lunedì 27 ottobre 2008

Africa unita contro le armi più disumane, le bombe a grappolo


Il 3 dicembre 42 governi africani firmeranno il trattato contro le cluster bombs

 
"Tutti i paesi africani, senza alcuna eccezione, firmeranno il trattato sul bando delle cluster bomb – o bombe a grappolo – che verrà siglato il prossimo 3 dicembre ad Oslo, in Norvegia."
 
Un grappolo di cluster bombKampala Actin Plan. E' questo il cuore della dichiarazione approvata a conclusione dei lavori della riunione, a cui hanno partecipato nella capitale ugandese 42 stati africani, per il 'Kampala Action Plan'. 
Il 'Kap' chiede con urgenza a tutti gli Stati africani di firmare questa convenzione, per "dimostrare il forte impegno del continente per lo sradicamento delle munizioni a grappolo". La convenzione che verrà siglata a Oslo impegnerà i governi sottoscrittori a interrompere definitivamente l’uso, la produzione, la vendita e il deposito delle bombe a grappolo. 

Desmond TutuTutu: "Sono le armi più disumane". 
Il premio Nobel africano Desmond Tutu, che ha partecipato alla riunione di Kampala, nel suo intervento ha definito le cluster bomb, "un abominio" la cui fabbricazione e utilizzo "non può e non deve essere tollerato da nessun governo".  "Tutte le armi – ha detto Tutu – sono disumane, poiché progettate per uccidere, ma le bombe a grappolo uccidono e mutilano in modo del tutto indiscriminato e spesso le principali vittime di queste armi micidiali sono civili innocenti". 

Il presidente ugandeseMuseveni: ''Africa, discarica di armi".
Durante l’apertura della conferenza di Kampala, il presidente ugandese Yoweri Museveni ha affermato che la convenzione contro l’uso delle munizioni a grappolo rafforzerà la pace e la sicurezza in Africa, dopo che per quattro decenni il continente ha vissuto violenti conflitti, durante i quali spesso sono state usate le bombe a grappolo: "Questo – ha detto Museveni – è inaccettabile: per lungo tempo l’Africa è stata una discarica per armi pericolose, comprese le bombe a grappolo, che hanno causato la perdita di migliaia di vite umane".
di Michele Dotti
Link: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=12508 

Strategie per contrastare la recessione


I prezzi dei beni e delle azioni sui mercati globali continuano a cadere, mentre aleggia la minaccia di una lunga recessione. La paura getta un'ombra che minaccia la sopravvivenza del capitalismo democratico e minaccia un totale collasso dell'economia verso la depressione. 

I mutui convenzionali e i prestiti commerciali rimangono scarsi, 4 milioni di proprietari di casa sono minacciati di pignoramento da qui al 2010, e il crollo della domanda per beni e servizi in tutta l'economia sta distruggendo più di 100.000 posti di lavoro al mese. I lavori nel campo delle costruzioni e nella manifattura stanno scomparendo a un ritmo allarmante. 

Gli sforzi di salvataggio delle banche da parte del Tesoro, della Federal Reserve e delle loro controparti straniere stanno fallendo perché affrontano i sintomi e non le malattie sistemiche che hanno causato la crisi del credito. Mentre gli investitori globali e i trader potrebbero non riuscire ad articolare le loro paure in termini tanto esotici, l'incapacità di affrontare i problemi sistemici sta facendo scendere i profitti e le vendite delle aziende e distruggendo il valore delle azioni. 

I funzionari nazionali hanno fornito liquidità alle banche, iniettato capitale e garantito i prestiti overnight e a breve termine. Però le banche che sono grandi centri di valuta non sono interessate ad usare i massicci fondi forniti loro per fare solidi prestiti a consumatori e imprese sulla scala necessaria a far andare avanti l'economia. Queste banche raccoglitrici di valuta non sono più interessate a fornire liquidità alle banche regionali raccogliendo i loro prestiti in obbligazioni da vendere a compagnie assicurative, fondi pensione e altri investitori a reddito fisso che siedono su grandi montagne di capitale.

Il sistema dei bonus e le strutture di retribuzione nelle grandi banche permettono ai dirigenti di guadagnare somme di denaro molto maggiori facendo altre cose: con la gestione di fusioni o col commercio di valuta e di derivati o cose simili. Le grandi banche, negli ultimi 25 anni, sono diventate parte di più grandi conglomerati finanziari. Questi sono gestiti da dirigenti che credono di dover riuscire a guadagnare milioni di dollari ogni anno facendo accordi e creando obbligazioni esotiche piuttosto che facendo prestiti e fornendo aiuto a banche più piccole per costruire i fondi a loro necessari. 

Le restrizioni sui compensi stabilite dal Tesoro quando ha iniettato capitale nelle maggiori banche si applicano solo a pochi alti funzionari e vengono facilmente aggirate. Semplicemente cambiano poco in ciò che c'è di sbagliato con gli incentivi dirigenziali nelle grandi banche che gestiscono il denaro. 

Oltre a ciò la richiesta di beni e servizi negli Stati Uniti e in Europa viene fatta diminuire dalla moneta sottovalutata e dai massicci acquisti di dollari ed euro da parte della Cina, di esportatori di petrolio come l'Arabia Saudita e di altre economie emergenti. I loro grandi surplus commerciali si traducono in deficit commerciali negli Stati Uniti e in Europa e nella necessità di massicci prestiti per mantenere alta la domanda di beni e servizi nelle economie occidentali. Ciò ha causato, in primo luogo, la bolla immobiliare e l'eccessiva quantità di prestiti, e senza una politica per riallineare le valute, in modo da riequilibrare squilibri commerciali, non possiamo superare l'attuale crisi del credito senza rovinosi deficit governativi, prestiti spericolati ai consumatori e senza impegnare la vita dei nostri figli ai creditori stranieri. 

Il Congresso sta discutendo un altro pacchetto di stimoli economici ma diminuzioni della tasse darebbero all'economia solo una spinta temporanea. Come abbiamo visto la scorsa primavera ed estate, ciò diede al consumo una spinta che si esaurì dopo pochi mesi. Diede euforia alla crescita del Pil alla fine del secondo trimestre e impedì alla crescita di diminuire troppo nel terzo trimestre. Ora gli esausti settori delle costruzioni e delle vendite al dettaglio stanno portando l'economia negli abissi. Il migliore obiettivo per un altro pacchetto di stimoli sarebbe aiutare l'economia ad attraversare la prima metà del prossimo anno mentre il Tesoro e la Federal Reserve intraprendono iniziative ancora più efficaci per rinforzare le banche e affrontare altri problemi strutturali come il deficit commerciale, lo sviluppo energetico e l'inadeguatezza delle strutture pubbliche. 

Una spesa nelle infrastrutture che facesse decollare progetti già in fase di studio darebbe un'eredità più duratura rispetto a facilitare qualche pasto in più al ristorante e qualche gita al centro commerciale. Una tale spesa avrebbe un maggior effetto moltiplicatore sul Pil rispetto alla diminuzione delle tasse dato che comporterebbe un minor numero di importazioni.

In parallelo abbiamo bisogno di programmi aggressivi per rinforzare la gestione delle grandi banche e di iniziative decise per correggere un cattivo allineamento valutario con la Cina e altri paesi con forti surplus commerciali, e di sforzi per ridurre le importazioni petrolifere tramite un ridotto consumo di benzina e investimenti in fonti e metodi di conservazione di energia sia convenzionali che alternativi. Questi includono incentivi a una più rapida costruzione di automobili ibride, maggiori trivellazioni offshore e lo sviluppo del gas naturale all'interno del paese, investimenti in progetti di energia non convenzionale e costruzioni più efficienti da un punto di vista energetico.

DI PETER MORICI 
Fonte: http://www.counterpunch.orG

"Casale Bassolino", la villa del mistero



Una lussuosa villa a Cortona. Comprata da un ex amico e da dividere con il governatore. E ora finita nel mirino dei pm di Napoli. Che indagano su presunti arricchimenti legati al riciclaggio dei rifiuti
 
Sulle colline di Cortona, nel cuore della Toscana prediletta da Jovanotti e dai Vip di sinistra, sorge il "casale Bassolino". Così chiamano in questo borgo della provincia di Arezzo l'elegante costruzione in mattoni rossi, circondata dai cipressi e dagli ulivi, che ha attirato l'attenzione dei pubblici ministeri napoletani Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo. I magistrati che indagano il governatore Antonio Bassolino per l'emergenza rifiuti pensano di avere afferrato una pista che parte dalle montagne di immondizia della Campania e arriva fino alle dolci colline della Val di Chiana. Per la Procura proprio nella ristrutturazione raffinata di questa magione di 800 metri quadrati (450 di abitazione e il resto suddiviso tra sala giochi, seminterrato, sauna e servizi) potrebbero essere stati reinvestiti e occultati i presunti profitti patrimoniali di Bassolino.

È questa la novità sorprendente che emerge dalle carte del nuovo filone che vede indagato il governatore della Campania per concorso in traffico illecito di rifiuti a fini di profitto. L'accusa, avanzata con cautela dagli stessi pm, è stata notificata al politico del Pd con un avviso di garanzia il 2 ottobre scorso. I magistrati ipotizzano che Bassolino abbia tratto un guadagno personale dalla gestione dell'emergenza rifiuti e sospettano che lo abbia impiegato nell'acquisto e nella ristrutturazione del casale intestato al suo ex amico ed ex collega 
Giuseppe Petrella. Il 6 ottobre scorso a mezzanotte
una ventina di finanzieri sono stati spediti dai pm a Cortona, Napoli e Roma per perquisire la villa e gli uffici di Petrella, professore ordinario di chirurgia oncologica, presidente dell'istituto Regina Elena di Roma, chirurgo di fama ed ex deputato Ds molto legato a Bassolino fino al settembre del 2005, quando i due litigarono per via di un'intercettazione pubblicata dai giornali
Petrella non è indagato ed è stato sentito solo in qualità di testimone sui rapporti con Bassolino. 

Ha parlato anche di 
un assegno da 81 milioni di lire, ricevuto dall'esponente Ds: lo avrebbe definito la restituzione di vecchi debiti.

Per capire cosa abbia portato le Fiamme gialle a Cortona bisogna partire da 400 chilometri più a sud: da 
Giugliano, in provincia di Napoli. In un panorama ben diverso da quello cortonese, sono state stoccate due milioni di ecoballe. Questi cubi di plastica sorvolati da centinaia di gabbiani sono il simbolo del fallimento della politica ambientale in Campania. Contengono i rifiuti trattati dalla Fibe Spa che si era impegnata a risolvere il problema della spazzatura nel 2000 e che ha clamorosamente mancato il suo obiettivo. Fibe, la società del gruppo Impregilo della famiglia Romiti, vinse la gara promettendo di separare i rifiuti in modo da trasformarli in combustibile per produrre energia. Non è andata così. Le ecoballe si sono rivelate inutilizzabili e sono state accatastate in siti di stoccaggio esposti alle intemperie. 
Un disastro favorito dall'assenza complice dei controlli. Per queste vicende la Procura ha già ottenuto il rinvio a giudizio per Piergiorgio Romiti e Antonio Bassolino, accusato di abuso di ufficio e concorso in truffa. «Da questa storia non ho tratto nessun profitto ma solo un danno politico», si è sempre difeso Bassolino. La novità è che la Procura non gli crede e lo indagaanche per illecito smaltimento con finalità di profitto. Proprio per localizzare la destinazione di questo presunto profitto, le Fiamme gialle fanno la spola da mesi tra Cortona e Napoli. Ad attirare la loro attenzione sono stati gli esposti presentati da un consigliere comunale di Cortona, Luciano Meoni (An), che si batte contro la costruzione di un grande complesso turistico composto da 20 grandi ville e dotato di un campo da golf nella frazione di Manzano, limitrofa a quella di Farneta dove si trova il casale nel mirino dei pm. Meoni ha segnalato pubblicamente la coincidenza che vede concentrarsi nel raggio di pochi chilometri gli interessi immobiliari di Bassolino e quelli dei Romiti. Dietro la Manzano Sviluppo, che realizzerà con la benedizione della giunta di sinistra il campo da golf, infatti, ci sono i Romiti e l'immobiliarista romano Domenico Tosato.
Cosa ci fanno i Romiti e Bassolino, a pochi chilometri l'uno dall'altro a Cortona?"È solo un caso. Romiti non l'ho mai visto", precisa Petrella, "né sapevo che avesse comprato i terreni vicino al casale". 
Gli investigatori non hanno riscontrato collegamenti sospetti tra il golf di Romiti e "il cantiere Bassolino", ma hanno scoperto alcune anomalie nelle carte del casale. La svolta nelle indagini è arrivata quando, dalla documentazione della società Ciemme di Napoli, che ha realizzato i lavori di ristrutturazione, sono spuntate le carte dei fornitori che definivano il lavoro effettuato con il titolo: "cantiere Bassolino". Il primo ottobre scorso il Gruppo Spesa Pubblica della Guardia di Finanza di Napoli ha depositato un'informativa basata su testimonianze e documenti "da cui emergerebbe il commissionamento di lavori edili sul manufatto in località Farneta presso Cortona da parte di Antonio Bassolino, nonché la simulazione dell'acquisto dell'immobile da parte del solo Petrella al fine di nascondere la compartecipazione di Bassolino nell'acquisto"

Non è un reato comprare un casale con un amico, ma per i pm, "considerato che si procede per un reato per il quale è prevista l'acquisizione di un profitto che può essere anche di tipo patrimoniale, è allo stato ipotizzabile che tale profitto, ove conseguito, possa essere oggetto di condotte dissimulatorie e di reinvestimento tese a impedirne il rinvenimento". Anche perché, scrivono i pm, "Petrella risulta avere formalmente acquistato l'immobile in questione e tuttavia i lavori del medesimo sono stati concordati con Bassolino, tanto da programmare il frazionamento in due parti attribuite rispettivamente al Petrella e al Bassolino". E questo perché durante le perquisizioni i finanzieri hanno trovato una scrittura privata non firmata nella quale Petrella e Bassolino si dividono spese di costruzione e porzioni di fabbricato. Nel casale sarebbe stata trovata inoltre una chiave con impresso il nome "Bassolino" e una nota che distingue così i lavori: "lato Bassolino" e "lato Petrella".

L'operazione immobiliare inizia nella seconda metà del 2002, quando il Comune, guidato dal centrosinistra, concede il via libera alla ristrutturazione del fabbricato. Il procuratore di Petrella compra il terreno dichiarando 120 mila euro, anche se in zona dicono ne abbia spesi 200 mila. Ma il vero costo è la ristrutturazione che punta a dividere il casale in due parti autonome e a farne una splendida residenza di campagna. 
Alla fine del 2005 la casa è pronta, ma è costata complessivamente circa un milione di euro.

Durante i lavori Antonio Bassolino viene avvistato un paio di volte intorno alla tenuta o mentre passeggia nelle campagne circostanti. Il governatore prende il caffè dal vicino, Libero Iebba, un fiero democristiano di Benevento che non ama i comunisti sul suo terreno ma fa uno strappo con il suo conterraneo. Nel giugno del 2003 il governatore arriva al relais "Il Falconiere" in abito scuro per il matrimonio di Petrella con la sua amata Miriam. È il compare di anello ma dimentica di portare le fedi. I giornali locali nel 2005 scrivono: Bassolino compra casa a Cortona. I pm oggi si chiedono: perché non l'ha intestata a suo nome? E poi: chi ha pagato i lavori? Stiamo parlando di un casale con piscina, campo da calcetto, sauna, sala giochi, rifiniture di pregio e parco. Bassolino, è l'interrogativo dei pm, dove avrebbe preso i soldi per onorare la sua parte? Il litigio del 2005 tra il governatore e il suo amico Petrella ha reso queste domande superflue. "Bassolino non ha mai dormito nel casale e ho pagato tutto io", dice il medico, al quale non mancano le risorse: Petrella è stato incluso da "Class" tra i primi dieci chirurghi italiani. "Il vero nome del casale è Milu", spiega, "come Miriam e Lucrezia, i nomi di mia moglie e mia figlia. Altro che casale Bassolino". 
di Marco Lillo
ha collaborato Claudio Pappaianni



Stupefacente alla Cattolica,laureata in Lettere vince concorso in Medicina


Roma, inchiesta sui concorsi bluff alla Cattolica: la vincitrice sarebbe figlia
di un professore ordinario. Indagano Tar e procura di Roma

Et voilà, dal cilindro di un docente a contratto escono i nomi dei vincitori di due concorsi per tre posti da ricercatore. Accade prima che si svolgano le prove. Teatro: la facoltà di medicina dell'università Cattolica del Sacro Cuore. Così, quei concorsi che appaiono pilotati, finiscono nel mirino delle indagini coordinate da Maria Cordova, procuratore aggiunto di Roma. La previsione centrata e non solo: a incuriosire gli inquirenti, ci sarebbero i titoli dei vincitori. In particolare, il possesso di una laurea in lettere per un concorso in medicina legale vinto dalla figlia di un ordinario della facoltà e componente del consiglio di amministrazione dell'ateneo.  Gli inquirenti vogliono chiarire se le prove sostenute da diversi aspiranti ricercatori per l'istituto di Medicina legale dell'università Cattolica del Sacro Cuore siano state decise anzitempo. In anticipo, come le previsioni di un candidato escluso. I carabinieri della sezione di palazzo di giustizia hanno concentrato le indagini proprio sul concorso svolto per la nomina di un ricercatore a Medicina legale e vinto da una candidata con una laurea in Lettere.  Il sostituto procuratore Maria Cristina Palaia ha disposto nei giorni scorsi l'acquisizione della documentazione inerente la selezione. L'inchiesta, al momento contro ignoti, è scattata dopo alcuni esposti. In particolare quelli di uno dei candidati che aveva partecipato alle due selezioni e previsto i risultati delle prove. E per dare maggiore valore probatorio ai suoi pronostici, aveva inviato una lettera al ministro dell'Università e della Ricerca con i nomi dei futuri vincitori, quando ancora non si conoscevano numero e identità dei concorrenti. In effetti, su sei candidati, ha centrato il nome dei due fortunati.  A tutta risposta, dal ministero è arrivata al docente a contratto la comunicazione che le sue segnalazioni erano state girate alla magistratura. E adesso, con la procura di Roma, a occuparsi del caso sono anche i giudici del Tribunale amministrativo regionale del Lazio. 
Le indagini dei pm tendono a chiarire se il possesso di una laurea in lettere per un concorso in Medicina legale, sia titolo adeguato. Tanto più che le prove vertevano sugli accertamenti dell'autopsia. Certo, nel bando la Cattolica chiede che i candidati sappiano anche di Bioetica clinica. Ma proprio sulle parole sembra consumarsi l'equivoco. E la vittoria del concorso. La candidata scelta, infatti, ha sì un curriculum orientato sulla Bioetica ma non, naturalmente, su quella clinica. I magistrati vogliono far luce sulla regolarità delle prove e sulle procedure.  E sciogliere ogni dubbio sui possibili vantaggi derivanti dalla parentela stretta della vincitrice con un prof di Medicina che siede anche nel cda dell'università.  Ora il candidato escluso dopo cinque anni di insegnamento si sfoga: "Non è la prima volta con lo stesso presidente di commissione: anche l'anno scorso fui l'unico escluso in un concorso per dottorato in Scienze medico-forensi pur essendo il solo ad avere in tasca la laurea in Medicina". 
di MARINO BISSO E CARLO PICOZZA

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