domenica 21 dicembre 2008

«Sacconi, il dolore non è affare tuo»


Claudio Fava la chiama «una manifestazione in punta di piedi» per rispettare l'appello al silenzio rivolto a stampa e politica da Beppino Englaro, il padre di Eluana. E certo il sit-in promosso da Sinistra democratica davanti al ministero del Welfare, è tutto fuorché rumoroso. 
«Il governo dovrebbe compiere un passo avanti rispetto a quel tratto di violenza culturale e rapina della dignità umana che impregna tutta la sua azione in questa vicenda», chiarisce il segretario di Sd riferendosi non soltanto al divieto, emanato dal ministro Sacconi, di sospendere idratazione e nutrizione artificiale a Eluana negli ospedali italiani, ma anche alle minacce velate dello stesso Sacconi, pronto a revocare la convenzione alla clinica "Città di Udine" se dovesse accogliere la donna di Lecco nei suoi ultimi giorni di vita in stato vegetativo. 
Così, sempre per rispetto al dolore degli Englaro, i partecipanti all'iniziativa scelgono di affidare la protesta a cartelli come quello al collo di Gloria Buffo "Sacconi il ministro degli atti illegittimi", e poi lo striscione "Il dolore non è un affare di governo, lasciate Eluana e la sua famiglia in pace", lo slogan poi riportato sul volantino distribuito ai passanti infreddoliti. 
Manifestazione in punta di piedi, manifestazione poco partecipata dai cittadini normali («la gente si muove per Sky e non per Eluana, incredibile» mormora qualcuno) ma che conta presenze importanti: Moni Ovadia, libro sotto il braccio, parla di «guerra di religione sulla pelle di una persona» e si chiede se «dobbiamo vivere in una teocrazia senza dio, visto che il parere di dio non lo conosciamo». Fabio Mussi, accanto agli europarlamentari Pasqualina Napoletano e Giovanni Berlinguer, giudica «inaudito» il comportamento di Sacconi. 
Sventola la bandiera dei radicali dell'associazione Luca Coscioni, proprio il 20 dicembre 2006 moriva Welby, la moglie Mina ha aderito a questa iniziativa ma all'ultimo momento è stata trattenuta per motivi famigliari. «La minaccia di Sacconi magari non avrà conseguenze su Eluana» ragionano Rocco Berardo e Alessandro Capriccioli, «ma avranno sicuramente effetto sulle Eluane che non conosciamo, le famiglie ora temono l'ira del governo». La Coscioni sta raccogliendo, con i Radicali italiani, le firme per una legge sul testamento biologico.
Arrivano anche dei rappresentanti delle Comunità cristiane di base, con un lungo striscione. «Bisogna liberare la società dal dominio del sacro» dice uno dei rappresentanti. Che spiega perché bisogna violare la presunta sacralità della presunta vita di Eluana: «Il sacro è la deformazione della religione, il sacro è il pretesto del potere per affermarsi». 
Al sit-in hanno aderito personalità di spicco come Asor Rosa, Carlo Flamigni, Giuseppe Giulietti e Articolo 21, Franco Giordano, Stefano Rodotà, il segretario nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso, Paolo Franchi e Paolo Crepet. Non ha osservato la consegna del silenzio la sottosegretaria al welfare con delega alla bioetica, Eugenia Roccella: «Il caso di Eluana è un caso pubblico» e dunque l'atto di indirizzo di Sacconi era dovuto. Peraltro, sottolinea Roccella, il governo ha sempre rispettato la famiglia Englaro «che peraltro in alcuni momenti ha parlato pubblicamente». L'indignazione del sit-in si rivolge, infatti, a quella ingerenza del potere esecutivo su quello giudiziario: esiste una sentenza della Cassazione che va rispettata da chiunque, dicono.
Nelle stesse ore Francesco Storace prende carta e penna e scrive ad Antonino Agosto, proprietario della clinica di Udine dove, nel nuovo anno, verrà trasportata Eluana: «Questa ragazza sarebbe destinata a morire di fame e di sete» dice il leader de La Destra, «nel nome di valori che sembrano dover scomparire in questa società la supplico di evitare una tragedia».
Di segno opposto l'iniziativa del Movimento Difesa del Cittadini che presenterà un ricorso al Tar contro l'atto di indirizzo di Sacconi, in quanto prevarica l'autonomia delle Regioni. Ma poi, sottolinea l'associazione, «si sostituisce al Parlamento e alla Magistratura, per altro in spregio di varie decisioni di quest'ultima».
di Laura Eduati

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