sabato 10 gennaio 2009

Esiste ancora la voglia di informare liberamente? Dov'è finito il vero Giornalismo?


Il 5 gennaio è una data che accomuna due grandi (e soprattutto veri) giornalisti siciliani del passato, che pagarono con la vita la loro voglia di informare liberamente. Parlo del grande Peppino Impastato (nato a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948) e del bravissimo Giuseppe Fava (ucciso, ahimè, sei anni dopo, il 5 gennaio del 1984). Oltre ad avere in comune il giorno già citato e la regione di origine (Sicilia appunto), i due cronisti furono accumunati da un ulteriore tragico particolare: entrambi furono vittime di Cosa Nostra. 
La loro volontà di lottare contro la criminalità organizzata anche a rischio della propria vita, riportando notizie inerenti a questo o quel boss, e il loro non essere succubi di nessun padrone-editore, non è qualcosa da elogiare: bensì da lodare! 
Oggi, di giornalisti che interpretano la propria professione come fecero i due cronisti siculi, ce ne stanno davvero pochi. E non mi riferisco solo agli scritti sulla mafia. Mi riferisco soprattutto alla politica. Ciò che prevale, è una sottomissione ai poteri forti dello Stato. Di conseguenza, il giornalista, pena il licenziamento, deve scrivere senza andare mai contro le idee del proprio editore, il quale a sua volta è spesso controllato da banche e partiti. È questa si chiama libertà di informazione? E l’Art.21 della nostra Carta Costituzionale? Dettagli.
Certo è dura ribellarsi. Basti vedere che fine hanno fatto due mostri sacri del giornalismo, come Enzo Biagi ed Indro Montanelli, rei solamente di non aver voluto adempiere a degli ordini imposti “dall’alto” e di aver effettuato una libera informazione basata sulle proprie idee. Per non parlare poi dell’editto bulgaro, delle botte prese dal giornalista palermitano Pippo Maniaci o, in tempi più recenti, del caso Vulpio, al Corriere della sera. 
L’Italia è il Paese dell’informazione quasi totalmente monopolizzata. Abbiamo un premier che, oltre a possedere diverse testate giornalistiche, pubblicitarie e radiofoniche, detiene tre reti televisive nazionali su sette e che ne controlla, indirettamente, altre tre (la RAI è di fatto una Tv “governativa”).  Non c’è quindi da stupirsi se l’Italia risulta al 61esimo posto nella graduatoria inerente la libertà di stampa nel mondo. 
È possibile, in un’epoca come la nostra, desiderare un giornalismo libero che non dipenda da nessuno? dove chiunque è libero di scrivere ciò che vuole senza la paura di ottenere delle ritorsioni contro, né dalla mafia né dalle Istituzioni?  un giornalismo senza colori, né di destra né di sinistra: solamente obiettivo e soprattutto laico? un giornalismo, dove i cronisti pongano le domande ai nostri colletti bianchi, non limitandosi solamente a registrare i loro monologhi? un giornalismo al servizio dei governati e non dei governanti?
Forse è difficile, ma in fondo sperare non costa nulla. 
di Lorenzo Chiavetta

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