lunedì 6 aprile 2009

Al Cavalieri i leader ultranazionalisti delle destre europee


In un hotel del centro a due passi dal Duomo, Forza Nuova (Fn) - il movimento nazionalista e fascista guidato dall'eurodeputato Roberto Fiore - ha invitato i leader  dell'ultradestra francese, inglese e cipriota a un convegno per discutere della crisi economica mondiale e dei suoi risvolti in Europa. L'argomento, in realtà, è stato trattato solo in punta di lingua. Senza perdere troppo tempo si è arrivati subito al dunque: fermare l'avanzata dell'Islam nell'Europa cristiano-romano-ellenica; chiudere le porte dell'Unione Europea alla Turchia "che con i suoi ritmi di crescita demografica presto ci inghiottirà tutti"; fermare i rom, gli asiatici e gli africani.Milano, ore 13. Il clima intorno all'Hotel dei Cavalieri è surreale. Le forze dell'ordine hanno transennato la zona: via Albricci, via Mazzini, Corso Italia sono mantenute in chiusura ermetica da un centinaio di carabinieri. Dalle 13 non si passa e anche la stazione della metro gialla Missori è chiusa. Il silenzio nella città di Milano è qualcosa di veramente raro. Gli unici suoni presenti nella piazza sono i break multi-tono  delle ricetrasmittenti  e il volo circolare di un elicottero. Chi si aspettava un'irruzione di manifestanti della sinistra, o anche un solo tentativo di farsi sentire (così come facevano presagire i comunicati lanciati a tamburo battente su blog e stampa), ha capito subito che la domenica sarebbe passata liscia e pigra, senza scosse.

Ore 14. Alla spicciolata arrivano i primi ‘camerati'. A gruppi di tre, quattro sparsi nella hall si scambiano vigorose strette d'avambraccio ma timidi saluti romani, per non incappare forse nella censura della security di Fn, che preferisce tenere certi segni di appartenenza fuori dalle sortite pubbliche. Nell'attesa si beve una sanbuca "con un solo cubetto di ghiaccio" e qualche birra. Poco dopo arrivano i relatori della conferenza: il padrone di casa Roberto Fiore, Simon Darby del British National Party, Bruno Gollnish del Front National, e Stratos Karanikolaou del movimento cipriota Proti Grammì (Linea di Fronte). C'è fibrillazione: i ragazzi della sicurezza e quelli dell'organizzazione si muovono per garantire un caloroso benvenuto ai loro ospiti. Contemporaneamente, fuori, si aprono le porte dei quattro bus dell'Atm incaricati di portare i ragazzi di Fn dalla sede di piazza Aspromonte all'hotel in piazza Missori.Ore 15. La sala Carmagnola, al secondo piano dell'albergo, non riesce a contenere i circa 500 militanti di Fn. In molti si accontentano di schiacciarsi contro il muro o di rimanere appena fuori, nel foyer. In platea ci sono due presenze particolari: padre Tam, prete da sempre vicino al movimento dell'ultradestra, scelto da Fn come candidato sindaco a Bologna e Natale Gattuso, classe 1928, venerato dai giovani camerati: Natale a 15 anni si è arruolato nelle Brigate Nere e suo padre era anche il suo capitano. Sul cappello porta lo stemma della Repubblica di Salò; al collo, la foto di quando era un giovane repubblichino in divisa, e quella del Duce, di Benito Mussolini. "Il fascismo non morirà mai, è un valore troppo importante", dice più volte ai ragazzi che, con ammirazione, gli stringono la mano. 

A prendere la parola per primo è Paolo Caratossidis, il coordinatore nazionale di Fn. Le sue parole fanno riferimento alla polemica che ha preceduto l'incontro del 5 aprile: "Noi di certo non siamo gli adoratori della Costituzione, ma la rispettiamo. In base alla Costituzione noi abbiamo il diritto di riunirci e proprio chi si erge a difensore della Carta voleva impedircelo. La città  è stata militarizzata, ma non si capisce per difendere chi da chi". Le centinaia di migliaia di euro spese per pagare gli straordinari alle forze dell'ordine potevano servire, secondo Caratossidis, "a riportare un po' di pulizia e dignità nelle strade di Milano".

Gli anticorpi d'Europa. "Cari compatrioti europei", esordisce Gianni Correggiari, vice segretario di Fn, "il nostro nemico si chiama ‘liberal capitalismo'. Questo mostro, svuotando le democrazie dei suoi contenuti, svuotando l'Europa del concetto di Dio, di tradizione, cultura e patria ci ha imposto la droga, l'aborto e l'eutanasia. I liberal capitalisti vogliono sostituire le decine di migliaia di bambini abortiti con decine di milioni di immigrati. L'Europa è una patria malata, cari compatrioti, ma noi saremo i suoi anticorpi".

La ricetta di Fiore. Gli interventi di Gollnish, Karanikolaou e Darby sono accomunati dalla stessa cifra: allontanare la minaccia dell'immigrazione, dell'Islam, della Turchia. Difendere strenuamente l'identità dell'Europa costruita sulle fondamenta di Roma e di Atene, resistere alla "dittatura del mondialismo" e far trionfare il nazionalismo. 
Poi il boato, il microfono è nelle mani di Roberto Fiore che orgogliosamente raccoglie gli applausi per aver portato a Milano "un pezzo di Europa, di Europa buona". Perché è stato scelto per questo 'evento storico' la Domenica delle Palme? "Perché certamente duemila anni fa noi saremo stati lì tra quelli che salutavano il Salvatore e non certo tra quelli che 5 giorni dopo lo hanno crocifisso". Dopo due millenni, secondo Fiore, quella dicotomia culturale rimane attuale. La ricetta del segretario di Fn ha pochi ingredienti: blocco delle immigrazioni e ‘umano rimpatrio', sospensione del Trattato di Shengen - "che sennò entrano pure i rom di Romania" -, espulsione dei criminali e interruzione delle relazioni diplomatiche con la Libia, rea di non aver rispettato gli accordi con il governo italiano di fermare i flussi migratori. E poi il tocco finale che ha fatto venir giù la sala: "Tutti devono sapere che quando toccano le nostre donne, scoppia la ribellione popolare". Il congedo. Poco dopo le 17 tutto è finito. Fuori, i quattro autobus sono già pronti con le porte aperte che aspettano di riportare i 400 di Forza Nuova là da dove erano partiti, in piazza Aspromonte. E fuori nulla è cambiato se non che l'asfalto è bagnato per un velocissimo scroscio di pioggia. Solo un ‘contestatore' si è fatto vivo: si tratta di Emanuele Fiano, deputato Pd e figlio di un deportato di Auschwitz che ha avuto il tempo di esprimere li suo disappunto ai microfoni della stampa. 

Chi temeva (o auspicava) il ritorno agli Anni Settanta, può tirare un sospiro di sollievo (o mettersi con l'animo in pace): oggi non era giornata. 
Nicola Sessa

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