sabato 20 dicembre 2008

Rino Gaetano e il coraggio di andare contro il sistema



Il nostro è un sistema che uccide e strangola tutti coloro che ne sono al di fuori e non vogliono essere coinvolti nei giochi illeciti del potere massonico.
Il sistema, però, non penalizza solo chi ne è fuori, ma anche chi ne è dentro e ne riceve i vantaggi. Perché il problema è che una volta entrati nel sistema, tutto ciò che ti viene dato ti viene chiesto in restituzione sotto altre forme. Se fai carriera grazie al sistema, ad un certo punto arriverà qualcuno che ti chiederà il conto; ti chiederanno di fare uno sgarbo ad un vecchio amico che vogliono rovinare; ti chiederanno di falsificare un documento o farlo sparire, ti chiederanno di accollarti una responsabilità penale per salvare altri, di essere condannato ad un anno con la condizionale e di spendere la tua faccia su tutti i giornali per fare da capro espiatorio.
Ribellarsi al sistema è quasi impossibile per la perfezione che esso ha. Tanti, troppi, sono caduti nella trappola. Le promesse che ti fanno sono allettanti: potere, denaro, conoscenza dei meccanismi reali del potere. Ma il conto è salato, perché non si è più liberi di fare ciò che si vuole, e si è in costante stato di ricatto. Ritengo, ad esempio, che molti esponenti della sinistra attuale, a suo tempo, abbiano fatto il cosiddetto “patto col diavolo”, pensando semplicemente di accettare un compromesso in più per fare carriera; e si sono poi trovati invischiati in un gioco di potere più grande di loro, perdendo ogni capacità decisionale reale; ed ecco il motivo per cui la sinistra di questi ultimi anni ha fatto delle cose senza alcuna logica, come se volesse realmente perdere le elezioni e consegnare – come hanno fatto di recente – il paese definitivamente alla destra.

In realtà alcuni provano a ribellarsi. 

Ribellarsi in modo esplicito, in un attacco frontale, non è possibile altrimenti si muore (la lista dei morti è lunghissima; Falcone e Borsellino, Occorsio, Pecorelli, Tobagi, Mauro De Mauro, Cosco, Pasolini, Cecilia Gatto Trocchi, Ilaria Alapi, Graziella De Palo, e tutti coloro che hanno provato a testimoniare coraggiosamente in processi importanti, morti suicidi o in incidenti stradali). Molti però provano a ribellarsi non apertamente, lanciando una serie di messaggi in bottiglia. Come delle tracce, per chi le vorrà cogliere un giorno.
Ricordo un'archiviazione vergognosa che aveva a che fare con un soggetto che si era suicidato con "una coltellata sulla schiena". Il magistrato archiviò dicendo delle cose che li per li mi parvero incomprensibili; mischiava citazioni di Dante a frasi demenziali del tipo "la prova che si sia trattato di un suicidio è nel fatto che sul coltello piantato nella schiena furono trovate le impronte digitali della vittima". Dopo anni di rabbia in cui non capivo l'assurdità di quel provvedimento, ho capito che la citazione di Dante era un chiaro riferimento alla legge del contrappasso, utilizzata dalla Rosa Rossa per i suoi omicidi. Mentre con la frase in cui parlava delle impronte digitali voleva dire esattamente il contrario.... Tra l'altro fu uno dei provvedimenti il cui studio e la cui lettura approfondita mi hanno permesso di arrivare alla regola del contrappasso da noi descritta negli articoli sull'omicidio massonico.
A mio parere si trovano molti messaggi in bottiglia anche in molti libri, articoli di giornale, e opere attuali, ma evitiamo di indicarli per non mettere in pericolo le persone coinvolte.

Rino Gaetano era una di queste persone che si erano ribellate al sistema in modo vistoso. Non poteva denunciare il sistema direttamente, perchè non gli avrebbe dato voce nessuno, allora lasciò una serie di tracce nelle sue canzoni, che sarebbero state raccolte dalle generazioni successive. Rino Gaetano ci parla della Rosa Rossa, dei crimini commessi dai potenti, dei meccanismi segreti di questa associazione e dei loro metodi. Vediamone qualcuna.

Le canzoni.
C’è un album di Rino, in particolare, che pare dedicato proprio alla Rosa Rossa. Nello stesso album, infatti troviamo ben tre canzoni: Rosita, Cogli la mia Rosa d’amore, e Al compleanno della zia Rosina. Una trilogia a nostro parere non casuale.

In Rosita ci dice che la Rosa Rossa, quanto te la presentano, sembra bellissima... onori, gloria, soldi, potere... poi però un giorno scopri la verità. E allora la tua vita cambia completamente perchè sei in trappola.
Ieri ho incontrato Rosita, perciò questa vita valore non ha,
Come era bella rosita di bianco vestita più bella che mai.


Nella canzone “Al compleanno della zia Rosina” ci spiega che nel linguaggio criptato della Rosa Rossa, Santa Rita è in realtà la Rosa Rossa; e ci spiega che un giorno capiranno che sta svelando questi messaggi, e quindi lo uccideranno.

Al compleanno della Zia Rosina, Rita si è sposata, Rita si è sposata cone la zia rosina.
Vedo già la mia salma portata a spalle da gente che bestemmia e che ce l'ha con me.

Questa frase apparentemente incomprensibile vuole dire probabilmente che gli appartenenti alla massoneria rosacrociana della Rosa Rossa al suo funerale porteranno a spalla la sua bara (ai funerali delle vittime i mandanti sono sempre presenti tra i partecipanti); ma bestemmieranno, perchè in realtà una caratteristica della massoneria della Rosa Rossa è di stravolgere i simboli e i riti Cristiani per interpretarli al contrario.
Infine, in “Cogli la mia rosa d’amore” lancia un messaggio molto chiaro:

cogli la mia rosa d’amore,

regala il suo profumo alla gente;

cogli la mia rosa di niente.

Non credo sia un caso anche il titolo del disco: "mio fratello è figlio unico", perché sapeva che questo scherzetto gli sarebbe costato la vita.

Nella canzone “Nun Te Reggae più” parla della spiaggia di Capocotta. E, ad un concerto, disse:

"C'è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio. Io non li temo. Non ci riusciranno. Sento che in futuro le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni. E che grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Apriranno gli occhi e si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta".

Vediamo cosa succedeva nella spiaggia di Capocotta, prendendo le notizie da Wikipedia.

La spiaggia di Capocotta.
OMICIDIO DI WILMA MONTESI (1953, vigilia di Pasqua). La vicenda coinvolse il musicista Piero Piccioni, figlio del vicepresidente del consiglio della DC, e altri noti esponenti della nobiltà, politici e personaggi famosi... Inizialmente fu presa in considerazione l'ipotesi di un banale incidente, ipotesi che fu considerata attendibile dalla polizia, e il caso venne chiuso. I giornali, L'Espresso su tutti, invece si mostravano scettici.
Il Roma, quotidiano monarchico napoletano, il 4 maggio cominciò ad avanzare l'ipotesi di un complotto per coprire i veri assassini, che sarebbero stati alcuni potenti personaggi della politica; l'ipotesi presentata nell'articolo Perché la polizia tace sulla morte di Wilma Montesi? a firma Riccardo Giannini ebbe largo seguito.
A capo di questa campagna stampa, vi erano prestigiose testate nazionali, quali Corriere della Sera e Paese Sera, e piccole testate scandalistiche, quali Attualità, ma la notizia si diffuse su quasi tutte le testate locali e nazionali.
Il 24 maggio del 1953 un articolo di Marco Cesarini Sforza pubblicato sul giornale comunista Vie Nuove creò molto scalpore: uno dei personaggi apparsi nelle indagini e presumibilmente legati alla politica, sinora definito "il biondino", venne identificato con Piero Piccioni.
Piccioni era un noto musicista jazz (col nome d'arte Piero Morgan), fidanzato di Alida Valli e figlio di Attilio Piccioni, il Vicepresidente del Consiglio, Ministro degli Esteri e massimo esponente della Democrazia Cristiana.
Il nome di "biondino" era stato attribuito al giovane da Paese Sera, in un articolo del 5 maggio, in cui si raccontava di come il giovane avesse portato in questura gli indumenti mancanti alla ragazza assassinata. L'identificazione con Piero Piccioni era un fatto noto a tutti i giornalisti, ma nessuno ne aveva mai svelata l'identità al grande pubblico. Su Il merlo giallo, testata neofascista, era addirittura apparsa già ai primi di maggio una vignetta satirica in cui un reggicalze veniva portato in questura da un piccione, un chiaro riferimento al politico e al delitto.
La notizia suscitò clamore perché venne pubblicata poco prima delle elezioni politiche del 1953.
Piero Piccioni querelò per diffamazione il giornalista e il direttore del giornale, Fidia Gambetti. Cesarini Sforza venne sottoposto ad un duro interrogatorio. 
Nemmeno sotto interrogatorio Cesarini Sforza citò mai direttamente il nome della fonte da cui ufficialmente veniva la notizia, limitandosi ad affermare che provenisse da "ambienti dei fedeli di De Gasperi".
Anche il padre del giornalista, un influente docente di filosofia all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", suggerì al figlio di ritrattare, consiglio vivamente sostenuto anche dal celeberrimo "principe del foro" Francesco Carnelutti che aveva preso le parti dell'accusa per conto di Piccioni.
L'avvocato di Sforza, Giuseppe Sotgiu (già presidente dell'Amministrazione provinciale di Roma ed esponente del PCI) si accordò col collega e il 31 maggio, Cesarini Sforza fu costretto a ritrattare le sue affermazioni. Come ammenda, versò 50 mila lire in beneficenza alla Casa di amicizia fraterna per i liberati dal carcere, ed in cambio Piccioni fece cadere l'accusa.
Il 6 ottobre 1953, sul periodico scandalistico Attualità, il giornalista e direttore della testata Silvano Muto pubblicò un articolo, La verità sul caso Montesi. Muto aveva condotto un'indagine giornalistica nel "bel mondo" romano, basandosi sul racconto di una attricetta ventitreenne che sbarcava il lunario facendo la dattilografa, tal Adriana Concetta Bisaccia. La ragazza aveva raccontato al giornalista di aver partecipato con Wilma ad un'orgia, che si sarebbe tenuta a Capocotta, presso Castelporziano e non distante dal luogo del ritrovamento. In quell'occasione avevano avuto modo di incontrare alcuni personaggi famosi, principalmente nomi noti della nobiltà della capitale e figli di politici della giovane Repubblica Italiana.
Continuano ad essere ritrovati corpi di donne su quella spiaggia.
Forse è questo che voleva dire Rino. Non si riferiva solo al caso Montesi, ma a decine di altri casi che evidentemente continuano a verificarsi a Capocotta... O forse voleva dire che è una situazione "emblematica" di tutto quello che succede in Italia. Ma sono solo nostre deduzioni.

Potremmo continuare perchè ci sono altre canzoni molto più significative e piene di messaggi, come Gianna. Ma terminiamo qui perchè per capire queste canzoni occorre avere una conoscenza specifica di determinati fatti e situazioni.

Forse però non molti sanno che la canzone Nuntereggaepiù, che nomina molti personaggi della politica, dello spettacolo, dello sport, della televisione... è stata censurata. Inizialmente infatti l'elenco conteneva, tra gli altri, i nomi del finanziere Nino Rovelli, del banchiere Ferdinando Ventriglia, di Camillo Crociani (scandalo Lockheed e loggia P2), di Amintore Fanfani, di Guido Carli... e persino di Aldo Moro e Michele Sindona. Questi nomi vennero cancellati dal testo della canzone. Evidentemente perché ancora più scomodi di quelli che furono lasciati.

Un personaggio come Rino non poteva vivere a lungo, e perse infatti la vita il 2 giugno del 1981 in un incidente d'auto. Poco tempo prima, come abbiamo già raccontato altrove, aveva avuto un incidente analogo, ma si era salvato. Aveva ricomprato un’ auto identica ed ebbe un incidente dello stesso tipo; morì non tanto per l'incidente in sè, quanto per il ritardo con cui fu curato perchè negli ospedali della zona nessuno volle accoglierlo. Ben 5 ospedali si rifiutarono di curarlo, così come lui aveva scritto in una sua canzone, La ballata di Renzo. Cioè, è stata applicata ,nel suo caso la regola del contrappasso di cui ci siamo occupati in altri articoli.

La ballata di Renzo è un brano inedito, di cui peraltro si scoprì l'esistenza solo qualche anno fa. Dunque, all'epoca, solo gli "addetti ai lavori" (i produttori e le persone che lavoravano insieme al cantante) erano a conoscenza di quel brano. E solo chi conosceva la canzone poteva fare in modo che si realizzasse nella pratica, e in modo così dettagliato.

Quando qualche anno fa uscì la notizia della scoperta del brano inedito, i media si affrettarono subito a definirla una "profezia". I giornali scrissero che ne La ballata di Renzo "Rino aveva previsto e messo in musica, dieci anni prima, la propria morte". Ma sarebbe invece più oppurtuno affermare il contrario: la morte del cantautore è avvenuta esattamente come nella sua canzone non perché quel brano fosse una profezia, ma perché qualcuno l'ha usata per applicare la regola del contrappasso.


Il film
Di recente la RAI ha prodotto un film su Rino Gaetano.
Vediamo cosa dice la presentazione ufficiale del film sul sito Rai.

"Ci sono film su personaggi della musica che riescono a descrivere compiutamente lo spirito di un'epoca. È questo l'obiettivo della fiction Rino Gaetano. Ma il cielo è sempre più blu, una produzione Rai Fiction realizzata da Claudia Mori per la Ciao Ragazzi.
L'interesse per Rino Gaetano e per la sua musica si è riacceso negli ultimi anni, soprattutto tra i giovani, al punto di farne una figura di culto oltre la sua epoca. La fiction, che racconta in due puntate la sua biografia e la genesi delle canzoni più popolari, è uno spaccato della sua generazione, e trasmette un messaggio che può valicare i confini nazionali italiani, perché ancora oggi modernissimo".

In realtà guardando il film si capisce che è stato scritto al solo scopo di infangare l’immagine del cantautore. La sorella di Rino e la ex fidanzata, intervistate, diranno che il film racconta qualcun altro rispetto al protagonista. Quello non era Rino, non era la storia d'amore tra lui e la fidanzata.
Vediamo perchè.

Anzitutto il film si apre con la scena di lui che sviene per aver bevuto troppo. E si chiude con le immagini di lui, ubriaco, che vaga senza meta alla ricerca di amici che oramai lo hanno abbandonato. Il messaggio è chiaro. Era un ubriacone.

Altre scene salienti del film sono queste:
1) Dopo aver chiesto alla fidanzata di accompagnarlo a Stromboli per scrivere una canzone, dopo alcuni giorni in cui non combinava nulla tranne trattare male gli amici musicisti, e ubriacarsi continuamente, inveisce contro la fidanzata e la tratta male dicendo che non si sente capito

2) Geniale poi come presentano il suo rapporto con le donne. Si fidanza. Mette le corna alla ragazza (Irene) con un altra ragazza, stupenda e che lo adora, di nome Chiara. Irene li scopre a letto e lui che fa? Esce dalla stanza, parla con Irene e le dice “non preoccuparti, era solo una scopata”. Poi abbandona Chiara senza dirle una parola nè salutarla, dopo giorni di idillio romantico. Dopo qualche anno incontra nuovamente Chiara. Mette nuovamente le corna alla fidanzata e abbandona nuovamente Chiara, ancora una volta senza una spiegazione e senza una parola. Verso la fine del film, abbrutito dall’alcol e senza una meta, tenta di recuperare il rapporto con Chiara e con Irene (tutte e due in contemporanea), ma entrambe lo abbandonano. Per giunta tenta di baciare Chiara proprio un giorno che lei lo trova ubriaco già al mattino presto. Chiaro è il messaggio: Gaetano era un superficiale.

3) Altrettanto geniale poi come viene delineato il suo rapporto col padre. In una delle scene clou del film lui, all’apice del successo, mostra una casa al padre, ma il padre la rifiuta, perché non vuole la sua elemosina. E lui risponde arrabbiato “ma come, finalmente ora possiamo permetterci una casa come la gente normale e non uno schifoso sottoscala”. Il messaggio qui è molto sottile ed è duplice: la gente che vive in un sottoscala non è normale. Un sottoscala fa schifo. Ma dietro a questo messaggio ce n’è un altro, molto più sottile: Gaetano, come tutti, una volta che ha avuto un po’ di soldi e si è arricchito, non ha più rispetto per le condizioni della gente più povera che infatti viene definita “non normale”. E infatti rinfaccia al padre di essere un poveraccio: "io non volevo diventare come te e ci sono riuscito... non vi voglio più vedere in quel sottoscala schifoso.. e aggiunge: "sei orgoglioso come tutti gli ignoranti". Dopodichè al padre prende anche un infarto. Quando il padre uscirà dall'ospedale Rino ancora una volta lo tratterà malissimo e gli causerà un altro malore. In altre parole, lo descrivono come un pessimo personaggio, indelicato e ignorante che arriva a far ammalare il povero padre.

Altro aspetto curioso del film è che Rino ha una sorella, che nel film però non compare mai. Non compare mai neanche quando, nella parte finale del film, bussa alla porta di tutti gli amici, ubriaco e disperato, lasciato solo da tutti. Strano che Rino quel giorno non abbia pensato di telefonare anche alla sorella no?

Come è strana un'altra circostanza. Rino morì pochi giorni prima del suo matrimonio. Doveva sposarsi. In questo indegno e vergognoso film, invece, l'ultima scena del film mostra lui disperato e abbandonato da tutti.

Nessun cenno alla figura della sorella. Nessun cenno al matrimonio, ma anzi, viene presentata una fattispecie completamente opposta.

Insomma, per essere un film che voleva valorizzare la figura del cantautore, la trama presenta tali e tanti inesattezze, buchi ed omissioni, che rimane una sola certezza: che il film è stato fatto unicamente per oscurare le ragioni della sua morte e il valore delle sue canzoni. Per infangarne la memoria quindi. Chi ha prodotto il film, inoltre, ha appositamente evitato di inserire la figura della sorella, forse perchè è l'unica della famiglia rimasta ancora viva, e che avrebbe potuto creare guai giudiziari agli autori del film se la sua immagine fosse apparsa troppo deformata dalla fiction.

In conclusione, cosa rimane dopo la visione del film? L’idea che fosse un ubriacone, anche egoista, non troppo intelligente, che ha scritto canzoni superficiali e senza senso.
Così non ci si stupisce se muore in un incidente. E se un giorno qualcuno dirà che è stato ucciso, la gente dirà: "ucciso? ma come? Era stato un incidente perchè beveva ed era ubriaco". Come succede per Pantani: "era un drogato, si è suicidato". Che poi le perizie abbiano dimostrato che il suo cuore era intatto non conta, per questo mondo dei mass media asservito ad una criminalità senza scrupoli. E che la sorella e la fidanzata di Rino dicano che quello non era Rino, che conta? L'obiettivo è riuscito. Milioni di italiani lo considerano un ubriacone che scriveva canzoni senza senso.

Il film è stato confezionato ad arte probabilmente per screditare la figura di un artista, proprio in un periodo particolare, ovverosia gli anni in cui, a seguito dei delitti del mostro di Firenze, si comincia a parlare della Rosa Rossa e dei suoi delitti.

D'altronde, una bella coincidenza che il film sia prodotto dalla Ciao Ragazzi, società che porta, guarda caso, l'acronimo dei RosaCroce e di Cristian Rosenkreutz (CR).

Di recente poi è uscito un dvd "Figlio unico", uscito insieme alla raccolta il 02.11.2007. Giorno dei morti e data a somma 13. Un altro bello scherzetto combinato ai danni di Rino. Tanto per mettere di nuovo una firma, se ce ne fosse bisogno. Il dvd contiene molti filmati, tra cui questo con Morandi: http://it.youtube.com/watch?v=F3CnwSnhW3

ERino a un certo punto dice: "Io conosco anche il profumo dei ministri". Una frase senza senso per i più. Un non sense, appunto, di quelli tipici di Rino. E invece no. Infatti Morandi si guarda intorno impaurito e cambia subito discorso, spostandosi di nuovo sull'ironia. "Qui non possiamo parlare di ministri, parliamo solo di canzoni. No, ma parliamo della tua ironia".

Ma noi che conosciamo il sistema, riteniamo che il film sia l’ulteriore vittoria di Rino Gaetano. Rino era così grande e così bello, che hanno cercato di distruggerlo anche da morto. Perché indubbiamente le sue canzoni, come del resto aveva predetto anche lui, fanno più paura ora che quando era vivo. Ora infatti le possiamo capire.
E a Venditti che, in questi ultimi tempi, ha affermato che la causa della morte di Rino è stata la cocaina (se ne è ricordato dopo quasi trenta anni) possiamo rispondere una cosa. Strano, Antonello, che ti ricordi dopo tanti anni della cocaina. In realtà la sai bene quale è la verità: lui ha avuto quel coraggio che pochi hanno, di andare contro il sistema fino a farsi uccidere per non rinnegare i suoi ideali. Quel coraggio che molti di quelli che oggi hanno successo certamente non hanno avuto.

di Paolo Franceschetti e Stefania Nicoletti
Fonte:http://paolofranceschetti.blogspot.com/
Link: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/12/blog-post.html

La ballata di Renzo

Quel giorno Renzo uscì,

andò lungo quella strada

quando un’auto veloce lo investì

quell'uomo lo aiutò

e Renzo allora partì

verso un ospedale che lo curasse per guarìr.

Quando Renzo morì io ero al bar

La strada era buia

si andò al San Camillo

e lì non l'accettarono

forse per l'orario

si pregò tutti i Santi

ma s'andò al San Giovanni

e lì non lo vollero per lo sciopero

Quando Renzo morì

io ero al bar era ormai l'alba andarono al policlinico

ma lo si mandò via perchè mancava il vicecapo

c'era in alto il sole

si disse che Renzo era morto

ma neanche al Verano c'era posto

Quando Renzo morì

io ero al bar,

al bar con gli amici bevevo un caffè.

di Rino Gaetano

Link: http://it.youtube.com/watch?v=VkzhQKJsef8


La Shell non parla gaelico



Si chiamano Gaeltacht, sono le zone dell’Irlanda in cui prevale ancora l’originale idioma gaelico, dislocate soprattutto nel nordest dell’isola, nella contea di Mayo. La loro popolazione è limitata alla stima di meno di centomila anime. Ma sono anime fiere, con un rapporto ancora viscerale con la terra, per vocazione e professione, rivendicandosi a buon titolo il nucleo dell’identità (unitaria) dell’intero paese. 

Non è solo una forza simbolica, del resto. Si esplica sovente nella materialità dell’azione, e l’esempio più recente ed eclatante è probabilmente quello della battaglia contro il governo e la Shell che da anni vogliono installarvi un ingombrante gasdotto. Risultato, nemmeno un metro di pipeline si è potuto finora posare, e l’ultimo tentativo della multinazionale di inviare una nave ad hoc, la Solitaire, si è concluso nelle scorse settimane con un’ingloriosa ritirata.

L’Irlanda è in cima alla classifica della Banca Mondiale nell’indice di “congenialità” per le imprese produttrici di gas e petrolio, con oneri fiscali e vincoli ai permessi più morbidi perfino di quelli chiesti da paesi come l’Argentina e il Pakistan. E questa complicità governativa ha un nome, quello di Bertie Ahern, che nel 1992, quand’era ministro delle Finanze, dopo lo stop all’investimento pubblico nel settore liberalizzò le licenze ai petrolieri e ridusse ai minimi mondiali il livello di imposizione a loro carico. Undici anni più tardi, dopo un incontro coi vertici della Shell, lo stesso Ahern, divenuto nel frattempo Taoiseach (premier), decise di ignorare la valutazione appena emessa dal Planning Inspector sul piano della Shell nella regione di Mayo. Si ambiva a edificare un gasdotto sottomarino facendolo approdare on-shore, sulla terraferma, nella località di Ros Dumhach, prolungando poi la tubazione fino a una raffineria da costruire nelle immediate vicinanze della cittadina di Bellanaboy, creando una prossimità con un centro abitato che non avrebbe pari nel mondo per uno stabilimento del genere. 

“Da un punto di vista strategico, è il sito sbagliato; dalla prospettiva dell’orientamento governativo, favorevole a uno sviluppo regionale equilibrato, è il sito sbagliato; in rapporto all’obiettivo di minimizzare l’impatto ambientale, è il sito sbagliato; di conseguenza, dalla prospettiva di uno sviluppo sostenibile, è il sito sbagliato”. Così scriveva l’Ispettore Kevin Moore, nel negare il via libera al progetto, che oltre alla Shell&P Ireland, coinvolge altri colossi quali la Statoil Esploration Limited e la Marathon International Petroleum Hibernia Limited. Devono essere stati molto convincenti col Taoiseach, perché pochi giorni dopo il loro ricevimento, il permesso è arrivato. Del resto, l’accordo per la costruzione del gasdotto e della raffineria era già stato stretto da anni, e nel 2001 il movimento pan-irlandese dello Sinn Féin, allora etichettato come “terrorista”, oggi al governo a Belfast, aveva vanamente protestato e invocato un’inchiesta.

Il villaggio di Ros Dumhach è meglio noto come Rossport, e dal 2005 è il cuore della protesta. I Rossport Five sono le cinque persone arrestate per una prima azione di ostacolo ai lavori della Shell. Sul loro nome si sono assiduamente costruiti campi di lavoro, barricate, azioni di disturbo. Con la fattiva collaborazione dei pescatori e degli agricoltori. Ed è stato proprio un contadino, Willie Corduff, tra i tanti altri finiti in questi anni in galera durante le proteste, a vincere nel 2007 il prestigioso premio Goldman, assegnato a San Francisco a chi si distingue, nel mondo, nella protezione ambientale. Poi l’arrivo di Solitaire, che doveva scavare nei fondali della costa e piazzarvi i tubi. E allora nuove agitazioni, azioni di danneggiamento della nave, e addirittura lo sciopero della fame di una preside in pensione, la signora Maura Harrington, a costringere alla almeno temporanea ritirata.

Tra un’interruzione forzata dei lavori e l’altra, Shell è riuscita a portare avanti la costruzione della raffineria di Bellanaboy. Ma resta una fabbrica vuota, una cattedrale nel deserto, priva di gas e delle relative condutture. Così come, nel deserto marino, Solitaire continua a meritare il proprio nome.

di Alessandro Cisilin
Fonte: Galatea European Magazine

-Le facoltà - fondazioni- Legge 6 agosto 2008, n. 133



“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21 agosto 2008 - Suppl. Ordinario n. 196

Capo V
Istruzione e ricerca

Art. 16.
Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università

1. In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e’ approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.

2. Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell’Università. Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e’ trasferita, con decreto dell’Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate.

3. Gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni ad essi connesse sono esenti da imposte e tasse.

4. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Non e’ ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.

5. I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento.

6. Contestualmente alla delibera di trasformazione vengono adottati lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilità delle fondazioni universitarie, i quali devono essere approvati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Lo statuto può prevedere l’ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati.

7. Le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario.

8. Le fondazioni universitarie hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nel rispetto dei principi stabiliti dal presente articolo.

9. La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l’equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l’entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione.

10. La vigilanza sulle fondazioni universitarie e’ esercitata dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Nei collegi dei sindaci delle fondazioni universitarie e’ assicurata la presenza dei rappresentanti delle Amministrazioni vigilanti.

11. La Corte dei conti esercita il controllo sulle fondazioni universitarie secondo le modalità previste dalla legge 21 marzo 1958, n. 259 e riferisce annualmente al Parlamento.

12. In caso di gravi violazioni di legge afferenti alla corretta gestione della fondazione universitaria da parte degli organi di amministrazione o di rappresentanza, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca nomina un Commissario straordinario, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con il compito di salvaguardare la corretta gestione dell’ente ed entro sei mesi da tale nomina procede alla nomina dei nuovi amministratori dell’ente medesimo, secondo quanto previsto dallo statuto.

13. Fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al personale amministrativo delle fondazioni universitarie si applica il trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

14. Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime.

Fonte: il manifesto

Link: http://mir.it/servizi/ilmanifesto/scuola2/?page_id=13

"Il modello Deng" e la crisi


CINA. Gli effetti del crack e le soluzioni del governo visti dai giornali cinesi Il 2008 doveva essere di celebrazione dei 30 anni della politica di riforme e apertura voluta da Deng Xiaoping, ma la Cina è costretta a interrogarsi sui drammatici effetti della grande crisi globale sull'economia e la società. Export in calo, chiusura delle fabbriche, disoccupazione crescente, insofferenza sociale esplosiva. È ora di cambiare modello, dicono in molti «Il piano di 'stimolo' da 4mila miliardi di renminbi (586 miliardi di dollari) supera ogni aspettativa, rappresenta una grande iniezione di fiducia e perciò è stato lodato da tutto il mondo, ma ha un difetto: tra lo sviluppo e la riforma, sceglie lo sviluppo; tra gli investimenti e la vita dei cittadini, predilige ancora gli investimenti, quindi non solo non tocca, ma anzi forse ripotenzia quel modello di crescita che invece sarebbe urgente modificare in modo sostanziale». Questa la conclusione del lungo dossier di Caijing (24 novembre), la prestigiosa rivista di economia che certo non può definirsi allineata a sinistra ma che mantiene una sua autonomia critica.  Concretamente, si chiede il giornale, da che casse proviene la cifra astronomica promessa e quali progetti andrà a finanziare? Pare impossibile distinguere, ad esempio, i progetti approvati già prima dello scoppio della bolla finanziaria da quelli creati ad hoc per l'operazione di soccorso lampo: i dirigenti della potente Commissione Sviluppo e Riforma intervistati da Caijing danno risposte elusive in merito e almeno per ora non è dato sapere quanti e quali saranno gli interventi mirati ad affrontare la congiuntura specifica. Inoltre, la gestione della crisi coinvolge non solo il governo centrale ma anche le province. All'appello lanciato dal premier Wen Jiabao fanno eco i piani varati dai governi locali di otto province e municipalità, che si dichiarano pronti a stanziare una somma tre volte superiore ai 4000 miliardi promessi da Pechino. Secondo Caijing, se le cifre reali corrispondessero a quelle annunciate, sarebbe in atto un vero e proprio «balzo in avanti». In realtà, solo un quarto dei capitali proverrebbe da fondi governativi (ossia 2.800 miliardi circa) e «nelle misure invocate dalle province è preponderante il fattore speranza, mentre in concreto è pressoché impossibile che questi piani si realizzino nella loro totalità».  Finora né il Ministero delle Finanze né le regioni intendono svelare i dettagli dell'impresa. Tuttavia, se ancora sfuggono l'entità e il numero di progetti realisticamente attuabili nei prossimi due anni, le linee guida e i principi generali risultano invece chiarissimi. Lo dimostra il programma della Central Economic Work Conference, tenutasi nei giorni 8 - 10 dicembre: «proteggere la crescita, favorire lo sviluppo». L'obiettivo enunciato è far sì che il tasso di crescita non scenda sotto l'8% e a questo scopo urge tutelare i tre pilastri su cui sinora si è retto il miracolo economico cinese: esportazioni, beni immobili e consumo interno (la gamba più corta del tripode). Per sottrarre il mattone alla crisi, i policy makers hanno proposto di tagliare le tasse sulla casa, mentre la politica monetaria, diventata «moderatamente morbida», dovrebbe rianimare l'export. Si prevede che gli effetti di queste manovre saranno visibili solo nel secondo trimestre del 2009. Intanto, è difficile ipotizzare che il maxi-piano, oltre a ridar fiato ai settori di punta (edilizia, infrastrutture e banche), possa creare un numero di posti di lavoro sufficiente ad arginare l'incipiente ondata di disoccupazione. I 5.600 operai rimasti senza impiego a causa del fallimento della Smart Union di Dongguan, produttore di giocattoli per conto dei due giganti Mattel e Hasbro (Shenzhen Daily, 17 ottobre), non sono infatti un caso isolato. A inizio dicembre, a Shenzhen altre cinque fabbriche hanno chiuso i battenti: anche nel loro caso la produzione era essenzialmente finalizzata all'export (Chinanews.com, 6 dicembre).  La crisi non morde solo il profondo sud e il macro-distretto industriale del Guangdong; le regioni centrali del paese sono parimenti colpite dal massiccio controesodo di decine di migliaia di mingong. Secondo i dati dell'agenzia Xinhua, solo nell' Henan ogni giorno 60mila contadini fuggono dalle città ritornando al villaggio natio (Xinhuanet, 26 novembre). Ai tentativi della Cctv di minimizzare la portata del fenomeno (300mila rientri nella zona del Jiangxi, 400mila nello Anhui) risponde la Rete del Popolo di Tianjin (Renmin Wang, 5 dicembre): pararsi dietro al vecchio adagio «tanto la Cina è grande» non funziona, «anche se non possono esser considerati una 'massa', questi 'bruscolini' preoccupano eccome i governi locali», che dovranno aiutare i migranti ritornati a casa a reinserirsi nel circuito lavorativo. La sorte dei lavoratori, che si tratti di operai regolarmente assunti o di «manodopera fluttuante» preoccupa pure gli economisti critici, già alle prese col bilancio del «trentennio glorioso» del denghismo. In Cina il terremoto della finanza globale travolge l'anniversario dei trent'anni di Riforma e Apertura dell'era post-maoista e, in questo senso, la crisi può rappresentare un'opportunità: il pensiero critico conquista terreno per attaccare l'ala liberal e i seguaci del laissez-faire. Zuo Dapei, professore di economia all'Accademia delle Scienze Sociali, è stato fra i primi a sferrare un'offensiva aperta dalle colonne di 21st Century Business Review (9 novembre): «La 'frangia liberista' filo-americana si chiede se dobbiamo o no usare le nostre riserve di valuta estera per salvare il mercato Usa. Questo è un falso problema. La questione reale invece è: chi deve correre in soccorso degli Stati Uniti? Perché non tornano negli States le imprese americane che prosperano in Cina? Dovremmo lasciare che gli investitori stranieri ci soffino tutte le occasioni di profitto e poi usare le riserve in dollari così accumulate per salvare il mercato?».  La ricetta suggerita senza troppi giri di parole è: dare fondo alle riserve per rinazionalizzare le banche e parte dell'industria, recuperando il welfare state e i diritti perduti nelle nebbie della riforma. Se si riesce a prescindere dai toni accesamente nazionalistici del professore, si noterà che l'invettiva è rivolta più ai connazionali, ben lieti di scendere a patti con gli oligopoli, che ai «diavoli stranieri». Tra luglio e agosto, quando la crisi già incalzava, la Coca-Cola ha messo sul piatto quasi due miliardi e mezzo di dollari per rilevare la Huiyuan (il maggior produttore di bevande e succhi di frutta), mentre la Johnson&Johnson si è comprata la storica ditta di cosmetici Dabao. L'interdipendenza Usa-Cina costituisce insomma uno dei nodi da sciogliere se si vuole uscire dalla crisi.  In corso è anche un ripensamento delle riforme, delle manovre di apertura e della relativa ideologia. Sta avvenendo nei forum in rete, così come nei circoli intellettuali. In modo assai più sfumato ai vertici, dove si parla di rilancio del mercato interno, ma non certo di riduzione della forbice fra ricchi e poveri. E' istruttivo al proposito l'elenco delle dieci parole d'ordine più usate negli ultimi trent'anni durante i Congressi del Pcc, pubblicato da Nanfang Zhoumo (Southern Weekend, 27 novembre). «Sviluppo» è da vent'anni esatti che occupa i primi posti e ora, con gli ultimi due Congressi, svetta in cima alla classifica. Spariti, o parcheggiati in zona «rimozione storica forzata», Ma Zedong insieme a «conflitto», «rivoluzione» e «proletariato».
di Gaia Perini

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