domenica 2 novembre 2008

L'erede del "Venerabile"


«In linea di massima sono d'accordo con la riforma Gelmini, perché garantisce un po' d'ordine». Parole di Licio Gelli, pronunciate ieri a Firenze durante la presentazione del programma Venerabile Italia, in onda da lunedì prossimo alle 22.30 su Odeon tv (canale 827 di Sky). Il suo programma. Già il fatto che al burattinaio dei burattinai, 87 anni, venga affidata un trasmissione sulla storia d'Italia «dalla guerra di Spagna agli anni '80, dal fascismo al crac dell'Ambrosiano», lasciava presagire un sinistro stracult televisivo. O almeno un'enorme beffa mediatica. Quel che è successo ieri è ancora meglio. Gelli parla: «Il maestro unico è molto importante perché, quando c'era, conosceva l'alunno. Poi il tema dell'abbigliamento è importante perché l'ombelico di fuori non dovrebbe essere consentito, e poi la confidenza tra alunno e professore dovrebbe essere limitata».
Ha sempre detto, il fondatore della P2, che quando guarda l'Italia di oggi vorrebbe i diritti d'autore. Lo ha ripetuto ieri: «Tutti si sono abbeverati al Piano di Rinascita Democratica (...) Mi dovrebbero pagare i diritti, ma non fu possibile depositarli alla Siae». Se pure la Gelmini (intesa come Riforma, e persino come ministro) fosse prevista in quel piano, non sappiamo. «Archivi non ne ho: alcune cose vengono sepolte nell'oblio e poi possono riemergere», ha commentato sibillino. Burattinaio, Gelli lo è da quando l'affiliato Maurizio Costanzo lo soprannominò così in un intervista per Corriere della Sera nel 1980. Il tempo ha lavorato perché le sue parole, ogni volta che tornano, siano avvolte da una torva grandezza. Si era detto persino che la Sony Pictures aveva iniziato a lavorare a un film sulla sua vita. Si erano spesi i nomi di George Clooney e Stanley Tucci Non è si più saputo niente. L'uomo, poeta dilettante e vanitoso, ne sarà stato deliziato. E quando parla lui, aperte virgolette.
A proposito di scuola, ieri Gelli si è calato nei panni della «maggioranza silenziosa» evocata in questi giorni da Berlusconi, tessera P2 1816 rispedita indietro. Ha detto: «Le manifestazioni non ci dovrebbero essere, gli studenti dovrebbero essere in aula a studiare. Nelle piazze non si studia; se viene garantita la libertà di scioperare dovrebbe essere tutelato anche chi vuole studiare, e molti in piazza non ne hanno voglia. Dovrebbe essere proibito di portare i bambini in piazza perché così non crescono educati». Poi, passando alla politica: «I partiti veri non esistono più, non c'è più una destra o una sinistra». E ancora: «Non condivido questo governo perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza». Certo, ha proseguito il Maestro, «l'unico che può andare avanti è Berlusconi, non perché era iscritto alla P2, ma perché ha la tempra del grande uomo. Se dovesse morire, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica».
Odeon tv è una delle reti televisive più bizzarre della storia recente. Negli anni '90 fu di Callisto Tanzi e dei democristiani. Nacque e fallì rovinosamente, battuta sul campo dalle reti Fininvest e da Publitalia. Non prima di aver ospitato un programma sportivo intitolato Forza Italia, condotto da Walter Zenga. Oggi è una syndication che fa parte del portfolio di Raimondo Lagostena Bassi, una vita passata a far compravendita di canali tv preziosissime frequenze, da ultimo un megaprogetto di tv sul cellulare, La3. Infine, Venerabile Italia condotto da Licio Gelli assieme a Lucia Leonessi, autrice del libro La verità di Licio Gelli, annuncia la partecipazione di esperti come Giulio Andreotti, Marcello Veneziani, Marcello Dell'Utri. Ah, già: «Marcello Dell'Utri è una bravissima persona, onesta e di profonda cultura. Non credo sia un mafioso», ha precisato Gelli ieri. «C'è una sentenza che si trascina dietro e che sarà tirata fuori al momento opportuno perché tutto è guidato». Detto da uno come lui suona quantomeno paradossale. Inquietante, invece, l'accenno alle stragi: «Ci sono sempre state e ci saranno sempre perché non c'è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni '60. Se domani tornassero le Br ci sarebbero più stragi».
di ALBERTO PICCININI

In caso di vittoria repubblicana TRAGEDIA MONDIALE


È 7 febbraio, il Super-Martedi delle primarie è passato da poco. Mentre gli strateghi delle campagne di Hillary Clinton e Barack Obama pensano a come farsi lo sgambetto, Patricia Williams invita alla conciliazione. Dalle pagine di The Nation, firma l'intellettuale afro-americana, docente di legge alla Columbia University, sottolinea il significato storico delle candidature democratiche e finge di lasciarsi andare al sogno dell'America progressista del dopo Bush: "Ora che abbiamo raggiunto la cima della montagna, che siamo andati oltre la razza, oltre gli stereotipi di genere e sfondato il tetto di cristallo, mi chiedo che cosa altro ci sia da fare. Che cosa è rimasto da sognare? Schiacciamo un pisolino". Il sogno numero 1, per quanto carezzevole, richiama alla realtà: «La dottrina della guerra preventiva è superata da quella della pace preventiva. Pandora compare dal nulla, acchiappa per le gambe i due diabolici gemelli: Tortura e Guantanamo. Li rinfila nel vaso e la folla intorno impazzisce». Williams è nata a Boston all'inizio degli anni Cinquanta, quando ancora la città era divisa tra il privilegio dei bianchi e l'oppressione degli ex schiavi. La sua bis-bis nonna aveva appena undici anni quando il padrone, un rispettabile avvocato del Tennessee di nome Austin Miller, la mise incinta. Così, al momento di decidere se andare all'università, sua madre le suggerì che studiare legge era una buona idea perché, le disse «i Miller erano avvocati e (il diritto) ce l'hai nelle vene». Williams è cresciuta insieme al movimento per i diritti civili ed è l'autrice di The Alchemy of Race and Rights: Diary of a Law Professor , straordinario intreccio tra studio teorico e narrativa personale diventato un classico del femminismo di colore. All'indomani dell'11 settembre è stata una delle voci più lucide a commentare i rischi costituzionali della guerra al terrore. Alla vigilia delle elezioni le abbiamo chiesto di chiudere gli occhi. Questa volta per immaginare come sarebbe l'America di John McCain e Sarah Palin. 

Ci sarebbero differenze rilevanti tra l'amministrazione Bush e quella McCain?
Non ne vedo tante. Il 4 novembre è in ballo la reputazione internazionale degli Stati Uniti. Bush l'ha rovinata in modo criminale e McCain non sembra preoccuparsene. Scegliendo Sarah Palin come vice-presidente ha dimostrato di curarsi solo delle apparenze e poco alla competenza. Se fosse per John McCain l'intervento americano nelle zone calde del pianeta sarebbe deciso dai carri armati. In W. ( il ritratto di George Bush firmato da Oliver Stone, ndr ), si vede Dick Cheney illustrare il suo piano per il Medio Oriente nel corso di una riunione di gabinetto: l'exit strategy non esiste, l'obiettivo finale èl'Iran e il controllo permanente delle risorse. Ecco, lo scenario che più mi fa paura: McCain e Palin che dichiarano guerra all'Iran spalleggiati da un partito Repubblicano dove estremisti religiosi e lobbisty della compagnie petrolifere si uniscono nel coro "drill baby drill". Per Cheney sarebbe un sogno che diventa realtà.

Prima di candidarsi McCain aveva denunciato l'uso della tortura dei "nemici combattenti". Chiuderebbe Guantanamo?
John McCain è un veterano del Vietnam che ha sperimentato la tortura sulla propria pelle. Forse si, farebbe chiudere Guantanamo. Direbbe però che è stata necessaria nella guerra al terrore. E non si sognerebbe mai di chiedere scusa ai detenuti e alla comunità internazionale per aver calpestato l'habeas corpus. 

Parliamo di Palin, sotto un'amministrazione McCain, Sarah Palin potrebbe diventare presidente…
Non riesco a immaginare distopia peggiore. Pensavo che con Bush avessimo toccato il fondo, Palin mi costringerebbe a ricredermi. Lei è la donna simbolo della continuità della dottrina Bush, l'icona dell'ideologia repubblicana più retriva, della parte più reazionaria del partito con cui McCain ha flirtato e da cui nelle ultime settimane ha provato timidamente a distanziarsi. Il discorso di Palin alla convention repubblicana mi ha fatto rabbrividire: ha usato una retorica maschile cruda e guerriera camuffata da rossetto e tailleur. Palin è contraria all'educazione sessuale nelle scuole, alla contraccezione e al finanziamento alle scuole pubbliche. Si dice sensibile ai bisogni dei bambini handicappati, quelli nati con bisogni speciali ma è non ha mai parlato di sostegno pubblico alle madre che devono occuparsene. 

Negli ultimi giorni tra loro ci sono stati dei contrasti. Segno che nello Studio Ovale potrebbero esserci dei conflitti?
Litigheranno sul global warming. McCain, che al contrario di Palin forse ha frequentato qualche lezioni di biologia, non si azzarda a dire che l'emergenza climatica non dipende dall'attività umana. 

Dick Cheney ha esteso nei fatti i poteri del vice-presidente. Palin farebbe lo stesso? 
Palin corre per la vice-presidenza senza neppure sapere in che cosa, precisamente, consista questo ruolo. Ma tra le righe delle sue maldestre risposte alla stampa ho letto un sostegno alla teoria della "unitary executive" promossa da Dick Cheney e sostenuta dagli scritti legali di John Yoo. Cheney e Yoo hanno aperto le porte all'era dell'esecutivo imperiale e affermato l'idea, priva di qualcunque fondamento giuridico, che in quanto il vice-presidente presiede il Senato, ha competenze anche legislative che estendono il potere esecutivo. 

Come reagirebbero i mercati all'elezione di McCain?
Il 5 novembre le borse internazionali crollerebbero a picco. Fuori dagli Stati Uniti le aspettative verso Obama sono alte: la sua sconfitta peserebbe sull'economia globale, la materia che McCain ha confessato di capire meno. La depressione economica potrebbe aggravvare le tensioni sociali. Qualcuno potrebbe andare a caccia di capri espiatori. Ho sentito dire, ad esempio, che l'esplosione della crisi dei subprime è stata innescata dall'altro numero di afro-americani che chiedevano mutui. Temo che le conquiste del movimento per i diritti civili, quelle delle donne e dei afro-americani, verrebbero cancellate. Si tornerebbe all'America degli anni Cinquanta. 

Gli afro-americani come vivrebbero la vittoria di McCain?
Chi parla di folle di afro-americani inferociti per le strade non mi convince per niente. L'immagine della rabbia black spesso è frutto delle paure dei bianchi. Intorno a queste elezioni c'è un grado di tensione e ansia molto intenso che, sia chiaro, coinvolge tutti, non solo gli afro-americani, coinvolge tutti. Se ci fossero sospetti di frode elettorale forse questa volta anche i pensionati di Palm Beach con le camicie a fiori non starebbero a guardare. Nelle scorse settimane ci sono stati problemi consistenti in Ohio e decine di episodi inquietanti in diversi stati. In tre contee delle stato di New York sulle schede elettorali è comparso il nome Barack Osama. Anche questa volta i tentativi di influenzare le elezioni fanno paura.
di Miriam Tola

Le economie dei paesi arabi al cospetto della crisi finanziaria mondiale




La crisi finanziaria mondiale che, partendo dall’America, ha investito con un effetto a cascata l’Europa ed il resto del mondo, ha manifestato i suoi primi effetti anche in Medio Oriente, sebbene le economie di molti paesi della regione non siano pienamente integrate nel sistema globale.

Ulteriori ripercussioni sono certamente attese a medio e lungo termine, soprattutto se la crisi dovesse persistere anche nel resto del mondo. Le difficoltà che stanno attraversando i paesi arabi sono in parte dovute anche alle opportunità di crescita scarsamente sfruttate negli anni passati.

Questa, almeno, sembra essere l’opinione di molti osservatori ed analisti che in questi giorni si interrogano sui futuri sviluppi a cui potrà assistere la regione sul piano economico e finanziario.

Se da un lato è opinione abbastanza diffusa che le economie dei paesi arabi – sia dei paesi produttori di petrolio che dei paesi non produttori – non siano sufficientemente solide da superare indenni questa crisi, dall’altro ci si interroga anche sulle ricadute che le turbolenze economiche a livello mondiale potranno avere sulle numerose tensioni politiche che attraversano la regione.

Di certo i paesi petroliferi sembrano essere avvantaggiati rispetto agli altri, grazie agli enormi introiti derivanti dal petrolio che sono stati accumulati negli ultimi anni. E’ anche per questa ragione che, in questi momenti di crisi, grande attenzione – non solo in Medio Oriente, ma a livello mondiale – è riservata ai fondi sovrani di investimento dei paesi del Golfo.

In questo panorama, il dato più preoccupante è tuttavia che, a seguito della crisi finanziaria globale, le già gravi disuguaglianze sociali ed economiche tra elite molto ricche e ampie fasce di popolazione estremamente povere sembrano destinate ad acuirsi ulteriormente, con gravi ripercussioni per la stabilità sociale in tutto il mondo arabo.

Fonte: arabnews

Link: http://www.arabnews.it/

La vera origine della crisi: i derivati della City


Stiamo subendo da circa un anno e mezzo una crisi economica e finanziaria che non ha avuto eguali per dimensioni e diffusione prima d'ora. E tutti sono convinti abbia avuto origine negli Stati Uniti e dagli States sia poi giunta al resto del mondo. Ebbene tale disastro è nato in Gran Bretagna, nella City e, nello specifico, all'interno di numerose società di ingegneria finanziaria. Dobbiamo tener presente che il 90% dei prodotti finanziari, buoni ma soprattutto non buoni, viene studiato e progettato presso queste società finanziarie/bancarie. 
In questo caso, la causa dei principali mali del mondo è rappresentata dai cosiddetti strumenti derivati, denominati CDO e CDS.

Tali strumenti non sono altro che mutui immobiliari "impacchettati" e trasformati in obbligazioni. Quindi, grazie a questa operazione di "cartolarizzazione" (trasformare in carta un mutuo) tutte le principali Banche hanno potuto vendere a chiunque e all'esterno i debiti immobiliari dei loro clienti. Naturalmente il vantaggio delle Banche stava proprio nel fatto che potevano ottenere ulteriori profitti da queste obbligazioni strutturate: infatti, chi acquistava un'obbligazione garantita da un mutuo immobiliare prestava una certa quantità di denaro per un certo periodo di tempo ricevendo un interesse, garantito dai pagamenti rateali di chi aveva realmente sottoscritto il mutuo. 
Si parla anche di mutuo "subprime"per indicare che questo è effettivamente un mutuo a rischio, detto in termini tecnici NINJA (No Income, No Job or Asset = Nessun Reddito, Nessun Lavoro stabile o Garanzia Finanziaria).

Praticamente, il circuito partiva dalle Società di ingegneria finanziaria che progettavano il prodotto, proseguiva poi con le Banche Commerciali (quelle che erogavano i mutui ai clienti) che impacchettavano i mutui e vendevano le obbligazioni alle Banche d'Affari o le collocavano direttamente sul mercato. In questo modo si creava una sorta di circolo vizioso con l'entrata di continua liquidità derivante dalla vendita delle obbligazioni strutturate, liquidità utilizzata per sostenere richieste di nuovi mutui e finanziamenti, e nuovamente per emettere altre obbligazioni strutturate.

Iniziata con gli Stati Uniti (a parte la progettazione avvenuta nella city di Londra) questa prassi è divenuta comune sia in Asia che in Europa tantoché pochissime Banche, anche europee, sono immuni da questo fenomeno. 
E questo giochetto, che ha portato enormi profitti "facili" nelle casse delle Banche è andato avanti per anni, sostenuto anche dal continuo sviluppo del mercato immobiliare americano, con aumenti costanti del numero delle case costruite (esiste anche un indice economico basato sul numero dei nuovi cantieri) ed ovviamente con gli aumenti dei prezzi. Ciò ha portato inesorabilmente alla creazione di una bolla speculativa, che è esplosa, negli Stati Uniti, circa un paio d'anni fa, causando insolvenze, mancati pagamenti e rimborsi parziali delle rate dei mutui di massa. Ricordiamo che in America i mutui vengono, almeno venivano concessi ai cittadini con richiesta di minime garanzie e per importi del 100-130% dell'immobile oggetto del mutuo.

Si è assistito quindi al blocco dell'aumento del prezzo delle case e successivamente al suo crollo, non ancora terminato. 
Immaginate ora cosa può essere successo dal lato delle note obbligazioni legate ai mutui subprime: chiunque detenesse nel proprio portafoglio questi titoli ha iniziato a venderli precipitosamente, ma con difficoltà perché ormai erano privi di garanzie (i clienti non pagavano più le rate), i prezzi erano scesi profondamente, e le quotazioni furono sospese. 

A seguito di questa crisi, diverse Banche americane dichiararono fallimento o pesanti insolvenze (Lehman Brothers, Merril Lynch, AIG, Fannie Mae, Freddie Mac, Mutual Washington, ecc...), costringendo il Governo e 
la Fed (Banca Centrale Americana) ad interventi di sostegno e salvataggio mediante enormi iniezioni di liquidità.

E veniamo all'ultimo atto, ovvero all'approvazione da parte dell'Amministrazione Bush, naturalmente in collaborazione con la Fed , del pacchetto di misure d'emergenza mediante la costituzione di un mega fondo pubblico da 700 miliardi di dollari (si stima però che il vero "buco" si attesti intorno ai 1.500 miliardi di dollari), che avrà la funzione di raccogliere, per il prossimo biennio, questi titoli finanziari "tossici", ormai privi di mercato e detenuti dalle Banche Usa. L'obiettivo è senz'altro quello tentare di stabilizzare i mercati finanziari, dai quali poi dipende la sorte di tutti gli altri settori economici.

Ora gli effetti, come sempre, partendo dagli Usa stanno arrivando anche in Europa dove molte Banche hanno acquistato e rivenduto ad altre Banche, Sim, Gruppi Assicurativi, Fondi Pensione, Amministrazioni Pubbliche (Stati, Regioni, Province e Comuni), Gruppi Industriali, le obbligazioni strutturate sui mutui subprime. Immaginiamo quali potranno essere le conseguenze dell'azzeramento di valore di queste obbligazioni per i Fondi Pensione o per le Amministrazioni Pubbliche, e quindi per la collettività, che le detengono nel proprio portafoglio... 
In Europa, però, non c'è ancora alcun accordo su un eventuale piano di salvataggio comune.

Anche l'Italia non è immune da tale situazione negativa ed i principali Gruppi Bancari (Unicredit, e prossimamente anche Intesa ed MPS) iniziano ora a far uscire comunicati stampa con i quali si dichiarano notevoli difficoltà finanziarie legate al possesso e alle perdite causate da questi titoli (obbligazioni strutturate e derivati). E' proprio di questi giorni l'annuncio dell'Amministratore Delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, relativo ad un prossimo aumento del capitale sociale della Banca necessario per far fronte a tali problematiche. E pensare che lo stesso Profumo, fino a pochi mesi fa, intervistato, continuava ad affermare che era tutto sotto controllo, i fondamentali erano più che buoni e la Banca da lui condotta non aveva certo da temere nulla (forse non aveva detto tutta la verità); nel frattempo il valore del titolo ha perso oltre il 50%.

E questa possiamo definirla la cronaca della nascita e sviluppo della nuova crisi finanziaria del 2008. 
Ma, al di là della mera e tecnica cronistoria, mi sembrano doverose alcune considerazioni, alle quali vorrei lasciare la risposta ai lettori:

- è giusto che il conto di tale disastro finanziario sia poi pagato dai cittadini?;

- è giusto che la maggioranza della Comunità ripiani il conto salato causato da una minoranza di avidi, ricchi, egoisti, imbroglioni, bugiardi e ladri?;

- è giusto che i veri autori di tale "truffa" finanziaria legalizzata (i nomi sono sempre quelli delle principali Banche d' Affari Usa e delle Banche Commerciali loro complici americane, asiatiche ed europee), alla fine escano impuniti con il benestare delle principali Autorità Governative e di Controllo?;

- è giusto che gli amministratori di queste note Banche d' Affari e Commerciali, dopo aver causato un tale dissesto mondiale, semplicemente si dimettano dalle loro cariche e se ne escano con liquidazioni di 30-40-60 milioni di dollari ciascuno?;

- è giusto che all'interno delle più alte cariche governative e degli organi di controllo siedano personaggi provenienti da queste famigerate Banche d' Affari? (l'esempio emblematico è il caso di Henry Paulson, Ministro del tesoro Usa, con patrimonio personale stimato intorno ai 700 milioni di dollari e, guarda caso, proveniente da Goldman Sachs; ma ricordiamo anche Mario Draghi, oggi Governatore di Banca d'Italia, proveniente dalla stessa Banca d'Affari, e lo stesso Romano Prodi, ex Primo Ministro del Governo Italiano e proveniente sempre dalla stessa Banca...);

- è giusto che le società di Rating, che dovrebbero essere degli Enti imparziali e super partes, ma che invece sono in collusione con queste Banche d'Affari, applichino giudizi e punteggi positivi a queste obbligazioni e a quelle delle Banche amiche pur non avendone i requisiti? (ricordiamo che le obbligazioni di Lehman Brothers avevano AAA, ovvero il massimo punteggio di affidabilità e, nella sola Italia, i risparmiatori truffati possessori di tali titoli si stima siano oltre 300.000).

Inoltre, un nuovo pericolo è all'orizzonte sul sistema finanziario Usa, e successivamente in Europa: il rischio fallimenti relativamente ai rimborsi legati alle carte di credito. 
E' infatti sempre maggiore il numero di clienti che non riescono a far più fronte ai pagamenti, in un'unica soluzione e rateali, sulle carte di credito. E forse non tutti sono a conoscenza che, nei giorni scorsi, mentre al Congresso Usa si votava il piano di salvataggio di Paulson, è stata approvata, sempre dal Congresso, una Legge a favore dei detentori di carte di credito, in difficoltà nei pagamenti, che impedisca alle Compagnie Finanziarie e assicuratrice di alzare indiscriminatamente gli interessi retroattivamente, senza preavvisare la clientela. Dopo le segnalazioni di migliaia di clienti, la stessa Federal Reserve ha dovuto ammettere che queste rappresentano pratiche "ingannevoli".
 
Ed i numeri di tale fenomeno non sono per niente incoraggianti: nel solo 2007 ed inizi 2008 il tasso delle insolvenze è aumentato in maniera vertiginosa e si stima che circa 2.5 milioni di cittadini rischiano il fallimento personale.

di Fabrizio Zampieri, economista ed analista finanziario

Link:http://www.disinformazione.it/grande_crisi_2008.htm

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