martedì 14 ottobre 2008

Crisi economica: aiutare i carnefici e crocifiggere le vittime


La crisi che ha investito la finanzia mondiale è stata in realtà la più grande truffa mai realizzata. C'è da rimanere ammirati da tanto genio. Comincio dall'inizio. 
I Mutui Subprime 
Un bel giorno in America le banche inventano i mutui subprime, ovvero mutui concessi senza garanzie reali. Sostanzialmente chi si recava in banca compilava un modulo, una sorta di autocertificazione, in cui prometteva di far fede all'impegno e di avere (senza specificare quali) le dovute garanzie, a questo punto timbro e firma dell'impiegato e il mutuo veniva erogato anche al 100% del valore dell'immobile.

In Italia, per essere chiari i nostri mutui sono Mutui Prime, dati cioè solo con solo garanzie adeguate (contratto lavoro tempo indeterminato, immobili, firme di garanti o combinazioni delle stesse) 

Ipoteca SubPrime 
L'unica cosa che faceva la banca per tutelarsi era un' ipoteca, chiamata subprime, sulla casa del mutuatario. In caso di insolvenza del debitore partiva il pignoramento che precedeva la vendita all'incanto. Venduto l'immobile la banca rientrava del prestito, guadagnandoci comunque con le commissioni iniziali , le perizie, le penali e la rivalutazione dell'immobile stesso. La Banca poteva decidere anche di non vendere l'immobile e di patrimonializzare lo stesso (inserirlo nel patrimonio della banca). 

La Cartolarizzazione - passo primo 
I mutui venivano poi ceduti ad una società X specializzata nell'acquisto dei subprime. La cartolarizzazione quindi cominciava con quel meccanismo con cui la banca cedeva il suo credito ( il mutuo subprime) ad un'altra società e aveva come contropartita una cifra più bassa dell'ammontare del mutuo (fatto il mutuo del valore di 100 la banca ne voleva solo 50). Quindi la banca incassava 50 e subito il giorno stesso che erogava il mutuo, mentre la società che acquistava il mutuo diventava lei la creditrice nei confronti del mutuatario (il cristo che aveva richiesto il mutuo) a avrebbe incassato poi 100 ma solo alla fine del mutuo. 

La Cartolarizzazione - passo secondo 
Cosa ci guadagna la società X che acquistava il mutuo subprime? In teoria molto, ma è legata ad un rischio alto (il rischio che il debitore diventi insolvente) e deve attendere molti anni (se un mutuo dura 30 anni, visto che l'ha pagato 50 anzichè 100 dovrà attendere circa 15 anni) prima di cominciare a guadagnare molto. 

La cartolarizzazione - passo terzo 
Qui entra in gioco l'ingegneria finanziaria. Dato che la società che ha acquistato il mutuo non vuole aspettare tutti questi anni pieni di rischi prima di guadagnarci tanto, un giorno inventa, grazie alla Cartolarizzazione, il prestito obbligazionario garantito dal mutuo subprime in modo tale da cominciare a guadagnare tanto già da subito e tantissimo dopo un pò di anni. In sostanza la società X emette obbligazioni per reperire liquidità e le garantisce (o meglio crede di garantirle con le rate dei mutui che gli dovrebbero entrare ogni mese). Il risparmiatore acquista le obbligazioni, di solito appetibile perchè con tassi alti, e la società X si impegna a pagare le cedole annuali o semestrali e di restituire il capitale alla scadenza. La cartolarizzazione è riuscita. La società X ha un credito non ancora saldato (il mutuo subprime) e lo trasforma in prestito (le obbligazioni). 

Il moltiplicatore del nulla 
In sostanza partendo da una mezza promessa di pagare le rate si metteva un modo un meccanismo diabolico di moltiplicatore di ricchezza. Il meccanismo, per scattare, doveva prevedere però che le persone dovessero essere molto invogliate a chiedere prestiti. L'invenzione del mutuo con autocertificazione era la soluzione. Immaginiamo un grande fratello che segue il cittadino che si reca in banca per chiedere il mutuo subprime. Sono tutti li che osservano e attendono quella firma sul modulo per partire dai blocchi. 

1. Il cittadino firma 

2. La banca, sapendo del rischio, un secondo dopo si disfa del mutuo

3.La società X acquista il mutuo pagandolo la metà ma sa che rischia e un attimo dopo emette obbligazioni per avere immediatamente liquidità che potrebbe non avere alla scadenza del mutuo. 

4. le obbligazioni vengono acquistate dai cittadini o direttamente o tramite prodotti complessi appioppati loro dalle banche.

5.Il ciclo si chiude. Si parte dal cittadino che firma un mutuo che non potrà pagare e si arriva, magari un secondo dopo, ad un altro cittadino che allo sportello vicino sta acquistando un obbligazione nata dal nulla. 

I Guadagni 
I guadagni sono tanti. Le banche guadagnano sulle commissioni e ottengono 50 subito. Le società X immediatamente ottengono un mare di liquidità che fanno girare. I cittadini, inizialmente, hanno una casa da un lato e obbligazioni che fruttano dall'altro. 

L'inganno 
Affinchè tutto funzioni è di vitale importanza che il meccanismo giri alla perfezione per un pò in modo tale da invogliare i cittadini a comprare case, ottenere mutui e acquistare obbligazioni. Sono sufficienti un paio di anni per ottenere fiducia e nascondere abilmente i primi accenni di insolvenza dei mutuatari. 

Il Crac 
L'economia americana non tira più, chi ha ottenuto un mutuo subprime non riesce più a pagare le rate, ma tanto che gliene frega: non perde nulla, al massimo gli si pigliano la casa. Il massimo rischio è quello di aver creduto di pagare un mutuo ed invece stavi pagando l'affitto. Cittadini che non pagano le rate significa soldi che a qualcuno non arrivano più. A chi? Alle società X che non riescono più a pagare le cedole delle obbligazioni. Inizia il panico. Le persone vogliono vendere le obbligazioni per riavere almeno il capitale ma non è possibile perchè la liquidità è compromessa. Il sistema crolla soprattutto perchè le società X sono quasi sempre società delle banche e perchè le obbligazioni tossiche e le varianti di esse ( i derivati) sono ormai dappertutto. I cittadini che hanno acquistato le obbligazioni rivogliono i loro soldi ma non sanno che gli unici che possono ridarglieli non sono le banche ma i cittadini stessi che hanno allegramente acceso un subprime. 
Il resto della storia la conoscete. 

La parte centrale della truffa 
Le banche (e le assicurazioni) vanno in difficoltà, Fannie e Freddy falliscono, poi segue Lehman Brothers, AIG , Morgan Stanley e poi il mondo intero. Bisogna fare qualcosa e le banche sanno che qualcosa verrà obbligatoriamente fatto, è il panico e nessuno ragiona. Bisogna salvare le banche! Bisogna garantire liquidità al sistema per permettere a qualcuno di riavere i suoi soldi e alle banche di non fallire. Gli USA salvano AIG e poi immettono 700 miliardi di $ nel sistema bancario. A ruota segue tutto il mondo. La crisi forse è scongiurata ma con un bagno enorme di soldi pubblici immessi nel sistema privato ( le banche). Il cittadino ci rimette la casa. Il cittadino ci rimette le obbligazioni. Il cittadino ci rimette i soldi suoi pagati in tasse e contributi per salvare le banche. 

I pignoramenti 
Nel frattempo i pignoramenti sono stati tutti eseguiti. Le società X sono rientrate in possesso degli immobili ipotecati. Di tutti gli immobili. 

Qualcosa è sfuggito 
La crisi nasce perchè i cittadini non riescono a pagare più le rate del mutuo. Tutto nasce da questo punto fondamentale. L'effetto domino ha l'inizio nella difficoltà di onorare il debito. La liquidità doveva essere immessa si, ma da un'altra parte. Dall'unica parte possibile. I 700 miliardi di $ dovevano essere dati ai cittadini per permettergli di pagare le rate e non alle banche. 

I soldi dovevano essere dai ai debitori e non ai creditori. 
I CITTADINI avrebbero pagato le rate, le rate sarebbero servite per pagare le cedole delle obbligazioni dei CITTADINI e sia gli immobili e sia i soldi sarebbero rimasti ai cittadini. I cittadini avrebbero immesso i lLORO 700 mld di $ nel LORO sistema per salvare SE STESSI. La realtà è che i cittadini hanno immesso i LORO 700 mld di dollari per salvare LE BANCHE e rimetterci il culo la casa e i soldi,mentre le banche sono state abilmente "salvate" e così i manager. I cittadini distrutti e il sistema finanziario salvo, e dato che i subprime e i derivati sono a tutti gli effetti prodotti legali nessuno potrà mai essere accusato di truffa. 


I risvolti economici del salvataggio dei cittadini 
Se i soldi fossero andati con una legge speciale ai possessori dei mutui in difficoltà gli effetti sarebbero stati: 

1.Stabilizzazione del sistema. I cittadini americani, tranquilli di diventare proprietari degli immobili, avrebbero reimmesso i soldi del governo (i 700 mld $) nel sistema grazie ad un aumento di consumi dato dall'esonero del pagamento delle rate. Più consumi, più produzione, più tasse. 

2. Una ripresa generale dell'economia, in quanto il sistema americano generando ricchezza avrebbe trainato il sistema globale.

3.Euforia dei mercati. Il salvataggio delle rate dei mutui avrebbe generato una euforia contagiosa, a differenza della paura di oggi, con risvolti enormi sui mercati azionari. 

4. Apprezzamento del mercato immobiliare. Gli immobili acquistati dai possessori dei mutui avrebbero garantito il trend positivo di aumento di valore del mercato immobiliare, garantendo un corretto rapporto tra domanda e offerta di immobili. 

5. Mercato immobiliare solido significa tasso di interesse basso (tasso di sconto) il che garantisce l'accesso al credito (mutui e prestiti) da parte dei privati e finanziamenti alle imprese. Questo significa ancora di più aumento dei consumi, quindi del gettito fiscale e più produzione. E naturalmente più posti di lavoro. 6. nel frattempo si sarebbero dovuti sospendere i subprime e le emissioni di obbligazioni. 

La realtà 
Qualcuno ha volutamente destinato il denaro dei cittadini non verso loro stessi ma verso i loro carnefici, salvandoli e facendoli arricchire (azzeramento dei debiti + immobili pignorati). La truffa più audace e straordinaria del secolo è incredibilmente riuscita. Cosa dire? Chapeau

di Sergio Sedia

Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8057

Non risponde all'alt e viene ucciso dai carabinieri



UN UOMO, DI ORIGINE ALBANESE E RICONOSCIUTO GRAZIE A UNA FOTO SEGNALETICA, È RIMASTO UCCISO ALL'ALBA NEL CORSO DI UN'OPERAZIONE DI CONTROLLO DEL TERRITORIO EFFETTUATA DAI CARABINIERI A COLLE VAL D'ELSA (SIENA). VIAGGIAVA, CON UN'ALTRA PERSONA, SU UN'AUTO RISULTATA RUBATA. LA CORSA È FINITA SULL'AUTO DEI MILITARI. CHE, INTIMATO L'ALT INUTILMENTE, HANNO SPARATO DOPO AVER UDITO UNO SCOPPIO.
L'auto, una y10 risultata rubata, dopo essere stata intercettata dai carabinieri, intorno alle 6,30, si sarebbe schiantata contro l'auto dei militari, in località Le Grazie. I due uomini che l'occupavano sono scesi e hanno cercato di fuggire senza fermarsi all'alt. I carabinieri hanno sparato dopo aver sentito uno scoppio. L'uomo rimasto a terra è risultato fermato in precedenza in varie parti d' Italia per dodici volte, fornendo ben nove 'alias'.

L'OPERAZIONE. I carabinieri della compagnia di Poggibonsi e della stazione di Colle Val d'Elsa avevano predisposto la notte scorsa un' operazione di controllo del territorio dopo una serie di furti in alcune abitazioni della zona. I militari prima di intercettare la Lancia, avevano cercato di bloccare altre due auto (un'Astra e un fuoristrada), anche queste risultate rubate dopo alcuni furti nelle abitazioni della zona, ma i loro occupanti erano riusciti a far perdere le tracce. Secondo i militari quella intercettata potrebbe essere una banda pronta a compiere altri furti nella zona.
Fonte: L'Unione Sarda

Come reagire alla crisi? La soluzione canadese




"I guai non arrivano mai come singole spie, ma a battaglioni". Shakespeare (1564-1616)

"
 La libertà in democrazia non è al sicuro se la gente tollera che un potere personale cresca al punto di diventare più forte delle stesse istituzioni democratiche. Questo, nella sua essenza, è fascismo - il governo come proprietà di un individuo, di un gruppo o di un qualsiasi altro potere personale". Franklin D. Roosevelt (1882-1945) 32esimo presidente degli Stati Uniti.

"
Il nostro sistema economico si trova a fronteggiare una grande sfida …siamo nel bel mezzo di una seria crisi finanziaria". George W. Bush 24 Settembre 2008.

A Washington l’ingorgo creatosi per trovare una soluzione alla 
crisi finanziaria dei subprime negli Stati Uniti sta volgendo in tragedia, apparentemente a causa di una fondamentale mancanza di comprensione e di comunicazione riguardo le cause della crisi e il modo migliore per risolverla. La natura della crisi, le conseguenze economiche di un incapacità nel risolverla e come risolverla senza che questo costi un solo penny al governo e ai contribuenti non è stato spiegato in modo appropriato né al Congresso né alla popolazione.

In realtà, in questo periodo di elezioni, c’è il chiaro pericolo che la crisi finanziaria non venga veramente risolta dal governo e dal Congresso, e che ci siano tremende ripercussioni economiche nei mesi e negli anni a venire, non solo per gli Stati Uniti ma per l’economia mondiale. Una simile crisi dei subprime è stata affrontata in Canada, senza che sia costata neanche un centesimo al governo e ai contribuenti. Sebbene questa soluzione, ovvero trasformare la maggior parte delle garanzie sui mutui ipotecari subprime in obbligazioni a medio termine, andrebbe adattata alla peculiarità della situazione degli Stati Uniti, potrebbe comunque funzionare.

La Soluzione Canadese.

Nell’Agosto del 2007, si scoprì che il Canada, proprio come gli U.S.A., aveva un problema con i mutui subprime. Dal momento che l’economia canadese è più piccola di dieci volte rispetto a quella degli Stati Uniti, anche il problema era più piccolo, ma ciò non di meno molto acuto.

In effetti il mercato canadese dei mutui subprime era un piccola porzione del mercato totale dei mutui, a differenza degli U.S.A., e la morosità dei contraenti in Canada non era una parte preponderante come lo è negli U.S.A. Per esempio non c’era stato lo scoppio di una bolla speculativa immobiliare in Canada. Complessivamente i mutui ipotecari a rischio costituivano circa il 5 per cento del mercato totale dei mutui, mentre negli U.S.A. costituiscono circa il 20 per cento e i default sono aumentati drammaticamente.

Ad ogni modo in Canada c’erano una cosa come 32 miliardi di dollari (canadesi) di cambiali ipotecarie [Asset Backed Security, ABS, sono strumenti emessi a fronte di operazioni di cartolarizzazione per finanziare l'acquisto del portafoglio di attività oggetto dell'operazione di cartolarizzazione. Ndt] provenienti da istituti creditizi non bancari. Quando questo mercato è diventato illiquido, dopo l’Agosto del 2007, come conseguenza della crisi globale arrivata dagli U.S.A. è stato creato un comitato di ristrutturazione attraverso i fondi pensionistici, Crown corporations [imprese statali che in Canada sono coinvolte praticamente in ogni attività, dalla distribuzione, all’uso, al costo di certi beni e servizi, sviluppo energetico, trasporti pubblici, gestione del patrimonio, etc ndt], banche e altre aziende che detengono la gran parte dei 32 miliardi in asset-backed commercial paper (ABCP) per trovare una soluzione al problema della liquidità. (Grandi banche canadesi coprirono le ABCP che erano nei loro libri contabili o nei loro fondi monetari) Questo fu il comitato Pan-Canadese, sopra le parti, per la ristrutturazione degli ABCP, presieduto da un avvocato di Toronto, Mr. Purdy Crawford, e creato a seguito della proposta di un grande fondo pensionistico del Quebec, la Caisse de Dépôt. Era il 
piano Montreal.

Il comitato chiuse i lavori proponendo di ristrutturare le garanzie congelate ed illiquide trasformandole in garanzie a lungo termine. Propose che le cambiali ABCP , originariamente intese come debiti a basso rischio e a breve termine, fossero sostituiti da nuove cambiali o obbligazioni che non scadessero ancora per anni (sette o nove anni) e accumulassero interessi partendo dai fondamentali mutui ipotecari di partenza. Il piano fu approvato dalla corte canadese nel giugno scorso ed era destinato a chiudersi il 30 Settembre, dopo che la Suprema Corte Canadese aveva rifiutato un appello contro questo progetto. 

Il progetto è stato pensato per prevenire una forzata svendita delle cambiali ipotecarie e riportare la fiducia nel sistema finanziario canadese, specialmente nel mercato monetario. E tutto questo senza che il governo mettesse a rischio un solo penny dei contribuenti. 

Certamente, quei soggetti che avevano investito in strumenti finanziari legati ai debiti credendo che fossero solventi e a rendita piuttosto alta nell’arco di 30- 90 giorni, hanno dovuto accettare nuove cambiali con scadenza di nove anni, ma la maggior parte di loro ha pensato che questo fosse sempre meglio di una totale liquidazione. Questi investitori possono tenere le cambiali di nuova emissione fino alla naturale scadenza o rivenderle sul mercato secondario. Un mercato dei titoli ipotecari fu così indirettamente creato quando prima non ce n’era alcuno.

Che lezione si può apprendere per l’attuale difficile situazione degli U.S.A.?

Il problema negli U.S.A: pericolo reale che si crei una spirale di deflazione dei mutui a cascata.

La crisi finanziaria è di gran lunga più acuta e molto più diffusa negli U.S:A. che in Canada. Quindi una soluzione di tipo canadese su larga scala potrebbe essere, in effetti, poco realistica. Potrebbero centinaia di banche e fondi pensionistici americani mettersi insieme per ristrutturare le cambiali ipotecarie illiquide? Ho molti dubbi.

Comunque i principi applicati nella soluzione canadese possono essere conservati e le garanzie sui mutui ipotecari potrebbero essere ristrutturate in garanzie a lungo termine che maturano interessi. Ma a causa delle dimensioni e della complessità del sistema finanziario americano ciò dovrebbe coinvolgere il governo come intermediario. 

Negli Stati Uniti, per esempio, il mercato dei mutui, immobiliari e commerciali, è di circa 14 mila miliardi di dollari, che è la dimensione del prodotto interno lordo (GDP ) [GDP = gross domestic product, ndt] annuale. Complessivamente il totale dei debiti ad interessi arriva oggi alla sbalorditiva cifra di 51 mila miliardi di dollari (debito dei consumatori, delle aziende e del governo), per dire che il livello del debito totale è di tre volte e mezza il GDP. Per decenni, in passato ilrapporto tra debito e GDP era di circa 1.0. Questo dimostra l’estensione dell’attuale sovra-indebitamento degli Stati Uniti. 

Nel breve periodo, ad ogni modo, ci sono due problemi urgenti di fronte all’economia americana che vanno risolti cercando di creare la minima turbolenza possibile.

Innanzi tutto il problema più urgente, risolvere la crisi dell’insolvenza dei mutui ipotecari che furono creati come equivalenti di cambiali liquide. Questi devono essere urgentemente portati più vicino ai mutui ipotecari a lungo termine su cui si basano. Dato che la maggior parte dei mutui ipotecari insolventi si trova nei 
4 mila miliardi di dollari del mercato monetario, c’è stato e continua ad esserci il pericolo di una fuga da questi fondi nei prossimi giorni e settimane se gli investitori dovessero temere per la sicurezza e la liquidità dei loro bilanci. Un collasso del mercato monetario sarebbe equivalente al collasso bancario degli anni ’30. Poiché è lì che le aziende tengono la maggior parte dei loro flussi di denaro cash necessari nel breve periodo.

Il secondo problema finanziario in America è collegato ai circa 2.700 miliardi di dollari in titoli municipali insoluti, una grande percentuale dei quali dipende da un sistema assicurativo che barcolla sull’orlo del collasso. Il Tesoro degli U.S.A. ha in parte risolto questo problema temporaneamente quando ha annunciato Martedì 16 Settembre di aver prestato 85 miliardi di dollari (per due anni) alla più grande compagnia d’assicurazione del mondo, l’
American International Group (AIG) in cambio di una partecipazione del 79,9 per cento, evitando in questo modo alla AIG una formale messa in bancarotta. Questo naturalmente dopo aver annunciato che il Tesoro degli U.S.A. ha promesso di iniettare qualcosa come 200 miliardi di dollari nelle casse delle sue sponsorizzate Fannie Mae and Freddie Mac come azioni di risparmio, in modo da rendere più solide le loro operazioni di prestito e il loro debito complessivo di 5.300 miliardi di dollari.

La proposta dell’amministrazione Bush di creare un fondo di 700 miliardi per comprare i mutui insolventi non sembra essere stata strutturata in modo da evitare completamente una sovvenzione al sistema bancario americano. Se venisse usato per ricapitalizzare le banche d’affari, questa cifra sarebbe troppo piccola. Questo bisogno non c’è. Infatti molta della legittima paura di tanti americani che larga parte dei soldi pubblici venga usata per sussidiare le società di Wall Street può essere evitata e la somma necessaria per ristrutturare il mercato delle garanzie sui mutui subprime può essere considerevolmente ridotta.

In realtà, c’è un modo per il Tesoro di giocare un ruolo di intermediazione nella ristrutturazione dei mutui subprime che oggi creano tanti problemi, fra cui non ultimo quello di un possibile collasso del sistema finanziario americano.

Essendo fondamentali i tempi dell’operazione, il Congresso potrebbe approvare un fondo U.S.A. per la ristrutturazione delle banche, destinato a vivere per un periodo massimo di dodici anni, ovvero fino al 2020. Un tale fondo governativo potrebbe acquistare a prezzo di mercato (incluso uno sconto che rifletta la povertà di liquidità e di tenuta sul mercato), garanzie illiquide ma ancora solventi sui mutui ipotecari, detenuti da banche o fondi del mercato monetario.

Simultaneamente, il fondo governativo avrebbe il potere di re-immettere sul mercato obbligazioni sui mutui con una scadenza di nove anni o meno e maturanti interessi, finanziati dai mutui così acquisiti e in una cifra abbastanza grande da coprire almeno il costo dell’acquisizione iniziale. La FED (Federal Reserve) e le sue dodici banche regionali, più Fannie Mae e Freddie Mac potrebbero giocare un ruolo molto importante nel creare un mercato secondario per tali garanzie sostenute dal governo. Per mezzo di questa re-immissione i 700 miliardi inizialmente proposti da Henry Paulson si potrebbero ridurre, probabilmente al livello molto più accettabile di 250.

Una tale operazione risolleverebbe il sistema bancario americano dal problema delle garanzie a breve termine sui mutui che sono al momento congelate de facto, perché non hanno mercato. Ciò permetterebbe inoltre ai salvatori della patria e agli investitori di includere nelle loro liquidazioni investimenti molto profittevoli. E ancora, fornirebbe nuovi capitali al mercato dei mutui ed eviterebbe il crollo dell’intero edificio.

E ciò che più importa, una così fatta ristrutturazione dei crediti, in definitiva, non necessiterebbe neanche di un penny dai contribuenti americani. Al contrario, il piano può essere strutturato in modo tale da generare un discreto ritorno a fronte dell’ investimento iniziale del governo.

Nel contempo si potrebbe prevedere un regolamento sull’emissione di nuove forme di garanzia sui mutui. Lo stesso si potrebbe fare per la pericolosa pratica di elevare il rating dei crediti di certe obbligazioni agganciandoli al mercato dei crediti in default. Queste sono state le due più corrosive “innovazioni” che hanno portato all’attuale disastro finanziario. 

Per di più tutto questo può essere fatto in modo semplice e trasparente.

In conclusione, è qualcosa che l’amministrazione Bush e il Congresso dovrebbero considerare se sperano di uscire dall’incastro ideologico e politico in cui si sono cacciati.

Rodrigue Tremblay è professore emerito di economia all’università di Montreal ed è autore del libro 'The New American Empire’

Titolo originale: "The Canadian Solution"

Fonte: http://www.informationclearinghouse.info
Link
28.09.2008

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MAURIZIO BRUNELLI
DI RODRIGUE TREMBLAY

Quello che resta in busta paga col nuovo modello contrattuale



Chi ci rimetterà con il nuovo modello contrattuale? Come saranno calcolati gli aumenti anti-inflazione? Lo Stato risarcirà i dipendenti? Tutti gli scenari della riforma che cambierà gli stipendi
 
Emma vacci piano, ammoniscono dalla Fiat. Guglielmo dove ci stiamo cacciando?, chiedono allo stato maggiore del Pd. Preoccupata dalla minaccia di un accordo separato sul nuovo contratto lanciato dalla volitiva presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, l'ala nobile degli imprenditori ha raccomandato prudenza. E altrettanto hanno fatto i vertici del centrosinistra all'indirizzo della Cgil, sul cui segretario Epifani continuano a piombare le ansiose telefonate di Veltroni, Franceschini, Enrico Letta. Anche Cisl e Uil, nel frattempo, hanno abbassato i toni, e aderendo allo sciopero unitario sulla scuola hanno lanciato un segnale inequivoco: firmare da soli per sancire le nuove regole dei contratti sarebbe un suicidio. Soprattutto a queste condizioni. Quel che infatti il sindacato non ha chiarito, e che gli industriali non hanno interesse a fare, è chi vince e chi perde in questa partita. Come si tradurranno le nuove regole per le varie categorie di lavoratori. E come cambierà il rapporto di potere in fabbrica nel triangolo padrone-sindacato-operaio. Vediamo di capirlo.

Addio rituali La Banca d'Italia ha detto di no: interpellata da viale dell'Astronomia per confezionare le previsioni di andamento dell'inflazione su cui far muovere i contratti, non se l'è sentita. Sarà un altro istituto a farle (l'Isae?) e avrà una bella responsabilità. Sarà questa, infatti, l'unica benzina sicura che farà muovere gli stipendi per i tre anni del contratto nazionale. Niente più fumose riunioni su complicate piattaforme rivendicative, che magari andavano avanti per mesi: i rinnovi saranno quasi degli incontri notarili. Presa d'atto degli aumenti previsti, e via. La discussione potrà riguardare la cosiddetta parte normativa: orari, progressioni di carriera e simili, verosimilmente anch'essi sempre più esigui. I pugnaci sindacalisti di rango nazionale, abituati a incontrarsi-scontrarsi con i vertici dell'imprenditoria, vanno incontro a una perdita di ruolo da lettino dell'analista.
Quale inflazione? "Garantiamo un recupero sostanziale della perdita di potere d'acquisto", assicura il direttore generale Confindustria Maurizio Beretta, "ed è una copertura dall'inflazione maggiore di quella attuale". Nell'avverbio 'sostanziale' c'è la dinamite che sta facendo deflagrare i rapporti nella trattativa. In quell'inflazione sarà registrato l'effetto delle materie prime alimentari importate (esempio: il grano), ma tolto l'effetto dei prezzi dell'energia. In sostanza, si sceglie una via di mezzo tra l'inflazione programmata per restare nei limiti imposti dalla Bce (l'1,7 per quest'anno), quella effettiva che sarà più alta, e quella senza energia: il 2,6. "In questo modo il cittadino paga i rincari del petrolio in bolletta e anche nello stipendio", protesta Agostino Megale, segretario della Cgil che guida l'Ires, l'ufficio studi di Corso d'Italia, e ricorda che in base ai suoi conti le buste paga non hanno mai recuperato i 1.900 euro di potere d'acquisto persi tra il 2002 e il 2003 per via di una inflazione più alta del previsto.Chi vince, chi perde In simili diatribe, non è facile ai comuni mortali vederci chiaro. Con la proposta confindustriale, tra il 2008 e il 2011 ci sarà una perdita per gli stipendi di 1.914 euro, accusano dalla Cgil. Niente affatto, ci sarà un aumento di 2.503 euro, ribadiscono gli industriali. E via con stime brandite come spade: l'inflazione del 2009 sarà del 3,2 per il sindacato, del 2,5 per la Confindustria. La realtà è che il meccanismo funziona come una scommessa."Diamo i soldi dell'inflazione futura in anticipo", fa notare Luca Paolazzi, direttore dell'Ufficio studi dell'organizzazione imprenditoriale, "e questo di fatto è quasi un meccanismo di scala mobile", afferma. E se le previsioni si rivelano sbagliate? "Ci sarà chi vince e chi perde", spiega Paolazzi, "ma non ha senso chiedere un recupero a posteriori".
Attacco al punto Ma è da un altro meccanismo, più esoterico di quello della contingenza, che arrivano guai peggiori. A metà 2009, quando andranno a rinnovare il contratto con le nuove regole (sempre cha passino), se ne accorgeranno per primi gli alimentaristi: il valore punto sarà stato decapitato dai 17 euro attuali a 14,5. A ruota seguiranno i metalmeccanici con 2,20 euro in meno, da 17,55 a 15,35 (vedi grafico a pagina 151). E che cosa è il valore punto? È la base su cui calcola la crescita dell'inflazione. E poiché ogni categoria ha il suo, questo vuol dire che l'inflazione ha un peso diverso nelle buste paga di un chimico e, poniamo, di un lavoratore del commercio. Il valore punto differenziato stabilisce una gerarchia operaia? Nessuno lo ammetterà mai. Di fatto la Confindustria non punta a uniformarli, ma a decurtarli sì, e propone tagli che vanno dal 10 al 30 per cento. Chi ci rimetterà di più? "I lavoratori del settore pubblico e quelli dei trasporti", afferma Susanna Camusso, segretario della Cgil che segue la trattativa. E questo perché, mentre nell'industria il valore punto si è costruito inglobando mille voci della retribuzione che hanno rimpinguato la paga-base, per il pubblico questo non è mai avvenuto: il 30 per cento della paga di statali e addetti ai trasporti è fatto di voci accessorie che il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta non vede l'ora di rasoiare. Il risultato, per tutti, sarà una riduzione del salario. Ciò che si conquista con un meccanismo di inflazione più ricco di adesso, si perde per quest'altro verso.
Troppo piccoli per contare "Vogliamo diffondere la cultura della contrattazione", affermano in Confindustria. "Dove sta la fregatura nella proposta degli imprenditori? Nel fatto che sarà molto difficile fare gli integrativi aziendali", ammette, onestamente, la segretaria dell'Ugl  Renata Polverini. Il primo dei problemi che il nuovo sistema solleva è proprio questo: oggi la contrattazione decentrata si fa solo in una impresa su dieci, ed è più diffusa solo tra le grandi imprese (quattro su dieci). 

Domani, i soldi ottenuti a livello aziendale a fronte di un aumento della produttività, dovranno diventare il perno del sistema, il modo in cui l'imprenditore riconoscerà ai propri dipendenti una parte della crescita dei profitti. "Ma le parti lo sanno bene che nelle piccole imprese i sindacati non ci sono e che i padroni non hanno nessuna intenzione di farli entrare", osserva 
Marco Leonardi, ricercatore del dipartimento studi del lavoro alla Statale di Milano. E allora, come si distribuiranno i soldi? 

Vuoi l'aumento? Produci Non puoi distribuire quello che non produci. Sacrosanto. E come la ottieni questa produttività? "Secondo me è legata al numero di ore lavorate", esemplifica Federica Guidi, presidente dei Giovani: "Si deve lavorare di più, per esempio arrivando alle 40 ore effettive". Provvedimento che nella Ducati, la fabbrica di famiglia, stanno implementando con macchinette del caffè che si spengono per non far allungare la pausa oltre i 10 minuti. E che altro? "C'è qualche permesso di malattia retribuito di troppo; e, diciamolo, maturare 32 giorni di ferie dopo solo un anno e qualche mese di assunzione è tanto". C'è chi osserva, però, che la produttività non dipende solo dal lavoratore: "Può essere vero per la pubblica amministrazione,"dicono gli economisti Giuseppe Ciccarone e Enrico Saltari sul sito di analisi economica e giuridica Nelmerito. com: "Nell'industria è strettamente legato all'investimento in progresso tecnico". Insomma, dipende anche dal padrone.

Buio a mezzogiorno Nel Sud si firmano contratti solo in cinque aziende su cento. Molte aziende metalmeccaniche, tessili, alimentari, sono destinate a non essere neppure sfiorate dallo scambio produttività-quattrini. Riceveranno, in cambio, un 'premio di mancata contrattazione'. "E volete sapere come lo pagheranno?", si infuria Megale: "Con la scrematura del valore punto. Tolgono i 2,2 euro al punto di un milione e seicentomila metalmeccanici, e si ritrovano con le risorse per il premio: è un'ingiustizia".

Ma dov'è Pantalone? Qui ci vuole il governo. Che metta sul piatto dei soldi, che spenda per sgravi fiscali ai lavoratori dipendenti. Non bastano gli sconti che si è già detto disponibile a fare sugli aumenti aziendali: su questa parte della retribuzione si applicherà una aliquota del 10 per cento. Ma solo fino a 3.000 euro annui e per buste paga fino a 30 mila euro. Questo meccanismo è il cuore della proposta confindustriale, e già trasforma di fatto l'erario in una 'spalla' degli industriali. Ora vuole qualcosa anche l'opposizione. Il segnale è arrivato da Massimo D'Alema: "Abbozzo un piano", ha lanciato all'indirizzo della Marcegaglia durante il convegno caprese dei giovani di Confindustria: "Allentare il fisco sui redditi fino a 50 mila euro". Evocato come il mago della lampada che esce fuori strofinandola, per ora il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, detentore dei cordoni della borsa, non si è palesato. Ma il tam tam su un salvifico intervento si sta propagando. L'idea più gettonata è quella di dare la possibilità anche ai lavoratori dipendenti di detrarre le spese di produzione del reddito, vuoi la benzina vuoi l'abbonamento al treno, quando pagano l'Irpef. Un'operazione da uno, due miliardi di euro? Forse è per questo che il mago resta nella lampada.
di Paola Pilati




Perugia: i dipendenti Galbani obbligati a vendere formaggi avariati


NON BASTAVANO le indagini - che continuano ad ampio raggio - delle procure di Cremona e Piacenza. Adesso a scrivere una nuova pagina nello scandalo dei formaggi "scaduti, bonificati e reimmessi sulle tavole degli ignari consumatori" (dalle carte dell'inchiesta), ci pensano gli stessi dipendenti delle aziende. Accade a Perugia, dove alcuni lavoratori - venditori e addetti allo stoccaggio - hanno presentato un esposto in procura contro la Galbani, denunciando di essere "stati obbligati, per anni, dai capi del personale, a vendere merce con la data di scadenza contraffatta".  A disposizione dei magistrati ci sono documenti, fotografie e registrazioni audio piuttosto esplicite. Nella denuncia si fa riferimento a grossi quantitativi di prodotti piazzati sul mercato dopo provvidenziali lifting nel deposito perugino dell'azienda. Da lì - stando al dossier ora al vaglio degli investigatori - dal 2000 in poi sarebbero partite tonnellate di formaggi e salumi "tenuti in vita".  Il marchio Galbani è già coinvolto nell'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Cremona e Piacenza. Compare tra i principali fornitori della Tradel, una delle aziende "riciclone" che tra Lombardia e Emilia Romagna acquistavano formaggio scaduto o avariato e lo "bonificavano" mischiandolo a prodotto fresco. Precise responsabilità, in quel caso, sono emerse a carico di alcuni impiegati degli stabilimenti Galbani di Certosa di Giussago e Corteolona (Pavia).  Decine di tonnellate di merce qualificata come "residui di produzione lattiero casearia per trasformazione a uso alimentare" erano in realtà costituite da croste di gorgonzola ad uso zootecnico e cagliate scadute.  Egidio Galbani Spa produce i formaggi Bel Paese, Certosa, Santa Lucia e Galbanino. Fa parte della francese Lactalis, il gruppo caseario numero uno in Europa, già proprietario di altri marchi italiani tra cui Invernizzi e Locatelli. "Big logistica" è la società che distribuisce e vende tutti i prodotti Galbani in Italia.Nel deposito di Perugia operano 26 camioncini, ognuno dei quali "piazza" in media 60 quintali di merce al mese, complessivamente 15 tonnellate. È qui, nella base umbra, che deflagra il caso "etichette". Tutto inizia nel 2005. Con una denuncia "interna". Alcuni dipendenti si rivolgono al direttore del personale (tuttora in carica). Non ne possono più di quello che - in una serie di comunicazioni riservate - viene definito un "sistema vergognoso".  Informano il dirigente su ciò che sistematicamente avviene nel deposito. Una serie di "incastri" sulle confezioni di formaggi e salumi: scadenze prorogate, cancellate con solventi in modo tale che il prodotto possa essere venduto senza problemi. Fatture e bolle di accompagnamento modificate ad arte. Qualche esempio? La mortadella "Golosissima" scade il 16-01-2003 ma la fattura di vendita riporta la data 24-01-2003. Le mozzarelline Santa Lucia scadono il 5-5-2005 e però vengono vendute l'11-05-2005.  La stessa sorte tocca alle ricottine (confezioni da 250 gr), al provolone piccante, al pecorino sardo Castenuri, alla Certosa, alla caciotta e al salame Milano (confezioni da 3 kg). E dunque: tutto questo i lavoratori riferiscono - prove alla mano - al direttore del personale. È il 14 novembre del 2005. L'incontro avviene in un hotel di Perugia.  "C'è da vergognarsi", "i capi sanno tutto", "se vengono fuori queste cose, l'azienda chiude domani". Di fronte all'outing degli addetti, il dirigente promette interventi immediati, ma allo stesso tempo li dissuade dall'intraprendere eventuali azioni di denuncia. "Certo, bisogna intervenire... - dice - metti che qualcuno si sente male dopo aver mangiato sta roba, ma non sia mai che stè notizie escano fuori di qui".  Passa un mese e Galbani corre ai ripari. Un ispettore amministrativo viene inviato nel deposito. Controlla la merce nei furgoni, accerta che è scaduta. Partono i controlli a campione in un paio di negozi. I formaggi e i salumi taroccati, quelli dove viene acclarato il "trucco" sulle confezioni, vengono acquistati dalla stessa azienda. Tolti dagli scaffali. Ma il sistema non cessa.  Di più. I vertici aziendali vengono informati anche del problema delle "carenze igieniche" durante le operazioni di stoccaggio della merce. Merce stivata fuori dalla celle frigorifere. A volte addirittura in "celle private" ovvero garage. Trasporto con mezzi non idonei. Finisce tutto nel dossier presentato in Procura. Viene in mente il rassicurante motto dell'azienda ("Galbani vuol dire fiducia"). Ma questa è un'altra storia.
Fonte: PAOLO BERIZZI 

Cerca nel Blog

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori