domenica 12 ottobre 2008

Contro il Sindaco Fascista di Comiso, amico dei mafiosi. Con Pio La Torre sempre!

Gemma Contin
Eravamo in tanti a Comiso, più di centomila, venuti da tutta Europa, in quella limpida mattina dell'11 ottobre del 1981. E c'era Pio La Torre. Non voleva i Pershing e i Cruise sotto i piedi e sulla testa dei siciliani. E voleva una legge più dura con i mafiosi e che colpisse i loro patrimoni criminali.
Per questa combinazioni di interessi: quelli della base militare e quelli di Cosa Nostra, il segretario siciliano del Partito comunista venne ucciso a colpi di kalashnikov il 30 aprile dell'anno dopo da due killer che lo fermarono per sempre in un budello della Palermo vecchia, della Palermo nera, dietro le caserme di Corso Calatafimi.
In tanti anche ieri, in quella stessa Piazza Diana, nell'anniversario della grande manifestazione di quasi trent'anni fa, hanno protestato contro la decisione del sindaco fascista di Comiso di "scippare" il nome di Pio La Torre dall'aeroporto della cittadina ragusana, che da tempo non ospita più i missili a stelle e strisce, per ripristinare quello antico in memoria del generale Magliocco, un militare che si coprì di vergogna nella guerra "imperiale" contro i popoli del Corno d'Africa.
Il Centro studi Pio La Torre e l'Associazione Articolo 21, che hanno raggiunto il non facile obiettivo di 30 mila firme per una petizione che si oppone al cambio di nome, hanno raccolto attorno a sé migliaia di persone: giovani, pacifisti, siciliani onesti, vecchi compagni, che non intendono far passare sotto silenzio una decisione unilatelare e provocatoria del primo cittadino, Giuseppe Alfano, notabile locale di Allenza nazionale, il quale nel tentativo di giustificare la decisione della sua giunta aveva osato dire che «il nome di Pio La Torre non significa niente per gli abitanti di Comiso».
Ieri, a sostegno della manifestazione alla quale hanno aderito tutte le forze di sinistra, è intervenuto con un messaggio anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che del parlamentare siciliano è stato amico personale e leader della stessa area politica. Nel messaggio il Capo dello Stato scrive: «La scelta di Comiso consente di richiamare in un luogo appropriato l'impegno politico e sociale dell'onorevole La Torre, appassionatamente schierato a favore della pace e della distensione internazionale, e al tempo stesso per il progresso economico, sociale e civile della Sicilia. Le sue battaglie raccolsero un vasto consenso popolare e lo esposero alle minacce della mafia, di cui cadde vittima in un sanguinoso agguato che mirava a far tacere la sua voce e bloccare il processo di rinnovamento e di sviluppo dell'isola. Tuttavia la sua testimonianza non fu vana - ha ricordato Napolitano allo smemorato sindaco - essa divenne patrimonio generale del popolo siciliano e favorì la nascita di un comune sentire e di movimenti unitari che hanno rinsaldato la trama della democrazia».
Alla manifestazione, assieme ai tanti dirigenti siciliani del Pci che furono compagni di lotta e di lavoro accanto a Pio La Torre, c'erano anche Valter Veltroni, Fabio Mussi e Beppe Giulietti di Articolo 21. E tanta tanta gente, in migliaia, arrivata in quella sperduta cittadina della Sicilia profonda nonostante la coincidenza delle due manifestazioni nazionali di Rifondazione comunista e dell'Italia dei Valori.
Per Franco La Torre: «È stata offesa la memoria di mio padre e ci siamo sentiti offesi noi che siamo i suoi familiari e cerchiamo giorno dopo giorno di tenerne viva la memoria. La gente presente qui testimonia che Pio La Torre ha fatto del bene a questa terra. L'atto di cancellare il suo nome dall'aeroporto ha provocato tante proteste perché ha messo in discussione i principi fondamentali della democrazia. Mio padre ha lottato per questa democrazia ed è morto per difenderla».
E il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, ha auspicato che «il sindaco e la giunta di Comiso tornino sulla propria decisione, che non comprendo. Pio La Torre è una delle figure più limpide della recente storia siciliana. A lui dobbiamo una delle più importanti innovazioni legislative nella lotta alla mafia. La sua storia e la sua memoria appartengono a tutti i siciliani. Per questo trovo incredibile la decisione della giunta comunale di Comiso».

Un fiume rosso nel cuore di Roma


"Noi siamo qui"


Piero Sansonetti
Un bel sospiro di sollievo. E' stata una manifestazione grandissima. Molto più grande di quanto ci aspettavamo. Diciamo trecentomila persone, almeno due ore di corteo. Dopo la giornata di venerdì, con altrettanti studenti in piazza in decine di città italiane, ora abbiamo la certezza che l'opposizione non è morta, la protesta non è morta, la sinistra esiste ancora. Paolo Ferrero nei giorni scorsi ha adoperato questa espressione: «E' finita la ritirata». Vuol dire che si ricomincia, si torna all'attacco, si torna a far politica. 
Qual è l'urgenza, qual è l'obiettivo? Quello di ricominciare a svolgere un ruolo di trasformazione, quello di impedire che il dilagare del berlusconismo porti alla fine del pensiero politico, alla fine del pluralismo, al dominio incontrastato di una classe dirigente che la destra è riuscita a ristrutturare e a ricompattare. E' una battaglia dura, complicata. Si tratta di rispondere a molte domande. Alcune delle quali venivano poste proprio ieri da Rossana Rossanda nell'editoriale de il manifesto , e fondamentalmente sono riducibili a una sola: riuscirà la sinistra a non restare muta - o tutt'al più sorridente, ma priva di iniziativa - di fronte alla più formidabile crisi economico-politica e di sistema che il capitalismo abbia mai incontrato dal 1929 ad oggi?
Non si può naturalmente chiedere a un corteo, o a una manifestazione di piazza, di elaborare una nuova politica. Però nessuna politica è possibile se non si tiene su delle gambe «di popolo», su una spinta di massa. Questa spinta ieri c'era. C'era in un corteo che in alcune fasi sembrava persino un po' imbarazzato, un po' incerto su stesso. Stupito di essere così grande dopo mesi di sconfitte terrificanti, a partire dalla frana elettorale, e stupito persino di essere unito, compatto, dopo un lungo periodo di lotte interne e lacerazioni. 
Ma davvero il corteo era unito? Naturalmente aveva molte anime al suo interno. La più forte, la più visibile, era l'anima che chiede una identità sicura alla sinistra, l'anima fortemente «comunista». Però c'erano anche gli altri, molti altri, che invece credono che non si deve partire dalla propria identità, dal proprio passato, ma da una idea di futuro da mettere insieme e mettere a frutto. L'impressione ieri è stata che queste due anime ancora si scrutano con diffidenza, ma cominciano a pensare di poter lavorare insieme.

La solitudine della lotta antimafia

Adolfo Parmaliana, 50 anni, docente di chimica all’Università di Messina, per anni sindaco antimafia di Terme Vigliatore, si è ucciso gettandosi da un viadotto. L’ha fatto perché perseguitato, perché solo. Nel 2005, con una serie di coraggiose denunce, aveva fatto sciogliere per mafia il Consiglio comunale di Terme Vigliatore. Un paesino piccolo, una volta tranquillo, ma adesso ferocemente invaso dai poteri mafio-massonici che regnano nella vicina Barcellona, e non sono affatto deboli neppure nel capoluogo, a Messina.

Prima di morire, Parmaliana ha lasciato un dossier al fratello avvocato. È stato subito sequestrato dalla Procura di Patti. Contiene nomi di mafiosi, di politici, e anche di magistrati che avrebbero per anni coperto gli intrecci mafia-politica-affari. E in effetti la situazione della magistratura nella provincia di Messina - a differenza che nel palermitano - non è affatto al di sopra di ogni sospetto: derive, insabbiamenti, amicizie oscure. Fino ai confini dello scandalo, come nel caso Graziella Campagna.

Dalla sua lunga lotta antimafia Parmaliano ha ricavato solo delle denunce per diffamazione. Egli era convinto che alla Procura di Barcellona ci fossero dei precisi interessi volti a ridurlo al silenzio o almenno a farlo passare per diffamatore. Su questo dovrebbe intervenire, finalmente, il Csm.

La fine di Adolfo Parmaliana, che è stato un buon compagno prima dei Ds e poi della Sinistra Democratica, un buon amministratore e un coraggioso militante antimafioso, è simile a quella della testimone di giustizia Rita Atria, che si uccise dopo la morte di Borsellino, o di Giuseppe Francese, che per vent’anni aveva lottato raccogliendo documenti, testimonianze, materiali su suo padre Mario Francese, ucciso perché faceva inchieste sui mafiosi.

Morti di solitudine, di stanchezza e di disperazione, in un momento in cui sembrava loro che nulla sarebbe servito a niente e il male avrebbe vinto per sempre. Continuare le loro lotte - e, nel caso di Parmaliana, fare finalmente chiarezza sui legami fra mafia, massoneria e poteri, anche giudiziari, del messinese - è l’unico modo per rendere omaggio a queste vite generose, bruciate al servizio della comunità.

Link: http://www.gennarocarotenuto.it/3828-morte-in-solitudine-di-un-antimafioso/#more-3828


Fare soldi? Gioco da ragazzi


DI WILLIAM BLUM
Killing hope

Perché abbiamo questa cosa chiamata "crisi finanziaria"? Perché da quando gli Stati Uniti sono stati creati abbiamo periodicamente avuto una crisi del genere? Che cambiamenti si verificano o cosa succede ogni volta che causa la crisi? Dimentichiamo come fare le cose di cui la gente ha bisogno? Le fabbriche vanno a fuoco? Perdiamo i nostri utensili? I progetti scompaiono? Finiamo a corto di persone che lavorino nelle fabbriche e negli uffici? Si provvede così bene a tutti i servizi di cui la gente ha bisogno per una vita felice che non ce n'è quasi più bisogno? In altre parole: che cambiamenti si verificano nel mondo reale per causare la crisi? Niente, necessariamente. Di solito la crisi è causata da cambiamenti nel
mondo fasullo del capitalismo finanziario.

Tutti questi uomini adulti che fanno i loro giochi da ragazzi. Creano un assortimento di pacchetti, documenti ed entità finanziarie noti come hedge fund, derivativi, collateralized debt obligation, fondi indicizzati, credit default swap, structured investment vehicle, ipoteche subprime, e dozzine di altri esotici veicoli monetari. Creano ogni sorta di pezzi di carta commerciale, di nessun valore reale o intrinseco noto, basati su pochi titoli (o nessuno). Poi vendono questi vari pezzi di carta al pubblico e fra di loro. Spezzettano le ipoteche in strumenti arcani e rischiosi, poi le mettono insieme, e vendono i pacchetti a chi sta più in alto nel marketing piramidale. E alcuni di quelli impegnati in questo comprare e vendere da Far West diventano milionari. Alcuni diventano miliardari. Ottengono gratifiche natalizie maggiori di quanto la maggior parte degli americani guadagnano tutto l'anno. Non è notevole tutto ciò?



E buon parte degli acquisti non vengono fatti con i soldi dell'acquirente, ma con fondi presi in prestito; “leverage”, lo chiamano. I pezzi di carta a volte rappresentano merci, ma le merci vere e proprie non si vedono, potrebbero perfino non esistere; se il venditore chiedesse i fondi propri dell'acquirente, o se l'acquirente volesse vedere le merci, tutta la transazione si bloccherebbe. Vendono al rialzo, aspettandosi che il prezzo salga; vendono allo scoperto, aspettandosi che il prezzo cali; vendono “naked short”, il che significa che né possiedono né sono proprietari di quanto stanno vendendo; un nome per ogni trovata. Corrono rischi sempre più grandi comprando e vendendo pezzi di carta sempre più esoterici. È una Las Vegas gonfiata, capitalismo da casinò.

Questi pezzi di carta possono essere così complessi che molti di quelli che li comprano e vendono non li capiscono del tutto; non è un problema, rivendono semplicemente i pezzi di carta a qualcun altro a un prezzo più alto, anche se una delle parti (o entrambe) sa che la carta, pur pretendendo di essere un debito pagabile, praticamente è senza valore. Anche il governo, perfino quando cerca di regolamentare moderatamente questo Monopoli, a volte può essere confuso dalle complessità dei pezzi di carta, alle quali si aggiungono le pratiche men che trasparenti che avviluppano le transazioni; un potpourri che comprende speculazione, manipolazione, truffa. Il finanziere miliardario Warren Buffett ha chiamato i pezzi di carta “armi di distruzione di massa finanziaria”.

I ragazzi della finanza fanno i loro giochi da anni, e così in ogni fase del processo ci sono polizze assicurative che permettono ai giocatori di tenere il piede in due staffe; assicurano, e riassicurano; nella speranza di coprirsi contro i molti rischi del gioco, spesso sapendo che stanno trattando debiti dubbi; il governo federale ha appena preso il controllo della gigantesca AIG, uno dei maggiori attori nel gioco assicurativo. E con ogni transazione, a ogni livello, qualcuno guadagna una commissione o un onorario. Ci sono anche altre aziende il cui scopo nella vita è andare a stimare i vari attori e i loro pezzi di carta e la loro solvibilità e certificare la loro approvazione, su cui gli investitori fanno affidamento. Stiamo imparando adesso che alcune di queste aziende di rating sono state sorprendentemente incompetenti, quando non semplicemente disoneste.

Il presidente Roosevelt, di fronte ad attori simili negli anni '30 del '900, li chiamò “banksters” [gioco di parole intraducibile tra “bankers”, cioè, e “gangsters”].

Si regge tutto sulla fede, fragile come la sua versione religiosa, la fede che qualcosa vale qualcosa perché si accompagna a un pezzo di carta con parole rassicuranti e sopra scritti dei numeri, perché viene scambiata, stimata e assicurata, perché qualcuno la venderà e qualcuno la comprerà. La stessa psicologia del mercato, la stessa mentalità da gregge che ha contribuito a costruire questo castello di carte su pilastri di avidità può farlo crollare. Ma i giocatori di Monopoli si tengono le loro gratifiche, e si ritirano con paracadute dorati da milioni di dollari; mentre le tendopoli stanno spuntando in tutta l'America.

È modo di gestire una società di esseri umani?

E il governo sta cercando di salvare dalla bancarotta questi trader spericolati, questi parassiti, salvare loro e il loro sistema dalla loro stessa scemenza. Con i nostri soldi; senza una maggiore ristrutturazione delle regole degne di Alice nel paese delle meraviglie dei giochi finanziari, senza istituire le regolamentazioni, la supervisione e la trasparenza più dure, e senza garanzie che i Padroncini viziati dell'Universo agiranno diversamente da come ordina il proprio ristretto interesse egoistico, al diavolo tutti gli altri.

Il capitalismo è la teoria che la gente peggiore, agendo per i suoi peggiori motivi, produrrà in qualche modo il miglior bene.

Forse c'è qualche consolazione. Per i veri fedeli libertari e i neoconservatori sarà più dura vendere la loro ciarlataneria della privatizzazione della Social Security o di ogni altro programma sociale. La regolamentazione pubblica di materie vitali per il benessere pubblico potrebbe essere presa più seriamente. Potremmo sentire di meno quella vecchia banalità che i mercati sono intrinsecamente autocorrettivi. Potrebbe perfino stimolare l'idea di un'assicurazione sanitaria nazionale.

E libertari e neoconservatori soffrono e sono sulla difensiva, pur non ammettendo ancora alcuna ritrovata saggezza. Un'intervista sul Washington Post ad alcuni fedeli al Cato Institute, dove è appesa in bella vista la foto di Ayn Rand, ha prodotto queste citazioni: “La troppa regolamentazione ci ha portato al punto in cui siamo” [...] “L'emozione maggiore che proviamo in questo momento è la frustrazione perché la narrazione dei media è che questa è una crisi del libero mercato, una crisi del capitalismo, una crisi della troppo poca regolamentazione. In realtà è una crisi delle sovvenzioni e dell'intervento.” [...] “Il capitalismo senza perdite è come la religione senza inferno.” [1]

E pensate solo: Cuba è stata tormentata senza pietà per 50 anni perché si rifiuta di vivere sotto un tale sistema finanziario.

Perché non guardo mai i dibattiti presidenziali

Durante il loro dibattito del 26 settembre, John McCain ha criticato Barack Obama per aver detto che, come presidente, sarebbe stato disposto a incontrare il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. McCain ha dichiarato: “Ora ecco Ahmadinejad, che adesso è a New York che parla dello sterminio dello stato di Israele, di cancellare Israele dalla mappa [...] e ci siederemo senza precondizioni allo stesso tavolo per legittimizzare e dare una piattaforma propagandistica a una persona che sta abbracciando lo sterminio dello Stato di Israele [...]”.

Prima va osservato che Ahmadinejad, parlando all'ONU alcuni giorni prima, non aveva usato alcun linguaggio minaccioso contro Israele. Quanto ha detto era che l'Iran stava sottoponendo all'ONU UN “la sua soluzione umana basata su un libero referendum in Palestina per determinare e stabilire il tipo di stato in tutte le terre palestinesi.” Così John McCain ha semplicemente inventato una storia e Barack Obama non ha detto una parola per smentire qualsiasi cosa che McCain ha detto o implicato su Ahmadinejad.

Ed ecco qui, America. Questo è tutto. Hai sentito un repubblicano dire delle cose orribili su un ODE (Officially Designated Enemy, Nemico Ufficialmente Designato) e hai sentito un democratico per il quale nulla di quanto è stato detto è un problema. Corrisponde alla verità, no?

Questa cosa di Ahmadinejad e “cancellare Israele dalla mappa” è ormai da tre anni una questione scottante. Tuttavia, secondo persone che conoscono il persiano, il leader iraniano non ha mai detto niente del genere. Nel suo discorso del 29 ottobre 2005, quando per la prima volta avrebbe fatto questa osservazione, la parola “mappa” neanche appare. Secondo la traduzione di Juan Cole, professore americano di storia del Medio Oriente e dell'Asia meridionale, Ahmadinejad ha detto che “il regime che occupa Gerusalemme deve svanire dalla pagina del tempo”. La sua osservazione, dice Cole, “non implica un'azione militare o l'uccisione di chicchessia”. È la sua distorsione per implicare qualche sorta di estrema violenza da parte dell'Iran che l'ha fatta apparire minacciosa.

Cole ha aggiunto che la citazione viene da un vecchio discorso dell'Ayatollah Khomeini, leader della rivoluzione iraniana del 1979, ed “è semplicemente una traduzione inesatta. La frase è quasi metafisica. [Ahmadinejad] ha citato Khomeini quando disse che 'il regime dell'occupazione su Gerusalemme dovrebbe svanire dalla pagina del tempo.' In realtà probabilmente è un riferimento a qualche frase in una poesia medievale persiana. Non si tratta di carri armati”. [2]

In una conferenza a Teheran nel dicembre del 2006 il presidente iraniano ha detto: “Il regime sionista sarà cancellato presto, allo stesso modo dell'Unione Sovietica, e l'umanità otterrà la libertà”. [3] Ovviamente costui non sta facendo appello ad alcun tipo di attacco violento contro Israele, dato che la dissoluzione dell'Unione Sovietica si verificò pacificamente.

Per un'analisi parola per parola dell'osservazione di Ahmadinejad, in persiano e in inglese, vedi: [4]

Inoltre nel giugno 2006, in seguito al controverso discorso di Ahmadinejad, il leader supremo dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, ha dichiarato: “Non abbiamo problemi con il mondo. Non siamo affatto una minaccia per il mondo, e il mondo lo sa. Non cominceremo mai una guerra. Non abbiamo intenzione di entrare in guerra con nessuno stato”.[5]

Palintologia

Qual è il termine adatto per classificare una persona che è... ciecamente patriottica, sciovinista, una creazionista cristiana evangelica, entusiasta delle armi e della caccia, sostenitrice della National Rifle Association; che nega la scienza che sta dietro al riscaldamento globale, con una filosofia di “scava, scava, scava”, e in politica estera: “bombarda, bombarda, bombarda”; che non ha viaggiato, senza istruita, ignorante, dedita alla proibizione di libri, razzista, contraria alla parità di diritti per i gay, fanaticamente contraria all'aborto, antifemminista, e ha una figlia di 17 anni incinta e non sposata?

Il termine americano adatto è “feccia bianca”. O, come l'onorevole governatore dell'Alaska apparentemente preferisce, “redneck” - “Rouge cou” è il nome che ha dato a una ditta che ha registrato.

E come chiamate questa persona se oltre a tutto ciò dichiara nell'anno 2008 che Saddam Hussein aveva qualcosa a che fare con l'11 settembre e che “una surge anche in Afghanistan ci porterà alla vittoria lì come è provato che ha fatto in Iraq”? Il termine adatto è “spaventoso”, o forse “spaventoso imbecille”.

E cosa pensate di questa persona quando sapete che crede la guerra in Iraq sia un “compito che viene da Dio”? Penso che questa sia realmente una forma di follia. Nelle istituzioni psichiatriche di tutto il mondo ci sono persone accusate di aver ucciso altri, che insistono di aver agito per ordine di Dio.

E se quanto sopra non basta a farvi innamorare di questa donna, valutate che crede che gli esseri umani abbiano coesistito con i dinosauri 6.000 anni fa; e date un'occhiata a un video del vicepresidente/futuro presidente che subisce un esorcismo compiuto da un ministro per liberare il suo corpo da “streghe”. [6] Quando valutiamo la valanga di critiche che Barack Obama ha ricevuto perché il suo ministro non è innamorato della politica estera americana, immaginate cosa toccherà alla Palin per avere un ministro che compie esorcismi contro le streghe. Niente.

E così abbiamo dimenticato qualcosa sul suo affascinante sistema di credenze? Babbo Natale? Il coniglietto pasquale? Oh, deve essere stata rapita da un alieno. Un giorno spero di incontrarla e di farmi leggere da lei la mano, le mie foglie di tè, la mia aura, il mio oroscopo, e i miei tarocchi.

Quando un olocausto non è un olocausto? Quando i colpevoli lo chiamano una vittoria.

Anche se la “surge” come politica ha fallito, sembra avere successo come propaganda. Sembra essere l'unica cosa che i sostenitori della guerra possono mettere in evidenza, e così evidenziano, ed evidenziano, ed evidenziano. Permettetemi di evidenziare che anche se in Iraq c'è stata una riduzione della violenza – ora è diminuita fino a un livello che praticamente ogni altra società del mondo troverebbe orribile e intollerabile, compresa la società irachena prima dell'invasione e occupazione USA – dobbiamo tenere presente che grazie a questa bella guerricciola più della metà della popolazione irachena è morta, invalida, traumatizzata, confinata in carceri americane o irachene traboccanti, profuga all'interno del paese o in esilio all'estero. Così il numero delle persone disponibili per essere assassini o vittime è nettamente ridotto. Inoltre nel paese ha avuto luogo una vasta pulizia etnica (un altro buon indicatore di progresso, n'est-ce pas? nicht wahr?) – sunniti e sciiti ora vivono più di prima nelle proprie enclave particolari, niente schifose comunità miste con i loro empi matrimoni misti, così anche la violenza di tipo settario è diminuita; e da molti mesi con il potente movimento del leader sciita Muqtada al-Sadr è in vigore un cessate il fuoco, non legato alla surge. Oltre a tutto questo i soldati americani, di fronte a numerosi “ordigni esplosivi improvvisati” sulle strade, si sono avventurati molto meno allo scoperto (per paura di cose come... beh, morire), così anche la violenza contro i nostri nobili ragazzi è diminuita. Ricordate che è con gli attacchi degli insorgenti contro le forze americane che all'inizio cominciò tutta la violenza irachena.

Immaginate solo – se l'intera popolazione irachena di più di 10 anni è uccisa, invalida, incarcerata o costretta all'esilio probabilmente non ci sarà nessuna violenza. Ora, quella sarebbe davvero vittoria.

A nessun americano andrebbe permesso di dimenticarsi che la società irachena è stata distrutta. La gente di quella terra sventurata ha perso tutto – la casa, la scuola, il quartiere, la moschea, il lavoro, la carriera, i professionisti, le cure sanitarie, il sistema legale, i diritti delle donne, la tolleranza religiosa, la sicurezza, il passato, il presente, il futuro, le vite. Però hanno la loro surge.

Politicizzare e militarizzare gli sport

Alcuni anni fa ho scritto in questo report: Uno spot televisivo trasmesso per Anheuser-Busch durante il recente Super Bowl: un aeroporto, un contingente di soldati americani in uniforme sta passando, probabilmente diretti in Iraq o appena di ritorno da lì; le persone nel terminal alzano gli occhi una per una, e lentamente si rendono conto di chi sta passando accanto – È [resta senza fiato]... Può [parla a fatica] essere?... Sì! EROI!! Veri autentici eroi!! I volti degli astanti sono pieni di profonda gratitudine e orgoglio. I soldati cominciano a rendersi conto di cosa sta succedendo man mano che le ondate di adulazione li travolgono, i loro volti traboccano di gratitudine e orgoglio in risposta, i loro volti dicono “Grazie”. Lo schermo dice “Grazie”. Neanche un occhio asciutto in tutto il maledetto terminal. In Unione Sovietica avrebbero potuto avere un gruppo di eroi del lavoro stakanovisti diretti in fabbrica.

Il mese a New York scorso alla finale femminile dell'U. S. Open di tennis una donna esce per cantare “America the Beautiful”. Abbastanza comune naturalmente negli eventi sportivi nella bella America. Se non è quello, è un altro ben noto inno all'atletica come “God Bless America” o “The Star Spangled Banner”. Ma questa volta, come finisce di cantare, dozzine di marine in uniforme da parata entrano marciando e srotolano una bandiera americana lunga un miglio. La folla ne è entusiasta. Due giorni dopo, alla finale dei maschili, la stessa cosa più quattro aviogetti che passano ruggendo sullo stadio.

Vorrei esserci stato. Così avrei potuto gridare: “Che cazzo c'entra questo con il tennis?” Quasi nessuno mi avrebbe sentito nel baccano dell'orgia patriottica ma se qualcuno mi avesse sentito, non mi sarei sorpreso se mi avessero denunciato alle autorità più vicine (e nell'America di oggi non si è mai troppo lontani da qualche autorità), e mi avessero chiesto di accompagnare le autorità all'ufficio della sicurezza (e nell'America di oggi non si è mai troppo lontani da un ufficio della sicurezza).

Norman Mailer ha scritto nel 2003, poche settimane prima dell'invasione americana dell'Iraq: “La mia ipotesi è che, ci piaccia o no, oppure lo vogliamo o no, andremo in guerra perché questa è la sola soluzione che Bush e i suoi riescono a vedere. La terribile prospettiva che si apre è che l'America diventerà una megarepubblica delle banane in cui l'esercito avrà sempre più importanza nelle nostre vite. [...] E prima che sia tutto finito, la democrazia, nobile e delicata com'è, potrebbe cedere. [...] Anzi, la democrazia è la condizione speciale [...] che saremo chiamati a difendere nei prossimi anni. Sarà enormemente difficile perché la combinazione dell'azienda, dell'apparato militare e la completa investitura della bandiera negli sport di massa ha già preparato un'atmosfera pre-fascistica in America.” [7]

Für meine deutschen Leser

Il mio libro Rogue State [ed. it. Con la scusa della libertà] ha una nuova edizione tedesca. È una versione aggiornata della precedente edizione tedesca, con una traduzione assai migliore. Potete leggerne a: [8]

Serve aiuto con il sito web

AOL sta chiudendo il servizio di sito web per i suoi membri. Devo trasferire il mio sito con le sue numerose pagine e i file separati in un nuovo host e convertire il linguaggio HTML di AOL, AOLPRESS, nel linguaggio del nuovo host. Questo è totalmente al di là delle mie conoscenze e delle mie capacità. C'è lì fuori un esperto che può consigliarmi? Ci si può mettere d'accordo per qualche forma di pagamento.

William Blum (Anti-Empire Report 62)
Fonte: www.killinghope.org
Link: http://www.killinghope.org/bblum6/aer62.htm
1.10.08

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LUCA TOMBOLESI

NOTE

[1] Washington Post. 25 settembre 2008
[2] "Informed Comment", blog di Cole, 3 maggio 2006; www.juancole.com/2006/05/hitchens-hacker-and-hitchens.html
[3] Associated Press, 12 dicembre 2006
[4] Global Research, 20 gennaio 2007, http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=NOR20070120&articleId=4527)
[5] Lettera al Washington Post di M.A. Mohammadi, Addetto stampa, Missione Iraniana presso le Nazioni Unite, 12 giugno 2006
[6] http://www.youtube.com/watch?v=pNvemHKXZFs. Vedi anche Associated Press, 25 settembre 2008
[7] International Herald Tribune, 25 febbraio 2003
[8] www.amazon.de/Schurkenstaat-William-Blum/dp/3897065304/ref=sr_1_2?ie=UTF8&s=books&qid=1221896103&sr=8-2

Alle porte la Rivoluzione del "proletariato borghese"


DI EUGENIO ORSO
Rinascita

Una nuova stagione rivoluzionaria guidata dall’inedito “proletariato borghese” – i ceti medi impoveriti nello spazio-lager della globalizzazione – sconvolgerà gli assetti e i già precari equilibri economico-sociali a partire dall’occidente e dal settentrione del pianeta?

La rivoluzione inizierà veramente dal mondo anglosassone – epicentro del disastro finanziario in corso – e dalla vecchia Inghilterra, come fu nelle attese del Marx esule a Londra, oltre che dagli Stati Uniti d’America oggi nell’occhio del ciclone, in cui di recente si sono svolte manifestazioni a Wall Street, luogo fisico del N.Y.S.E.. e cuore pulsante, con la storica City londinese, di un potere obliquo, privatissimo e truffaldino? Il nuovo “proletariato borghese”, in caso di vittoria e spazzata via – fino alla completa estinzione, c’è da augurarselo – la spietata e numericamente esigua Global Class che lo sta riducendo letteralmente in miseria, riuscirà a contenere e a orientare positivamente le spinte caotiche e distruttive delle sotto-classi postindustriali e posturbane, unite idealmente a lui in una planetaria Pauper [Super] Class, superclasse molto composita e conflittuale al suo interno, della quale costituirà inevitabilmente l’avanguardia?

Alla simbolica e vocativa presa della Bastiglia e all’altrettanto cruciale attacco al Palazzo d’Inverno, si aggiungerà nel gran libro della storia – su una pagina che deve essere ancora scritta – la presa dell’hotel a sei stelle in cui si tiene la riunione annuale dei membri del Bilderberg club, oppure l’occupazione fisica e permanente di una Wall Street in completo disarmo, evacuata dalla “soldataglia” finanziaria dei Signori della mondializzazione?

Questa Middle Class Proletariat – per dirla all’inglese, senza risparmio di esotismi – dotata di conoscenze tecnico-scientifich e, di know-how, di buone potenzialità nel campo della comunicazione, nonché delle produzioni immateriali tutte e caratterizzata da indubbie capacità organizzative, perderà finalmente alcuni tratti spiacevoli che da sempre connotano il tipo borghese del quale è almeno in parte erede “genetico”, per assumerne altri, in un processo di trasformazione che non è fin d’ora, e tanto più non sarà in futuro, esclusivamente economico e sociale?

E’ forse possibile che si realizzi una vecchia “profezia” di chi scrive: la rivoluzione che inizia in quello che oggi è il cuore del potere nel mondo occidente, dalle sue capitali più importanti, con l’onda d’urto che investe in pieno anche il resto dell’occidente, a partire dall’Europa continentale?

Tutto questo potrà accadere prima che si consolidi, nei prossimi anni, il probabile nuovo bi-polarismo U.S.A. - Federazione Russa, togliendo spazi di manovra e opportunità concrete alle nuove forze rivoluzionarie, impedendo con una nuova cortina di ferro o con la guerra una loro saldatura, e l’attuale, devastante crisi finanziaria che atterrisce qualsivoglia analista non è da vedersi come un male assoluto, ma potrà dare un significativo e positivo contributo all’apertura di scenari fino ad ora imprevedibili?

Il novello “proletariato borghese” – nato dal declassamento economico che buona parte del ceto medio ha subito in questi ultimi due decenni e dal suo brusco risveglio dopo un placido sonno pluri-decennale, popolato da ingannevoli sogni consumisti – si farà portatore di un nuovo paradigma, in grado di cambiare il volto del sistema-mondo?

*** ***

I pochissimi che avranno occasione di leggere queste righe e che conoscono lo scrivente potranno ben chiedersi se quest’ultimo li sta prendendo per i fondelli o se sta vivendo una fase confusa della sua esistenza e mostra di essere, quantomeno, sotto stress … orbene, non è proprio così.

Un sito internet italiano di informazione alternativa che lo scrivente frequenta – ComeDonChisciotte, per essere precisi – ha pubblicato qualche giorno fa la 
traduzione di un interessante articolo firmato da William Bowles, dal titolo originale e molto esplicito “Revolution in the high street — Can a revolt of ‘consumers’ spark a revolution?” e comparso nel mese di agosto sul sito www.creative- i.info. In apertura è riportato un brano tratto dal rapporto del Ministero della Difesa Inglese “Programma sugli Andamenti Globali Strategici 2007-2036 del Development, Concepts and Doctrine Centre (DCDC)” [Centro per lo Sviluppo di Concetti e Dottrine], (Terza Edizione) p.96, che pare l’estratto di un manifesto dai contenuti decisamente rivoluzionari.

Conviene riportare il testo originale dell’estratto, come da sito anglosassone, per comprendere lo scenario che nel rapporto in parola è abbastanza chiaramente delineato: 

The Middle Class Proletariat — The middle classes could become a revolutionary class, taking the role envisaged for the proletariat by Marx. The globalization of labour markets and reducing levels of national welfare provision and employment could reduce peoples’ attachment to particular states. The growing gap between themselves and a small number of highly visible super-rich individuals might fuel disillusion with meritocracy, while the growing urban under-classes are likely to pose an increasing threat to social order and stability, as the burden of acquired debt and the failure of pension provision begins to bite. Faced by these twin challenges, the world’s middle-classes might unite, using access to knowledge, resources and skills to shape transnational processes in their own class interest. 

Che i ceti medi impoveriti di ogni parte del pianeta, a partire dal suo settentrione che è in buona misura americano e inglese, potranno utilizzare l’accesso al sapere, unire le loro risorse e le loro capacità per avviare processi transnazionali [ad alto contenuto innovativo e rivoluzionario, possiamo ben aggiungere] nell’interesse della loro classe [e forse anche delle sotto-classi sempre più ridotte alla disperazione, come vivamente speriamo], potrà diventare una necessità dettata dalla legge di sopravvivenza.

Il nemico è chiaramente identificabile, in questa fase storica, nella “classe globale” composta di una base di qualche milione di soggetti ed in particolare nei suoi livelli più alti di comando, che contano poche migliaia di individui, i quali ben rappresentano i veri super-rich evocati nel rapporto, con l’intero sistema-mondo che sembra ruotare intorno ai loro interessi.

Chi scrive non conosce di certo i membri del Centro per lo Sviluppo di Concetti e Dottrine, e men che meno può esprimere giudizi sulle loro capacità predittive, ma è cosa estremamente significativa che il materializzarsi di un nuovo “pericolo rivoluzionario” , proprio nel cuore dell’occidente e, in particolare, nei suoi centri economico-finanziar i principali, fra i quali c’è indubbiamente Londra, sia oggetto di un’analisi così chiara seppur decisamente “ufficiale”, segno che in alto ci si rende conto che la situazione sta cambiando velocemente e che i recenti, ingenti spostamenti di ricchezza a favore dei super-ricchi hanno penalizzato e frustato in un tale modo le aspirazioni dell’estesa ed essenziale classe media da rendere possibile, se non inevitabile, la sua trasformazione in un potente e coeso soggetto rivoluzionario futuro. William Bowles, nel suo articolo comparso in Italia su ComeDonChisciotte, esprime dubbi sulla possibilità di innesco di un nuovo processo rivoluzionario, adducendo come ragione il divide et impera praticato dal potere, nella fattispecie dal suo ramo britannico: … con la scissione della società in una “middle-class” carica di debiti e in una “under-class” relegata in quartieri fatiscenti, lo stato delle aziende e dell’apparato di sicurezza sembra al sicuro. Esso ha a disposizione tutte le “leggi” per reprimere qualunque dissenso reale che sfidi il potere dello stato in maniera significativa.

Forse … ma in una situazione che volge rapidamente al brutto la perdita di reddito, di importanza, ed anche e soprattutto di certezze e di residua fiducia nel sistema da parte della “middle-class”, nonché l’aggravarsi delle condizioni di vita e l’estendersi della “under-class” [che ha dato vita ad insidiose rivolte, nel recente passato, non soltanto a Londra, ma anche nella banlieue francese e a Los Angeles] potrà finalmente incepparsi questo meccanismo che porta alla scissione nella società, e alla conseguente contrapposizione fra sottomessi, per garantire la persistenza degli interessi forti e globalizzanti.

Nessuno può escludere una sorta di saldatura, quanto meno temporanea, o di alleanza tattica fra le due principali componenti di quella che lo scrivente definisce la composita Pauper [Super] Class, imposta dalla necessità della lotta futura e senza quartiere contro i Signori della globalizzazione, per detronizzarli una volta e per tutte, riappropriandosi degli spazi sociali e politici.

L’alternativa, per la Middle Class Proletariat, si rivelerebbe drammatica ovunque, a Londra, a New York, come anche a Milano: anziché diventare avanguardia e protagonista di una nuova stagione rivoluzionaria, sarebbe condannata allo scivolamento progressivo e inarrestabile verso la soglia dell’indigenza, alla perdita del sapere cumulato e all’ingresso definitivo nel tetro e disperato mondo delle sempre più numerose sotto-classi posturbane e postindustriali – in quel inferno sulla terra, cioè, generato dall’internazionaliz zazione del capitale, dal suo accentramento in poche mani e dal “monopolio del sapere” riservato ai super ricchi – in grado soltanto di produrre inefficaci fiammate di rivolta e un caos temporaneo, tutto sommato controllabili ed estinguibili dalle forze repressive del potere con una certa facilità …

Eugenio Orso
Fonte: http://www.rinascita.info
Linkhttp://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5115&mode=&order=0&thold=0

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