mercoledì 3 dicembre 2008

Tremonti e il suo DECRETO-LEGGE 29 novembre 2008, n. 185. Presa in giro e banale sciatteria

Dove, andando a leggere il testo dell'ultimo decreto-legge del governo nella parte che riguarda le agevolazioni sui mutui, si scopre che Giulio prima afferma una cosa e tre righe dopo sostiene l'esatto contrario. Nella stesura del decreto-legge n. 185 dello scorso 29 Novembre si scorge l'inconfondibile mano di Giulio Tremonti. Solo il genio, infatti, poteva battezzarlo “Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale”. A parte l'etichetta, anche il contenuto possiede gli inimitabili tratti della proverbiale acribia dell'estensore.

Un esempio? Basta dare un'occhiata all'articolo 2 del decreto, che riguarda i sottoscrittori di mutui a tasso variabile. Il testo dell'articolo é preceduto da uno spot pubblicitario di indubbia abilità comunicativa

Mutui prima casa: per i mutui in corso le rate variabili 2009 non possono superare il 4 per cento grazie all'accollo da parte dello Stato dell'eventuale eccedenza

Chiaro. Chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile, nel 2009, pagherà una rata calcolata al tasso del 4%. Fidandosi di questo proclama Il Sole ha elaborato la seguente tabella

 

Il risparmio annuo, per ogni 100000 euro di mutuo, sarà di 144 euro nel caso di un tasso effettivo del 4,27% (prima riga della tabella)

Tuttavia, il comma 1 dello stesso articolo stabilisce che:

L'importo delle rate, a carico del mutuatario, dei mutui a tasso non fisso da corrispondere nel corso del 2009 e' calcolato con riferimento al maggiore tra il 4 per cento senza spread, spese varie o altro tipo di maggiorazione e il tasso contrattuale alla data di sottoscrizione del contratto. Tale criterio di calcolo non si applica nel caso in cui le condizioni contrattuali determinano una rata di importo inferiore.

Chiaro. Il tasso da applicare per determinare la rata a carico del mutuatario é il maggiore fra “il 4 per cento senza spread, spese varie o altro tipo di maggiorazione” e “il tasso contrattuale alla data di sottoscrizione del contratto”. Se, quando si é stipulato il mutuo, il tasso effettivo era maggiore del 4%, si continuerà tranquillamente a pagare la rata prevista dal contratto. Se invece risultasse essere stato inferiore, Giulio - bontà sua - non aumenterà la rata al mutuatario. Grazie ad un raffinato e complesso procedimento matematico - si forniscono ragguagli su richiesta - si può sostenere che il tasso da applicare all'esempio di prima è il 4,27% e non il 4%. L'ipotetico sottoscrittore di quel mutuo di 100000 euro pagherà, per la sua rata mensile, 623 e non 611 euro. Una banca che pubblicizzasse una proposta fuorviante come quella del proclama di Giulio, spacciandola come vantaggiosa, verrebbe giustamente condannata, in quattro e quattr’otto, per pubblicità ingannevole. Va però detto, per amor di verità, che le illuminanti creazioni di Giulio, - che i detrattori si ostinano a chiamare sotterfugi - non possono non deliziare le persone di cultura. La pratica quotidiana di Giulio e' debitrice, nelle sue più geniali intuizioni, del programma dadaista di Tristan Tzara. Sommo artista del '900, si interrogò sulla centrale questione "Si può ancora credere alle parole?", raggiungendo l'immortale conclusione, "il pensiero nasce in bocca".

Si può supporre che, in fase di conversione del decreto, l’improvvido aggettivo "maggiore" venga sostituito dal più sensato "minore". Secondo la tabella de Il Sole, il beneficio annuale per l'acquirente di una casa del valore di 600000 euro, che ha stipulato un mutuo a tasso variabile di 500000 euro (l’esempio è tratto dal recente articolo di Sabino sui notai), é compreso fra 720 e 2940 euro, a seconda dello spread. Per i mutui più recenti lo spread si attesta attorno all’1,8%; qui è possibile avere un’idea dei tassi e degli spread correnti. In questo caso il beneficio supererebbe i 3800 euro. Niente male: il triplo dei mille euro che otterrà una famiglia con handicappato a carico e reddito non superiore a 35000 euro (vedi l’articolo 1 dello stesso decreto). D’altra parte Giulio vuole “ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale”. Diamogliene atto: che c'entrano con quest'ambizioso progetto quei pezzenti che guadagnano meno di 35000 euro e sono così sfigati da avere anche un handicappato dentro casa?

di ne'elam

Link: http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Il_decreto-legge_n._185/2008:_abile_presa_in_giro_o_banale_sciatteria%3F#body

Gli affari di famiglia "Walter-Berlu-Sky"



Un colosso di televisione che si rivolta contro uno dei suoi massimi simili, roba da immaginario inimmaginabile. Un artefice della destra politico-culturale mondiale che di colpo viene arruolato nelle fila della sinistra italiana, che infatti non esiste, ma tant'è. E ancora, uno scontro tra oligarchi dell'informazione a colpi di spot confezionati con gli argomenti dell'altro. 
E milioni di famiglie allegramente usate come una clava da una parte e dall'altra (e pure da Walter Veltroni). E' l'Italia di Rupert Murdoch, proprietario di Sky cui il suo amico Silvio Berlusconi ha raddoppiato l'Iva dal 10 al 20% sulle tv a pagamento. Cioè proprio su Sky, che girerà il conto agli abbonati. 
Apriti cielo: Murdoch ha lanciato un siluro a forma di spot e interviste a forma di quotidiani per rispondere militarmente a Berlusconi. Che per la prima volta si ritrova contro una televisione - in realtà un sistema di potere vero e proprio - cosa che nell'italietta di Sua Emittenza non si era mai vista. Il Cavaliere farebbe bene a chiedere lumi a qualche esperto americano di comunicazione o anche a un semplice cittadino avvertito di Kansas City, per sapere come Murdoch usa lì la sua Fox Tv (satellitare all news e all Bush). Contro o per, ma sempre in forma di rullo compressore.
In Italia lo scenario, anzi il quadretto è questo: «Sky è di sinistra», ha accusato Berlusconi, ma la maestra unica Mariastella Gelmini aveva già buttato lì in altra occasione che «il governo Berlusconi è di sinistra», dunque è evidente che l'aggettivo ha sempre meno senso. E zero per Murdoch di Adelaide. L'uomo è un signore di 77 anni che mastica (anche in senso letterale) etere, carta e web, nelle proporzioni di un impero fra decine di televisioni, circa 180 testate, siti come MySpace. Non ha nemmeno bisogno di sembrare di sinistra. Se in Gran Bretagna aveva un problema, dopo avere conquistato e fatto a fettine la ex Fleet Street, il premier laburista Tony Blair era un magnifico interlocutore. La solita storia del business is all, pecunia non olet e via di seguito. Con un grande ma: bisogna saperci fare davvero. E Murdoch è tra questi.
«Il mondo sta cambiando molto in fretta. Chi è grande non sconfiggerà più chi è più piccolo, ma chi è veloce batterà quelli che sono lenti». Con un po' di zapping su Internet, è facile reperire interventi di Murdoch sull'argomento comunicazione, che hanno fatto il giro del mondo per il loro mix di acutezza e provocazione. Certo, il personaggio è chiamato «lo squalo» per il modo in cui tratta gli affari e forse anche per come tratta i suoi dipendenti (direttori compresi). Fare concorrenza è il suo buongiorno, basta che sia da destra. L'ultima che vale la pena ricordare è dell'anno scorso, quando si compra il Wall Street Journal per 5,6 miliardi di dollari, cioè il più influente gruppo di comunicazione economico-finanziaria del mondo. Glielo vendono dopo grandi litigi in famiglia i Bancroft, 34 eredi e simbolo dell'aristocrazia editoriale americana, che di fronte allo «squalo» si fanno due conti: fino a quando, da soli, produrremo utili con la carta?
Da editori, Murdoch e Berlusconi stanno un po' come il neoministro del tesoro americano di Barack Obama al fiscalista creativo di Sondrio. Un baratro. L'Iva raddoppiata arriva però dopo tanti affari in comune e alcuni sgambetti. Il più irritante, Berlusconi gliela ha fatto un governo fa, decidendo aiuti di stato ai decoder per il digitale terrestre. E' un attacco a Sky e Murdoch convince l'Unione europea ad aprire una procedura d'infrazione. La battaglia a Bruxelles dura tre anni, ma alla fine il Cavaliere vince. Tutto in famiglia, perché il fratello Paolo controlla la società distributrice dei decoder.
Oggi però è guerra guerreggiata. In ballo ci sono molti più soldi e una crisi grande così. Berlusconi deve solo sperare che il motto più noto di Murdoch valga solo per i suoi direttori e amministratori delegati di giornali e tv: cambiare o morire.
di Francesco Paternò 

Cuba, arriva Medvédev e tornano gli aiuti russi


Dopo le sanzioni che furono imposte a Cuba dagli Stati Uniti nei primi anni sessanta, per decenni l\'economia cubana si era appoggiata all\'Unione Sovietica che, oltre ad acquistare a prezzi superiori a quelli di mercato le materie prime cubane, forniva all\'isola caraibica aiuti economici anche sotto forma di prodotti a prezzo agevolato.
Secondo alcuni analisti politici la rivoluzione che abbatté il regime di Batista, nata come semplice guerra di liberazione da un tiranno, prese poi le caratteristiche di "socialista" per necessità, in pieno periodo di guerra fredda, per rispondere alla chiusura americana e per avere un partner potente.
I legami tra i due paesi erano così forti che nelle scuole si studiava anche la lingua russa e gli scambi culturali erano all\'ordine del giorno.
Il crollo dell\'impero sovietico aveva poi portato all\'improvvisa interruzione delle politiche di aiuti, almeno nel significato precedente.
Ma dopo l\'incontro avvenuto nei giorni scorsi all\'Havana, tra Raoul Castro ed il presidente russo Dimitri Medvédev, ci sarà un ritorno alla vecchia collaborazione, certamente diversa dalla precedente, ma sicuramente importante, a partire dal campo economico cui seguiranno altri settori strategici.
Non è un caso che l\'incontro avvenga dopo che, da qualche tempo, le relazioni Russia-Usa si sono raffreddate e dopo la visita dello stesso Medvédev a Caracas (primo presidente russo della storia a farlo) a suggello di una strettissima collaborazione con il paese guidato da Chavez in campo economico, nucleare e militare.
In sostanza la Russia vuole entrare in America Latina e per farlo ha scelto il suo vecchio partner ed il paese più attivo del continente nella politica antiamericana. Forse ci sbagliamo ma è probabile che la Bolivia possa essere la prossima nazione con la quale potranno concludersi altri accordi.

di Paolo Menchi

Link: http://clarissa.it/esteri_int.php?id=1055


La RELIGIONE, «la più gigantesca utopia»-A. Gramsci


Gramsci nel Quaderno 11 ha definito la religione «la più gigantesca utopia, cioè la più gigantesca "metafisica", apparsa nella storia, poiché essa è il tentativo più grandioso di conciliare in forma mitologica le contraddizioni reali della vita storica». In questa prospettiva, l'attenzione di Gramsci alla religione è costante e centrale nel suo pensiero, tutto rivolto alla promozione di un nuovo senso comune, fonte di cultura democratica, laica, modernamente umanistica. Egli ha riconosciuto fin da giovane a Croce la convinzione, essenziale per l'uomo moderno, di poter vivere senza bisogno di aderire a una religione rivelata. Si è poi spinto sino a concepire la "filosofia della prassi" come una "eresia nata sul terreno" della crociana "religione della libertà". Ma ha messo il dito nella piaga del crocianesimo, quello di promuovere una modernità fatta per le aristocrazie culturali, non già come lotta egemonica per «un progresso intellettuale di massa», che stava a lui a cuore ed era una delle componenti fondamentali del progetto di nuovo senso comune/comunismo.
Il cattolicesimo rappresentava per Gramsci una potenza materiale e spirituale di enorme portata che, con la sua vocazione universalistica, ha condizionato fortemente l'intero sviluppo della società italiana, combinandosi con il cosmopolitismo rinascimentale nel frenare la formazione di una coscienza nazionale. 
La considerazione profonda che Gramsci ha avuto per il fenomeno religioso è espressa in modo mirabile dalla lettera alla madre del 15 giugno 1931, ove le dice che «poiché tutti i ricordi che noi abbiamo di te sono di bontà e di forza e tu hai dato le tue forze per tirarci su, ciò significa che tu sei già da allora, nell'unico paradiso reale che esista, che per una madre penso sia il cuore dei propri figli. Vedi cosa ti ho scritto? Del resto non devi pensare che io voglia offendere le tue opinioni religiose e poi penso che tu sei d'accordo con me più di quanto non pare». Varrebbe la pena confrontare questa lettera con la "Nota 54" del Quaderno 10/II , dove Gramsci afferma con insolita perentorietà che «occorre riformare il concetto di uomo», rispetto al quale «tutte le filosofie finora esistite può dirsi che riproducano questa posizione del cattolicesimo, cioè concepiscono l'uomo come individuo limitato alla sua individualità e lo spirito come tale individualità». Gramsci aspirava a una concezione transindividuale, relazionale, pluralistica dell'uomo. 
Per l'analisi della religione, ma a ben guardare per tutte le categorie-chiave del suo pensiero, si deve sottolineare l'energia con cui Gramsci propugnava la transizione da una «mummificata cultura popolare» a una «cultura mondiale» ove si sarebbe dovuta esprimere la grande novità di un «uomo-massa» o «uomo-collettivo» capace di rivalutare, nel senso di una «riforma morale e intellettuale» nazionale/internazionale, le acquisizioni positive dell'individualismo rinascimentale. E' questa convinzione che anima Gramsci nel dare massimo rilievo alla religione, al folclore, al linguaggio proprio delle masse popolari, per un processo critico che "dal basso" elabori le forme di una modernità socialista e democratica.
Si spiega in questa dimensione la fortuna davvero straordinaria che il pensiero di Gramsci ha avuto e ha nelle grandi stagioni della religione popolare "dal basso" sia in America latina (teologia della liberazione) che nell'America del Nord (movimenti religiosi afro-americani).
Vent'anni orsono ebbi modo di filmare, a Brooklin, nella House of the Lord Church, assieme a Gianni Amico, regista, un happening assolutamente inconcepibile da noi o in un qualsiasi paese europeo. Si preparava la campagna elettorale per le presidenziali americane che sarebbero state vinte da Reagan. Un candidato democratico era il famoso reverendo nero Jesse Jackson. Suoi assistenti erano Herbert Daughtry e Cornel West, filosofo e teologo nero, tutt'oggi un leader indiscusso, come Jackson, della sinistra americana. In quella chiesa, dove ero giunto grazie a Joseph Buttigieg, nel corso di prediche, spiritual, danze con molti bambini, sentii parlare dello "spirito popolare creativo" di Antonio Gramsci come alimento di quello che si chiamava la "Rainbow coalition", in alternativa allo spirito conservativo repubblicano. Cornel West, in un'intervista sul sagrato della chiesa, che vedremo mercoledì pomeriggio a Napoli, descrisse la grande contraddizione (da rendere produttiva) tra un paese di modernità avanzata come gli Usa e la presenza in questo stesso paese di una religiosità enormemente diffusa (oltre il 90° della popolazione, disse West, crede in qualche modo in Cristo), divisa però tra componenti aggressivamente reazionarie e movimenti anche radicali di emancipazione, come quelli afro-americani.
Potrei raccontare di episodi analoghi in Brasile, ove, ad esempio, in una università vicina a San Paolo (Marília), fu messa in scena con musiche di Villa Lobos la rappresentazione di un "Dialogo di Gramsci con una sua ombra", ove Gramsci Negra veniva splendidamente recitato da una donna di origine africana.
Veniamo in Italia. Come si spiega in un paese potentemente cattolico (in senso materiale e spirituale), come l'Italia, l'abbandono - da più di vent'anni - di tensione culturale e politica della sinistra (tutta) verso il pensiero di Gramsci? Nascono da qui i recenti appetiti di appropriazione da parte della destra al potere. Sono essi ad aver favorito processi mediatici di bassa lega, e tuttavia espressione appropriata di una religiosità popolare "dall'alto", come l'utopia - antifilologica - della "conversione" di Gramsci morente: lui che aveva descritto minuziosamente le possibili insorgenze di "catastrofi del carattere", e che però, come documentano i colloqui alla clinica Quisisana con il parroco Furrer (descritti nel 1967 da Nesti), era ben interessato a conversare su alti temi filosofici e teologici con lui, sottolineando tuttavia un "difetto di umanità" dei cristiani; e che, soprattutto, aveva concepito spinozianamente la filosofia come preparazione alla vita, non già come meditazione della morte.
Giorgio Baratta

Boicottiamo il Vaticano



Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11)
«In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.
Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: "Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?". Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo.
Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra.
E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei". E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". Ed essa rispose: "Nessuno, Signore"».
Questo brano del Vangelo, per la verità, si conclude con Gesù che raccomanda alla donna di non peccare più, perché all'epoca, sicuramente, l'adulterio era peccato. Ma in ogni caso era un peccato che Gesù ritiene non sanzionabile. E infatti dice alla donna, che è rimasta solo nel tempio - perché i suoi accusatori, vergognosi, si sono allontanati-: «Neanch'io ti condanno».
Capite? Tutto ciò avveniva 2000 anni fa. Duemila anni fa Gesù Nazareno - in quella società bigotta, superstiziosa, arretrata, che ancora non aveva conosciuto i grandi movimenti intellettuali e le rivoluzioni della fine del secondo millennio - aveva depenalizzato i reati connessi al comportamento sessuale.

Aveva definito l'impossibilità della società dei «giusti» di codificare, di decidere cosa è retto e cosa no, qual è la norma e quale la trasgressione, aveva stabilito che tutto ciò riguarda l'individuo, la sua scelta, o al massimo l'individuo e Dio, ma non gli altri uomini, non le istituzioni e tantomeno i saggi (gli scribi e i farisei). Addirittura Gesù aveva smentito Mosè e aveva dichiarato sbagliata la legge vigente. 
Oggi la Chiesa cattolica torna su quello scontro avvenuto al tempio, e compie la scelta di schierarsi apertamente con gli scribi e i farisei. Di cercare una rivincita: sfida l'insegnamento di Cristo, lo smentisce, lo strapazza. Torna a Mosè, torna alla tradizione, come è nel magistero di Ratzinger. 
Noi abbiamo scritto tante volte che la Chiesa ratzingeriana seppelliva il Concilio Vaticano II, demoliva la lezione di Giovanni XXIII, e anche in parte quella di Paolo VI e persino le idee - non proprio avanzatissime - di Woijtyla. Oggi però si va molto oltre. Molto: si punta al ridimensionamento di alcuni dei temi fondamentali del Vangelo. Si cerca in qualche modo di normalizzare la predicazione di Gesù, e di ridurla a «forma» dentro la grande scelta che è quella del fondamentalismo cristiano. La Chiesa, di fronte al salto all'indietro, fondamentalista, di altre grandi religioni - come l'islamismo o l'ebraismo ortodosso - decide che per stare al passo coi tempi bisogna adeguarsi e compiere comunque una scelta fondamentalista. A costo di sacrificare Gesù. A costo d rilanciare alcuni aspetti della ferocia ecclesiastica medievale. E così stabilisce di dissociarsi dalla risoluzione del'Onu che chiede, ai 91 paesi che ancora lo fanno, di smettere di frustare, o imprigionare, o torturare, o impiccare, o lapidare gli omosessuali, e di conseguenza, di fatto, si schiera con quei paesi criminali, a partire dall'Iran; e subito dopo decide di rinunciare alla difesa dei diritti dei disabili, perché nella carta dei diritti dei disabili non è proibita l'interruzione della gravidanza. 
Che fare? Queste brusche svolte della Chiesa mettono a rischio la tenuta della nostra civiltà. Noi proponiamo il boicottaggio del Vaticano. Non sappiamo - noi che non siamo credenti - in che modo i cattolici possano boicottare, possano far sentire la loro voce, e dire: «Il Dio, spietato, che state adorando, non è il mio Dio, non è il Vangelo». Forse potrebbero decidere un giorno nel quale si disertano le funzioni religiose, o qualcosa del genere.
Noi proponiamo, per quel che riguarda ai laici, ma anche naturalmente ai cattolici e ai credenti di tutte le religioni, una protesta di massa da tenersi forse nel giorno nel quale all'Onu andrà al voto la risoluzione per la depenalizzazione dell'omosessualità. Potremmo invitare tutti i cittadini a vestirsi con una maglietta o un indumento rosa - come la stella rosa che era imposta ai gay nei lager - e andare a manifestare in Vaticano
all'ora dell'Angelus. Non vi pare una buona idea?
di Piero Sansonetti

Collasso finanziario:“I problemi che abbiamo oggi non saranno mai risolti dalla stessa cultura che li ha creati” – Albert Einstein



Obama non ha ancora prestato giuramento e già le ragazze pon-pon di Wall Street stanno festeggiando il suo primo grande trionfo. Secondo gli esperti, venerdì il mercato azionario si è esibito in un recupero di 494 punti perché – state a sentire – è stato annunciato che Timothy Geithner sarebbe stato nominato Segretario al Tesoro di Obama.

Che assurdità. L’improvviso cambiamento di rotta nelle azioni aveva più a che vedere con la chiusura dello scoperto che altro, ma è meglio non mettersi d’intralcio in una bella notizia. Ad ogni modo, l’impennata dell’ultimo minuto alla Borsa di New York non è riuscita a fermare un’altra settimana di bagni di sangue che è terminata con la caduta degli indici Dow Jones e S&P 500 di un altro 5 per cento. Ciò non significa che Geithner non sia un ragazzo sveglio e con del talento. Lo è davvero e lo è anche la sua controparte alla Casa Bianca, Lawrence Summers. Ma il battage mediatico è decisamente eccessivo. Geithner non trascina i mercati e non rappresenta “il cambiamento in cui potete credere”. In effetti, è un protetto di Henry Kissinger, un membro del Council on Foreign Relations e ha lo stesso lignaggio politico del suo predecessore, Henry Paulson. Fanno entrambi parte della confraternita dominante e le loro visioni del mondo sono pressoché identiche. Non c’è dubbio che Geithner sarà più competente ed efficiente di Paulson ma, di nuovo, chi non lo sarebbe stato? Paulson potrebbe essere il più grande fallimento al Tesoro da quando Andrew Mellon aveva fatto naufragare il paese durante la Grande Depressione. Il recente nervosismo sul Programma di Aiuto per i Beni in Difficoltà (TARP) ne è stato la dimostrazione.

Dopo aver convinto il Congresso ad approvare un piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari – invocando lo spettro di un Armageddon economico e la legge marziale – l’ex presidente di Goldman Sachs ha proceduto ad istituire un programma per acquistare delle securities garantite da mutui ipotecari e altra spazzatura dai suoi amici banchieri. Paulson ha sostenuto che l’eliminazione dei prestiti che non valgono più nulla avrebbe aiutato le banche a rimettersi in piedi e a ricominciare ad erogare prestiti. Naturalmente nessuno si immaginava veramente in che modo sarebbe stata attuata l’operazione, ma forse è solo pignoleria. Per fortuna, Paulson non ha mai avuto la possibilità di portare a termine il proprio piano. E’ stato silurato dal mercato azionario che è precipitato per sette giorni consecutivi perdendo quasi 20 punti percentuali del proprio valore finché Paulson ha gettato la spugna e ha fatto quello che 200 economisti gli avevano suggerito di fare sin dall’inizio – acquistare delle azioni preferenziali nelle banche in modo che potessero mandare di nuovo su di giri il loro motore del credito.

Anche Geithner sarà così testardo? Probabilmente no. Paulson è anche un guerriero di classe cocciuto. Notate come ogni centesimo del salvataggio sia andato ai bankster [1] mentre tutti gli sforzi per dare un po’ di sollievo ai lavoratori del settore automobilistico, ai consumatori e ai proprietari di casa in lotta siano stati bloccati. Chiunque non si trovi in quell’uno per cento della fascia di reddito più elevata si può scordare di ricevere un aiuto.

Paulson ha elargito 25 miliardi di dollari a Citigroup senza neppure inviare i regolatori per vedere se erano solvibili. Che mossa furba è stata! Le azioni di Citigroup sono scese del 93% rispetto ai massimi di tutti i tempi del maggio 2007 e sono finite venerdì a 3,77 miseri dollari per azione. La sua capitalizzazione è passata da 280 miliardi di dollari a 20 miliardi in meno di un anno. Senza un’ancora di salvataggio dal governo potrebbe non arrivare a dicembre, i venditori allo scoperto l’affetterebbero come un salame. Paulson arriverà al salvataggio di Citigroup con altri soldi pubblici? Certamente. Allora perché non sostiene un salvataggio analogo per i tre colossi dell’auto che danno lavoro a quasi un milione di persone?

Un indizio sul perché Paulson stia ignorando le case automobilistiche è emerso sui giornali domenicali. Secondo UPI:

“GMAC Servizi Finanziari ha annunciato che venerdì ha presentato domanda alla Federal Reserve per ottenere lo status di holding bancaria, un passo verso la protezione dell’aiuto federale. La società automobilistica e di finanziamenti ha detto anche di aver inviato al Dipartimento del Tesoro la richiesta per partecipare nel Programma di Acquisto di Capitali istituito nel piano di salvataggio finanziario di 700 miliardi di dollari conosciuto come legge di emergenza per la stabilizzazione economica.”

“Come holding bancaria, GMAC otterrebbe un aumento della flessibilità e della stabilità”, ha dichiarato l’azienda in un comunicato stampa (UPI)

Quindi, perché GMAC vorrebbe diventare una holding bancaria se General Motors si sta avviando al patibolo? Potrebbe essere che il governo stia elaborando un accordo segreto con il management per inserire l’azienda nel Capitolo 11 (riorganizzazione) in modo da poter schiacciare i sindacati ed eliminare in un colpo solo i loro fondi pensione e le indennità dell’assistenza sanitaria?

Potete scommetterci. I lavoratori dell’auto saranno ridotti ad avere stipendi da fame come se fossero nella soleggiata Alabama dove la mezzadria si è spostata al coperto. E non è una sorpresa che i Democratici siano a bordo di questa parodia del fallimento della manodopera. L’industria automobilistica non sarà smantellata. E’ solo un ulteriore allarmismo, come le chiacchiere sulla legge marziale e le armi di distruzioni di massa. Detroit sarà trasformata in un gulag dei lavoratori, la Siberia sul lago Michigan. Ecco perché Paulson sta trattenendo i 25 miliardi. E’ la semplice vecchia guerra di classe.

Paulson ha cercato di diffondere il mito che il suo salvataggio avrebbe attenuato la crisi del credito, ma non è vero. La tensione nei mercati del credito è stata causata da elementi molto precisi (Libor, il TED spread, il Libor-OIS) a cui è stato consentito, di proposito, di aumentare fino a livelli pericolosi in modo che Paulson potesse costringere il Congresso a concedergli il malloppo del salvataggio. Il governo ha ceduto e la Fed si è rivolta verso quegli indicatori di mercato (istituendo una nuova struttura e) fornendo una garanzia esplicita del governo sulla carta commerciale e sui mercati monetari. Questo ha fatto scendere il Libor, non il maldestro programma TARP di Paulson che non ha fatto assolutamente nulla.

Sì, le banche hanno bisogno di essere ricapitalizzate ma il TARP non ha affrontato le precise condizioni dei mercati del credito che stavano causando i problemi. Sì, il Congresso è troppo cieco per accorgersi di essere stato truffato da uno squalo di Wall Street col cappello a cilindro che gli ha gettato fumo negli occhi e se l’è svignata con 350 miliardi di dollari.

Geithner non si impegnerà mai come Paulson nella stessa cinica pagliacciata. E’ stato Paulson ad istituire il Super SIV (Strumento di Investimento Strutturato) dopo che due hedge fund di Bear Stears erano saltati in modo da poter aiutare Citigroup ed altri istituti a scaricare di nascosto la loro spazzatura fuori bilancio sugli investitori mettendo il sigillo di approvazione del Tesoro americano sui documenti marci. Un’altra truffa spudorata avvolta nella bandiera a stelle e strisce.

Il progetto “Hope Now” di Paulson è stata un’altra fregatura che ci si aspettava potesse aiutare la banche e i proprietari di casa ad elaborare i dettagli di un congelamento delle rinegoziazioni dei mutui. Paulson aveva garantito che 500.000 proprietari di casa avrebbero tratto vantaggio dal programma che avrebbe ridotto drasticamente il livello dei pignoramenti. Per come stanno ora le cose, la hotline telefonica di Hope Now ha fornito consulenze ad appena 36.000 mutuatari mentre i loro rappresentanti hanno indicato dei piani di mutui a meno di 10.000 di loro, una piccola parte dei mutuatari in reale necessità (Earlier Subprime Rescue Falters; Wall Street Journal) Solamente 10.000 proprietari di casa. E Paulson ne aveva promessi 500.000?

Un altro piccolo errore di calcolo. Il vero scopo di Hope Now era quello di impedire a Sheila Bair della FDIC di approvare un piano che aveva una possibilità concreta di aiutare le persone a non perdere la propria casa. Paulson non era dell’idea, dopotutto ci sotto un sacco di ponti sotto cui la gente può mettersi a dormire.

Paulson ha anche iniziato il progetto “Lifeline” che mirava ai proprietari di casa che avevano p

iù di 90 giorni di arretrati nel pagamento del mutuo. Ecco una sintesi di come funziona: “Nel progetto Lifeline le società che riscuotono i pagamenti inviano delle lettere ai mutuatari – di qualsiasi livello, non abbiamo più pretese sotto questo aspetto – che sono fortemente inadempienti (90 giorni o in arretrato di tre o più pagamenti). La lettera dice che se il mutuatario contatta la società di riscossione entro dieci giorni ed è d’accordo nel ricevere una consulenza sulla sua abitazione e fornisce una sufficiente documentazione finanziaria, la società di riscossione potrebbe analizzare meglio la questione ed arrivare ad una modifica dei termini del mutuo e convenire nel sospendere il processo di pignoramento per 30 giorni mentre viene valutata la posizione. Se il mutuatario non risponde alla lettera, il pignoramento va avanti.”

Mai sentito parlare del progetto Lifeline? Nemmeno noi perché è stata un’altra chimera delle pubbliche relazioni di Paulson che è caduta nel dimenticatoio non appena ha raggiunto lo scopo di far credere che all’amministrazione importasse davvero qualcosa. E’ una barzelletta.

FATE ENTRARE GEITHNER

Geithner non è per niente simile a Paulson. E’ cauto, pratico, non ideologico e diplomatico. Il suo compito è trovare un modo per tappare le falle in un sistema bancario che è sottocapitalizzato per la cifra colossale di 2.000 miliardi di dollari tentando, al tempo stesso, di impedire all’economia più ampia di schiantarsi al suolo. Ha già architettato un piano di incentivi (con l’aiuto di Summers) che dovrebbe essere sufficiente per far superare al paese il primo trimestre del 2009 (700 miliardi di dollari) ma occorrerà una spesa prolungata del governo attraverso programmi infrastrutturali e tecnologie “verdi” per compensare le perdite impressionanti della spesa dei consumatori. Dalla “maestosità delle montagne viola” fino alle “pianure di alberi da frutto” [2] aspettiamoci di essere sommersi nelle perdite fino al collo, e preghiamo affinché Cina e Giappone continuino ad acquistare Buoni del Tesoro altrimenti il paese si troverà di fronte ad una storica iperinflazione.

Geithner sa che il suo mandato supera di gran lunga il suo mansionario. La fiducia dei consumatori è ai minimi record perché l’opinione pubblica ha perduto ogni speranza nelle istituzioni. L’allarmismo e l’illusione degli ultimi 8 anni sono costati cari, il pessimismo è palpabile. Ma i sistemi che si basano sul mercato richiedono fiducia per funzionare a dovere, altrimenti la gente ritira i propri risparmi e mette da parte il proprio denaro. Questo è esattamente ciò che sta avvenendo. Siamo entrati in un periodo di estrema avversione al rischio in cui c’è stata una costante corsa al sistema finanziario; gli investitori hanno ritirato i propri soldi dalla carta commerciale, dagli investimenti strutturati, dei mercati monetari, dalle obbligazioni societarie e dalle securities. I mercati sono in uno stato di panico. Gli investitori si stanno spostando verso lidi sicuri come i Buoni del Tesoro mentre i consumatori stanno limitando le spese. L’intero sistema si sta contraendo. La stessa cosa accadde durante la Grande Depressione. Le somiglianze sono impressionanti. Nell’articolo di Jason Zweig “1931 e 2008: la storia dei mercati si ripeterà?”, l’autore scrive:

“Nel corso delle due settimane che sono terminate il 20 novembre 2008, l’indice Dow Jones è sceso del 16%. Nelle corso delle due settimane che sono terminate il 20 novembre 1931, il Dow scese del 16%”

Se pensate che sia un fatto inquietante, considerate questo: nelle ultime cinque settimane del 1931, il Dow scese di un ulteriore 20%. Poi continuò a perdere un altro 47% prima di toccare il fondo l’8 luglio 1932.

E’ fondamentale rendersi conto che i mercati non si trovano mai costretti ad arrestare la caduta perché sono già scesi di un valore assurdo. E’ anche fondamentale vedere fino a che punto può arrivare il peggiore degli scenari e come si potrebbe reagire se dovesse accadere.

E se parliamo del peggiore degli scenari, il 1931-1932 lo è stato. Quando alla fine il Dow smise di scendere, nel luglio 1932, aveva perso l’88% in 36 mesi. A quel punto, solamente cinque tra le circa 800 società che erano sopravvissute alla Borsa di New York avevano perso meno dei due terzi del loro valore che aveva raggiunto l’apice nel 1929 (Wall Street Journal).

Il compito di Geithner è quello di ripristinare la fiducia attraverso la trasparenza e la coerenza. Basta menzogne. Basta falsificare le cifre per tenere all’oscuro l’opinione pubblica. Gli investitori stanno già cambiando sponda. Servirà fiducia per convincerli a farli tornare. Geithner ha avuto una carriera irreprensibile, ma se sceglie la via di Paulson – la strada dell’inganno – anche lui fallirà. Ha una possibilità per fare bene, altrimenti... A suo merito, ha rilasciato delle dichiarazioni in cui confermava la sua determinazione di riformare il sistema. Ecco quello che ha detto al Congresso durante una recente seduta: “Gli Stati Uniti dovranno intraprendere delle sostanziali riforme al nostro sistema finanziario. Prima della crisi c’erano delle ottime ragioni per effettuare le riforme, il nostro sistema era stato progettato in un’epoca diversa per sfide diverse. Le ragioni per fare le riforme oggi sono ancor più valide. Penso che la gravità e la complessità di questa crisi siano un motivo urgente per una piena e completa revisione di come utilizziamo la regole per ottenere un equilibrio adeguato tra efficienza e correttezza. Tutto questo è estremamente complesso, sia in termini dei compromessi in gioco sia in termini di creazione del consenso necessario, qui negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Saranno necessari dei cambiamenti significativi nel modo in cui regolamentiamo e sorvegliamo le securities finanziarie. Cambiamenti che, a mio modo di vedere, hanno bisogno di andare di ben oltre le modeste correzioni ad alcune delle specifiche imputazioni in conto capitale dell’attuale regime di capitali poiché si applica alle banche”.

Bene. Gli investitori vogliono regole, linee guida, supervisione, norme e soprattutto responsabilità. La giustizia dovrebbe essere il principio organizzatore nel sistema finanziario come lo è nel sistema legale. Ciò significa che si deve indagare e perseguire penalmente le frodi sulle securities. Nessun biglietto omaggio per i mandarini bancari e i gestori di fondi con la puzza sotto al naso. Violate la legge e si va in galera, come Jeffrey Skilling [3]. Questo è il più grande crollo finanziario nella storia degli Stati Uniti e non è stato incriminato nessun amministratore delegato e nessun direttore finanziario. Invece, la SEC perde tempo nel tormentare Mark Cuban, il proprietario dei Dallas Mavericks [4], in una caccia alle streghe di stampo politico. Che fallimento. Perché non ripulire prima i pozzi neri di Wall Street? Il problema sta lì ed è così che si ristabilisce la credibilità.

Poi c’è il duro compito di ricostruire i mercati finanziari mentre i riscatti degli hedge fund si avvicinano al 50 per cento, le obbligazioni societarie sono diminuite di quasi della metà, le proprietà commerciali stanno boccheggiando, la spesa dei consumatori è in crisi e il mercato immobiliare continua a sgretolarsi. Non è un compito semplice. E, allo stesso tempo, il colosso Citigroup ha bisogno di un’immediata iniezione di capitale solo per continuare le operazioni. Ancora una volta il Tesoro si assumerà un enorme passivo per evitare un danno maggiore al sistema. Secondo il Wall Street Journal:

“Il governo federale ha convenuto domenica nell’intraprendere misure senza precedenti per stabilizzare Citigroup Inc. garantendo una cifra vicina ai 300 miliardi di dollari di beni in difficoltà che gravavano sui libri contabili della banca, a detta di coloro che sono a conoscenza dei dettagli del piano.

Il Tesoro ha acconsentito nell’iniettare altri 20 miliardi di dollari di capitale in Citigroup secondo i termini dell’accordo discusso tra la banca, il Dipartimento del Tesoro, la Federal Reserve e la Federal Deposit Insurance Corporation. Oltre al capitale, Citigroup otterrà anche un compromesso estramemente insolito in cui il governo ha acconsentito ad agire come barriera di protezione per una somma di circa 300 miliardi di dollari dei suoi beni, che tra le altre cose contengono securities garantite da mutui. Citigroup deve assorbire i primi 37 dei 40 miliardi di dollari di perdite da questi beni. Se le perdite superano questa soglia, il Tesoro assorbirà i successivi 5 miliardi di perdite, seguito dalla FDIC che si accollerà i successivi 10 miliardi di dollari. Ogni altra perdita che supererà quella soglia sarà presa in carico dalla Fed.”

Che incubo. In una conferenza stampa tenutasi venerdì scorso, l’amministratore delegato di Citigroup Vikram Pandit si è vantato di “avere un fantastico modello di business” e che “siamo una delle migliori controparti al mondo che si basano sul proprio capitale, sulla propria liquidità.” Per la verità, da ora in avanti Pandit può contare effettivamente su una liquidità illimitata.

Inoltre, ricordate che quando due hedge fund di Bear Sterns fallirono nel 2007, tutti gli esperti erano concordi nel dire che c’erano solamente dai 200 ai 300 miliardi di dollari di securities garantire da mutui nell’intero sistema. Ora scopriamo che solo 300 miliardi di dollari sono nel bilancio di Citigroup! Altre menzogne. In verità, c’erano più di 5.000 miliardi di securities garantite da mutui create tra il 2000 e il 2006. Una grossa fetta di queste sono detenute da banche, il che significa che ci sono altri guai in vista.

NON AVETE ANCORA VISTO NIENTE

Dunque, come gestiranno Geithner e Summers i problemi che si troveranno di fronte tra due mesi?

Faranno tutto quello che sarà necessario fare per stabilizzare il sistema finanziario e convincere i consumatori a spendere di nuovo. Questo significa che almeno altri 2.000 miliardi di dollari saranno aggiunti al debito nazionale in aumento e verranno utilizzati alcuni metodi un po’ subdoli per iniettare liquidità nel sistema (con i tassi della Fed già all’1 per cento, la politica monetaria è limitata).

Larry Summers, che sarà il consigliere economico di Obama, ha riassunto il suo piano a Bloomberg News:

“All’inizio credevo che qualunque piano di incentivi sarebbe stato tempestivo, mirato e temporaneo. Ma la situazione si è deteriorata in modo così significativo che ora proporrei un piano rapido, concreto e prolungato per un periodo di diversi anni.” Ma come riuscirà Summers a fare entrare denaro nel sistema se la politica monetaria è stata inefficiente e le banche non forniscono sufficiente credito?

L’economista Nouriel Roubini risponde a questa domanda nel suo ultimo articolo sul suo blog Global EconoMonitor:

“La Fed acquisterà direttamente obbligazioni governative a lungo termine come mezzo per spingere al ribasso il loro rendimento e pertanto riducendo lo spread della curva dei rendimenti. Ma anche un’azione del genere potrebbe non avere successo in un mondo in cui simili tassi prolungati dipendendo come qualunque altra cosa dall’offerta globale di risparmi relativi all’investimento. Quindi, persino un’azione radicale come l’acquisto immediato di Buoni del Tesoro a 10 o 30 anni potrebbe non avere i risultati sperati” [MW: in altre parole, la Fed comprerà il proprio debito per controllare i tassi a lungo termine]

In seguito la Fed, potrebbe “acquistare immediatamente delle obbligazioni societarie (ad alto rendimento e di elevata qualità), acquistare immediatamente mutui ipotecari, securities private e governative e debito governativo, obbligando Fannie e Freddie ad espandere enormemente il loro portafoglio acquistando e/o garantendo ulteriori mutui e pacchetti di mutui; si potrebbe decidere di sovvenzionare direttamente i mutui con risorse fiscali; la Fed (o il Tesoro) potrebbero addirittura arrivare ad intervenire direttamente nel mercato azionario attraverso acquisti diretti di equity come mezzo per spingere al rialzo i prezzi degli stessi. Alcune di queste politiche sembrano un po’ estreme ma erano contenute nel programma che il governatore Bernanke illustrava in un discorso nel 2002 sul modo di evitare la deflazione. Tutte queste misure implicano gravi rischi per la Fed e timori sulla manipolazione dei mercati.”

“Alla fine la Fed potrebbe tentare di seguire delle politiche aggressive per cercare di impedire l’instaurarsi della deflazione: grosse agevolazioni quantitative, come permettere il brusco indebolimento del dollaro, l’inondazione dei mercati con liquidità illimitata infetta; il deprezzamento del valore del dollaro; il diretto e massiccio intervento nel mercato forex per indebolire il dollaro.” [MW: indebolire di proposito il dollaro per incentivare la spesa dei consumatori e le esportazioni]

In conclusione, Geithner e Summers dovranno ricapitalizzare le banche e affrontare le enormi inadempienze societarie e, allo stesso tempo, iniziare la loro strategia di iniettare liquidità nel sistema per far continuare a zoppicare l’economia. E’ un compito molto difficile e non c’è alcuna garanzia di successo.


di Mike Whitney
Fonte: www.counterpunch.com
Link: http://www.counterpunch.com/whitney11242008.html

Traduzione a cura di JJULES per www.comedonchisciotte.org

NOTE DEL TRADUTTORE:

[1] Gioco di parole sui termini “banchieri” + “gangster”
[2] Riferimento alla poesia del 1895 “America The Beautiful” di HYPERLINK "http://en.wikipedia.org/wiki/Katharine_Lee_Bates"Katharine Lee Bates, musicata poi da HYPERLINK "http://en.wikipedia.org/wiki/Samuel_A._Ward"Samuel Ward e divenuta un popolare inno patriottico degli Stati Uniti [NdT]
[3] Jeffrey Skilling fu l’amministratore delegato di Enron nel 2001. Nell’ottobre 2006 fu ritenuto colpevole di numerosi reati federali in merito al crack finanziario della sua ex società e sta attualmente scontando una pena di 24 anni e 4 mesi nel carcere di Waseca, Minnesota [NdT]
[4] I Dallas Mavericks sono una squadra di basket del campionato professionistico NBA [NdT]

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