mercoledì 29 ottobre 2008

Pizza dice "ruvida" alla Gelmini, poi ritratta e non sa più che "pizza" dire


Roma, 29 ott - In relazione alla intervista pubblicata a pagina 3 dell'edizione odierna del quotidiano ''La Repubblica'' il Sottosegretario di Stato Giuseppe Pizza precisa di ''non aver mai, e sottolineo mai, dichiarato che il Ministro Gelmini e' ruvida. Ho solo detto, come riportato fedelmente dal quotidiano ''Il Messaggero'' che il testo del Decreto Legge puo' sembrare stilisticamente un po' ruvido''.

''Anche altre frasi che mi si attribuiscono sono tolte dal loro contesto'', sottolinea il sottosegretario. ''E' il solito cattivo giornalismo a cui il quotidiano 'La Repubblica' ci ha abituati. La mia sintonia politica con il Ministro Gelmini e' totale'', conclude Pizza.

Fonte: Asca

Il Ministro della "Distruzione" ce l'ha fatta!


Il Senato ha approvato in via definitiva, la conversione in legge del decreto Gelmini sulla scuola con 162 a favore, 134 contrari e tre astenuti. Il provvedimento, approvato il 9 ottobre dalla Camera, non è stato modificato dai senatori e ora è legge
 
Una fiammata di rabbia ha attraversato i cortei degli universitari e degli studenti medi, in tutta Italia. I manifestanti stanno moltiplicando le iniziative, spesso i cortei non sanno bene dove dirigersi, ma prevale la voglia di dimostrare la propria arrabbiatura per un atto del Palazzo che non ha saputo ascoltare le voci del dissenso. Anzi, settimana scorsa lo stesso premier Silvio Berlusconi aveva annunciato, per poi smentirsio, l'utilizzo della forza pubblica per sgomberare le realtà in occupazione e autogestione.
 
Sentito alla radio: uno dei portavoce di un liceo milanese di Brera racconta che appena è arrivata la notizia  del decreto approvato si è formato un corteo spontaneo. Ma aggiunge che adesso rientrano a scuola, per non mettere in crisi la scuola e agire di concerto con gli insegnanti. "La differenza con il '68 - dice lo studente - è proprio questa". I cortei milanesi si stanno concentrando in piazza san Babila. 
 
La protesta, assicurano gli studenti, non si fermerà. Ci ha scritto una studentessa di Venezia, che ha partecipato a una lezione in piazza San Marco. Riportiamo alcuni passaggi del suo scritto, perchè la freschezza dei pensieri - pur nella grafia disordinata - e lo stupore della partecipazione e il sentirsi parte di un collettivo che vuole raggiungere obbiettivi precisi dicono forse di più di molte parole che si possono spendere in analisi e commenti di una realtà che sta parlando linguaggi diversi. 
 
"Una cosa è certa: tutti siamo animati dallo stesso scopo: FARCI SENTIRE perché non vogliamo accettare passivamente che ci venga tagliato via il futuro. A Venezia come nel resto d’Italia ormai da una settimana l’intero mondo scolastico e in fermento, tutti gli studenti, dalle elementari all’università, stanno organizzandosi in vari modi contro il taglio alla scuola previsto dal ministro Gelmini.
Oggi noi, studenti Cà Foscari e IUAV, abbiamo lezione in aula un po’ particolare: piazza san marco!!Mai vista una sede così!, sono eccitatissima!. Smonto dal treno, il ritrovo è alle 10.00, come al solito sono un po’ in ritardo. Corro, arrivo a san marco e sorpresa …. acqua alta!!Oddio e adesso …???che l’abbiano rimandata??messaggio un po’ in giro per avere informazioni, ma poi leggo nell’impalcatura di fronte al museo Correr “Se passa la riforma a scuola non si torna” Eccoli!!!. Come ho fatto a non vederli??Li raggiungo, ci sono alcuni professori e rappresentanti del consiglio studentesco che hanno già iniziato ad intervenire, di fronte a loro in un silenzio assoluto siedono composti molti miei amici e tante altre facce già viste in giro … poi però noto che ci sono anche ragazzi che sembrano più piccoli. Si sono infatti uniti a noi anche ragazzi delle superiori, in particolare del liceo artistico statale di Venezia accompagnati da alcuni loro professori. Anche loro intervengonovoglio - devono spiegarci gli effetti - riforma nelle scuole medie superiori. Un professore del liceo artistico statale di Venezia, spiega come sarebbero ridotte all’osso il numero di ore delle materie d’indirizzo, togliendo a quel tipo di scuola la sua specificità. Allora non siamo solo noi universitari i malvagi facinorosi???E’ bello vedere come la scuola pubblica stia a cuore a tanti!.Alla fine i docenti, pur avendo pronte varie lezioni, propongono sia meglio continuare a scambiarci opinioni, idee e punti di vista, nella maniera tranquilla e naturale con la quale il dibattito e sorto. Un’ idea fantastica!!!al posto di una interessante ma comunque classica, lezione frontale, si propone un democratico e paritario scambio di idee!!Bello!!!"
Angelo Miotto

Veltroni, la sinistra della Confindustria


Al Circo Massimo il raduno popolare è stato grande e bello. Un po' meno il discorso di Veltroni, sebbene il leader si sia molto sforzato, tanto da descrivere un paese senza padroni né capitalisti che ti sfruttano e ti considerano (come un semilavorato) una variante dipendente dell'impresa. Insomma, un'Italia da sogno che non c'è, i cui guai dipendono esclusivamente dalla mente perversa di Berlusconi-Diabolik, che nelle cucine di palazzo Chigi mette in cottura i peggiori intingoli da farci ingurgitare. La Confindustria e Marcegaglia, cioè le due principali figure recitanti intorno alle quali ruota tutta la sceneggiatura del governo, in un'ora di discorso non sono mai state nominate, come se non fossero parte in causa nel dramma della crisi. Eppure la loro presenza nel paese reale è ben corposa, e le loro richieste molto nette e ancora più corpose, senza tema di apparire molto rozze: money (da incamerare con la nuova contrattazione al ribasso di un sindacato “complice”), money (da ottenere dalle banche e dallo Stato che poi si dovrà ritirare una volta messi i conti a posto), ancora money (da guadagnare distruggendo il pianeta con le alte emissioni di CO2). I sacrifici li faranno gli altri, come è successo negli anni delle vacche grasse e dei profitti record, senza curarsi egli effetti devastanti di una simile politica. Ma come farà Veltroni a promuovere, anche dall'opposizione, “gli interessi generali del Paese” – come lui dice – senza nominare e mettere nel mirino la politica cieca della Confindustria, che appartiene al secolo passato? Il mistero è intrigante, seppure poco glorioso: perché – sostengono ormai in molti – nel sistema bipartitico di uno Stato barelliere del capitale, Veltroni aspira sì ad essere sinistra, ma della Confindustria.
di Paolo Ciofi - Megachip

Quei tagli che distruggono il futuro dei giovani italiani



La legge 133, presentata a giugno e approvata in agosto, nella quasi totale indifferenza, prevede due disposizioni estremamente pesanti per l'università e la ricerca: la riduzione del 10% della pianta organica degli enti di ricerca e il quasi totale blocco delle assunzioni nelle università per i prossimi anni (un nuovo assunto ogni cinque pensionamenti), con la contemporanea diminuzione dei finanziamenti. Sono provvedimenti terribilmente preoccupanti. L'Italia è attualmente il fanalino di coda in Europa per quanto riguarda le attività di ricerca e sviluppo. La percentuale di queste attività, rispetto al Pil, è di poco più dell'1%, di fronte a una media europea del 2% abbondante. 
Lo scarso impegno dell'Italia in questo settore è ancora più grave se paragonato a quello decisamente superiore dei paesi asiatici emergenti, in particolare della Cina. Questo paese è spesso visto come un pericolo in quanto produce beni di largo consumo a basso costo, facendo concorrenza all'industria italiana; attualmente questo non è vero in quanto la nostra industria tende a coprire un settore di qualità più elevata. Tuttavia, se gli attuali rapporti di investimento rimarranno costanti nei prossimi anni, possiamo tranquillamente prevedere un sorpasso da parte della Cina anche nei settori tecnologicamente avanzati, lasciando ben poco spazio anche alle attività industriali di punta.
Né ha senso argomentare che bisogna ridurre queste spese a causa della crisi economica. Al contrario proprio la crisi richiede un maggior intervento dello Stato, ed è ben noto che gli investimenti in ricerca e sviluppo sono i più efficaci. Non solo il governo si muove nella direzione sbagliata, ma quello che è peggio, effettua tagli indiscriminati, indipendentemente dalle reali necessità degli enti di ricerca e delle università. Tagliare tutto un comparto con una stessa proporzione per ciascuna delle sue componenti è il contrario di governare, è irresponsabile incapacità di fare delle scelte. Questo comportamento dei nostri governanti mi ricorda in maniera irresistibile quello stigmatizzato da un personaggio del fumetto Dilbert su Linus: «un taglio del 10% del budget di un progetto, è la classica percentuale che si spara anche senza aver pensato ai termini del problema, partendo dall'assunzione che tutto può essere tagliato del 10% senza peggiorare il risultato finale».
In realtà invece questi tagli indiscriminati peggiorano gravemente la situazione in quanto impediscono alle nuove generazioni di rimpiazzare coloro che andranno in pensione per i prossimi anni, provocando un perdita netta per il paese e un danno ingiusto nei confronti dei giovani ricercatori. Non mi preoccupo per i pochi «fuori classe», i ricercatori di bravura eccezionale: un posto lo trovano sempre, e riusciranno a fare carriera anche in Italia, a meno che non decidano di accettare le offerte più invoglianti di prestigiose istituzioni estere. Mi preoccupano le migliaia di studiosi decisamente migliori della media, che speravano di trovare una sistemazione in Italia degna del loro valore. Ma il governo ha distrutto il giorno della loro assunzione, e se vorranno continuare a fare il loro mestiere, dovranno per forza emigrare.
Questi provvedimenti quindi, oltre a essere antieconomici, sono chiaramente in contrasto con il dettato della nostra bella Costituzione, che affronta ripetutamente il tema della ricerca scientifica. Tutti conoscono l'articolo 33: «L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento»: la scienza è accostata all'arte e ne viene proclamata la libertà. Meno noto è forse l'articolo 9, che appartiene al primo blocco di 13 articoli, che elencano i principi fondamentali. Quest'articolo afferma che «la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica». La ricerca scientifica è vista qui come un bene primario, da perseguire per il suo interesse culturale, e non per le sue ricadute economiche; anzi, tra i principi fondamentali non è detto che la Repubblica ha il compito di promuovere lo sviluppo economico. Per finire vorrei ricordare l'articolo 4: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società». Lo Stato ha quindi il dovere di permettere ai cittadini dotati di talento per la ricerca di svolgere quest'attività in base alle loro capacità.
Io sono fermamente convinto che la reale democrazia di un sistema politico si misura in base alle opportunità concrete che esso è in grado di offrire ai suoi cittadini, e alla possibilità che a ciascuno sia consentito di confrontarsi con tali opportunità. Bisogna assolutamente evitare che nelle carriere accademiche e di ricerca ci siano generazioni fortemente svantaggiate a causa di scelte arbitrarie. Con i provvedimenti della legge 133 i giovani talenti nati trenta-quaranta anni fa hanno sbarrata la possibilità d'accesso alla ricerca e alla carriera universitaria, benché siano capacissimi di dare importanti contributi innovativi. In questo modo si lede in modo insanabile il principio di eguaglianza e il diritto che tutti i giovani devono avere, a prescindere dalla loro fortuita data di nascita, di realizzare le loro scelte, se queste sono commensurabili alle loro capacità. Assumere nuovi ricercatori in base al merito, mediante giusti concorsi, utilizzando con la massima urgenza le risorse a disposizione e trovandone di nuove, è una necessità vitale per garantire il futuro del nostro paese in un mondo che deve affrontare gravi emergenze planetarie, ma è anche un obbligo costituzionale, se vogliamo che la nostra Legge fondamentale non rimanga lettera morta.
Il direttore della Scuola Normale Superiore, Salvatore Settis, scriveva recentemente che un paese che costringe i suoi giovani talenti a emigrare distrugge il proprio futuro. Gli studenti hanno capito molto bene che questa è la posta in gioco e sono scesi in piazza, hanno occupato le università, hanno organizzato lezioni nelle pubbliche piazze. Difendono il loro futuro, e i docenti non possono che essere con loro.
Fisico teorico, professore e membro della National Academy of Sciences
GIORGIO PARISI

PERUGIA: il caso di Aldo Bianzino non è chiuso


PERUGIA Il Gip dispone nuovi accertamenti sulla morte in carcere dell'uomo, un anno fa

Fino al giorno prima per il medico stava bene. Giallo sulla cella aperta



Per la magistratura di Perugia il caso di Aldo Bianzino non è chiuso. Il giudice per le indagini preliminari Massimo Ricciarelli ha infatti ordinato al pubblico ministero Giuseppe Petrazzini ulteriori accertamenti medico legali che possano fare chiarezza sull'oscura vicenda di una morte di carcere. Una notizia che riaccende il filo della speranza nei famigliari dell'ebanista di Pietralunga che, arrestato per detenzione di erba, entrò con la sua compagna nel carcere di Capanne il 12 ottobre di un anno fa per uscirne senza vita due giorni dopo. 
Dopo la sua morte, l'indagine aveva fatto decidere a Petrazzini per l'archiviazione: Aldo è morto per cause naturali, un aneurisma scoppiato all'improvviso che ne ha causato il decesso. Una bomba a tempo di cui risponde solo la natura. Ma la famiglia di Aldo, e in particolare la compagna Roberta Radici, non si dà per vinta. Per i genitori di Bianzino, i suoi figli, gli amici, la verità sembra troppo lontana per accettare l'archiviazione e, al più, un risarcimento danni in sede civile. A luglio l'avvocato Massimo Zaganelli presenta una corposa memoria facendo opposizione all'archiviazione. Ad agosto si viene a sapere che il Gip, che avrebbe potuto rifiutarla, l'ha invece accolta: studia le carte e, evidentemente, resta colpito da una ricostruzione in cui l'indagine appare, secondo i familiari di Aldo, lacunosa e con molti interrogativi, a cominciare da un fegato spappolato, come strappato via dalla sua sede naturale. Il 17 ottobre il Gip convoca il Pm e le parti, ossia i legali della famiglia. E infine scrive la sua ordinanza che riapre i giochi.
Non si limita il Gip a chiedere ulteriori accertamenti medico legali e ad esigere dunque un'indagine più completa ma auspica anche che il magistrato inquirente utilizzi nuove figure professionali per vederci più chiaro: professionisti esterni con cui setacciare tutte la sequenza di quei giorni che lasciarono nel corpo di Aldo almeno un segno evidentissimo sul suo fegato. Quali potranno essere questi nuovi consulenti? Forse internisti o esperti di rianimazione ma forse anche neurochirurghi in grado di capire, se effettivamente Aldo morì di aneurisma (una sorta di sacca che si forma nel tessuto arterioso), cose ne provocò lo scoppio proprio quella notte. Ma c'è di più. Il Gip consiglia nuove escussioni dei testi già sentiti una prima volta, forse allargando il giro delle testimonianze: gli uomini della penitenziaria, i responsabili del carcere, i medici che visitarono Bianzino appena morto, gli altri detenuti. Ad esempio il dottore del carcere che lo visitò il giorno dopo il suo arresto trovandolo calmo e in buona salute. E che non fu mai interrogato. Ma questa è materia del Pm cui spetta, seguendo le indicazioni del Gip, ricostruire nuovamente l'oscura vicenda consumatasi nel silenzio assordante di una morte «normale», mentre i riflettori della cronaca si erano ormai accesi - e ancora continuano ad esserlo - su un giallo certamente più eccitante per la cronaca: l'omicidio della povera studentessa britannica Meredith Kercher, avvenuto solo qualche giorno dopo e da allora caso nazionale ben oltre le mura del carcere di Capanne di Perugia.
Ma di giallo ce n'è purtroppo parecchio anche nel caso di Aldo Bianzino, a cominciare proprio dai detenuti. Sembra che nel video girato dal sistema a circuito chiuso del carcere appaia aperta la porta di una cella. I detenuti negano che fosse una delle loro e i legali di parte sono convinti che si trattasse di quella di Aldo. Che fu trovato praticamente nudo in corridoio dai suoi soccorritori arrivati troppo tardi. La dinamica resta gravata da una nebbia fittissima e troppe cose non tornano, dal suo stato di salute all'ingresso in carcere, al momento della rianimazione fino alle prime perizie che subito riscontrarono l'anomalia delle lesioni al fegato, che fu liquidata come un massaggio cardiaco troppo vigoroso. Per la famiglia di Aldo la ricerca della verità non è solo un modo di rendere giustizia al compagno, al figlio o al padre. Ma anche una maniera per evitare che si ripetano in Italia casi controversi come quello di Manuel Eliantonio, deceduto in luglio nel carcere di Marassi a Genova, o di Marcello Lonzi, «trovato morto», col volto pieno di ecchimosi, l'11 luglio 2003 nella sua cella a Livorno. * Lettera22
DI EMANUELE GIORDANA

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