martedì 14 aprile 2009

Il terremoto e la voracità del profitto


Il terremoto che ha colpito l'Aquila e provincia nella notte tra il 5 e il 6 aprile era stato preceduto da scosse sempre più forti, fin dai mesi precedenti e fino a poche ore prima. Un sismologo locale aveva cercato, invano, di avvisare la protezione civile e le autorità che si stava profilando un evento disastroso, ma per tutta risposta è stato denunciato per ... procurato allarme.

Gli irresponsabili della protezione civile hanno sbandierato ai quattro venti che i terremoti sono imprevedibili, assecondati dai scienziati di regime. Di contro, si sono schierati tutti i sismologi che da anni conducono ricerche sulla prevedibilità dei terremoti, e che hanno dichiarato che il problema è solo di finanziamenti: prima o poi ci si può arrivare, ma non ci si arriverà mai finché continueranno a mancare i fondi per la ricerca. E i fondi, guarda caso, arrivano sempre dopo i disastri, mai prima, e solo per la "ricostruzione", cioè a favore dei profitti dei costruttori (i quali continuano a costruire i palazzi con cemento disarmato e fregandosene delle norme antisismiche del 1974).(1)

In ogni caso, la protezione incivile si dovrebbe occupare di prevenire i disastri non di intervenire a cose disfatte. Dove sono i piani di emergenza? Perché non sono stati messi in atto? Senza creare panico, la popolazione andava avvisata, con le dovute maniere, che qualcosa stava bollendo in pentola: allestendo campi di emergenza, attuando prove di evacuazione, consigliando chi aveva una seconda casa sulla costa o altrove di andarci, ecc.

I morti (circa 300) gridano vendetta, non solo pietà. Idem, per i feriti (1.500), gli sfollati (28.000 secondo i dati ufficiali, ma molti di più in realtà, pare intorno ai 100.000) e per chi ha perso il lavoro (più di 10.000). La voracità del profitto non ha limiti né remore: tanto meno quella dei profittatori, i veri sciacalli di questa ennesima tragedia italiana annunciata.

(1) Guarda caso Berlusconi ha subito colto la palla al balzo dicendo che, anche grazie al suo piano casa, si poteva procedere alla costruzione di "new town", cioè piccole città artificiali, create a tavolino, al posto di quelle colpite dal terremoto. Che pacchia per i Caltagirone, Pirelli Real Estate, Zunino, ecc.! 

di Sami Behare

Fonte: http://www.contropiano.org/

Link: http://www.contropiano.org/Documenti/2009/Aprile09/14-04-09DisastriDelProfitto.htm

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