venerdì 7 novembre 2008

Saakashvili deve dimettersi. L'Osce getta l'ombra del dubbio sulle operazioni georgiane a Tskhinvali




Migliaia di oppositori hanno manifestato oggi a Tbilisi, la capitale della Georgia, contro il presidente Saakashivili. Chiedono riforme democratiche e nuove elezioni. E accusano Saakashvili di aver intrapreso una guerra con la Russia che sapeva di non poter vincere.

Guidati dal leader dell'opposizione Kakha Kukava, diecimila manifestanti sono tornati a scendere in piazza ad un anno esatto dagli scontri che avevano portato alle elezioni anticipate, poi vinte ancora da Saakashvili. Anche se meno numerosi rispetto all'anno precedente e alle aspettative dell'opposizione, che sperava in trentamila persone, Kukava ha detto che la nuova ondata di proteste civili non si fermerà fino a quando non otterrà nuove elezioni. Una protesta che non costituisce un reale pericolo per il potere del presidente, ma che arriva in un momento critico.
Saakashvili sta infatti affrontando una serie di inchieste, sia interne che internazionali, sulla condotta tenuta da Tbilisi durante la guerra di quest'estate. In particolare la comunità internazionale si sta chiedendo se la Georgia non sia ricorsa alla violenza indiscriminata per cercare di riprendere il controllo della Repubblica osseta. Saakashvili ha sempre presentato l'intervento georgiano come un atto difensivo e assolutamente mirato contro gli indipendentisti sud-osseti. Ora però un'inchiesta dell'Osce, l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, sembra mettere in dubbio questa versione. La ricostruzione, fatta dagli osservatori europei, sembra anzi suggerire che, il 7 agosto scorso, l'inesperto esercito georgiano abbia attaccato indiscriminatamente la città di Tskhinvali, esponendo i civili, i soldati della missione di pace russi, e gli osservatori internazionali a rischio.
L'inchiesta dell'Osce però non è né conclusiva, né sufficientemente ampia da poter dare una risposta univoca alla domanda, ma solleva moltissimi dubbi sull'accuratezza e sull'onestà della versione fornita dal presidente georgiano.

di Nicola Sessa

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/12685/Georgia,+in+migliaia+in+piazza+contro+Saakashvili.+E+l'Osce+parla+di+violenze+a+Tskhinvali

OBAMA, costruttore di pace?



Un nuovo inizio? Sì, lo è. La barriera razziale infranta, il referendum sul 43° presidente USA George W. Bush stravinto, ci sarà un cambiamento essenziale nell'immagine USA in tutto il mondo. Alla gente in giro per il mondo piace amare gli USA, verruche comprese. Bush l'ha reso impossibile per quasi tutti, Obama lo rende facile, naturale. La vittoria più massiccia per un candidato democratico dal 1964, una valanga di voti, un Paese con un solo partito; presidenza, senato, camera dei rappresentanti, uniti. La strada è aperta.

Bene, può essere un Nuovo Inizio:può non esserlo. La politica estera di Obama non è anti-imperiale, se lo fosse stata, avrebbe vinto McCain. Ramon Lopez-Reyes (lop-rey.zop-hi@worldnet.att.net), psicoanalista freudiano e junghiano con una profonda comprensione culturale del mondo, nonché tenente-colonnello in pensione con tre anni in Vietnam che deplora vivamente, vede McCain come un'incarnazione dell'archetipo dell'eroe-guerriero, con un disturbo post-traumatico da stress. Un uomo molto pericoloso. L'elezione aveva a che fare con la funzione di amministratore del morente impero USA e, nelle parole di T.S.Eliot “E' questo il modo in cui finisce il mondo. Non già con un botto ma con un gemito.”. McCain l'avrebbe finito in un botto, forse perfino nucleare.

Obama lo farà in un gemito. Impersona molto di quanto il mondo spererebbe da un presidente mondiale. Il mondo gli regalerà una luna di miele, forse un centinaio di giorni dall'insediamento del prossimo 20 gennaio. Ma se lo vedrà percorrere in sostanza le stesse piste calpestate dal suo predecessore non ci sarà carisma a salvarlo. Ci sarà delusione e sarcasmo da tutte le parti e la sua mancata gestione della caduta accelererà garbatamente il processo. E qui Lopez-Reyes lo vedrebbe come un alchimista che tenta di produrre oro in un laboratorio di cui non ha né comando né comprensione.

Si erge contro le forze dei trattati segreti, le scoperte segrete provenienti dalla comunità dei servizi segreti, i complessi militari-industriali, le grandi aziende USA e – lo spettro oscuro – l'effettiva minaccia di assassinio. John F. Kennedy. Martin Luther King Jr.

Eppure ci sono possibilità, nonostante i suoi consiglieri, la vecchia banda di Buffet, Powell, Summers, Brzezinski. La posizione di Obama sull'Afghanistan assomiglia all'analisi di Brzezinski del grande gioco di scacchi, ispirato alla geopolitica di un secolo fa di McKinder, che considera l'Asia Centrale cruciale per il controllo del mondo – visione che ha affascinato parecchi presidenti USA.

Vedere l'Afghanistan come centro del “terrorismo” è sbagliato; può esserlo per la resistenza musulmana in Cecenia e Kashmir, ma non per i musulmani dei 25 e più paesi calpestati dall'Occidente nell'ultimo secolo. Il comunismo ha potuto cedere alla realtà e implodere, incapace di superare il distacco fra mito e realtà. Ma l'Islam, come il cristianesimo ha un patto con forze divine, messe alla prova non nella realtà sociale ma nelle anime dei devoti. Non ci sarà mai alcuna capitolazione. La guerra è invincibile, non valgono un paio di brigate in più, i paesi europei sono arcistufi di tutta questa faccenda e hanno sempre più l'impressione, come gli svizzeri quando si sono ritirati nel marzo scorso, di essere stati invitati a un mantenimento della pace che è risultato essere un'imposizione della pace, nulla meno che una guerra. Un miliardo supplementare di dollari all'anno in assistenza non-militare a Kabul-Karzai alimenterà la corruzione. E per quanto riguarda il tentativo di dividere i talebani quando sono tutti compatti contro la secolarizzazione, potrà essere possibile solo se gli USA si ritireranno del tutto.

La sua politica sul Medio Oriente congela l'incontenibile. Il sostegno a Georgia e Ucraina come membri NATO rilancia una seconda guerra fredda. E in Medio Oriente: la sicurezza di Israele non è negoziabile, ma passa attraverso una pace equa con tutti i vicini. I quali sono pronti.

Qualche via d'uscita? Sì, ce n'è una: negoziati segreti, dai quali si esce con un accordo già fatto. Obama sembra disposto a parlare senza precondizioni e si avvantaggerebbe mollando i suoi consiglieri a Washington. C'è in Obama qualcosa di nuovo, fresco, quanto mai necessario al mondo. Potrebbe semplicemente capire che per risolvere un conflitto ci deve essere uno scambio di qualcosa (tit for tat), come ritirare missili dalla Turchia in cambio della stessa operazione da parte dell'URSS a Cuba. Esigere che tutti gli altri recedano in cambio di nulla è Impero. E la magia non c'è più.

Vada in Corea del Nord offrendo un trattato di pace, relazioni diplomatiche, una normalizzazione, non limitarsi a toglierli dall'elenco dei “terroristi”, anzi abbandonare quello stupido vocabolario. Il problema nucleare sparirà. Come succederà in Iran, se presenterà le scuse per il colpo di stato della CIA e del M16 [servizio segreto britannico, ndt] del 1953 contro Mossadeq, primo ministro legalmente eletto. Ripari il passato. Riconosca gli errori, in cambio di soluzioni verificabili. Orientamento alle soluzioni, non alla guerra.

Per il Medio Oriente, parli con Hiz-bullāh, Hamas, la Siria. Sono disposti a riconoscere un Israele più modesto con confini fissi prossimi ai limiti del 4 giugno 1967 in cambio della fine dell'occupazione, possibilmente con una zona denuclearizzata in Medio Oriente.

Vada in Russia, rispetti le loro preoccupazioni, concordi una soluzione tipo Andorra per l'Ossetia del Sud e una federazione per l'Ucraina. Cessi l'espansione NATO in cambio dell'assenza militare russa nelle Americhe. Lasci che la Russia sia se stessa.

E mantenga la promessa dei 16 mesi in Iraq, con l'aggiunta di un'offerta generosa per la ricostruzione del paese dopo la sua devastazione, giungendo persino ad ammettendo che l'invasione del 2003 è stata un errore.

In breve, cerchi di cortocircuitare le solite insidie dell'Impero. E gli USA ne guadagneranno enormemente sia a livello globale sia internamente.

Tenga però solo presente: Cambiare, Sì lo possiamo fare! (Change, YES, WE CAN!) 

Titolo originale: 4 November: A New Beginning?
http://www.transcend.org/tms/article_detail.php?article_id=366

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis (con piccole revisioni di Megachip)
http://www.cssr-pas.org/portal/2008/11/4-novembre-2008-un-nuovo-inizio-johan-galtung/

di Johan Galtung (Oslo, 1930) sociologo e matematico, ha fondato nel 1959 l'International Peace Research Institute e la rete “Transcend” per la risoluzione dei conflitti. È uno dei padri della “peace research”. Svariate istituzioni internazionali si sono rivolte a lui per consulenze in materia di mediazioni di conflitti. È autore di un centinaio di libri e migliaia di articoli.
Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8260

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