venerdì 17 aprile 2009

Terremoto e censura: "anche una piccola crepa diventa una voragine se attraversa il piccolo schermo"


Due buone notizie: la satira è viva e l'informazione può risultare insopportabile. Ce lo dicono i massimi garanti del pluralismo del servizio pubblico censurando una vignetta di Vauro e rifiutando i contenuti di alcuni interviste rilasciate, a Annozero, da medici e studenti, sulla mancata prevenzione in Abruzzo. L'ordine di sospendere il nostro Vauro e di «riequilibrare immediatamente i servizi andati in onda sul terremoto», sono il biglietto da visita della coppia Masi-Garimberti, appena nominata al vertice della Rai. Gli stessi che nulla hanno avuto da obiettare alla indecorosa lettura delle percentuali di share, sbandierate dalla conduttrice del Tg1 per esaltare la performance delle edizioni sul terremoto. Forse è così che si rispettano i morti.Nonostante la pornografia del dolore trasmessa da reti e testate, l'applauso scrosciante e ininterrotto all'imbarazzante sfilata dei ministri nelle tendopoli, è sufficiente che una voce non rispetti l'intonazione del coro per scatenare una reazione violenta nei toni e censoria nella sostanza. Tanto più eloquente se confrontata con la forza di un centrodestra che controlla la comunicazione di massa in Italia. La ragione di una pressione così sproporzionata è semplice. Un regime mediatico, connotato da una strutturale, panoptica rappresentazione della realtà, nutrito dalla sovrapposizione tra istituzioni e audience, si può difendere solo annullando ogni elemento dissonante. Anche una piccola crepa diventa una voragine se, come in questo caso, attraversa il piccolo schermo parlando a milioni di persone, a quella stessa platea che si vorrebbe assopita e ormai neutralizzata dalla cultura del regimetto. L'obiettivo della censura, con Vauro e Santoro, siamo noi, telespettatori, cittadini di destra e di sinistra, tutti con lo stesso diritto (negato) di vivere in una democrazia aperta e forte.

di Norma Rangeri

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