeda colpivano con gli aerei che avevano dirottato le Twin Towers nel cuore del centro finanziario di New York – e il mondo risultava trasformato.

    Non ci sono stati morti questa settimana, ma gli effetti della strage avvenuta nei mercati finanziari saranno molto più profondi e destabilizzanti delle atrocità dell’11 settembre. 

    Per quasi tutti noi si tratterà, prevedo, di un cambiamento in peggio e per un’ampia minoranza le conseguenze saranno estremamente dolorose.

    Il mondo occidentale – la Gran Bretagna, l’Europa e gli USA – sono passati dall’eccesso all’austerità nel giro di poco tempo. La tempesta finanziaria di questa settimane avrà un forte impatto sugli standard di vita.

    A suo tempo, farà cadere i governi e condurrà ad un trasferimento permanente del potere politico ed economico dall’Europa e dall’America alle emergenti e, in alcuni casi, come la Cina, semi-barbare economie orientali.

    So che sarò accusato di essere apocalittico senza necessità e pessimista senza responsabilità, ma credo che il più grande errore che possiamo fare ora è sottovalutare la serietà della situazione e mettere la nostra testa sotto la sabbia.

    Gli eventi sismici che hanno visto la quasi distruzione del settore delle banche d’investimento e il collasso del gigante delle assicurazioni AIG sono sullo stesso livello del Grande Crollo del 1929. 

    Quello fu un disastro tale perché creò le condizioni per l’emergere del fascismo nell’Europa continentale e poi per la Seconda Guerra Mondiale.

    Benché sia difficile prevedere le conseguenze, dobbiamo aspettarci complicazioni di uguale importanza – inclusa la rinascita in tutto il mondo di partiti di Estrema Destra che faranno uso della violenza.

    Alcuni esperti parlavano questa settimana come se la crisi finanziaria fosse quasi superata. Erano più che mai dalla parte del torto [E l'articolo si riferisce alla settimana tra il 14 e il 21 Settembre! N.d.r.]. La crisi è appena iniziata – e molti cittadini che non hanno nulla a che fare con la finanza non se ne sono nemmeno accorti.

    Ma se ne accorgeranno presto e in modo brusco. L’economia britannica è nelle stesse condizioni in cui si trovavano all’inizio di questo mese le coste texane poco prima dell’arrivo dell’uragano Ike – apparantemente calma, con la vita che procede normalmente, mentre una onnipotente tempesta si fa minacciosa all’orizzonte e si dirige verso di noi ad una velocità spaventosa.

    Possiamo attenderci un forte aumento di bancarotte individuali. Tuttavia, esse raggiungeranno il loro picco non prima dell’anno prossimo in questo periodo.

    Centinaia di migliaia di persone perderanno il loro posto di lavoro, con molti di essi obbligati a vendere la propria casa. I prezzi degli immobili crolleranno.

    Vi saranno una grande sofferenza umana, panico e disperazione. Molte carriere saranno distrutte. Questa recessione è notevolmente peggiore rispetto a quella avvenuta all’inizio degli anni ’90.

    L’ortodossia del governo britannico, della Confindustria britannica e di altri, secondo i quali vi sarà un lieve rallentamento dell’economia che si concluderà alla fine del prossimo anno, è priva di senso.

    Questa crisi è violenta, dinamica ed è soltanto appena iniziata.

    Anche coloro tra noi che saranno abbastanza fortunati da non perdere il lavoro e la casa avranno amici e parenti a cui accadrà..

    Prendiamo in esame, per prima cosa, il destino dei banchieri della City come quelli della Lehman Brothers - quasi tutti licenziati quando la loro azienda è fallita questa settimana.

    Non riceveranno la loro liquidazione e non avranno quasi più nessuna occasione di beneficiare dei salari a sei zeri e degli ingenti bonus che avevano dato per scontati negli ultimi anni.

    Questo significa che non potranno più restituire i giganteschi mutui che avevano ottenuto per costosissime case. Perciò questo fine settimana sono diventati venditori obbligati – il che significa che centinaia di nuovi cartelli con la scritta “Vendesi” compariranno a Londra e nel Sud Est nelle prossime settimane.

    Benché questi banchieri d’investimento disoccupati abbiano avuto la sventura di acquistare ciò che di meglio vi era sul mercato, ora devono affrontare una bancarotta individuale.

    Questo perché scopriranno che le loro case valgono di meno rispetto a quanto le avevano pagate, e perciò non saranno in grado di restituire il mutuo.

    Con così tanti venditori sul mercato obbligati a vendere a qualunque prezzo, può essere dato per certo che questo fine settimana qualunque casa a Londra varrà il 25% in meno rispetto allo stesso periodo della scorsa settimana..

    Molti giovani banchieri – ventenni e trentenni con una famiglia recentemente costituita - si trovano ad affrontare un disastro totale.

    Sicuramente, c’è scarsa simpatia verso questi ex-“padroni dell’universo” che si sono divertiti. 

    Ma sappiamo già che la fusione avvenuta giovedì [18 settembre] tra la Lloyds Bank e HBOS (ammesso che sia completata: contrariamente a quanto affermato dal Cancelliere dello Scacchiere Alistar Darling questo non e' affatto certo) porterà alla perdita di 40.000 posti di lavoro tra i lavoratori nel settore bancario.

    Avverrà una strage in ogni via dove vi sia tanto uno sportello della HBOS che uno della Lloyd – una filiale verrà sicuramente chiusa.

    Ma questo massacro è solo l’inizio. Nei prossimi mesi, il ciclone finanziario si spingerà oltre senza pietà e condurrà l’economia alla rovina.

    Le banche chiuderanno le porte a centinaia di piccole imprese. Un ingente numero di aziende fallirà inevitabilmente. 

    Questi disastri si ripercuoteranno quindi sul settore finanziario, dal momento che le bancarotte delle aziende e il crollo dei prezzi immobiliari costringeranno ad attuare svalutazioni contabili e ulteriori licenziamenti.

    Si prevede che la disoccupazione – già rapidamente in crescita e che è aumentata di 80.000 persone nel corso dell’estate– farà un balzo in avanti e che aumenterà superando i due milioni previsti dagli economisti. 

    Questo produrrà un circolo vizioso. Ogni lavoratore disoccupato significa meno ricavi dalla tassazione e maggiore spesa sociale. 

    Nel bilancio dello scorso marzo ([considerato] irrealistico quando fu pubblicato), Alistair Darling prevedeva di prendere in prestito 43 miliardi di sterline. Anche allora, questo dato sembrava spaventosamente eccessivo.

    Ciò significava che solo l’Egitto, il Pakistan e l’Ungheria tra le principali economie mondiali avevano una spesa statale più dissoluta di quella britannica. 

    Questo fine settimana, i prestiti dello Stato sono fuori controllo.

    Essi raggiungeranno quota 100 miliardi di sterline il prossimo anno – più del doppio di quanto stimato da Darling. Questo farà suscitare dei dubbi sulla capacità della Gran Bretagna di finanziare il nostro debito sul mercato del credito internazionale

    Il Fondo Monetario Internazionale ha già messo in guardia Darling in merito alle sue spese sfrenate. Nei prossimi mesi, chiederà di attuare dei tagli nella spesa statale, come fece negli anni ’70 quando il Cancelliere dello Scacchiere Denis Hailey, laburista, fu costretto a chiedere un prestito al FMI.

    Darling sarà costretto a prendere provvedimenti urgenti e dolorosi per invertire la rotta rispetto alle recenti spese pazze – ben accolte dai parlamentari laburisti con poche conoscenze finanziarie – per i servizi pubblici, in particolare per la sanità e per l’istruzione.

    E qualora l’ala responsabile del governo laburista sosterrà, come fece negli anni ’70, questo atteggiamento prudente, la Sinistra chiederà di aumentare la spesa per salvare i posti di lavoro. 

    È probabile che il Partito Laburista si spaccherà su questo tema – come fece dopo il Crollo nel 1931 e nuovamente all’inizio degli anni ’80. Nel medio termine, l’unica soluzione a questa crisi del debito è l’incremento dell’inflazione, dal momento che i governi sono obbligati a stampare moneta per evitare la depressione. 

    I risparmiatori dovrebbero perciò prepararsi al ritorno di incrementi dei prezzi a doppia cifra che non si vedono dai primi anni ’80.

    Sotto la spinta della povertà, anche la criminalità crescerà – in particolare quella contro il patrimonio. Dovremmo anche prepararci al ritorno della violenza di matrice politica nelle strade.

    Sicuramente il British National Party sfrutterà il rallentamento dell’economia per attaccare gli immigrati, accusandoli di aver “rubato il lavoro ai britannici”.

    Il BNP ha registrato una crescita di consensi sorprendente in occasione delle elezioni dello scorso maggio, e questi cresceranno ancora alle elezioni europee del prossimo giugno.

    Questo è il panorama problematico che ci aspetta. Ma le conseguenze a livello mondiale sono altrettanto significative e possiamo aspettarci che l’Euro resti schiacciato dal collasso economico.

    L’Euro non è mai stato messo alla prova dalle avversità. Coloro che hanno progettato la moneta unica hanno commesso un errore folle quando la lanciarono dieci anni fa: hanno istituito l’unione monetaria prima di quella politica.

    In democrazie da lungo tempo in vita come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, è normale che un’area del paese aiuti l’altra nei momenti di difficoltà.

    Per esempio, non vi è stata nessuna forte opposizione da parte dei contribuenti del Sud quando è stato chiesto loro di salvare dalla bancarotta la Northern Rock, benché le sue attività fossero concentrare nel Nord Est.

    Tuttavia, questo non è il caso dell’Europa continentale dove i contribuenti francesi si rifiuterebbero di fornire somme ingenti per salvare, ad esempio, il settore bancario italiano.

    Ecco spiegato il motivo per cui è probabile che l’Euro verrà distrutto dalla tempesta economica in arrivo – come l’adesione della Gran Bretagna al sistema monetario europeo andò in pezzi in occasione del Mercoledì Nero del 1992. La verità è che il terremoto di questa settimana si trasformerà in una pesante umiliazione per la classe politica europea.

    Come in Gran Bretagna, questa crisi sarà sfruttata dall’Estrema destra in paesi come la Francia, l’Olanda e l’Austria.

    Questi paesi hanno potenti partiti neo-fascisti che apprezzeranno la recessione, in particolare destinando le minoranze etniche ad esserne accusate, come fecero i nazisti in Germania dopo la crisi del 1929.

    La buona notizia è che la Gran Bretagna – nonostante lo sforzo di Tony Blair e di altri – rimane fuori dall’Euro.. 

    Questo significa che possiamo controllare i nostri tassi d’interesse e consentire che la sterlina venga svalutata, diversamente da molti Stati europei, alcuni dei quali (come l’Irlanda) sono già distrutti dalla recessione.

    Ma la più grande preoccupazione riguarda quello che avverrà negli USA. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’America è stata il guardiano del mondo. 

    È stata in grado di ricoprire questo ruolo e di respingere quelli che riteneva propri nemici, come l’Unione Sovietica e l’Iraq di Saddam Hussein, perché negli ultimi 60 anni è stata la più grande potenza economica mondiale.

    Il problema più importante che oggi il mondo sta affrontando è se gli Stati Uniti – già azzoppati dai 2 trilioni di dollari stimati per il finanziamento dell’occupazione dell’Iraq – possono permettersi di mantenere il loro ruolo a livello globale..

    Il precedente storico è tutt’altro che incoraggiante. 

    Dopo il crollo del 1929, gli Stati Uniti si sono chiusi in se stessi, reintroducendo il protezionismo. 

    Tornò ad avere rapporti con il resto del mondo solo dopo l’attacco del Giappone a Pearl Harbour nel dicembre del 1941.

    È ancora troppo presto per dirlo con certezza, ma è possibile che l’America sia a un punto di svolta simile nella propria storia. 

    La decisione del Presidente Bush di trasferire il denaro dei contribuenti ad istituzioni finanziarie andate in bancarotta ha condotto ad un’esplosione del debito pubblico degli USA, che peggiorerà enormemente a causa della decisione presa ieri a Washington.

    Come conseguenza di ciò, l’affidabilità creditizia degli USA a livello globale è a rischio, ed è probabile che entro il prossimo decennio il dollaro perderà il suo status mai messo in discussione di valuta principale nelle riserve mondiali. 

    Vi sono segni che [dimostrano] che questo processo è già iniziato. 

    Il destino della sterlina è stato segnato da questo tipo di svalutazione in occassione della crisi economica degli anni ’30. 

    In verità, la decisione successiva di interrompere la corrispondenza tra sterlina e Gold Standard nel 1931 segnò la fine dell’Impero Britannico.

    Il dominio globale dell’America – già minacciato dall’emergere di potenze economiche rivali come la Cina – potrebbe presto avere fine.

    Gli Stati Uniti probabilmente si ritireranno al proprio interno, diventando isolazionisti, almeno temporaneamente – aprendo la strada ad un nuovo e persino più minaccioso ordine globale.

    È inevitabile che l’America si ritirerà presto dall’Iraq, lasciando che il suo peggior nemico, l’Iran, sia la potenza dominante nella regione senza essere messo in discussione.

    La Cina si farà valere maggiormente e vorrà umiliare Washington imponendo il proprio controllo su Taiwan, fatto di fronte al quale la Casa Bianca avrà difficoltà a opporre resistenza. Essa passerà poi a minacciare la vicina India.

    L’Africa diventerà la sede di guerre per procura tra la Cina e l’Occidente, come lo fu delle guerre delegate tra gli Stati Uniti e la Russia sovietica per gran parte del periodo post-bellico. 

    La Cina, irritando ulteriormente gli Stati Uniti, inizierà anche ad intromettersi in America Latina. 

    Il mondo che uscirà dal Grande Crollo del 2008, perciò, sarà oscuro e imprevedibile.

    Questo fine settimana, tutte le famiglie sagge analizzeranno la loro situazione finanziaria, preveniranno gli inevitabili problemi che li aspettano, e faranno immediatamente dei tagli alle spese non necessarie come i pasti fuori casa, le seconde auto e le vacanze all’estero. 

    Negli ultimi 25 anni abbiamo vissuto in una bella festa, tutti noi – governi, aziende, banche e, naturalmente, consumatori – abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi e ne stiamo pagando il prezzo.

    Questo fine settimana iniziano i postumi della sbornia. Dureranno a lungo. 

    Lo stile di vita sarà molto più simile all’austerità del secondo dopoguerra piuttosto che al boom delirante e sostenuto dai debiti degli ultimi due decenni.

    Forse le nostre vite non peggioreranno a causa di tutto questo. I nostri valori sicuramente cambieranno – molti diranno che era ora. 

    Gli oggetti materiali dovrebbero contare molto di meno.

    Quasi dall’oggi al domani siamo entrati in nuovo mondo, e dobbiamo imparare a trarne il meglio.

    Titolo originale: “Apocalypse Now?: New world order could have devastating implications for Western nations”

    Fonte: http://www.dailymail.co.uk/
    Link
    21.09.2008

    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANDREA B.

    Nessuna compassione per i "Banditi",...almeno fino a che intorno non ci sarà un cumulo di macerie

    Per una volta ha almeno mezza ragione perfino Joseph Ratzinger: i soldi non fanno la felicità. Così ha più o meno detto, una cosa banalissima eppure solare. Chissà a chi parlava Benedetto XVI? Credo che il pastore tedesco non avesse l’ambizione di parlare a Richard Fuld, il capo della Lehman Brothers, che prima di farla fallire e mandare per la strada decine di migliaia di lavoratori si è firmato un assegnino da 500 milioni di dollari tra buonuscita e altri benefit. E chissà se parlasse a Calisto Tanzi, che ci tiene a spacciarsi per un buon cattolico, ma che si è fumato i risparmi di 200.000 persone.

    Probabilmente non parlava a loro, ma se si pentissero e si confessasero non riesco neanche a immaginare quanti milioni di Avemarie dovrebbero dire Fuld e Tanzi per avere l’assoluzione.

    Ci spiegano, per giustificare la rottura del pensiero unico neoliberale, che si sta rivelando una meravigliosa chance di dare di nuovo l’assalto al treno dello Stato, che nel 2008 la classe media statunitense ha già perso il 30% dei propri risparmi e almeno il 20% del valore del mattone con il quale garantivano i loro consumi.

    Peggio andrà a quei lavoratori, anche in Europa, anche in Italia, che invece di lottare per difendere un sistema pensionistico pubblico che continuasse a garantire tutti, si sono fatti ingannare e si sono giocati la pensione in fondi privati, illusi di lasciare il cerino in mano ad altri, appena un po’ più poveri di loro. E invece è stato qualcuno molto più ricco di loro a lasciargli il cerino in mano. Domando loro: vale la pena la guerra tra poveri per sommergere chi ha versato 2-3-5 anni di contributi meno di voi, nell’illusione di potervi salvare da soli? Adesso che il cerino sta rimanendo in mano proprio a voi, di tanta sana etica protestante, leggasi di tanto individualismo ed egoismo sociale, cosa ci fate?

    Il fatto è che ha ragione il sempre lucido Iginio Calamita a domandarci: “siamo disposti, come società, comunità di lavoratori, professionisti, ecc. ad abbassare il nostro livello di vita ancora per condividere il nostro pane con chi ne ha meno, molto meno di noi?”

    Al momento la risposta sembra essere ancora un NO secco. Ma domani chissà. Del resto è solo il loro ridicolo estremismo monetarista che per anni ha dipinto John Maynard Keynes come un comunista. Adesso è evidente, ma alle persone oneste è sempre stato evidente, che l’unico capitalismo possibile, se esiste un capitalismo possibile, è quello che redistribuisce, tra classi e tra nazioni, ovvero il contrario di quanto si è fatto da Bretton Woods in avanti con l’eccezione di pochi gloriosi esempi, il Piano Marshall, i fondi di coesione comunitari alla Spagna.

    Non è che facciano piacere le disgrazie altrui, ma da chi una volta pagato l’affitto e le bollette restano tre-quattrocento Euro per arrivare a fine mese, non si può pretendere compassione per chi ha creduto di far soldi “mettendosi short”, ovvero puntando sul ribasso guadagnando soldi sul fallimento di imprese reali e sulla perdita del lavoro di persone in carne ed ossa. Anche oggi c’è chi fa soldi, perché in borsa, per chi sa giocare, che un titolo cresca o cali non cambia nulla. Banditi. Almeno fino a che intorno non ci sarà un cumulo di macerie.

    E allora per una volta gli Olimpici, quelli che possiamo serenamente sederci sulla riva del fiume siamo noi, quelli che francescanamente paghiamo l’affitto tutti i mesi. Non in perfetta letizia, ma sapendo che il fatto che il capitalismo di rapina per decenni ci ha considerati scorie da eliminare è un punto d’onore.

    Fonte: Gennaro Carotenuto

    Link: http://www.gennarocarotenuto.it/3758-noi-olimpici-joseph-ratzinger-calisto-tanzi-iginio-calamita-e-john-maynard-keines/

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