sabato 18 ottobre 2008

Il blocco della stabilizzazione dei precari pubblici

(Articolo 37-bis DDl Camera 1441quater-A 15.10.2008)
Via libera della Camera, il 15 ottobre, alla norma che blocca la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione introdotta nel ddl collegato alla legge finanziaria. La norma, che porta la firma del ministro Brunetta, cancella le disposizioni approvate dal governo Prodi e stabilisce che le assunzioni debbano essere fatte esclusivamente per concorso, con una riserva fino al 40% dei posti per i precari che non abbiano incarichi di dirigente e abbiano maturato tre anni di anzianità, anche non continuativa, nel quinquennio precedente. Sono in ogni caso fatte salve le procedure di stabilizzazione in corso, per le quali si sia proceduto all'espletamento delle relative prove selettive alla data di entrata in vigore della legge. Inoltre a partire dal 1° luglio 2009, alla data di scadenza dei relativi contratti, le amministrazioni pubbliche di cui non possono in alcun caso proseguire i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e quelli di lavoro subordinato a tempo determinato che abbiano durata superiore ai 36 mesi. (17 ottobre 2008)
 
DDl Camera 1441quater-A - Delega al Governo in materia di lavori usuranti e di riorganizzazione di enti, misure contro il lavoro sommerso e norme in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro

[omissis]

Art. 37-bis.

(Disposizioni in materia di stabilizzazione).

1. A decorrere dal 1° luglio 2009 sono abrogati i commi 417, 418, 419, 420, 519,529, 558, 560 e 644 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e i commi 90, 92, 94, 95, 96 e 97 dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, fatte salve, fino al 31 dicembre 2009, le disposizioni speciali contenute nella normativa abrogata riferite al personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e a quello di cui all'articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, e successive modificazioni. Fermo restando quanto previsto dai commi 3 e 4 del presente articolo, sono in ogni caso fatte salve le procedure di stabilizzazione in corso, per le quali si sia proceduto all'espletamento delle relative prove selettive alla data di entrata in vigore della presente legge. Tali procedure di stabilizzazione devono in ogni caso concludersi entro il 30 giugno 2009.

2. A decorrere dal 1° luglio 2009, alla data di scadenza dei relativi contratti, le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, non possono in alcun caso proseguire i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e quelli di lavoro subordinato a tempo determinato in contrasto con la disciplina di cui agli articoli 7, comma 6, e 36 del medesimo decreto legislativo n. 165 del 2001, e successive modificazioni. Il divieto di cui al presente comma si applica, con la medesima decorrenza, anche ai contratti prorogati ai sensi dell'articolo 1, comma 519, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e dell'articolo 3, commi 92 e 95, della legge 24 dicembre 2007, n. 244; tali contratti sono risolti alla data di scadenza oppure, ove manchi il termine finale del contratto, il 30 giugno 2009.

3. Nel triennio 2009-2011 le amministrazioni di cui al comma 2, nel rispetto della programmazione triennale del fabbisogno e previa autorizzazione ai sensi dell'articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono bandire concorsi per le assunzioni a tempo indeterminato con una riserva di posti non superiore al 40 per cento dei posti messi a concorso per il personale non dirigenziale in servizio al 1° gennaio 2007 con contratto di lavoro a tempo determinato da almeno tre anni, anche non continuativi, o che consegua tale requisito in virtù di contratti stipulati anteriormente alla data del 29 settembre 2006, o che sia stato in servizio per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio anteriore al 1° gennaio 2007, e per il personale non dirigenziale in servizio al 1o gennaio 2008 con contratto di lavoro a tempo determinato che consegua i tre anni di anzianità di servizio in virtù di contratti stipulati anteriormente alla data del 28 settembre 2007.

4. Nel triennio 2009-2011 le amministrazioni pubbliche, nel rispetto della programmazione triennale del fabbisogno e previa autorizzazione ai sensi dell'articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono altresì bandire concorsi pubblici per titoli ed esami finalizzati a valorizzare con apposito punteggio l'esperienza professionale maturata dal personale di cui al comma 3 del presente articolo nonché del personale che ha prestato attività lavorativa presso le pubbliche amministrazioni per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio antecedente al 28 settembre 2007, in virtù di contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati anteriormente a tale data.

5. Per il triennio 2009-2011 le amministrazioni, nel rispetto dei vincoli finanziari previsti in materia di assunzioni, possono assumere, limitatamente alle qualifiche di cui all'articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, e successive modificazioni, il personale in possesso dei requisiti di anzianità previsti dal comma 3 del presente articolo maturati nelle medesime qualifiche e nella stessa amministrazione. Sono a tal fine predisposte da ciascuna amministrazione apposite graduatorie, previa prova di idoneità ove non già svolta all'atto dell'assunzione. Le predette graduatorie possono avere efficacia non oltre il 31 dicembre 2011.

6. Nella programmazione triennale del fabbisogno rideterminata ai sensi del presente articolo e delle norme in materia diorganici recate dal decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, le amministrazioni di cui al comma 1 prevedono le procedure di mobilità, i concorsi da bandire e le assunzioni da effettuare compatibilmente con i vincoli finanziari scaturenti dal regime delle assunzioni e con quelli relativi al contenimento della spesa del personale.

7. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, trasmettono al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri l'elenco del personale in servizio alla medesima data di entrata in vigore assunto con contratti a tempo determinato e avente i requisiti di cui al comma 3. Le amministrazioni indicano per ciascuna unità di personale la qualifica posseduta, la data di inizio del relativo rapporto, specificando la data delle eventuali proroghe e rinnovi, le modalità delle procedure concorsuali svolte, nonché l'esigenza di proseguire il rapporto di lavoro. Le stesse amministrazioni comunicano altresì il numero delle graduatorie ancora vigenti con le relative qualifiche, indicando la data di approvazione delle stesse e il numero dei vincitori eventualmente ancora da assumere. I vincitori di concorsi appartenenti alle suddette graduatorie hanno priorità per l'assunzione rispetto al personale assunto a tempo determinato.

8. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e sentiti i Ministri interessati, sono stabiliti i criteri e le modalità in base ai quali le amministrazioni possono proseguire, anche in deroga al comma 2 e comunque non oltre l'espletamento delle procedure concorsuali di cui al comma 3, i rapporti di lavoro a tempo determinato del personale di cui al comma 7, nel rispetto dei vincoli finanziari e di bilancio previsti dalla legislazione vigente.

9. Le disposizioni dei commi 7 e 8 non si applicano per il personale di cui al comma 5.

Link: http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=85838&idCat=54

Il provvedimento "ammazza precari" degli enti di ricerca.

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge sulla manovra economica che anticipa e alleggerisce la legge finanziaria del prossimo anno. La legge reca disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. Molte misure riguardano la razionalizzazione e il taglio della spesa pubblica, altre provvedono a mitigare la crisi economica dovuta all’innalzamento del prezzo dei prodotti petroliferi. In testa a tutto, il Patto di stabilità interno e il Piano casa. 
Ecco una sintesi della manovra: 
FINALITÀ GENERALI - L’obiettivo generale della legge è duplice: riduzione progressiva dell’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche dal 2,5 per cento del PIL nel 2008 fino allo 0,1 per cento nel 2011 e crescita del tasso di incremento del PIL rispetto agli andamenti tendenziali per l'esercizio in corso e per il successivo triennio attraverso maggiori investimenti e una serie di interventi di semplificazione (ad esempio per l’avvio di attività imprenditoriali), di riduzione della spesa della pubblica amministrazione e di rilancio dell’economia. È quindi atteso un rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo entro valori non superiori al 103,9 per cento nel 2008, al 102,7 per cento nel 2009, al 100,4 per cento nel 2010 ed al 97,2 per cento nel 2011. 
PATTO DI STABILITÀ INTERNO Le regioni, le province e i comuni con più di 5000 abitanti concorreranno alla realizzazione degli obiettivi triennali di finanza pubblica in termini di fabbisogno e di indebitamento netto, a partire da un ridimensionamento complessivo degli assetti organizzativi secondo principi di efficienza, razionalità ed economicità. L’impegno triennale 2009-2011 a carico delle regioni ammonta partitamente a 1500, 2300 e 4060 milioni. Quello degli enti locali a 1650, 2900 e 5140 milioni. L’obiettivo di ottenere una riduzione tendenziale del saldo di ciascun comparto è affidato ad un complesso meccanismo di assegnazione e verifica di obiettivi programmatici. In pratica, a partire dalla certificazione annuale dei bilanci delle province e dei comuni, si dovrebbe innescare una sorta di concorrenza o di maggiore diligenza grazie anche alla fissazione di parametri premiali o punitivi riferiti alla verifica dei saldi di bilancio di ciascun anno. Gli enti che non risulteranno virtuosi subiranno una riduzione dei contributi ordinari, il blocco delle spese ulteriori, l’impossibilità di fare ricorso all’indebitamento per gli investimenti e il divieto di assumere personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale. Le regioni e gli enti locali inadempienti subiranno anche il taglio del 30 per cento delle indennità di funzione percepite dai dal sindaco, dal presidente della regione, dal presidente della provincia ecc. e dei gettoni di presenza percepiti dai consiglieri comunali, provinciali e così via. 
IMPRENDITORIA, SVILUPPO E GRANDI OPERE: -- Impresa in un giorno: Semplificazione e riordino della disciplina dello sportello unico per le attività produttive. L’attività di impresa potrà essere avviata immediatamente nei casi in cui sia sufficiente la presentazione della dichiarazione di inizio attività allo sportello unico. Procedure velocizzate anche per quanto riguarda l'attestazione della sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa per la realizzazione, la trasformazione, il trasferimento e la cessazione dell'esercizio dell'attività di impresa. Tali pratiche possono essere affidate a soggetti privati accreditati che, in caso di istruttoria con esito positivo, rilasciano una dichiarazione di conformità che costituisce titolo autorizzatorio per l'esercizio dell'attività. -- Finmeccanica Spa: In caso di aumenti di capitale nel corso dell’esercizio corrente, finalizzati ad iniziative strategiche di sviluppo, il Ministero dell'Economia e delle Finanze è autorizzato a sottoscrivere azioni di nuova emissione della stessa società per un importo massimo di 250 milioni di euro. 
-- TAV: È abrogata la revoca delle concessioni per le linee ad alta velocità. Si ripristinano pertanto i rapporti tra TAV Spa, i contraenti generali e RFI Spa per l’assegnazione degli appalti tramite concorsi. 
-- IRI: Dal 1° luglio 2008 la Fondazione IRI è soppressa e le sue risorse sono devolute alla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia. La nuova Fondazione gestirà il finanziamento di programmi per la ricerca applicata, per la realizzazione di progetti in settori altamente strategici e per la creazione di una rete di infrastrutture di ricerca di alta tecnologia presso primari centri di ricerca pubblici e privati. 
-- Fondi di investimento pubblico/privato: Per lo sviluppo di programmi di investimento destinati alla realizzazione di iniziative produttive con elevato contenuto di innovazione, anche attraverso il coinvolgimento dei soggetti pubblici e privati operanti nel territorio di riferimento o derivanti da cofinanziamenti europei ed internazionali, possono essere costituiti appositi fondi di investimento con la partecipazione di investitori pubblici e privati, articolati in un sistema integrato tra fondi di livello nazionale e rete di fondi locali. 
-- Mezzogiorno: E’ costituita la società per azioni “Banca per il Mezzogiorno” con la finalità di sostenere lo sviluppo economico e di favorire la crescita delle regioni meridionali. Lo Stato ne è il soggetto fondatore e vi concorre autorizzando la spesa iniziale di 5 milioni di euro in conto capitale. All'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa Spa (già Sviluppo Italia) sono affidate le principali funzioni gestionali per interventi di agevolazione di progetti di sviluppo delle imprese private private rilevanti per il rafforzamento della struttura produttiva del Paese e con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno. E’ istituito un fondo del Ministero dello sviluppo economico che, a partire dal 2009, provvederà al potenziamento della rete infrastrutturale di livello nazionale, comprese le reti di telecomunicazione e quelle energetiche, con il vincolo di concentrare nelle regioni del Mezzogiorno almeno l'85 per cento degli stanziamenti per l'attuazione del quadro strategico nazionale fissato per il periodo 2007-2013.
RIDUZIONE DELLA SPESA PUBBLICA - -- Generali: A partire dal 2009, la spesa complessiva sostenuta dalle amministrazioni pubbliche per le prestazioni di assistenza specialistica è ridotta del 30 per cento rispetto a quella sostenuta nell'anno 2007 (ad esempio: studi e consulenze, sponsorizzazioni, compensi per componenti e segretari dei collegi arbitrali). A decorrere dall'esercizio finanziario 2009, le amministrazioni dello Stato, escluso il comparto della sicurezza e del soccorso, possono assumere mensilmente impegni per importi non superiori ad un dodicesimo della spesa prevista da ciascuna unità previsionale di base, con esclusione delle spese fisse o obbligatorie. 
Dal 1° gennaio 2009, le amministrazioni pubbliche riducono del 50 per cento la spesa sostenuta nel 2007 per la stampa delle relazioni e delle pubblicazioni ad uso interno. La distribuzione interna della Gazzetta Ufficiale è sostituita dall’abbonamento telematico. 
-- Regioni: Le regioni devono provvedere entro il 31 dicembre 2008 a ridurre gli oneri degli organismi politici e degli apparati amministrativi, con particolare riferimento alla diminuzione dei compensi e delle indennità dei componenti degli organi rappresentativi e del numero di questi ultimi, alla soppressione degli enti inutili, e alla fusione delle società partecipate. 
-- Enti locali: I contributi ordinari attribuiti dal Ministero dell'interno a favore degli enti locali sono ridotti a decorrere dall'anno 2009 di 200 milioni di euro annui per i comuni e di 50 milioni di euro annui per le province. 
L’economia degli enti locali è inoltre assoggettata a due disposizioni: sono ridotti di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011 i trasferimenti erariali a favore delle comunità montane e il divieto di stipulare contratti relativi a strumenti finanziari derivati o di ricorrere all’indebitamento attraverso contratti che non prevedano modalità di rimborso mediante rate di ammortamento comprensive di capitale e interessi. 
-- Tagli ai ministeri: Salgono con il maxiemendamento approvato dalla Camera il 5 agosto: le tabelle riportano riduzioni di spesa per 8,435 miliardi nel 2009 (il taglio cresce di 300 milioni rispetto alla versione originaria del decreto), 8,929 nel 2010 (400 milioni di taglio in più) e 15,611 miliardi nel 2011 contro i 15,211 della prima stesura. 
-- Differimento automatismi stipendiali: Dal 1° gennaio 2009, per diverse categorie di personale in regime di diritto pubblico, tra le quali magistrati ordinari, amministrativi e contabili, avvocati e procuratori dello Stato e il personale militare delle Forze di Polizia di Stato, la maturazione dell'aumento biennale o della classe di stipendio, nei limiti del 2,5 per cento, previsti dai rispettivi ordinamenti è differita, una tantum, per un periodo di dodici mesi. Il periodo di dodici mesi di differimento è utile anche ai fini della maturazione delle ulteriori successive classi di stipendio o degli ulteriori aumenti biennali. 
-- Stipendi Sanità: A decorrere dalla data di conferimento o di rinnovo degli incarichi, i trattamenti economici complessivi spettanti ai direttori generali, ai direttori sanitari, e ai direttori amministrativi, ed i compensi spettanti ai componenti dei collegi sindacali delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere, delle aziende ospedaliero universitarie, degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e degli istituti zooprofilattici sono rideterminati con una riduzione del 20 per cento rispetto all'ammontare risultante alla data del 30 giugno 2008. -- Avvicendamento del personale (Turn-over): Per l’anno 2009 le amministrazioni dello Stato possono procedere alla stabilizzazione del personale nella misura del 10 per cento della spesa relativa alle unità cessate nell’anno precedente; per le nuove assunzioni a tempo indeterminato degli anni 2010-2011, la spesa ammessa corrisponde al 20 per cento di quella sostenuta nell’anno precedente. 
-- Contratti di lavoro flessibili: Si afferma la norma imperativa per la quale le pubbliche amministrazioni assumono esclusivamente con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Il ricorso eccezionale alle forme contrattuali flessibili di assunzione e di impiego del personale non può riguardare l’esercizio di funzioni direttive e dirigenziali, né è ammessa l’utilizzazione, per il medesimo lavoratore, di più tipologie contrattuali per periodi superiori al triennio nell’arco dell’ultimo quinquennio. La violazione di queste disposizioni non comporta la costituzione di rapporti a tempo indeterminato e i lavoratori eventualmente interessati possono accedere soltanto al risarcimento del danno. -- Scuola: Nel riennio 2009-2011 è prevista la riduzione del 17 per cento del personale tecnico amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA). 
-- Taglia-enti: Sono di norma soppressi gli enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti. 
LAVORO - --
Precari: al posto dei reintegri, per le sole cause in corso, è introdotta la norma sugli indennizzi. Il datore di lavoro, laddove manchi un atto scritto che non specifica le ragioni per l’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato, è tenuto unicamente a indennizzare il prestatore di lavoro con un'indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di sei mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto. -- Successione dei contratti: Nella disciplina della successione dei contratti, con riferimento alla maturazione e alla precedenza nel passaggio da contratti a tempo determinato ai contratti a tempo indeterminato, si specifica che sono fatte salve le disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. -- Libro unico del lavoro: Il datore di lavoro privato, ad eccezione del datore di lavoro domestico, istituisce e tiene il libro unico del lavoro nel quale trascrive i dati identificativi del lavoratore, la qualifica, il livello, la retribuzione base, l’anzianità di servizio, le posizioni assicurative e ogni altra annotazione sui pagamenti corrisposti, sulle presenze, le assenze, gli straordinari, le ferie e i riposi. 
PIANO CASA - È previsto un Piano nazionale di edilizia abitativa. La costruzione di nuove abitazioni è destinata in via prioritaria a fornire la prima casa a canone agevolato alle categorie sociali svantaggiate, tra le quali: giovani coppie, anziani, studenti fuori sede, persone sotto sfratto, immigrati regolari residenti da almeno 10 anni in Italia o da almeno 5 anni nella medesima regione. L’incremento della disponibilità di alloggi avverrà attraverso il coinvolgimento di capitali pubblici e privati e la costituzione di fondi immobiliari di livello nazionale e locale. Alle finalità di riqualificazione del piano contribuisce anche una quota del patrimonio immobiliare del demanio, costituita da aree ed edifici non più utilizzati. E’ inoltre prevista la vendita di alloggi che fanno parte del patrimonio pubblico. L’opzione di riscatto da parte dei legittimi occupanti scatta soltanto per gli inquilini che non possiedono un’altra casa e che non risultano morosi. 

PENSIONI - -- Abolito il cumulo pensioni-redditi: Dal 1° gennaio 2009 le pensioni dirette di anzianità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente. E’ inoltre prevista, a decorrere dalla stessa data, l’integrale cumulabilità dei redditi da lavoro autonomo e dipendente con le pensioni di vecchiaia anticipate liquidate con anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni e con le pensioni dirette conseguite nel regime contributivo in via anticipata rispetto ai 65 anni per gli uomini e ai 60 anni per le donne. -- Accertamenti: Dal 1° gennaio 2009 l’INPS avvierà un piano straordinario per verificare la posizione di 200 mila titolari di benefici economici per invalidità civili. 
SANITÀ - -- Ticket: Dal 2009 al 2011 è abolito il pagamento della quota di partecipazione (ticket) al costo per le prestazioni di assistenza pubblica specialistica ambulatoriale per gli assistiti non esentati. Le regioni possono tuttavia decidere di mantenere il ticket in misura integrale o ridotta o di applicare altre forme di partecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria. La copertura finanziaria della misura (400 milioni di euro su base annua per gli anni 2009, 2010 e 2011) è garantita dalla corrispondente riduzione dello stanziamento dei Fondi speciali in capo a diversi ministeri. -- Pianificazione spese: Le regioni non rimborseranno più le prestazioni assistenziali in convenzione con il sistema “a pié di lista”, ma in base ai tetti di spesa ed ai volumi di attività programmati per ciascun anno. -- Accertamenti: Sono potenziati i procedimenti di verifica delle esenzioni, in base al reddito, dalla partecipazione del cittadino alla spesa sanitaria per le prestazioni di specialistica ambulatoriale a carico del Servizio sanitario nazionale. Le regioni assicurano, per ciascun soggetto erogatore, un controllo analitico annuo di almeno il 10 per cento delle cartelle cliniche e delle corrispondenti schede di dimissione. Tali controlli sono estesi alla totalità delle cartelle cliniche per le prestazioni ad alto rischio di inappropriatezza. 
ENERGIA - -- Fisco: Maggiorazione di 5,5 punti percentuali dell’aliquota dell’imposta sul reddito a carico delle società che operano nel campo della ricerca, della raffinazione, della commercializzazione di idrocarburi liquidi e gassosi e delle società che producono energia elettrica che nel periodo di imposta precedente abbiano conseguito ricavi superiori a 25 milioni di euro. L’Autorità per l’energia elettrica e il gas vigilerà sul divieto di traslare questa maggiorazione sui prezzi al consumo. -- Costi al consumo: Viene ridefinita la procedura di cui alla legge finanziaria 2008 per il contenimento dei costi al consumo dei prodotti energetici usati come carburanti o come combustibili per riscaldamento per usi civili. Diventa automatica la diminuzione delle aliquote di accisa per compensare le maggiori entrate derivanti dall’IVA applicata al prezzo internazionale del petrolio greggio quando questo prezzo superi del 2 per cento quello indicato dal Dpef. I relativi decreti attuativi sono adottati con cadenza trimestrale, tenuto conto della media dei prezzi del periodo. -- Distribuzione carburanti: via libera alla liberalizzazione della rete di distribuzione, meno vincoli per l’installazione e l’esercizio delle stazioni di servizio. -- Attività estrattive: Sarà possibile avviare la ricerca e la coltivazione di giacimenti di idrocarburi nel Golfo di Venezia. -- Nucleare: Il governo metterà a punto entro sei mesi una Strategia energetica nazionale. Tra gli obiettivi figura la realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare e la promozione della ricerca sul nucleare di quarta generazione o da fusione. -- Risparmio energetico: Le amministrazioni statali centrali devono approvviggionarsi di combustibile da riscaldamento e dei relativi servizi, nonché di energia elettrica, mediante le convenzioni Consip o comunque a prezzi inferiori o uguali a quelli praticati da Consip. 
MISURE SOCIALI - -- Assegno sociale di anzianità: Dal 1° gennaio 2009 il diritto all’assegno sociale è riconosciuto solo agli aventi diritto che sono legalmente residenti nel territorio nazionale in modo continuativo da almeno 10 anni. -- Carta acquisti (Social card): In soccorso delle fasce economicamente più svantaggiate della popolazione è concessa, solo ai residenti di cittadinanza italiana, una carta acquisti finalizzata all'acquisto di beni e servizi, con onere a carico dello Stato. -- Libri scolastici: Saranno più disponibili e a minor costo, grazie anche anche alla progressiva resa in versione elettronica, con la possibilità di scaricarli dalla rete internet in forma gratuita o a pagamento. 
ALTRE MISURE DI SOSTEGNO ECONOMICO - -- Generali: Per fronteggiare la grave crisi dei settori dell'agricoltura, della pesca professionale e dell'autotrasporto dovuta all'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento e fino al 31 dicembre 2008, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa Spa provvede con proprie risorse, a varare misure di sostegno volte a consentire il mantenimento dei livelli di competitività. -- Autotrasporto: Sono stanziati 116 milioni di euro per interventi intesi a ridurre i costi di esercizio delle imprese di autotrasporto di merci. Le misure riguardano in particolare il limite di esenzione contributiva e fiscale delle indennità di trasferta; l’imponibilità, ai fini del reddito da lavoro dipendente, delle maggiorazioni corrisposte per le prestazioni di lavoro straordinario; incentivi per la formazione professionale e per processi di aggregazione imprenditoriale. -- Trasporto pubblico locale: E’ costituito un fondo di 113 milioni di euro per l'anno 2008, di 130 milioni di euro per l'anno 2009 e di 110 milioni di euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011 per l’acquisto di veicoli e di sistemi di trasporto pubblico urbano già previsti dalla legge finanziaria 2006. Il finanziamento di nuovi interventi è subordinato all'esistenza di parcheggi di interscambio, ovvero alla loro realizzazione, che può essere finanziata con queste risorse. -- Comitato paraolimpico: Il contributo statale aumenta di 3 milioni per ognuno degli anni 2008, 2009 e 2010. -- Anas: La società Anas Spa, può accedere ad anticipazioni di cassa per la realizzazione di interventi previsti nel contratto di programma 2003-2005 e in accordi pregressi. -- Ferrovie: E’ autorizzata la spesa di 300 milioni di euro per l’anno 2008, per far fronte alle esigenze del Gruppo Ferrovie dello Stato Spa. -- 5 per mille: la dotazione economica derivata dal riparto del 5 per mille devoluto attraverso le dichiarazioni dei redditi aumenta di 20 milioni nel 2010. Vengono inoltre definiti i criteri per individuare i beneficiari 2009, tra i quali rientrano società sportive dilettantistiche che svolgano una rilevante attività di interesse sociale. 
GIUSTIZIA --- Sono apportate modifiche agli articoli 181, 421 e 429 del Codice di procedura civile. In particolare, le modifiche all’articolo 181 C.p.c. (Cancellazione delle cause dal ruolo) dispongono che «Se nessuna delle parti compare alla prima udienza, il giudice fissa un'udienza successiva, di cui il cancelliere dà comunicazione alle parti costituite. Se nessuna delle parti compare alla nuova udienza, il giudice ordina che la causa sia cancellata dal ruolo e dichiara l'estinzione del processo.». Le modifiche all’articolo 429 C.p.c. (Pronuncia della sentenza), riferito alle controversie in materia di lavoro, dispongono l’obbligo per il giudice di dare lettura delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, fissando, per i casi più complessi, un termine non superiore a sessanta giorni per il deposito della sentenza, al fine di garantire una maggiore trasparenza e certezza dei tempi. -- Accelerazione dei processi: sono introdotte misure per l’accelerazione del processo amministrativo e del contenzioso tributario. Per quest’ultimo, relativamente ai soli processi pendenti, su ricorso degli uffici dell'Amministrazione finanziaria, innanzi alla Commissione tributaria centrale. -- Processo telematico: Successivi decreti ministeriali definiranno la data di entrata in vigore della procedura di trasmissione telematica delle notificazioni e delle comunicazioni nel corso del procedimento al procuratore costituito (articolo 170 C.p.c.) e delle notificazioni di ordinanze e di ogni altra comunicazione al consulente (articolo 192 C.p.c.). -- Azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori (Class action): E’ prorogata al 1° gennaio 2009 l’entrata in vigore della disciplina sulla class action, introdotta nell’ordinamento dalla legge finanziaria 2008 all’articolo 2, commi 445-449. 
ALTRE DISPOSIZIONI - -- Expo Milano 2015: Approvata la spesa complessiva di 1486 milioni di euro nel periodo 2009-2015 per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento. -- Roma capitale: Il Sindaco del comune di Roma è nominato Commissario straordinario del Governo per la ricognizione della situazione economico-finanziaria del comune e delle società da esso partecipate, con esclusione di quelle quotate nei mercati regolamentati, e per la predisposizione ed attuazione di un piano di rientro dall'indebitamento pregresso. È approvato l’anticipo di 500 milioni di euro sui futuri trasferimenti statali. -- Università: Le università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. -- Carta di identità: La validità del documento passa da 5 a 10 anni. Dal 2010, dovrà riportare sia la fotografia che le impronte digitali. -- Strumenti di pagamento: È elevata da 5.000 a 12.500 euro la soglia massima per il trasferimento tra soggetti diversi del contante e di dei titoli al portatore in modalità non tracciabile attraverso le banche, Poste Italiane Spa e gli istituti di moneta elettronica, reintroducendo gli importi vigenti fino alla data del 29 aprile. Viene inoltre eliminata l’imposta di bollo pari a 1,50 euro per ciascun assegno non contenente la clausola “non trasferibile”. -- Sicurezza e ordine pubblico: per l’anno 2009 il governo stanzia un fondo di 100 milioni di euro per il potenziamento della sicurezza urbana. Le modifiche apportate dalla legge di conversione sono evidenziate con caratteri corsivi e poste tra doppie parentesi tonde.

Accesso studenti stranieri, la proposta della Lega

Prevede il superamento di test e specifiche prove di valutazione

(Mozione 1-00033 Cota ed altri - Camera dei Deputati - 10.10.2008)
Il Governo dovrà rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, prevedendo il loro ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione. Chi non supererà questi esami sarà iscritto in "classi di inserimento" per lo studio della lingua italiana, classi propedeutiche all'ingresso nelle classi permanenti. E' quanto prevede una mozione della Lega approvata il 14 ottobre dalla Camera. La motivazione del provvedimento, ha spiegato la Lega, è legata al fatto che in classi comuni gli studenti immigrati non apprendono e impediscono di apprendere agli studenti italiani. Inoltre non dovrà essere consentito l'ingresso nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, "al fine di un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri", mentre occorrerà prevedere una distribuzione proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e evitare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri.(15 ottobre 2008)
 
Mozione 1-00033 Cota ed altri - Camera dei Deputati - 14 ottobre 2008

La Camera,

premesso che:

il crescente fenomeno dell'immigrazione ha modificato sensibilmente il modello organizzativo del sistema scolastico italiano;

l'elevata presenza di alunni stranieri nelle singole classi scolastiche della scuola dell'obbligo determina difficoltà oggettive d'insegnamento per i docenti e di apprendimento per gli studenti;

il diverso grado di alfabetizzazione linguistica si rivela, quindi, un ostacolo per gli studenti stranieri che devono affrontare lo studio e gli insegnamenti previsti nei programmi scolastici, e per gli alunni italiani che assistono a una «penalizzante riduzione dell'offerta didattica» a causa dei rallentamenti degli insegnamenti dovuti alle specifiche esigenze di apprendimento degli studenti stranieri;

tale situazione è ancora più evidente nelle classi che vedono la presenza di studenti provenienti da diversi Paesi, le cui specifiche esigenze personali sono anche caratterizzate dalle diversità culturali del Paese di origine, tanto da indurre gli insegnanti ad essere più tolleranti e meno rigorosi in merito alle valutazioni volte a stabilire i livelli di competenza acquisiti dagli alunni stranieri e italiani sulle singole discipline;

dai dati forniti dal ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca la crescita di alunni stranieri, registrata nell'anno scolastico 2007-2008, è pari a 574.133 unità, con un incidenza del 6,4 per cento rispetto alla popolazione scolastica complessiva;

tale situazione è determinata dalla crescita degli alunni stranieri nel triennio 2003-2005 intensificatasi anche per effetto dei provvedimenti di regolarizzazione (legge n. 189 del 2002 e legge n. 222 del 2002);

rispetto alle nazionalità si confermano ai primi posti i gruppi di studenti provenienti dai Paesi dell'Est europeo, in particolare la Romania che, nell'arco di due anni, è passata dal 12,4 per cento (52.821 alunni), al 16,15 per cento (92.734 alunni), superando la numerosità degli alunni provenienti dall'Albania (85.195 pari al 14,84 per cento), e dal Marocco (76.217 presenze, pari al 13,28 per cento);

la disomogenea distribuzione territoriale di alunni con cittadinanza non italiana, molto concentrata al Centro-Nord e scarsa al Sud e nelle Isole, interessa circa 37.000 punti di erogazione del servizio scolastico, rispetto ai 57.000 presenti in ambito nazionale. È evidente il divario esistente tra i primi e i secondi, determinato dalla necessità per i primi di adeguare gli aspetti organizzativi e didattici all'attività di integrazione degli alunni stranieri;

la più elevata consistenza di alunni stranieri si trova nella scuola primaria e secondaria di I grado (il 7,7 per cento frequenta la primaria, il 7,3 per cento la secondaria di I grado, il 6,7 per cento le scuole dell'infanzia). Gli istituti di istruzione secondaria di II grado, pur non raggiungendo complessivamente i valori delle presenze registrate nella scuola primaria e secondaria di I grado, registrano l'8,7 per cento del totale degli studenti. Tra questi ultimi la maggior parte è concentrata nei professionali, dove rappresentano l'8,7 per cento del totale degli studenti, mentre nei tecnici raggiungono il 4,8 per cento e nei licei sono appena l'1,4 per cento;

l'osservazione a livello territoriale evidenzia che l'incidenza degli alunni con cittadinanza non italiana è particolarmente significativa in Emilia-Romagna,Umbria, Lombardia e Veneto dove essi rappresentano più del 10 per cento della popolazione scolastica regionale;

la presenza di studenti stranieri nel Centro-Nord è quindi superiore alla media italiana fino a raggiungere i 12 studenti stranieri ogni 100 in Emilia-Romagna, mentre nel Mezzogiorno l'incidenza percentuale varia tra l'1,3 e il 2,3 per cento ad eccezione dell'Abruzzo con il 5 per cento;

di grande attualità risultano i dati sulla presenza di alunni nomadi, essi raggiungono le 12.342 unità e pertanto rappresentano il 2,1 per cento degli alunni stranieri. Più della metà degli alunni nomadi frequenta la scuola primaria;

relativamente al rapporto tra la frequenza delle scuole statali e non statali e le loro suddivisioni tra i diversi gradi della scuola, si registra la presenza del 90,3 per cento di alunni stranieri in scuole statali, mentre il restante 9,7 per cento risulta iscritto in istituzioni scolastiche non statali;

i Paesi di provenienza degli alunni stranieri, sui 194 censiti dall'Istituto nazionale di statistica, sono ben 191. Nelle scuole della provincia di Bergamo, ad esempio, i dati del 2005 registravano la rappresentanza di 118 cittadinanze, a Perugia 109, a Pesaro 90, a Siena 80, a Latina 78;

l'osservazione sull'esito scolastico degli alunni italiani a confronto con quello degli alunni stranieri rivela che nelle scuole dove sono presenti alunni con cittadinanza non italiana si riscontra una maggiore selezione nei loro riguardi che finisce per incidere sui livelli generali di promozione: il divario dei tassi di promozione degli allievi stranieri e di quelli italiani è -3,36 per cento nella scuola primaria, -7,06 per cento nella secondaria di I grado, -12,56 per cento nella secondaria di II grado, in cui più di un alunno straniero su quattro non consegue la promozione;

la presenza di minori stranieri nella scuola si inserisce come fenomeno dinamico in una situazione in forte trasformazione a livello sociale, culturale, di organizzazione scolastica: globalizzazione, europeizzazione e allargamento dell'Unione europea, processi di trasformazione nelle competenze territoriali (decentramento, autonomia ed altro), trasformazione dei linguaggi e dei media della comunicazione, trasformazione dei saperi e delle connessioni tra i saperi, processi di riforma della scuola;

il fenomeno migratorio sta assumendo caratteri di stabilizzazione sia per le caratteristiche dei progetti migratori delle famiglie, sia per la quota crescente di minori di origine immigrata che nascono in Italia o comunque frequentano l'intero percorso scolastico;

la Convenzione internazionale dei diritti dell'infanzia sancisce che tutti devono poter contare su pari opportunità in materia di accesso alla scuola, nonché di riuscita scolastica e di orientamento;

la scuola italiana deve quindi essere in grado di supportare una politica di «discriminazione transitoria positiva», a favore dei minori immigrati, avente come obiettivo la riduzione dei rischi di esclusione;

la maggior parte dei Paesi europei ha costruito luoghi d'apprendimento separati per i bambini immigrati, allo scopo di attuare un percorso breve o medio di alfabetizzazione culturale e linguistica del Paese accogliente. La presenza di bambini stranieri, ma anche nomadi o figli di genitori con lo status di rifugiati politici, implica l'aggiunta di finanziamenti e di docenti, e l'organizzazione di classi di recupero successive o contemporanee all'orario normale, di classi bilingue, oppure con la presenza di assistenti assunti a tal fine;

in Grecia, ad esempio, le scuole con un gran numero di alunni stranieri, figli di genitori nomadi o di greci rimpatriati, organizzano delle classi propedeutiche o delle sezioni preparatorie per l'insegnamento del greco, ma anche della linguad'origine, per facilitare l'integrazione di questi bambini nel sistema educativo. Queste classi e sezioni usano materiale didattico specifico e possono essere seguite da insegnanti ordinari che effettuano delle ore supplementari, insegnanti di sostegno temporanei o da insegnanti con qualifiche specifiche a orario ridotto. Il rapporto ufficiale alunni/insegnanti da rispettare è di 9-17 alunni per insegnante nelle classi propedeutiche e di 3-8 alunni per insegnante nelle sezioni preparatorie. L'assegnazione delle risorse dipende dalla presenza di un numero di alunni sufficiente per poter organizzare una classe o sezione;

le gerarchie istituzionali del precedente Governo di centro-sinistra hanno rigettato la proposta della Lega Nord, sulla necessità di istituire dette «classi propedeutiche», considerandole addirittura «luoghi di segregazione culturale», o «mere strategie di integrazione degli alunni immigrati», ritenendole «soluzioni compensatorie di carattere speciale», avvolte in schemi stereotipi e folkloristici;

la pedagogia interculturale del centro-sinistra, attraverso l'affermazione dell'«universalismo», ha lasciato l'iniziativa alle singole scuole e agli enti locali che, pur avendo agito in maniera equilibrata, non possono attuare strategie per il superamento dei problemi derivanti dall'accoglienza e dalla formazione degli studenti stranieri. Le normative sull'immigrazione del 1998 e del 2002 (Testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 e legge n. 189 del 2002) contengono indicazioni utili sulla funzione e sull'uso dei cosiddetti «spazi dotati di strumenti appositamente dedicati», demandando alle scuole e agli enti locali l'iniziativa e la gestione di tali spazi e strumenti mirati all'istituzione di percorsi specifici di alfabetizzazione linguistica di durata variabile;

i dati forniti dal ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca evidenziano come il problema dei ripetenti e della dispersione scolastica incida soprattutto sui ragazzi stranieri. Secondo tali dati, il numero degli studenti stranieri ripetenti è del 4 per cento nella scuola primaria, dell'8 per cento nella scuola secondaria di primo grado e arriva al 14 per cento nella scuola secondaria di secondo grado. In riferimento a quest'ultimo ciclo di istruzione si rilevano, inoltre, incongruenze tra la classe frequentata e l'età, incongruenze che riguardano circa il 75 per cento degli studenti stranieri;

la dimensione della scuola, la quantità di stranieri rispetto alla popolazione scolastica e la quantità di cittadinanze concorrono al successo o all'insuccesso scolastico di tutti gli studenti;

dai dati ministeriali si rileva che per i diversi ordini di scuola gli alunni stranieri sembrano ottenere maggiori risultati quando sono ridotti di numero;

la densità della presenza di alunni con cittadinanza non italiana in piccole scuole sembra non favorire livelli elevati di esiti positivi. Tale fattore si determina maggiormente nelle scuole secondarie di secondo grado dove il decremento degli esiti in rapporto alla maggiore consistenza di alunni stranieri è ancora più accentuato: negli istituti di piccole dimensioni con gruppi minimi di studenti non italiani, il tasso di promozione degli alunni stranieri scende dal 93,29 per cento (da 1 a 5) fino al 78,64 per cento (da 11 a 30) se vi sono consistenti gruppi di alunni stranieri. Negli istituti di medie dimensioni (da 101 a 300 alunni complessivi) si passa dal 91,79 per cento al 78,46 per cento; negli istituti maggiormente dimensionati si passa dall'89,87 per cento all'80,26 per cento; ciò vuol dire che il tasso di promozione di alunni stranieri nelle scuole primarie e secondarie di I grado è inversamente proporzionale alla dimensione della loro presenza nella scuola;

l'elemento della presenza di molte diverse cittadinanze nelle scuole, pur non coincidendo necessariamente con esiti negativi finali degli alunni stranieri, rappre senta un fattore condizionante del complesso sistema educativo e formativo che influenza l'intera classe;

le sopraccitate analisi sugli esiti scolastici sono importanti poiché consentono di comprendere determinate categorie di alunni per i quali l'obiettivo, oltre a quello degli apprendimenti, è anche quello dell'integrazione del sistema scolastico e del sistema sociale;

questa tipologia di alunni con cittadinanza non italiana consegue determinati esiti scolastici, in rapporto al livello di conoscenza della lingua italiana, alla dimensione temporale di scolarizzazione nel nostro Paese, alle misure di accompagnamento per la loro integrazione all'interno e all'esterno dell'ambito scolastico;

tali misure risultano infatti determinate sia dal numero degli studenti stranieri, sia dalle diverse nazionalità presenti nella stessa classe o scuola e dalle conseguenti differenti situazioni culturali e sociali che generano molteplici esigenze cui dare risposta,

impegna il Governo:

a rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione;

a istituire classi di inserimento che consentano agli studenti stranieri che non superano le prove e i test sopra menzionati di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all'ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti;

a non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, al fine di un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri nelle nostre scuole e a prevedere, altresì, una distribuzione degli stessi proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri;

a favorire, all'interno delle predette classi di inserimento, l'attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l'elaborazione di un curricolo formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, nonché dell'educazione alla legalità e alla cittadinanza:

a) comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente);

b) sostegno alla vita democratica;

c) interdipendenza mondiale;

d) rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi;

e) rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del Paese accogliente;

a prevedere l'eventuale maggiore fabbisogno di personale docente da assegnare a tali classi, inserendolo nel prossimo programma triennale delle assunzioni di personale docente disciplinato dal decreto-legge n. 97 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 143 del 2004, alla cui copertura finanziaria si provvede mediante finanziamenti da iscrivere annualmente nella legge finanziaria.

Link: http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=85796&idCat=82

Il piano dei tagli al personale della scuola

Dal 2011 87mila docenti e 44mila non docenti in meno

(Schema piano programmatico Istruzione 25.9.2008)
Dal 2011 nella scuola statale lavoreranno 87.400 docenti in meno. E in proporzione al personale non docente non andrà meglio. I tagli in questo settore ammontano a 44.500 posti di lavoro. Lo prevede il piano programmatico predisposto dal Ministero del’istruzione per dare attuazione al decreto “Brunetta”. Il piano elenca cifre e posti di lavoro da tagliare, suddividendoli per ordine e grado di istruzione e anno per anno. E già dall’anno prossimo il governo conta di cancellare oltre 42mila posti di lavoro. Il grosso dei tagli nella prima fase sarà rappresentato dalla revisione degli organici delle elementari e delle medie e delle elementari tenendo conto del solo orario obbligatorio. Senza calcolare le ore opzionali e facoltative. Questa operazione, da sola, lascerà sul tappeto più di ventimila cattedre già dal 1° settembre 2009. Il resto dei tagli avverrà aumentando il numero degli alunni per classe e cancellando le cattedre degli insegnanti specialisti di lingua inglese alle elementari. Ed eliminando le ore a disposizione dei docenti delle secondarie riempiendo le cattedre a 18 ore. Gli stessi criteri saranno adottati gli anni successivi anche diminuendo il numero delle scuole a tempo pieno e a tempo prolungato. Per il personale non docente i tagli riguarderanno direttamente i profili. Il grosso ricadrà sui collaboratori scolastici e gli assistenti amministrativi.(26 settembre 2008)
 
Schema di piano programmatico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze di cui all’art. 64 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133

PREMESSA

Il nostro sistema d’istruzione sta vivendo da anni una preoccupante crisi i cui effetti sono tra l’altro evidenziati da ricorrenti indagini nazionali ed internazionali: a fronte di una spesa per allievo superiore alla media OCSE, di un rapporto insegnanti studenti decisamente più alto rispetto alla media europea (9,2 insegnanti per cento studenti che raggiunge l’11,5 se si tiene conto degli insegnanti di sostegno, degli insegnanti che svolgono attività diverse dall’insegnamento e dagli insegnanti soprannumerari ecc..), si riscontrano consistenti divari tra gli esiti scolastici degli studenti italiani e quelli degli altri paesi OCSE e ritardi significativi nei livelli di conoscenza e di competenza relativi agli apprendimenti di base ed in particolare della matematica e della comprensione linguistica. A questo si aggiungono diffuse forme di disinteresse degli alunni verso la scuola, demotivazione e stanchezza del personale anche in assenza di incentivi e riconoscimenti del merito e un preoccupante clima di incertezza e di sfiducia.

Un bilancio deludente che pone una seria ipoteca sul futuro dei nostri giovani, chiamati a confrontarsi tra loro in un contesto internazionale globalizzato, dove la conoscenza è fattore prioritario di crescita personale e collettiva e l’investimento più produttivo è quello in capitale umano. E’ noto, infatti, che nella società in cui viviamo la "qualità" delle risorse umane costituisce un bene primario e strategico di straordinaria importanza per interpretare correttamente e governare

l’innovazione e il cambiamento, per sostenere e orientare le vicende economiche, per essere competitivi, per dare solidità e stabilità alle istituzioni democratiche, per assicurare coesione sociale e promuovere la piena fruizione dei diritti di cittadinanza, per raggiungere livelli di benessere accettabili e duraturi.

Ma "qualità" delle risorse umane significa "qualità" dell’istruzione, centralità della scuola quale sede privilegiata di formazione integrale della persona, di crescita umana, civile e culturale delle giovani generazioni e fondamentale fattore di sviluppo della società nel suo complesso.

Nel nostro Paese, alle profonde trasformazioni intervenute nella vita individuale e negli assetti sociali, ai nuovi scenari disegnati dalla scienza e dalla tecnologia, alle nuove logiche della produzione e del mercato del lavoro non è corrisposta una politica dell’istruzione che realizzasse un disegno organico ed un intervento riformatore unitario e condiviso e, comunque, tale da adeguare alla mutevole realtà gli ordinamenti scolastici, i percorsi formativi, i modelli organizzativi e didattico-pedagogici, i profili professionali degli insegnanti, i sistemi di valutazione.

Le riforme e le innovazioni introdotte negli ultimi decenni hanno conosciuto vicende alterne e spesso tormentate, spinte in avanti, ritorni al passato e rifacimenti che ne hanno impedito la completa attuazione, generando confusione e sensibili ritardi nel processo di modernizzazione. Si rende perciò necessario un profondo e sereno ripensamento dell’impianto complessivo del nostro sistema scolastico, e l’avvio e la gestione di una fase di revisione, riordino ed "essenzializzazione"

dell’intero quadro normativo, ordinamentale, organizzativo e operativo. Non tanto si tratta di aggiungere a quelle esistenti altre soluzioni innovative, ma di razionalizzare e semplificare l’esistente e rendere pienamente efficienti i servizi scolastici al fine di raggiungere risultati qualitativi migliori e di più alto profilo.

Il presente piano programmatico, elaborato in attuazione dell’art. 64, comma 3, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 [1] , si fa interprete di questa esigenza, individuando un quadro organico di interventi e misure volti a realizzare contestualmente sia il riassetto della spesa pubblica sia l’ammodernamento e lo sviluppo del sistema.

Ai fini suddetti sono stati tenuti in debita evidenza gli elementi di successo degli apprendimenti evidenziati nel "Quaderno bianco sulla scuola", elaborato d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e quello dell’Economia e che si ritiene utile richiamare:

- percorsi formativi caratterizzati dalla chiarezza dei profili di uscita, dagli obiettivi e dai livelli di apprendimento per ogni ciclo di studi;

- essenzialità, coerenza e continuità dei contenuti dei curricoli e dei piani di studio, nella prospettiva di un progressivo passaggio ad una didattica per competenze, i cui esiti vanno certificati con "strumenti" oggettivi;

- autonomia didattica e di ricerca delle scuole nell’organizzare le soluzioni più efficaci per raggiungere i livelli di apprendimento previsti e per superare i fenomeni di dispersione e di insuccesso scolastico;

- un sistema di monitoraggio e di valutazione che misuri conoscenze, competenze e abilità degli studenti nel tempo, offrendo elementi per una didattica più personalizzata e assicurando maggiore omogeneità degli esiti tra le diverse aree del Paese;

- forme integrative della retribuzione di base, legate al riconoscimento del merito, in un contesto di autonomia organizzativa, didattica e di ricerca, sia a livello di istituzione scolastica che di singolo docente.

In consonanza con gli obiettivi e le strategie utilizzati in ambito internazionale, per realizzare il successo scolastico, il piano intende coniugare il dato quantitativo relativo al migliore assetto delle classi e alla riduzione degli indirizzi e dei carichi orario di insegnamento con quelli della migliore qualità dei servizi scolastici e di un efficace dimensionamento del sistema e a un più produttivo impegno degli insegnanti.

Le soluzioni di carattere strutturale e le politiche del territorio per rivelarsi produttive di effetti e assicurare il successo scolastico debbono essere sostenute da un corretto e ben ponderato impiego delle risorse professionali della scuola, attraverso l’adozione di interventi e misure che, nel mentre eliminino sprechi e sottoutilizzo di mezzi, responsabilizzino e recuperino motivazioni, valorizzino il merito, coinvolgano e rendano partecipi nelle scelte, conferiscano maggior ruolo, diano un più avvertito senso di appartenenza.

Si rende pertanto necessario ed urgente procedere alla revisione degli ordinamenti scolastici, dei piani di studio e dei quadri orari, all’attivazione di politiche del territorio efficaci, alla definizione e al riordino del sistema di istruzione professionale corrispondente alle attese ed ai bisogni della collettività: il tutto all’insegna della "essenzialità" e della "continuità" e alla luce di quanto previsto dalle Indicazioni nazionali da ridefinire rapidamente, tenendo anche conto, per il primo ciclo, degli esiti delle sperimentazioni in atto.

Si ritiene poi preliminare rispetto alle altre azioni e non più rinviabile, una complessiva e incisiva revisione della rete scolastica e dell’offerta formativa sul territorio, che elimini nel triennio duplicazioni di indirizzi - spesso frutto della pura sedimentazione di innovazioni successive e della mancanza di proficui raccordi e interazioni tra i livelli istituzionali, i soggetti e gli organismi rappresentativi interessati - e legittimi la presenza di istituzioni scolastiche secondo criteri di

corretto dimensionamento, sulla base dei parametri previsti dal DPR 233/98[2]per l’attribuzione dell’autonomia. A tal fine occorre stabilire una forte interlocuzione con le Regioni e gli Enti locali, al fine di consentire agli stessi, anche con la collaborazione degli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali, scelte di politica scolastica più aderenti ai bisogni del territorio e meglio integrate con la formazione professionale, l’istruzione post-secondaria e l’istruzione per gli adulti.

Per poter raggiungere gli obiettivi di razionalizzazione e di sviluppo previsti dal presente piano si richiede, inoltre, un forte impegno che porti ad un’intesa con la Conferenza unificata e crei le condizioni per una progressiva attuazione di quanto previsto dal novellato titolo V della Costituzione.

Gli interventi finalizzati al razionale ed efficace utilizzo delle risorse - che si inseriscono nel più ampio contesto di un globale riassetto della spesa pubblica che il Governo è chiamato inderogabilmente ad avviare – mirano ad incrementare di un punto il rapporto alunni/docenti e a ridurre del 17% la consistenza del personale ATA. Contrariamente a quanto avvenuto nel passato, mirano anche a realizzare il riordino complessivo del sistema, attraverso la valorizzazione

dell’autonomia delle unità scolastiche, il pieno coinvolgimento delle Regioni e delle Autonomie locali, una nuova governance territoriale dell’istruzione/formazione e un più appropriato ed efficace utilizzo delle risorse.

Il 30% delle economie che saranno realizzate sarà destinato al merito e allo sviluppo professionale del personale della scuola, la cui partecipazione attiva e responsabile ai processi innovativi è indispensabile per il buon esito degli stessi.

I provvedimenti che si intende adottare si pongono, altresì, in una linea di continuità con le azioni poste in essere nel recente passato, previste dalle leggi finanziarie 2007 e 2008, dal c.d. decreto mille proroghe, dalla normativa sull’obbligo di istruzione e dalla Legge 40/2007, relativa all’istruzione tecnico-professionale.

CRITERI DI PREDISPOSIZIONE E ATTUAZIONE DEL PIANO.

Il citato articolo 64 individua una rete di collaborazioni interistituzionali per l’organizzazione del sistema scuola, in grado di assicurare trasparenza e qualità allo stesso e basata sull’impegno e sul lavoro comune del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, delle Regioni e delle Autonomie locali.

Il piano programmatico predisposto tenendo in debito conto, ai fini della puntuale realizzazione degli interventi, dell’importante ruolo della citata rete di collaborazioni, si ispira ai seguenti criteri e principi guida:

− la dimensione territoriale quale ambito di riferimento sia per l’esercizio delle competenze nazionali e regionali previste dalla Costituzione, anche in relazione alle attribuzioni delle Regioni in ordine all’allocazione delle risorse umane disponibili, sia per la definizione dell’offerta formativa e della rete territoriale di scuole, sia infine per la gestione del servizio scolastico, nel rispetto delle norme generali delle prestazioni e secondo criteri che assicurino uno sviluppo coerente ed omogeneo del sistema scolastico sul territorio nazionale;

− la trasparenza nelle scelte, con l’individuazione di parametri oggettivi, che consentano di valutare il percorso di riqualificazione della spesa e di progressivo riequilibrio territoriale nell’utilizzo delle risorse;

− l’integrazione delle risorse dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali, per il governo della flessibilità e la valorizzazione del livello territoriale nell’individuazione delle soluzioni organizzative più idonee a rispondere alle esigenze degli studenti e delle loro famiglie;

− l’ottimale dimensionamento delle scuole autonome e la funzionale previsione di una rete di punti di erogazione del servizio realmente rispondente ai bisogni dell’utenza che risiede in aree disagiate (insulari, collinari, montane, etc.);

− la sostenibilità per gli studenti del carico orario e della dimensione quantitativa dei piani di studio, opportunamente riducendo l’eccessiva espansione degli insegnamenti e gli assetti orari dilatati, che si traducono in un impegno dispersivo e poco produttivo, in parte responsabile degli insuccessi, del fenomeno della dispersione e dell’abbandono;

− il superamento della frammentazione e proliferazione degli indirizzi di studio, che disorienta l’utenza e determina un aumento ingiustificato di docenti, e spesso produce una modesta qualità dei risultati di apprendimento.

LE AREE DI INTERVENTO

Per ragioni sistematiche e chiarezza di quadro espositivo si strutturano e articolano gli interventi programmati con riferimento alle tre aree successivamente indicate, riconducibili alle fattispecie e tipologie previste dalla legge 133/2008.

Il presente documento programmatico individua una sequenza organica di azioni strettamente correlate e interdipendenti secondo una logica unitaria, riferite alle seguenti macro aree:

1. Revisione degli ordinamenti scolastici;

2. Riorganizzazione della rete scolastica, ivi compresi i centri territoriali per l’educazione

degli adulti e i corsi serali;

3. Razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane delle scuole.

ACCELERAZIONE DELLE PROCEDURE

Al fine di poter disporre di strumenti normativi che consentano di raggiungere l’obiettivo del contenimento, della razionalizzazione e della migliore qualificazione dei servizi scolastici entro i tempi utili per la gestione di tutte le operazioni concernenti l’anno scolastico 2009/10, si prevederà l’emanazione di uno o più Regolamenti, secondo la procedura di cui all’art. 64, comma 4, della legge 133/2008, recante i principi base, le modalità ed i tempi per la realizzazione delle azioni

relative alle aree prima indicate, da declinare anche attraverso l’adozione di decreti ministeriali e interministeriali.

In particolare i citati Regolamenti disciplineranno la revisione dei curricoli del I e II ciclo e conterranno le indicazioni per l’adozione, entro il mese di dicembre, di una prima azione volta al dimensionamento e razionalizzazione della rete scolastica, da realizzare d’intesa con le Regioni, nonché i criteri e le misure da adottare per l’innalzamento del rapporto alunni docenti a modifica del D.M. 331/1998.

1. Revisione degli ordinamenti scolastici.

In questa area si rende necessaria l’attivazione di iniziative volte sia ad armonizzare e ricondurre in un quadro coerente i diversi interventi di riforma ordinamentale succedutisi negli ultimi anni, sia ad operare, all’interno dei diversi ordini di scuola opportunamente rivisti, una riformulazione degli assetti orari. Nel quadro di tali iniziative si darà attuazione alla disposizione di cui all’art. 4 del decreto legge 1 settembre 2008, n. 137, concernente la reintroduzione nella scuola primaria del maestro unico dal 1 settembre 2009.

- Intervento e razionalizzazione dei piani di studio

La revisione dei piani di studio di insegnamento e, conseguentemente, dei carichi orario, anche ai fini di una loro "essenzializzazione", tiene conto dei recenti interventi che hanno riguardato, da una parte, il primo ciclo di istruzione e, dall’altra, l’impianto di riforma del secondo ciclo di cui alla legge 53/2003 [3], nonché delle recenti misure di riassetto dell’istruzione tecnica e professionale introdotte dalla legge 40/2007[4] e dal decreto legge 137/2008 [5]. Tale revisione sarà realizzata anche mediante l’adozione di uno o più Regolamenti ai sensi dell’art. 64 più volte citato nonché, per

favorire il rapido e completo raggiungimento degli obiettivi, di appositi decreti ministeriali che avviino il processo di innovazione fin dall’anno scolastico 2009/2010.

In tale ottica le Indicazioni nazionali relative alla scuola dell’infanzia e allescuole del primo ciclo di istruzione, di cui agli allegati A, B e C al decreto legislativo 18 febbraio 2004, n. 59, saranno opportunamente armonizzate con le Indicazioni per il curricolo proposte con direttiva ministeriale 3 agosto 2007, n. 68, con l’obiettivo di pervenire ad una stesura unitaria e semplificata. I relativi piani di studio, le discipline e i carichi orario saranno contestualmente riesaminati ed

"essenzializzati".

I nuovi piani di studio della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione costituiranno parte integrante dei Regolamenti da emanare in attuazione del presente piano programmatico.

I piani di studio relativi al sistema dei licei, di cui al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, come modificato dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, saranno riesaminati con l’obiettivo di razionalizzarne l’impianto in termini di massima semplificazione. Andranno in tale contesto definite le discipline ed i carichi orario delle singole tipologie in misura non superiore alle 30 ore settimanali. I piani di studio relativi agli istituti tecnici e professionali di cui la legge 2 aprile 2007, n. 40, saranno anch’essi riveduti al fine di pervenire ad una ulteriore razionalizzazione e semplificazione. Per quanto riguarda l’istruzione tecnica, se ne definiranno gli indirizzi in un numero contenuto e adottando un carico orario annuale obbligatorio delle lezioni non superiore a 32 ore settimanali. Per i citati ordini di studio le suddette operazioni dovranno essere raccordate con i tempi previsti per la effettuazione delle iscrizioni e la determinazione degli organici.

Per l’istruzione professionale si opererà nel senso che gli indirizzi aventi una sostanziale corrispondenza con quelli dell’istruzione tecnica, confluiscano in quest’ultima, evitando duplicazioni di percorsi e di carichi orari e conseguente disorientamento dell’utenza. Si riorganizzeranno i rimanenti indirizzi di durata quinquennale, finalizzati al conseguimento di un titolo di studio di istruzione secondaria superiore, in un numero ristretto di tipologie che abbiano rilevanza nazionale, con un carico orario settimanale non superiore a quello degli istituti tecnici.

Si provvederà, inoltre, all’elaborazione delle linee guida di cui all’art. 13, comma 1 quinquies, della legge n. 40/2007, con le quali saranno definiti i criteri atti a consentire, in regime di transitorietà e sussidiarietà, la prosecuzione dei percorsi di durata triennale degli istituti professionali finalizzati al rilascio di qualifiche professionali nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Dovrà infine essere ridefinito l'assetto organizzativo-didattico dei Centri di istruzione per gli adulti. I nuovi piani di studio degli istituti di istruzione secondaria costituiranno parte integrante dei Regolamenti da emanare in attuazione del presente piano programmatico.

Revisione dei quadri orario nei diversi ordini di scuola

L’assestamento dei curricoli e la razionalizzazione dei piani di studio di cui sopra dovranno comportare nuovi quadri orario di durata più contenuta, con il superamento della duplicazione di indirizzi corrispondenti e la revisione delle attuali forma di compresenza, finalizzata al più proficuo utilizzo del personale docente e all’estensione del servizio.

Nella scuola dell’infanzia l’orario obbligatorio delle attività educative, nell’ottica di una progressiva generalizzazione e tenendo conto delle diversificate esigenze rappresentate dalle famiglie, si svolge anche solamente nella fascia antimeridiana, impiegando una sola unità di personale docente per sezione e riorganizzando il più possibile il funzionamento delle sezioni di una medesima scuola sulla base di tali opzioni. Le conseguenti economie di ore e di posti potranno consentire nuove attivazioni e conseguentemente l’estensione del servizio.

Nei territori montani, delle piccole isole e dei piccoli comuni privi di strutture educative per la prima infanzia, sarà consentita, ad integrazione del numero delle sezioni che non raggiungono il numero dei bambini stabilito, l’iscrizione alla scuola dell’infanzia di piccoli gruppi di bambini di età compresa tra i due e i tre anni, da inserire sulla base di progetti integrati, ispirati all’esperienza delle sezioni primavera, entro limiti massimi del numero di bambini fissato per sezione e dell’orario di svolgimento dell’attività educativa.

E’ reintrodotto con apposito intervento normativo, l’istituto dell’anticipo di cui alla legge 53/2003 e al decreto leg.vo 59/2004, nei limiti delle disponibilità finanziarie esistenti.

Ulteriori risposte alle esigenze relative alla medesima fascia di età potranno essere soddisfatte anche attraverso la prosecuzione e dallo sviluppo delle c.d. "sezioni primavera".

Nella scuola primaria va privilegiata ai sensi del decreto legge 1 settembre 2008, n. 137, l’attivazioni di classi affidate ad un unico docente e funzionanti per un orario di 24 ore settimanali.

Tale modello didattico e organizzativo, infatti, appare più funzionale "all’innalzamento" degli obiettivi di apprendimento, con particolare riguardo all’acquisizione dei saperi di base, favorisce l’unitarietà dell’insegnamento soprattutto nelle classi iniziali, rappresenta un elemento di rinforzo del rapporto educativo tra docente e alunno, semplifica e valorizza la relazione fra scuola e famiglia. Nell’arco di vita intercorrente dai sei ai dieci anni si avverte il bisogno di una figura unica

di riferimento con cui l’alunno possa avere un rapporto continuo e diretto.

Le economie derivanti da tale modello didattico, allo stato non quantificabili, consentono di ottenere ulteriori risorse che potranno ridurre l’incidenza degli altri interventi. Resta comunque aperta la possibilità di una più ampia articolazione del tempo scuola, tenuto conto della domanda delle famiglie e della dotazione organica assegnata alle scuole, nel rispetto dell’autonomia delle stesse.

Le relative opzioni organizzative possibili sono le seguenti:

- la prima (27 ore), corrispondente all’orario di insegnamento di cui al decreto legislativo 59/2004, con esclusione delle attività opzionali facoltative;

- la seconda (30 ore) comprensiva dell’orario opzionale facoltativo e con l’introduzione delmaestro prevalente; quest’ultimo nei limiti dell’organico assegnato, integrabile con le risorse disponibili presso le scuole.

Potrà altresì aversi, ai sensi del decreto legislativo 59/2004, una estensione delle ore di lezione pari ad un massimo di 10 ore settimanali, comprensive della mensa.

L’insegnamento della lingua inglese è affidato ad un insegnante di classe opportunamente specializzato. Si dovrà prevedere, pertanto, un piano di formazione linguistica obbligatoria della durata di 150/200 ore attraverso l’utilizzo, come formatori, di docenti specializzati e di docenti di lingua della scuola secondaria di I grado. I docenti in tal modo formati, saranno preferibilmente impiegati, già dall’anno scolastico 2009/2010, nelle prime due classi della scuola primaria e saranno assistiti da interventi periodici di formazione. Potrà altresì essere previsto, in via transitoria, un affiancamento da parte di un nucleo di docenti specializzati operanti presso ogni scuola, nonché, negli istituti comprensivi, da parte di docenti di lingua inglese.

Nelle more della conclusione del piano di formazione, in via transitoria e fino all’a.s. 2010/2011, potranno continuare ad essere utilizzati, in caso di carenza di docenti specializzati, docenti specialisti esterni alle classi, per l’intero orario settimanale di docenza previsto dal CCNL.

L’orario obbligatorio delle lezioni per la scuola secondaria di I grado è definito, in via ordinaria, nella misura di 29 ore settimanali (rispetto alle 32 attuali) con conseguente adattamento del quadro orario previsto dall’allegato C al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59. Sono fatte salve le situazioni ordinamentali relative alla classi ad indirizzo musicale.

Le classi funzionanti col tempo prolungato, previste dall’art. 166, comma 4 del Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, saranno ricondotte all’orario normale qualora non dispongano di servizi e strutture per lo svolgimento obbligatorio di attività in fascia pomeridiana per almeno tre giornate a settimana ovvero non sia previsto il funzionamento di un corso intero a tempo prolungato. I quadri orario delle classi a tempo prolungato saranno opportunamente definiti per un orario massimo di 36

ore per insegnamenti e attività. Saranno determinate entro il mese di dicembre le classi di abilitazione ai sensi dell’art. 14 del decreto legislativo 59/2004 e la conseguente composizione delle cattedre, riconsiderando quelle attuali al fine di superare l’esistente frammentazione degli insegnamenti, privilegiando quelli di base e aggregazioni umanistico letterarie, scientifico tecnologiche e linguistiche.

L’orario obbligatorio di lezione nei licei classici, linguistici, scientifici e delle scienze umane sarà pari ad un massimo di 30 ore settimanali, con conseguente revisione dei quadri orario previsti dagli allegati al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226.

Per i licei artistici e i licei musicali e coreutici l’orario obbligatorio di lezione sarà di 32 ore settimanali, con conseguente revisione dei quadri orario previsti dagli allegati al decreto legislativo 17 ottobre, n. 226.

Per gli istituti tecnici e professionali previsti dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, per i quali il numero degli indirizzi di studio dovrà essere opportunamente ridimensionato tenendo conto anche delle proposte del documento finale predisposto dall’apposita Commissione ministeriale di studio, l’orario obbligatorio delle lezioni non potrà essere superiore a 32 ore settimanali, comprensive delle ore di laboratorio. Per quanto riguarda gli indirizzi degli istituti professionali, si fa rinvio a quanto in precedenza previsto per la semplificazione e riduzione dei percorsi. La modifica degli ordinamenti si avvierà progressivamente a decorrere dall’anno scolastico 2009/2010. Dall’a.s. 2009/2010 non saranno conseguentemente attivate nelle prime classi le sperimentazioni attualmente in atto.

Per i centri di istruzione per gli adulti, (compresi i corsi serali degli istituti di II grado) bisognerà ridefinire l’assetto organizzativo-didattico, prevedendo un numero contenuto di materie di insegnamento e legando l’autorizzazione dei corsi stessi al monitoraggio degli esiti finali. Eventuali docenti in esubero non potranno essere utilizzati in corsi o in moduli non ordinamentali. Apposito intervento dovrà riguardare la figura del docente tecnico-pratico presente negli istituti di

secondo grado, riducendo di almeno il 30%, rispetto a quelle previste dagli ordinamenti vigenti, le compresenze con il titolare della cattedra e la contemporanea revisione delle relative funzioni e di quelle dell’assistente tecnico, con l’obiettivo prioritario di assicurare la massima efficienza ed efficacia dell’attività didattica e in laboratorio.

2. Riorganizzazione della rete scolastica.

Il DPR 233/1998, nel fissare i parametri per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche, prevede uno standard generale compreso tra i 500 e i 900 alunni, quale requisito per il conferimento dell’autonomia alle istituzioni scolastiche.

Lo stesso DPR 233 consente tuttavia una deroga a tale standard autorizzando, in via eccezionale, dimensionamenti di istituzioni scolastiche con una popolazione compresa tra le 300 e le 500 unità, a condizione che si trovino in zone montane o nelle piccole isole e si tratti di istituti comprensivi del 1° ciclo o "istituti superiori"del 2° ciclo.

Da quasi un decennio, però, la rete scolastica, è rimasta pressoché immutata nelle sue strutture vale a dire nei suoi punti di erogazione del servizio (plessi, sedi distaccate o principali, sezioni associate) e nei centri di coordinamento e gestione (istituzioni scolastiche), e ciò nonostante le dinamiche demografiche che spesso hanno svuotato o riempito a dismisura la platee scolastiche o hanno reso difficili o superflui la gestione e il coordinamento delle scuole.

La presenza dei due diversi livelli di competenza, quello nazionale e quello territoriale, l’assenza di un adeguato coordinamento tra i livelli istituzionali interessati, e la carenza di idonei monitoraggi della rete, che potessero prevenire o correggere tempestivamente il deteriorarsi dei livelli di erogazione del servizio, hanno favorito sprechi di risorse, sperequazioni e disfunzioni.

Attualmente circa 700 istituzioni scolastiche autonome hanno una popolazione scolastica inferiore ai minimi previsti dalla fascia in deroga (meno di 300 alunni). All’interno poi della stessa fascia in deroga vi sono oltre 850 istituzioni scolastiche che non hanno titolo, per tipologia di scuola (circoli didattici, scuole medie, istituti superiori), a farne parte, perché per la loro istituzione non è prevista la possibilità di deroga. Alle citate scuole se ne aggiungono altre 1.050 (istituti comprensivi)

comprese nella fascia minima, ma non tutte si trovano effettivamente nei territori montani o nelle piccole isole.

Si può dunque stimare che una buona percentuale di istituzioni scolastiche, compresa tra il minimo certo del 15% e il massimo probabile del 20%, non sia legittimato a funzionare come istituzione autonoma.

Anche per i diversi punti di erogazione del servizio le dinamiche demografiche hanno determinato significative modifiche nel numero della popolazione scolastica accolta.

La presenza di oltre 10.760 istituzioni scolastiche autonome, che governano 41.862 punti di erogazione del servizio, è di ostacolo alla stabilità delle stesse e all’offerta di una pluralità di scelte aggregate in maniera razionale alle esigenze del territorio e che agevolino l’esercizio del diritto all’istruzione. Inoltre, escludendo dal computo le scuole dell’infanzia per la loro particolare natura di servizio capillarmente diffuso, su poco più di 28 mila punti di erogazione del servizio circa il

15% ha meno di 50 alunni e un altro 21% ha meno di 100 alunni. In effetti, la polverizzazione sul territorio di piccole scuole non risulta funzionale al conseguimento degli obiettivi didattico-pedagogici, in quanto non consente l’inserimento dei giovani in comunità educative culturalmente adeguate a stimolarne le capacità di apprendimento e di socializzazione

Si rende pertanto necessario non solo eliminare le numerose situazioni non conformi ai parametri dell’attuale normativa, ma anche ripensare il sistema nel suo complesso al fine dell’ottimizzazione e della perequazione delle risorse umane a sostegno di una maggiore funzionalità gestionale, prevedendo anche ricorrenti verifiche, tali da prevenire e correggere tempestivamente le eventuali anomalie.

Il dimensionamento delle istituzioni scolastiche dovrà procedere pertanto attraverso la verifica delle situazioni in atto finalizzata al rispetto dei parametri previsti dalla normativa vigente per il funzionamento delle scuole autonome, a cominciare dai territori non ubicati nelle comunità montane o nelle piccole isole, anche attraverso il progressivo superamento delle attuali situazioni relative a plessi e a sezioni staccate con meno di 50 alunni. L’esperienza virtuosa di diversi Comuni, che ha consentito in questi anni di ovviare, ove possibile, alle criticità e all’isolamento delle piccole scuole, deve essere assunta come linea di intervento generalizzata, anche se richiederà tempi medio-lunghi, soprattutto nei territori montani e nelle piccole isole.

È opportuno, tuttavia, che l’intervento sia gradualmente realizzato dalle Regioni e dagli Enti Locali, col supporto di azioni mirate quali, ad esempio, l’attivazione di trasporti, l’adeguamento delle strutture edilizie ecc.. e provvedendo contestualmente alla realizzazione di servizi in rete. In tale contesto va anche considerato il conferimento dell’autonomia ai centri provinciali per l’istruzione degli adulti di cui al decreto del Ministro della pubblica istruzione 25 ottobre 2007, in applicazione dell’articolo 1, comma 632, della legge finanziaria 2007.

Nell’azione di razionalizzazione della rete scolastica un modello da incentivare è quello degli Istituti «comprensivi» che, oltre a consentire una migliore organizzazione delle risorse, rispondono meglio sul piano didattico, garantendo una più incisiva continuità, il curricolo verticale e un migliore orientamento scolastico e professionale.

Un ulteriore ambito di intervento può essere quello di evitare, nella scuola secondaria superiore, duplicazioni di indirizzi formativi sostanzialmente equipollenti, riducendo la flessibilità dell’organico.

L’istituzione, la soppressione o l’aggregazione delle scuole, quali punti di erogazione del servizio scolastico, rientrano, com’è noto, nelle competenze delle Regioni e alle Autonomie locali, in base al disposto del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e alle previsioni del novellato titolo V della Costituzione sulla base dei parametri e dei criteri per il dimensionamento e per l’individuazione dei punti di erogazione dei servizi definiti dal Ministero dell’istruzione con

l’emanazione dell’apposito Regolamento previsto dall’art. 64.

In attesa della conclusione dell’iter di emanazione del citato Regolamento, l’Amministrazione scolastica offrirà alle Regioni e alle Autonomie locali la collaborazione necessaria per dimensionare la rete scolastica nel rispetto delle disposizioni vigenti; ciò tanto con riferimento alle istituzioni scolastiche, che al funzionamento delle sedi di erogazione del servizio.

3. Razionale ed efficiente utilizzo delle risorse umane della scuola.

Il processo di razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse prevede peculiari interventi volti ad eliminare circoscritte, ma non poco onerose, nicchie di spreco e sottoutilizzo delle risorse stesse, sia attraverso una verifica della situazione applicativa delle norme di ordinamento vigenti, sia attraverso l’emanazione di un nuova normativa mirata al contenimento di oneri non funzionali al

raggiungimento degli obiettivi istituzionali. Le azioni previste dal piano per il raggiungimento della suddetta finalità si riferiscono agli ambiti di seguito descritti.

Personale docente

− Criteri e parametri per la determinazione degli organici del personale

Per il raggiungimento dell’obiettivo di un più razionale utilizzo delle risorse professionali occorre intervenire, in primo luogo, su quel complesso di norme e procedure che presiedono alla definizione degli organici del personale.

Si indicano, di seguito, alcune delle misure previste:

definizione di nuovi criteri per la determinazione e distribuzione delle dotazioni organiche in relazione alla revisione degli ordinamenti scolastici. L’organico di istituto, determinato secondo le nuove previsioni ordinamentali, verrà assegnato alle scuole che, nell’ambito della propria autonomia, organizzeranno l’attività didattica con criteri di flessibilità;

- ridefinizione dei criteri e parametri che presiedono alla formazione delle classi, con particolare riguardo ai valori minimi e massimi necessari per la costituzione delle stesse che consentano di incrementare sia il rapporto alunni/docenti che quello alunni/classi, per un accostamento di tale rapporto ai relativi standard europei, come previsto dall’art. 64 comma 4 della legge 133/2008.

Si confermerà il criterio di costituire le classi iniziali di ciclo esclusivamente sulla base del numero di alunni iscritti, procedendo solo successivamente all’assegnazione degli stessi alle classi secondo le diverse scelte espresse e nel limite dei posti disponibili. I dirigenti scolastici sono personalmente responsabili di tale operazione.

Come riportato nella scheda allegata, il rapporto alunni-classe si eleverà di uno 0,20 con riferimento all’a.s. 2009/2010 e di uno 0,10 in ciascuno dei due anni scolastici successivi.

L’innalzamento sarà riferito ai livelli massimi di alunni per classe attualmente vigenti per i vari gradi di istruzione, tenendo altresì conto della presenza di alunni disabili.

Tale intervento si rende necessario non solo per contenere la spesa, ma anche per superare la polverizzazione dei centri di erogazione del servizio non funzionali agli obiettivi formativi, in quanto non consente di inserire gli studenti in comunità educative culturalmente adeguate.

L’intervento in questione consentirà, altresì, di evitare, specie nel biennio iniziale, quella frammentazione degli indirizzi che costituisce ostacolo all’acquisizione di una formazione di base coerente con le esigenze della società della conoscenza.

L’applicazione dei nuovi parametri, correlata alla revisione della rete scolastica da parte delle Regioni, costituisce lo strumento necessario per la determinazione e l’assegnazione dei contingenti di organico. Resta inteso che, in relazione al progressivo rafforzamento dell’autonomia delle scuole, l’ottimale utilizzo dell’organico dei docenti potrà essere realizzato secondo criteri di flessibilità che promuovano l’azione modulare, ai sensi dell’art. 4, comma 2 lettera d) del DPR 8 marzo 1999, n. 275, di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corsi.

-superamento delle attività di co-docenza e contenimento delle attività in compresenza tra docenti di teoria e insegnanti tecnico-pratici di laboratorio;

- riconduzione a 18 ore di tutte le cattedre di scuola di I e II grado;

- eliminazione nella scuola secondaria di secondo grado della norma che consente di salvaguardare la titolarità del docente nei casi in cui vi sia stata la riconduzione della cattedra a 18 ore di insegnamento;

-determinazione dell’organico dei docenti relativo ai corsi per l’istruzione degli adulti che tenga conto della serie storica degli alunni scrutinati e non di quelli iscritti, privilegiando i curricoli e i piani di studio con percorsi più brevi ed essenziali rispetto a quelli previsti per i corsi ordinari;

-sostegno allo sviluppo di sistemi di istruzione a distanza;

-graduale piena attuazione della disciplina prevista dal comma 413 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007 n. 244, relativa alla determinazione dei posti di sostegno per gli alunni disabili.

Classi di concorso

Si provvederà ad accorpare le classi di concorso con una comune matrice culturale e professionale, ai fini di una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti. Tale misura risulta funzionale al processo di essenzializzazione dei curricoli previsto dal piano, nonché alla revisione dei quadri orario delle discipline d’insegnamento.

Docenti specialisti di lingua inglese nella scuola primaria

Come in precedenza evidenziato, si porranno in essere le azioni finalizzate alla realizzazione di una intensiva formazione dei docenti che non hanno ancora il titolo per poter insegnare la lingua inglese.

Docenti inidonei per motivi di salute

La legge finanziaria per l’anno 2008 dispone la costituzione di un ruolo specifico per i docenti inidonei per motivi di salute, da impiegare anche in altre Amministrazioni. Occorre accelerare la prevista procedura. Ciò consentirà di eliminare questa voce di spesa che grava notevolmente sul bilancio dell’istruzione.

Riconversione professionale dei docenti

Saranno attivati corsi di riconversione professionale per i docenti, facenti parte delle classi di concorso in esubero, nonché corsi relativi ad altre tipologie di docenti, ai fini dell’inserimento in classi di concorso più ampie.

Utilizzo dei docenti in compiti diversi dall’insegnamento

Saranno rivisti gli istituti giuridici che comportano comandi, collocamenti fuori ruolo, utilizzazioni ecc.., onde ridurre allo stretto necessario la incidenza della spesa rappresentata dal pagamento dei supplenti in sostituzione. La revisione degli ordinamenti scolatici con una riduzione generalizzata del monte ore settimanale di insegnamento e la definizione di nuovi criteri per la formazione delle classi e degli organici, determinerà una riduzione strutturale della spesa. Quand’anche in via temporanea, in alcuni ambiti, si determinassero situazioni di soprannumero, riassorbibili con i successivi pensionamenti,

si determinerebbe comunque una economia a seguito dell’utilizzo di tale personale per le supplenze e, nella scuola primaria, per fronteggiare le richieste delle famiglie di un ampliamento del tempo scuola.

PERSONALE ATA

Criteri e parametri per la determinazione del personale ATA.

Anche per il personale ATA si dovrà procedere ad una revisione dei criteri e parametri che

presiedono alla sua quantificazione e assegnazione.

Occorre premettere che la riduzione dell’organico del personale ATA verrà realizzata su tutti i profili professionali, salvaguardando, per quanto possibile, le figure amministrative necessarie allo sviluppo dell’autonomia, come indicato nel parere della Commissione cultura della Camera.

Si ipotizza un’ azione di contenimento nella misura media del 17 % della dotazione organica modulando tale misura sui diversi profili.

La riduzione richiederà pertanto:

a) la revisione delle tabelle che attualmente determinano l’organico dei vari profili professionali, salvaguardando, prioritariamente, il contingente degli assistenti amministrativi. Al fine di assicurare una maggiore aderenza nell’attribuzione del personale agli effettivi carichi di lavoro, si potrebbe ipotizzare l’attribuzione alle scuole di un organico essenziale, lasciando al livello territoriale l’intervento sulla complessità e per una più equa e funzionale distribuzione. Nell’ambito delle risorse finanziarie e di organico come sopra definite, vanno promosse iniziative di qualificazione professionale, procedendo anche alla costituzione dell’organico di area C, per dare concretezze a quelle figure di coordinamento previste dal vigente contratto di lavoro;

b) la formulazione del nuovo piano di dimensionamento sopra descritto ridurrà sia il numero delle istituzioni scolastiche che quello delle sezioni staccate, dei plessi e delle succursali, con conseguente riduzione del fabbisogno di personale ATA;

c) la revisione dell’orario degli assistenti tecnici, ai fini di una sua maggiore flessibilità in relazione alla specifiche esigenze delle scuole, con particolare riferimento alla funzionalità dei laboratori.

QUADRO DEGLI INTERVENTI

L’art. 64 della legge 6 agosto 2008, n.133 prevede l’adozione, con decorrenza dall’a.s. 2009/10, di interventi e misure da portare a compimento nell’arco di un triennio, volti a:

a) incrementare gradualmente di un punto il rapporto alunni/docenti da realizzare comunque entro il 2011/2012;

b) ridurre nel triennio 2009/11 del 17% la consistenza del personale ATA determinata per l’anno scolastico 2007/08.

Sono confermate le riduzioni previste dalla Legge finanziaria per il 2008.

Gli obiettivi attesi sono quelli indicati nella relazione tecnica di accompagnamento al decreto legge n. 112/2008, convertito dalla legge n.133/2008 e nel totale generale si quantificano in:

Personale docente

Anno scolastico

2009/2010

2010/2011

2011/2012

TOTALE

Decreto legge

32.105

15.560

19.676

67.341

Finanziaria 2008

10.000

10.000

20.000

Totale

42.105

25.560

19.676

87.341

Personale ATA

Anno scolastico

2009/2010

2010/2011

2011/2012

TOTALE

Decreto Legge

14.167

14.167

14.167

42.500

Finanziaria 2008

1.000

1.000

2.000

Totale

15.167

15.167

14.167

44.500

Di seguito sono riportati gli interventi di riduzione per conseguire i risultati nel triennio di

riferimento di cui all’art. 64:

ANNO SCOLASTICO 2009/10 – Tabella 1

Aree di intervento

Stima riduzioni

a) Innalzamanto del rapporto alunni classe dello 0,20

6.000

b) Determinazione organico scuola primaria con il solo orario

obbligatorio (quota riducibile fino a 10.000 unità in correlazione

all’eventuale attribuzione di un budget specifico per l’attivazione

dell’area opzionale facoltativa; per budget superiore non si ottiene il

raggiungimento completo dell’obiettivo di contenimento)

10.000

c) Riduzione insegnanti specialisti lingua inglese scuola primaria

4.000

d) Determinazione organico scuola I grado con il solo orario

obbligatorio e applicazione D.L.vo n. 59/04

10.300

e) Eliminazione clausola salvaguardi titolarità nella riconduzione

delle cattedre a 18 ore di insegnamento

2.000

f) Riconduzione di tutte le cattedre a 18 ore di insegnamento

5.000

g) Revisione dei curricoli istitutivi II grado

3.300

h)Razionalizzazione dell’organico dei corsi serali e dei corsi per

1.500

l’istruzione degli adulti

TOTALE

42.100

ANNO SCOLASTICO 2010/2011- Tabella 2

Aree di intervento

Stima riduzioni

a) Innalzamento del rapporto alunni-classe di un ulteriore 0,10

3.400

b) Determinazione organico scuola primaria con il solo orario

obbligatorio – ulteriore riduzione

4.000

c) Riduzione insegnanti specialisti lingua inglese scuola primaria

3.900

d) Revisione dell’organizzazione e dell’orario del tempo prolungato

nella scuola secodnaria di I grado

10.600

g) Revisione dei curricoli istitutivi II grado

3.700

TOTALE

25.600

ANNO SCOLASTICO 2011/12 - Tabella 3

Aree di intervento

Stima riduzioni

a) Innalzamento del rapporto alunni classe di un ulteriore 0,10

3.400

c) Riduzione insegnanti specialisti lingua inglese scuola primaria

3.300

d) Determinazione organico scuola I grado con il solo orario

obbligatorio e applicazione D.L.vo n. 59/04 - ulteriore riduzione -

3.000

d) Revisione dell’organizzazione e dell’orario del tempo prolungato

nella scuola secondaria di I grado

3.000

g) Revisione dei curricoli istitutivi II grado

7.000

TOTALE

19.700

Totale generale 87.400

Personale ATA

Riduzioni Decreto legge n. 42.500

Legge finanziaria 2008 n. 2.000

TOTALE n. 44.500

Riduzioni per profilo

1)D.S.G.A. (segretari)

700

2) Assistenti Amministrativi

10.452

3) Assistenti Tecnici

3.965

4) Collaboratori scolastici

29.076

5) Altri profili

307

TOTALE

44.500

Nei tre anni scolastici considerati le riduzioni verranno operate in proporzione ad ogni profilo

professionale e il decremento sarà pari ad un terzo per anno scolastico della riduzione complessiva

da conseguire.

La riduzione di circa 700 istituzioni scolastiche comporterà conseguentemente la riduzione

dell’organico del personale dirigente scolastico oltre i DSGA sopra indicati.

Link: http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=85556&idCat=82

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