martedì 28 ottobre 2008

"Berlusconi venga in tribunale"


 "Berlusconi venga in tribunale". La difesa dell'avvocato inglese David Mills, unico imputato, dopo lo stralcio della posizione del premier, nel processo in corso a Milano per corruzione in atti giudiziari, ha chiesto ai giudici di sentire il presidente del Consiglio. Una richiesta che, però, il pm Fabio De Pasquale ha giudicato "impossibile e inutile". Secondo il magistrato il premier "non si è mai presentato quando è stato convocato per essere interrogato, non ha mai risposto, quindi la richiesta della difesa va disattesa". 

Di altro avviso il legale di Mills, Federico Cecconi, che punta ad ascoltare Berlusconi come imputato di reato connesso. Dopo che la posizione del premier è stata "congelata" dall'entrata in vigore del lodo Alfano. 

L'avvocato ha motivato la sua richiesta spiegando che "la separazione delle due posizioni avvenuta nel procedimento ha determinato un'incompletezza. Quindi, va ripristinata una verità processuale". 

Il legale inglese è rimasto il solo ad essere accusato dopo che il 4 ottobre scorso i giudici hanno deciso di separare la posizione di Berlusconi in attesa che la Corte costituzionale valuti la legittimità del 
lodo Alfano. Secondo l'accusa, Berlusconi avrebbe 'comprato', pagando 600mila dollari, la falsa testimonianza del legale inglese per essere favorito nel processo All Iberian e in quello sulle presunte tangenti alla Guardia di Finanza. Soldi che Mills ha detto di aver ricevuto dall'armatore napoletano Diego Attanasio, che comunque smentisce. 

L'avvocato Cecconi tra le richieste di nuovi mezzi di prova ha richiesto la citazione, oltre che del premier, di altri testimoni in gran parte stranieri. 

La decisione spetterà ai giudici della X sezione penale, dopo che anche il pm, Fabio De Pasquale, avrà espresso un parere sulle richieste avanzate da Cecconi. 
Fonte: La Repubblica

Lo sciopero virtuale di Sacconi.E' un genio!


Fino a pochi giorni fa era la Trimurti Brunetta, Tremonti, Gelmini la più temuta dai lavoratori e cittadini italiani. Ora ne è entrato a farne parte anche Maurizio Sacconi, ministro del lavoro e del welfare. Un ministro del Governo Berlusconi inviato per schierarsi contro il sindacato, contro i sindacalisti giudicati dall'altro ministro della Funzione pubblica Brunetta come dei “fannulloni” così da togliere loro, prossimamente, tutti i distacchi sindacali nelle varie strutture pubbliche che rimetterebbe al lavoro, a suo dire, circa 11 mila persone.

Dicevamo però dell'ennesimo attacco al sindacato il cui gradimento, da parte dei lavoratori, attualmente è già ai minimi storici. Qui il prode Sacconi si sta applicando con una delle sue meravigliose performance (che già hanno contribuito all'affossamento dell'Alitalia ndr) contro il diritto allo sciopero dei lavoratori dei pubblici servizi.

Materia questa che è già stata regolamentata dalla legge 146 del 12 giugno 1990 con modifiche dalla legge 83 dell'11 aprile 2000 che limitano fortemente l'esercizio dello sciopero con una miriade di norme sul preavviso, sulle procedure di raffreddamento e di conciliazione da esperire prima della proclamazione dello sciopero, sui periodi di intervallo minimo da osservare tra uno sciopero e l'altro... Il tutto sotto la scusa di tutelare i cittadini utenti dei servizi ma che, di fatto, è servita a vanificare l'arma dello sciopero per i lavoratori. Una “conquista” - si fa per dire - sottoscritta dai “sinistri” Massimo D'Alema e Franco Bassanini.

Ma tutto ciò a Sacconi non piaceva ed ecco allora la volontà di introdurre un nuovo decreto legge imminente che di fatto vincola e blocca ancora di più lo strumento dello sciopero dei lavoratori.

Da quanto se ne sa pare che con questo nuovo decreto si renda necessaria l'obbligatorietà di un referendum consultivo-preventivo in occasione di ogni sciopero e dell'adesione del singolo lavoratore alla protesta.

Seguendo questa ulteriore ipotesi direttiva in sostanza si propone lo sciopero, si organizza però preventivamente il referendum tra i lavoratori dell'azienda, si vota, si fa lo scrutinio. Poi però chi gestirà questi referendum? Chi saranno i controllori affinchè tutto fili liscio senza brogli? Chi ci dice poi che non ci siano pressioni sui lavoratori e che non si impedisca ai sindacati non istituzionali di proclamare scioperi? Lo stesso Sacconi dichiara di voler: “tutelare le organizzazioni confederali maggior rispetto alla concorrenza SLEALE delle organizzazioni meno rappresentative”. Un capolavoro di controllo burocratico sugli stessi lavoratori. Ed ovviamente i tempi si allungano.

Ma non è finita qui. Il DDL futuro infatti dovrebbe dire che l'intervallo tra gli scioperi dovà essere “più robusto e garantito”. Cosa significa questo nel gergo del politichese? Di quanto più robusto? Un mese, due mesi, sei mesi…? Ci si chiede da più parti che efficacia potranno avere gli scioperi debilitati nella proclamazione dalle procedure referendarie e ridotti a iniziative assolutamente sporadiche?

Ma, udite udite, verrà favorito lo “sciopero virtuale”, una trovata geniale! Lo stesso ministro Sacconi spiega: “Si pu ò fare ad esempio con un fazzoletto al braccio per dire che io sono in uno stato di agitazione, perdo il salario e per ò il mio datore di lavoro paga una cifra congrua per ogni lavoratore che si astiene virtualmente dal lavoro” . In questo modo “la controparte paga ugualmente " e queste risorse " vanno in un fondo solidaristico” , evitando “ l'interruzione del servizio ma legittimamente manifestando un disagio” .

Riassumendo, dunque: il lavoratore lavora, l'azienda non lo paga e i suoi soldi vanno a finire in un fondo solidaristico, ergo “non si sa dove”. Nei fondi sub-prime ? A favore di quale solidarietà? Quella per gli speculatori che maneggiano i soldi dei lavoratori, come è già avvenuto per i fondi pensione?

Ovviamente, poi, le sanzioni per le eventuali infrazioni a questo tipo di procedura saranno affidate ai prefetti così che, a detta sempre di Sacconi, verranno “effettivamente applicate” , visto che spesso sono “ di poca misura e poco applicate” .

Così facendo si imbocca la strada della penalizzazione e si rivaluta la figura del Prefetto di Ferro di mussoliniana memoria per chi pretende di esercitare liberamente il diritto di sciopero senza sottomettersi alle imposizioni.

Si ricorda che, attualmente, spetta alla Commissione di Garanzia sull'esercizio del diritto di sciopero nelle pubbliche amministrazioni esprimersi in merito alle sanzioni, per poi affidare al datore di lavoro l'applicazione.

di Davide Pelanda - Megachip
Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8185

La vendita dell'usato americano





La Russia potrebbe ricomprarsi l’Alaska o forse il Canada potrebbe raccattare la solare Florida

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale l’Impero britannico ancora dominava quasi un quarto del pianeta. Ma la guerra ha mandato la Gran Bretagna in bancarotta. Il suo potente impero di una volta è rapidamente crollato e gli Stati Uniti hanno ereditato la maggior parte dell’Impero Britannico.

Sessant’anni dopo, gli Stati Uniti sono vicini alla bancarotta grazie all’orgia nazionale dei prestiti, la sostituzione delle industrie manifatturiere con la manipolazione finanziaria, costose guerre in altri paesi e un governo la cui sbalorditiva incompetenza e colossale stupidità sono state superate solo dalla sua spericolata arroganza imperialista.

Il panico finanziario che sta attraversando il pianeta in questo momento, e il vergognoso crollo di Wall Street, hanno mostrato che il colosso statunitense ha i piedi di argilla. Lo stampare forsennato da parte di Washington di incalcolabili miliardi di nuovi dollari per tenere in piedi la loro naufragante economia, finanziare il deficit di un trilione di dollari e pagare i debiti potrebbe scatenare una pericolosa burrasca inflazionistica.

L’equilibrio del potere globale si sta già spostando. Per esempio, il nuovo presidente del Pakistan, Asif Zardari, è umilmente andato in Cina questa settimana cercando fino a 6 miliardi di dollari statunitensi in prestiti di emergenza. Il Pakistan è sull’orlo della bancarotta e potrebbe non onorare il suo debito in breve tempo.

Ma il padrone del Pakistan, gli Stati Uniti, che affitta i politici e l’esercito del paese per 1.2 miliardi di dollari all’anno per sostenere l’occupazione dell’Afghanistan, non può prestare niente al Pakistan. Così il Pakistan si rivolge alla Cina, che ha 19 miliardi di dollari in valute estere di riserva – la più grande al mondo. È probabile che l’occupazione dell’Afghanistan condotta dagli Stati Uniti sarà sfavorevolmente colpita dalla recente indigente condizione di Washington.

Popolazioni, compagnie e nazioni in bancarotta devono vendere beni per rispettare gli impegni dei debiti. La Cina e il Giappone da soli detengono più di 1.5 trilioni di dollari di titoli del governo statunitense (IOU [un tipo di contratto vincolante tra chi presta e chi prende in prestito n.d.t.]).

I loro nervosi banchieri centrali adesso vogliono beni reali piuttosto che altra carta.

Quindi c’è la discussione dei creditori degli Stati Uniti in Asia che convertono i loro “IOU” in azioni nelle società e proprietà statunitensi.

Fondi di patrimonio sovrano dagli stati petroliferi arabi e Singapore potrebbero presto pretendere buona parte di questo tipo di beni.

Nel diciannovesimo secolo le potenze imperiali obbligavano la Cina e i governatori locali in Medio Oriente e in America Latina a indebitarsi. Quando i locali non riuscivano a estinguere i loro debiti, parti del loro territorio venivano sequestrate. La Russia è stata costretta a vendere l’Alaska agli Stati Uniti per quasi niente quando non è riuscita a pagare i suoi debiti.

La costa della Cina è stata suddivisa dagli Inglesi, Francesi, Tedeschi, Russi, Statunitensi e Giapponesi. Questi pignoramenti imperialisti hanno creato le “concessioni” commerciali di Hong Kong, Shanghai, Tsingtao, Tianjin e Port Arthur.

Adesso è arrivata l’ora di riscuotere per la Cina. Che ironico che i comunisti cinesi siano finiti con un sistema finanziario finora solido mentre i briganti capitalisti di Wall Street hanno fatto fallimento.

Per aiutarli a pagare i loro debiti mostruosi, propongo che Washington consideri di rivendere la Louisiana alla Francia. Il Canada, il cui sistema bancario rimane solido grazie al loro essere quello che gli Statunitensi chiamano “noiosi e pesanti”, potrebbe raccattare la Florida per quattro soldi. I Canadesi hanno un destino manifesto per la luce del sole.

Il Messico vorrà comprare il Texas, l’Arizona e il Nuovo Messico. La Russia, ovviamente, ricomprerà l’Alaska e lo stato di Washington. La Cina acquisterà la California; San Francisco diventerà “Nuova Pechino”.

Il Giappone si accaparrerà lo stato di Washington, l’Oregon, il Montana e le Hawaii. L’Olanda tornerà in possesso dello stato di New York e la Germania comprerà la Pennsylvania e il Minnesota.

PROPRIO COME LA GRAN BRETAGNA

Lo spostamento del Pakistan verso le braccia della finanza cinese è un segnale di quello che deve succedere. A meno che gli Stati Uniti aggiustino velocemente la loro situazione economica, la loro potenza mondiale potrebbe scivolare via come l’Inghilterra del dopoguerra, lasciando Cina, Giappone, Russia, l’Unione Europea e l’India come le nuove superpotenze mondiali.

Questo potrebbe non essere così terribile. Come recita il celebre detto di Lord Acton, "tutto il potere corrompe; e il potere assoluto corrompe in modo assoluto". Da unica superpotenza mondiale, gli Stati Uniti sotto l’amministrazione Bush sono diventati totalmente corrotti da arroganza imperialista, frode finanziaria, sete di risorse e ingordigia.

Un mondo con un potere più equilibrato e meglio distribuito sarebbe preferibile. E se la Cina ricca di contanti calpesta gli interessi imperialisti statunitensi molto prima di quanto tutti si aspettino?

Titolo originale: "Maybe U.S. Needs Yard Sale"

Fonte: http://www.torontosun.com

Malasanità in Calabria: sequestrato mezzo ospedale di Vibo Valentia


Sono in tutto 57 le infrazioni di legge contestate nel provvedimento di sequestro di tre reparti dell'ospedale di Vibo Valentia (ortopedia, centro trasfusionale e pronto soccorso) notificato al commissario dell'Azienda sanitaria provinciale, Rubens Curia, dai carabinieri del Nas e del Noe su mandato della Procura. 

Nelle 30 pagine dell'atto di sequestro si parla di pericolo di infezioni; di stanze senza finestre e senza prese d'aria, di ambienti con umidità e muffe. Sono state trovate anche delle lastre di eternit nella centrale termica dell'ospedale e sono state riscontrate perdite delle condutture idriche. Molte porte delle stanze dei reparti non consentono il passaggio delle barelle. Ci sono poi anche attrezzature mediche e il registro delle sostanze stupefacenti non a norma. 

Tra le numerose violazioni i carabinieri hanno riscontrato anche l'illecito stoccaggio di rifiuti speciali. L'impianto elettrico, anch'esso sequestrato,  non è a norma ed è privo della presa a terra. Come ha spiegato il Procuratore capo di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, il sequestro preventivo dei reparti del nosocomio è frutto di «un lavoro che va avanti va da tempo e che ha evidenziato gravissime disfunzioni della struttura». 

Il lavoro degli inquirenti era partito nel dicembre 2007, appena dopo la morte della 16enne Eva Ruscio, avvenuta a soli 11 mesi da quella di un'altra ragazza, Federica Monteleone. Il decesso di quest'ultima, fu causato dovuto ad una scossa elettrica secondo la Ctu della Procura, iniziò far scattare l'allarme sulla pericolosità di quell'ospedale.  

Nel dicembre 2007 il Nas ed i tecnici dell'Arpacal controllarono a tappeto tutti i reparti dell'ospedale, in particolare sotto l'aspetto della sicurezza dei luoghi di lavoro e della tutela della salute. Infatti, i 57 punti contestati nel sequestro riguardano le violazioni del decreto legislativo 81/2008 che riguarda, appunto, la  sicurezza sui luoghi di lavoro e la tutela della salute. 

Nel provvedimento di sequestro è previsto che il commissario dell'azienda sanitaria, Rubens Curia, nominato custode giudiziale dei reparti sequestrati dalla Procura, dovrà garantire l'attività di assistenza ai malati e dovrà procedere, entro trenta giorni, all'adeguamento e alla messa a norma delle strutture. «Non so se riuscirò a risolvere in 30 giorni tutte le situazioni descritte in quei 57 punti- ha però anticipato Curia lunedì pomeriggio nel corso di una conferenza stampa - devo fare delle verifiche e devo confrontarmi ancora con i magistrati». 

Oltre al sequestro, i carabinieri, lunedì, hanno notificato 33 avvisi di garanzia. I destinatari sono 17 primari dell'ospedale, un alto dirigente dell'ospedale, i responsabili dell'ufficio tecnico e della sicurezza ed alcuni caposala. I capi d'accusa sono quelli di abuso d'ufficio, illecito stoccaggio di rifiuti speciali,mancato rispetto delle normative antinfortunistiche e sanitarie.

Fonte: l'Unità

Link: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80342


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