lunedì 15 dicembre 2008

Il "mondo multipolare" e la fine dell'egemonia americana in alcune zone del mondo

Il presidente russo Medvedev e quello argentino Cristina Fernández sono riusciti a concludere numerosi accordi tra i due paesi citando spesso il termine "mondo multipolare" per significare la fine dell'egemonia americana in alcune zone del mondo.
In effetti negli ultimi mesi la Russia ha allacciato una serie di relazioni con i paesi latino americani scoprendo un inedito interesse per la regione, in precedenza troppo controllata dagli Stati Uniti per permetterle di instaurare relazioni profonde.
Al termine della visita della Fernandez in Russia è stata annunciata la firma di numerosi contratti soprattutto in tema di energia sia nucleare che convenzionale, e tecnologia; in un documento congiunto è stato garantito pieno appoggio a tutte le attività, in primis dell'Onu, per la risoluzione dei conflitti tra i vari paesi del mondo onde arrivare ad una nuova visione internazionale multipolare .
La presidente argentina ha voluto anche sottolineare come l'egemonia di qualche nazione (mai citati gli Usa, ma il riferimento è molto chiaro) che ha imposto agli altri paesi determinate politiche economiche, abbia trascinato il mondo verso una grave crisi economico-finanziaria.
Nel documento congiunto finale si auspica anche la soluzione pacifica di fronte all'Onu della disputa tra Gran Bretagna ed Argentina per le isole Malvinas (o Flakland ) causa di un conflitto bellico nel 1982.
di Paolo Menchi

Bush, misero bersaglio di un inedito lancio di scarpe


Visita a sorpresa, probabilmente l'ultima da presidente degli Stati Uniti, di George Bush in Iraq. In tempo per dire che la guerra non è finita e per beccarsi un inedito lancio di scarpe (senza conseguenze) da un inferocito giornalista iracheno.  
In Iraq, "la guerra non è ancora finita" ha spiegato Bush al premier iracheno Nuri al-Maliki e ai giornalisti presenti. Il messaggio sembra però in realtà rivolto al suo successore Barack Obama, l'uomo che ha fatto del ritiro delle truppe Usa dall'Iraq una delle priorità in campagna elettorale.  Il blitz di Bush a Baghdad, rimasto segreto fino al momento dell'atterraggio dell'AirForceOne, l'aereo presidenziale, non è stato solo sorrisi e strette di mano con i dignitari di Baghdad, tra cui il presidente Jalal Talabani, che lo ha accolto nel suo palazzo.  In una breve conferenza stampa nell'ufficio di Maliki, subito dopo la firma di un accordo bilaterale, raggiunto dopo mesi di negoziati e che prevede il ritiro del grosso delle truppe Usa entro il 2011, un giornalista iracheno ha tentato di colpire Bush lanciandogli le scarpe. Non c'è riuscito, anche grazie alla prontissima schivata del presidente Usa (davvero riflessi eccezionali per un uomo della sua età) ed è stato immediatamente portato via dagli agenti della sicurezza. 
In Iraq "c'è ancora lavoro da fare - ha spiegato Bush - La guerra non è finita, ma grazie a questi accordi, grazie al coraggio del popolo e dei soldati iracheni, dei militari e del personale civile americano, siamo decisamente avviati sulla via della vittoria".  Come aveva annunciato ai primi di dicembre, il presidente eletto Obama intende ritirare le truppe dall'Iraq, prevedendo operazioni della durata di 16 mesi, ma dicendosi pronto ad ascoltare i militari se ci saranno cambiamenti.  Il viaggio a sorpresa di oggi è stato preparato nella massima segretezza, con Bush che aveva promesso di partecipare, questa sera, al concerto di Natale di un complesso rock cristiano, i Casting Crowns.  L'AirForceOne è uscito dal suo mega-hangar della base militare di Andrews, nel Maryland, ed è decollato quasi immediatamente. Ai giornalisti a bordo sono stati tolti telefonini e iPod, poi restituiti a metà viaggio.  Per Bush si è trattato del quarto viaggio a Bagdad e probabilmente l'ultimo, visto che il 20 gennaio scadrà il suo secondo mandato presidenziale.  L'incidente della scarpa è stato piuttosto curioso. L'uomo, un cronista iracheno, ha chiamato il presidente "cane", prima di lanciargli, in rapida successione, le scarpe. Gli agenti della sicurezza irachena e del Servizio segreto Usa sono immediatamente intervenuti, portando il giornalista fuori dalla stanza.  Secondo i presenti, il giornalista, che si trovava in terza fila, ha urlato contro Bush "è il bacio dell'addio, sei un cane". Maliki ha tentato di proteggere il presidente, anche se in realtà non ce n'è stato bisogno perché Bush si è chinato con grande prontezza e la prima scarpa (lanciata con molta forza) gli è passata sopra la testa. La seconda, non ha raggiunto il palco da cui i due leader parlavano.  Il giornalista si chiama Muntazer al-Zaidi e lavora per la rete tv sunnita e antiamericana al-Bagdadia che trasmette dal Cairo, in Egitto. Dopo avere insultato Bush lo ha accusato di essere "responsabile per la morte di migliaia di iracheni".  Bush ha prima sorriso, spiegando che le scarpe erano di taglia 10 (cioè 44) ma è poi tornato serio quando ha visto che l'incidente aveva mobilitato diversi agenti. Vari giornalisti iracheni si sono alzati per scusarsi con il presidente, che li ha ringraziati.  Ad un giornalista Usa, Bush ha spiegato di non essersi mai sentito "minacciato", limitandosi a definire l'incidente "un modo di attirare l'attenzione". 
Fonte: la Repubblica

Invocando il silenzio contro la musica usata come strumento di tortura a Guantanamo


Che cosa accomuna il pop adolescenziale di Britney Spears con la critica sociale di Born in the Usa di Bruce Spreengsteen? E il qualunquismo di We are The Champions dei Queen con un la blasfemia di Fuck Your God dei Deicide? Tutte queste canzioni, e molte altre, possono essere strumenti di tortura.
In occasione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, diversi musicisti si sono uniti alla campagna lanciata dall'Ong Reprieve, contro l'uso della loro musica per torturare i detenuti nelle carceri extragiudiziarie statunitensi nelmondo.Reprieve, che sostiene la difesa legale di trenta detenuti del carcere di Guantanamo, ha constatato che nonostante la tortura sonora sia bandita da Nazioni Unite e Unione Europea, il suo impiego è ancora molto diffuso. La campagna lanciata si chiama Zero Decibel, ovvero silenzio, e diversi musicisti di primo piano, e non solo, hanno già annunciato la loro adesione. Nell'elenco ci sono artisti di musica elettronica come James Lavelle, Matthew Herbert e i Massive Attack, una leggenda del rock come Tom Morello, l'eclettico chitarrista dei Rage Against The Machine, e vecchie glorie come The Magic Numbers, gli Elbow e Bill Bailey.
Spaccare i timpani ai detenuti costringendoli all'ascolto di musica ad altissimo volume per giorni o anche mesi è una modena forma di tortura. Non lascia segni fisici evidenti ma può provocare danni mentali anche permamenti. Ci sono due normative internazionali che vietano questo tipo di tortura: la prima è la Convenzione contro i Trattamenti Inumani e Degradanti della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo del '78. Mentre la seconda, del 1997, è stata prodotta dal Comitato contro laTortura delle Nazioni Unite. Nessuna delle due riguarda però esplicitamente gli Stati Uniti, che non le hanno ratificate e continuano ad attuare queste forme di pressione sui detenuti delle carceri extraterritoriali, prima tra tutte quella di Guantanamo. Ma anche la Gran Bretagna si è prtò resa responsabile di gravi episodi di torture. Nel 2007, Amnesty International ha documentato casi di tortura o altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti in almeno 81 paesi.

Secondo dati forniti dal Pentagono, dall'inizio della cosiddetta guerra al terrore, le persone detenute in modo extragiudiziario sono state 80mila, 27 mila delle quali sarebbero ancora detenute in giro per il mondo. Apparentemente si potrebbe immaginare la tortura sonora come una forma di pressione più leggera rispetto ad altre violenze fisiche. Stando ai racconti di diversi ex detenuti nelle carceri extraterritoriali, però, l'effetto psicologico di questa aggressione sonora sarebbe più orribile del subire mutilazioni. Le prigioni in cui viene ancora praticata la tortura, anche con il metodo dell'esposizione alla musica, sono ancora molte: in Afghanistan, in Iraq, in Marocco e nella base di Guantanamo a Cuba. I detenuti rilasciati hanno anche riferito quali sono le tracce musicali usate dai torturatori, un elenco di motivi occidentali di vari generi: metal, pop, rock, hip hop e disco.

Eccone elencate alcune:

• AC/DC - Hell's Bells
• AC/DC - Shoot to Thrill
• Aerosmith
• Barney the Purple Dinosaur - theme tune
• Bee Gees - Stayin' Alive
• Britney Spears
• Bruce Springsteen - Born in the USA
• Christina Aguilera - Dirrty
• David Gray - Babylon
• Deicide - Fuck Your God
• Don McLean - American Pie
• Dope - Die MF Die
• Dope - Take Your Best Shot
• Dr. Dre
• Drowning Pools - Bodies
• Eminem - Kim
• Eminem - Slim Shady
• Eminem - White America
• Li'l Kim
• Limp Bizkit
• Matchbox Twenty - Gold
• Meat Loaf
• Metallica - Enter Sandman
• Neil Diamond - America
• Nine Inch Nails - March of the Pigs
• Nine Inch Nails - Mr. Self-Destruct
• Prince - Raspberry Beret
• Queen - We are The Champions
• Rage Against the Machine - Killing in the Name Of
• Red Hot Chilli Peppers
• Saliva - Click Click Boom
• Sesame Street - theme tune
• Tupac - All Eyes on Me

di Naoki Tomasini

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/13211/La+protesta+silenziosa

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