giovedì 9 aprile 2009

CI SONO ANCHE I DISOCCUPATI INVISIBILI


I dati sulle forze di lavoro relativi agli ultimi due trimestri del 2008 non segnalano solo l'aumento della disoccupazione. Evidenziano una crescita della sotto-occupazione e del tasso di inattività, soprattutto al Sud e anche fra gli uomini. Un fenomeno destinato a peggiorare nei prossimi mesi, ma nessuno ne parla. Il rischio è che l'abbassamento ulteriore del tasso di attività marginalizzi ancora di più proprio le regioni più povere e con più basso tasso di occupazione rispetto a politiche orientate esclusivamente a contrastare la disoccupazione.

Mentre si discute delle stime della disoccupazione, è utile rileggere con attenzione i dati sulle forze di lavoro relativi agli ultimi due trimestri del 2008. (1) Segnalano un fenomeno che non potrà che peggiorare nei prossimi mesi e di cui tuttavia si parla poco o per nulla. Non è solo aumentata la disoccupazione. Èanche aumentata lasotto-occupazione, nella forma di part-time involontario.

FUORI DA OGNI CIRCUITO

Nel quarto trimestre 2008, il lavoro a tempo parziale è complessivamente cresciuto su base annua del 2,4 per cento, riguardando esclusivamente donne. Nella stragrande maggioranza queste persone dichiarano che non si tratta di una loro scelta. Soprattutto, nel Mezzogiorno è poi aumentato il tasso di inattività, tra le donne, ma anche tra gli uomini.
È vero che nel quarto trimestre 2008 il tasso di attività complessivo è rimasto invariato, un modesto 63 per cento, rispetto a un anno prima. E già non si tratta di una buona notizia per gli obiettivi di Lisbona. Ma la stabilità è l’esito di comportamenti diversi a livello territoriale e per genere. Mentre nel 
Nord e nel Centro vi è stato un complessivo aumento dei tassi di attività sia degli uomini che delle donne, al Sud si è registrata una diminuzione soprattutto per gli uomini. (2) Un fenomeno che aveva già incominciato a manifestarsi  nel terzo trimestre. (3)
Di conseguenza, il tasso di attività complessivo nel 
Mezzogiorno si è ulteriormente ridotto, e allontanato da quello delle altre regioni, attestandosi al 52 per cento: 11 punti in meno del tasso nazionale e 17,8 in meno di quello del Nord. Nel caso delle donne la distanza è molto più consistente: quasi 15 punti in meno del tasso nazionale e 24 in meno rispetto al Nord (vedi tabella 1).
L’aumento del tasso di inattività nel Mezzogiorno, tra le donne, ma ora anche tra gli uomini, per certi versi segnala una situazione ancor più grave dell’aumento del tasso di disoccupazione. Si tratta di forza lavoro
scoraggiata, fuori da ogni circuito di “attivazione” e persino fuori da ogni interesse e preoccupazione pubblica. In alcuni casi, gonfia la manovalanza della economia informale, in altri quella dei beneficiari “impropri” delle indennità di invalidità civile e, nel caso delle donne, del casalingato forzato in economie familiari spesso ridotte ai minimi. Non si tratta certo di rentier o di donne che “si sono sposate bene” e possono “fare le signore”. Piuttosto, si tratta sia di uomini sia di donne che, secondo quanto dichiarano, non cercano (più) un’occupazione perché pensano di non trovarla.Eppure, paradossalmente, il loro ritirarsi dalle forze di lavoro li rende invisibili come problema da affrontare. E infatti di loro non si parla in questi giorni, in cui tutta l’attenzione, nazionale e internazionale, è concentrata sulla contabilità, pure drammatica, dei disoccupati.
Quanto questa invisibilità pesi anche sul disegno delle politiche era già stato 
segnalato proprio su lavoce.info da Linda Laura Sabbadini, che ha mostrato le conseguenze perverse dell’utilizzo del solo tasso di disoccupazione, in particolare femminile, come indicatore di area svantaggiata e in un paese come il nostro, ove i tassi di attività femminile sono bassi, soprattutto al Sud.Èinfatti successo che la Calabria, che ha un basso tasso di disoccupazione femminile solo perché le donne hanno un bassissimo tasso di attività, sia stata esclusa dagli incentivi dell’Unione Europea destinati alle imprese che assumono donne nelle “aree svantaggiate” in cui il tasso di disoccupazione femminile sia stato superiore al 150 per cento del tasso di disoccupazione maschile nel corso di almeno due degli ultimi tre anni.
C’è ora il 
rischio che l’abbassamento ulteriore del tasso di attività, e il coinvolgimento nel fenomeno di una quota di uomini, marginalizzi ulteriormente proprio le regioni più povere e a più basso tasso di occupazione rispetto a politiche orientate esclusivamente a contrastare la disoccupazione e sostenere il reddito dei disoccupati (e neppure di tutti).
Nel nostro paese il problema del lavoro, con le sue conseguenze per la vita dei singoli e delle famiglie, non riguarda solo la disoccupazione, ma anche la sotto-occupazione e soprattutto l’inattività – delle donne, ma anche degli uomini, almeno al Sud.
Tabella 1. Tasso di attività della popolazione 15-64 anni, per sesso e ripartizione geografica. IV trimestre 2008

Ripartizioni geograficheValori percentualiVariazione percentuale su IV trim. 2007
Uomini e donneuominidonneUomini e donneuominidonne
Totale63,074,451,60,0-0,20,2
Nord69,878,561,00,30,00,6
Nord-Ovest69,578,260,60,50,40,6
  Nord-Est70,478,961,60,1-0,50,7
Centro67,077,057,10,80,61,1
Mezzogiorno52,067,536,9-0,9-1,0.0,8

Fonte: Istat, Indagine sulle forze di lavoro. IV trimestre 2008, 20 marzo 2009, tab. 3

(1) Istat, Indagine sulle forze di lavoro. IV trimestre 2008, 20 marzo 2009.
(2) Ma anche nel Nord Est si è registrata una diminuzione.
(3) Istat, Indagine sulle forze di lavoro. III Trimestre 2008, 1 dicembre 2008.

di Chiara Saraceno

Link: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001051.html

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori